MAURO LIKAR ORO NERO: LA GUERRA PER IL PETROLIO


MAURO LIKAR

 

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LA GUERRA SEGRETA PER IL PETROLIO

Alla fine del 1800, il petrolio è ancora considerato un ottimo trattamento per la cura del cancro e dei reumatismi, e il padre di John D. Rockefeller, assieme ad una banda di ciarlatani, suoi simili, percorre le campagne degli Stati Uniti in compagnia di suonatori negri e prostitute, che vivono facendo le “ballerine” nei Saloon, per vendere la miracolosa panacea.

Il figlio dell’imbonitore, diventerà il capo della Standard Oil, e uno dei “Padroni” del mondo. Una goccia di petrolio vale una goccia di sangue, dice Clemenceau nel 1918, ed Henri Beranger, nel 1919 può ribadire che chi avrà il petrolio avrà l’Impero. La supremazia delle nazioni è ormai determinata dal possesso del petrolio, ed eserciti, marina, e denaro, significano ben poco senza il suo possesso.

Dominio dei mari, con gli oli pesanti. Dominio dei cieli, con le essenze leggere. Dominio delle terre, con le essenze e i petrolî. Dominio del mondo, con l’inimmaginabile potenza finanziaria collegata a questa materia prima; molto più potente dell’oro. I personaggi della tragedia petrolifera sono: l’Australiano William Knot D’Arcy, che cerca gli spenti fuochi di Orzmud, e scopre i distretti petroliferi della Persia. Sidney Reilly, spia dell’Intelligence Service. Gertrude Lowthian Bell, un Lawrence d’Arabia in gonnella, che parla tutti i dialetti arabi, e che viene inviata dall’”Anglo Persian” per conquistare il petrolio della Mesopotamia. Henry Deterding, un Impiegato olandese che diventerà il Re dei petroli, e il consigliere del Re d’Inghilterra.

Calust Sarkis Gulbenkian, collaboratore di Deterding, e poi suo acerrimo nemico. Marcus Samuel, della “Shell”: un ebreo del ghetto nominato Lord Bearsted, visconte e lord mayor di Londra. Un altro dei padroni del mondo. Rockefeller e i suoi amici, che governano gli Stati Uniti. I fratelli Rotschild e la cricca dei banchieri ebrei. Sir Basil Zaharoff, che nel 1918 si allea con i Petrolieri Inglesi. Sinclair, che compra interi ministeri, e si propone al trono d’Albania. Einhorn, il mago capo del servizio di spionaggio sovietico, che ha concluso l’accordo fra Mosca e Wall Street per il petrolio persiano, e non solo per quello.


Tutti questi personaggi agiscono ed intrigano, sostenendo il proprio ruolo in questo dramma che costa, nelle guerre occulte o in quelle palesi e dichiarate, la vita a milioni di giovani esseri umani, e in cui la lotta segreta per il petrolio sintetizza ed esalta quella, implicita, per la supremazia mondiale. Nella Guerra mondiale del 1914- 1918, dieci uomini dirigono il tutto; dieci miliardari cosmopoliti, che faranno morire 10 milioni di poveri cristi. Nessuna altra guerra d’ebrei capitalisti, è così apertamente e cinicamente legata all’alta politica delle diverse Nazioni in gioco, e alla loro “Ragion di Stato”.

A partire dal 1902 il ministero americano degli affari esteri, indirizza messaggi a tutte le ambasciate, e a tutti i consolati, per ricordare l’importanza del petrolio, dando a questi rappresentanti della democrazia americana, il compito di segnalare tutte le informazioni sulle concessioni, le proprietà, e il controllo delle società e delle industrie petrolifere. Bisogna appoggiare ovunque, e in ogni modo, gli interessi degli americani in questo florido e vischioso affare dell’oro nero.


La regale Inghilterra fa anche meglio: non solo acquista la maggior parte delle azioni emesse dalla “Anglo Persian”, facendo dell’Ammiragliato una delle più grandi ditte petrolifere del mondo, ma, finita la guerra, organizza la “Petroleum Imperial Policy Commission” che, aiutata da sir Henry Deterding, assicura in esclusiva, ai capitali inglesi il controllo della “Royal Dutch Shell”, della British Controlled Oilfields,

e di altre società minori. Come è avvenuto fra il 1914 e il 1919, essa può trasferire immediatamente al governo tutti questi interessi privati. Dunque, c’è una lotta per il Petrolio fra America ed Inghilterra; e non solo fra Rockefeller e Deterding. La Prima Guerra Mondiale dimostrerà che i governi di Londra e Washington sono entrambe capaci di trasformare la battaglia privata per il petrolio in una loro “Guerra Santa” popolare. Così hanno fatto gli Inglesi con i Tedeschi, dal 1905 in poi. Certo non si trattava solo del petrolio, ma anche del caucciù, dello stagno, e della supremazia sui mari; ovvero sul trasporto delle merci. Ma il petrolio è la posta principale, e sarà lui la vera causa della guerra del 1914.


Spesso le ragioni di quel conflitto, conosciute dai più, ed espresse dagli storici di professione, non sono quelle vere. Queste vengono pudicamente nascoste, ai popoli che devono andare al macello per gli interessi di poche famiglie “regnanti”, che, quasi sempre non sono quelle fornite di titoli nobiliari e corone.

Spesso si può osservare la piaga aperta, ma non si nota il virus che ha causato il male. Così, con una cecità davvero inspiegabile, si continuano a trascurare le vere cause, economiche e finanziarie, della guerra, e i moventi dei diversi conflitti sociali, amministrativi, e politici. Si parla, ad esempio, della Guerra Cino – Giapponese, senza dire che si tratta di un conflitto d’espansione economica, mosso nell’interesse della famiglia Mitsui, come la Guerra contro i Boeri è stata fatta nell’interesse dei Barnato e di Cecil Rhodes; e la conquista del Sudan per la fame di cotone della “Cottongrowing Association” fondata dai magnati tessili del Lancashire.

Pochi attori principali, dispongono della vita e della morte di milioni di comparse.

 

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Gertrude Bell Knot d’Arcy,

Reilly e l’Anglo Persian.

 

Sulla Persia del 1895, regna lo Scià Mozaffar Nasser-ed-Din Shah, “ Re dei Re e dominatore delle terre, dell’aria, e delle acque; il cui Impero inizia dove sorge la luna e termina nella profondità dei mari”, che non ha mai stretto la mano ad un miscredente europeo, pur permettendo, ad alcuni di loro di transitare per il paese. Fra questi c’è un ingegnere australiano non troppo giovane: William Knot d’Arcy, che cerca le colonne di fuoco di Orzmud, ovvero gli antichi pozzi di petrolio.

Per anni, d’Arcy percorre ostinatamente, ed inutilmente i deserti; e, di quando in quando, fa una comparsa umiliante sul suolo inglese, per strappare dei nuovi fondi, a banchieri e finanziatori sempre meno entusiasti. Poi interrompendo le proprie ricerche, va a Teheran, e aiuta lo scià nel suo tentativo di modernizzare la Persia. Si dà al commercio, e fa una piccola fortuna, ma ciò che più conta, possiede un documento, donatogli dallo Scià in un momento di evidente buon umore.

Si garantiscono a d’Arcy, ai suoi familiari, discendenti, amici ed eredi, pieni poteri e libertà assoluta di esplorare, cercare, sondare, estrarre, per la durata di 66 anni, con proprietà assoluta sulle proprie scoperte. Solo il 16% dei tesori trovati andrà a Teheran.
Questo “firman” dello Scià, che porta la data del 1901, vale milioni. Assieme al documento, d’Arcy riceve anche indicazioni precise sui campi di petrolio nel sud della Persia, nella regione di Shustar, a nord del Golfo Persico.

D’Arcy è ormai vecchio e vuole tornare in patria. I pozzi già aperti vengono sfruttati da una piccola società: la Burmah Oil Company Ldt, il cui scopo reale è di strappare al vecchio la concessione dello Scià. Nessuno sa ancora nulla del “Firman”. Poi ad Alessandria, egli ne parla incautamente con dei commercianti. Gli vengono offerti milioni, ma D’Arcy non vuole che la Persia diventi il teatro di sfrenate speculazioni, e non vende a nessuno i suoi diritti. Attentano alla sua vita, e la sua casa è visitata ripetutamente dai ladri, ma lui resiste. È seguito da spie, incontra ovunque sedicenti “uomini d’affari” che gli fanno offerte iperboliche. Gli offrono sei milioni di sterline, e non lo lasciano in pace.


L’Australiano prende una nave diretta negli Stati Uniti. C’è a bordo un missionario che viene dall’Africa, e che, come lui, non parla con nessuno. D’Arcy è attratto da quel sacerdote, parla con lui dell’imperante follia dell’oro nero, della Persia, del suo desiderio di vederla evangelizzata. Gli parla del suo prezioso documento. Con quello, e presentandosi come amici di d’Arcy, i missionari Anglicani potrebbero penetrare agevolmente in Persia.

Prima ancora di terminare il viaggio il vecchio ingegnere ha rimesso al missionario tutti i suoi diritti sui tesori sotterranei della Persia; e per suo tramite, li ha regalati all’Intelligence Service Inglese, di cui il falso prete, l’ebreo Sidney Reilly, è un abile agente. Con questo colpo Reilly, che in realtà si chiama Rosenblum, si assicura la carriera; diventerà capo dello spionaggio inglese in Russia, e uomo di fiducia di Winston Churchill. Poi, nel 1926, sparirà misteriosamente com’era apparso.


Appena il documento è nelle mani del servizio segreto inglese, la Burmah Oil Company cede i terreni di Masjed Soleiman ad una società di nuova creazione: l’Anglo Persian Oil,(APOC) di cui non si conoscono i possessori delle azioni, che sono state emesse fuori quotazione.
Il mistero si svelerà nel 1914, quando si apprende che il 56% delle azioni è nelle mani dell’Ammiragliato Britannico e dell’Intelligence Service, che è indipendente da Downing Street e dal Parlamento, sia dal punto di vista finanziario che politico. Difatti, questo servizio di spionaggio, che possiede immense proprietà fondiarie, e grosse somme in banca, compra e vende azioni    e    documenti    importanti,    facendoseli    pagare profumatamente dallo Stato Britannico.


Da Prima del 1914, per non allarmare i Tedeschi e gli Austriaci, o i Turchi, l’Ammiragliato cerca segretamente il petrolio per la sua nuova flotta di navi da guerra, a nafta, di cui è appena terminata la costruzione: voluta dai suoi due capi: l’Ammiraglio Lord Fisher, detto il maniaco del petrolio, e Winston Churchill, noto anche come l’ossessionato del cognac. Questi due begli spiriti, mettono le mani, per mezzo di Reilly, sulle immense ricchezze petrolifere della Persia.

Nel 1913 inizia la produzione industriale dalla raffineria ad Abadan e, nello stesso anno, il governo britannico, sotto la spinta di Winston Churchill, Primo Lord dell’Ammiragliato, nazionalizza parzialmente l’azienda, per garantire le forniture di petrolio alla flotta britannica. L’Anglo Persian Oil Company controlla anche il 50% della Turkish Petroleum Company, creata nel 1912 da Calouste Sarkis Gulbenkian per esplorare e sviluppare le risorse petrolifere nell’Impero Ottomano.

Il Parlamento non ne sa ancora nulla, e solo nel maggio 1914, quando la guerra è già segretamente decisa, Winston Churchill ottiene dai Comuni la ratifica, di quanto è già stato fatto, oltre a due milioni di sterline; per portare il capitale della Anglo Persian a 4.800.000 sterline. I delegati dell’Ammiragliato, nella direzione della società petrolifera sono Strathcom, Lord Inchape e l’ammiraglio Slade. L’Ammiragliato britannico diventa, apertamente, una delle più grandi potenze petrolifere del mondo. Con John Cadman, Deterding e Marcus Samuel; esso diventa padrone della Persia, e poi di metà della terra; con la prospettiva d’accaparrarsi il mondo intero.

Nel 1927, Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’Anglo Persian Oil Company muta ancora nome, diventando l’ Irak Petroleum Company; poi, nel 1935, è l’Anglo-Iranian Oil Company (AIOC); ed infine, nel 1954, si muta in British Petroleum Company: base dell’odierna BP.

Oltre Atlantico, già nel 1908, l’American, il giornale di Hearst pubblica dei documenti che provano, in modo irrefutabile, che la Standard Oil di Rockefeller tiene in pugno parecchi Senatori, ed ha il potere di fare e disfare certe leggi governative. John D. Archbold, vice presidente della Standard, influenza, su ordine di Rockefeller, non solo la politica interna dell’America del Nord, ma anche la politica estera degli Stati Uniti. In effetti, il Paese è governato dai magnati del petrolio.

 

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«I miei soldi me li ha dati Dio.»
John Davison Rockefeller

proprietario della Colorado Fuel

and Iron Company

 

John Davidson Rockefeller nasce a Richford, l’8 luglio del 1839, e morirà ad Ormond Beach, il 23 maggio del 1937. John Davison è il secondo figlio di William Avery Rockefeller e di Eliza Davidson, due ebrei di origine tedesca, che affermano di essere giunti in America fin dal 1600. Il padre è un ciarlatano girovago, che si spaccia per medico e si vanta di aver scoperto e prodotto medicine capaci di curare tutte le malattie; compreso il cancro. In realtà vende intrugli a base di petrolio.

Per via del suo bizzarro mestiere il padre di John è spesso lontano da casa, e la dimora stessa dei Rockefeller, per ovvi motivi, cambia di continuo. Nel 1851, quando John è ancora un ragazzo, la famiglia si sposta a Moravia, e poi ad Oswego, nello Stato di New York. Nel 1853 I Rockefeller sono a Cleveland, in Ohio. Qui John frequenta la Central High School, e si iscrive anche alle Erie Street Baptist Church, diventandone, a soli 21 anni, l’amministratore fiduciario. Nel 1885, finita la scuola, si iscrive ad un corso d’affari al Folsom Mercantile College, e, in seguito, viene assunto come contabile in una piccola società: la Hewitt & Tuttle.


Nel 1858 fonda la sua prima società, la Clark & Rockefeller. In quegli anni, Cleveland è, dopo Pittsburg, Filadelfia, New York, e il nord ovest della Pennsylvania, una delle cinque principali città degli Stati Uniti dove si raffina il petrolio. Nel 1863, Il giovane John, che intuisce le potenzialità di questo settore d’affari, investe i suoi soldi in una raffineria.

Ben presto Rockefeller diventa celebre, per avere ottenuto dai trasportatori delle ferrovie un particolare tipo d’accordo: il Rebate, con cui egli garantisce ai trasportatori delle commesse annuali per un determinato numero di barili di petrolio; in cambio di un prezzo di favore per ogni barile. Questo accordo gli causa le antipatie di Charles Pratt ed Henry H. Rogers, i due maggiori raffinatori di Cleveland. In seguito, Rockefeller istituisce una partnership con Andrews, e successivamente, assieme a questi, ad Henry Flager e a Stephen Harkness, fonda la Standard Oil.

Gli affari della Raffineria vanno molto bene, e Rockefeller decide di reinvestire la quasi totalità degli utili, in una politica di espansione e di potenziamento delle sue strutture. Nel giro di sole sei settimane, riesce ad acquisire il totale controllo di 22 raffinerie; sulle 26 di Cleveland, riuscendo ad estromettere i vecchi proprietari. Gli unici a resistergli, per un po’ di tempo, sono i suoi vecchi rivali: Pratt e Rogers, che tuttavia capitolano, rendendosi conto di non poter competere con I metodi di Rockefeller.

Essi gli vendono le loro attività in gran segreto, e ne diventando i soci, Rogers sarà una personalità chiave nella costruzione del Trust della Standard Oil, e Charles Millard Pratt, figlio di Charles Pratt, ne diventerà il segretario. Rockefeller viene considerato dagli imprenditori del settore petrolifero come uno squalo metodico, il cui potere finanziario e commerciale è diventato tale, da consentirgli, quando qualcuno rifiuta una sua offerta d’acquisto, di mandarlo in rovina, facendogli fare bancarotta e acquisendone poi, comodamente, le attività ed i beni; all’asta del tribunale fallimentare.

Con questo sistema poco democratico, la Standard Oil acquista gradualmente il controllo della produzione e della raffinazione del petrolio; negli Stati Uniti d’America. Tuttavia, a causa delle diverse legislazioni, presenti nei diversi Stati della Confederazione americana, una Unica Società ha dei grossi problemi, nel gestire delle attività al di fuori dello Stato in cui essa è stata costituita. Per cui, Rockefeller è costretto a spezzettare formalmente la Standard Oil; dividendola, apparentemente, in tante società minori; ognuna delle quali può operare in uno, o al massimo in due Stati degli USA.

Tuttavia, queste distinte Compagnie hanno per lo più uno staff dirigenziale unitario e comune. Nel 1882 gli avvocati di Rockefeller creano il Trust Act: una nuova forma di partnership, a cui danno il nome di Standard Oil Trust. Questo vantaggioso stratagemma legale, consente il notevole abbassamento del costo di gestione della rete commerciale del petrolio, con un conseguente notevole calo dei prezzi, per i vari prodotti derivati; ma ha anche lo svantaggio, per gli avversari di Rockefeller, di concentrare la gestione della più importante fonte energetica del mondo, nelle mani di un solo uomo.

Ne nasce una campagna di stampa, in cui la maggior parte dei giornalisti e dei politici si concentra sul problema del possible monopolio della Standard Oil, e si avviano delle manifestazioni    antitrust,    sostenute    soprattutto    dagli imprenditori danneggiati ed estromessi dal business, a causa della politica di espansione ossessiva attuata da Rockefeller.

Nel 1896, il 57enne J.D. Rockefeller decide di ritirarsi dalla gestione delle sue attività, ufficialmente a causa del suo stato di salute, una banale alopecia; lasciandole agli amministratori e al figlio: John Davidson Rockefeller jr. Tuttavia, pur fra le quinte, egli conserva il titolo nominale di Presidente e, cosa molto più importante, mantiene tutte le sue quote azionarie, restando di fatto il principale azionista e padrone della Standard Oil.


Nel 1911, la Corte Suprema degli Stati Uniti sancisce l’illegalità del monopolio di Rockefeller, che controlla il 64% del mercato, ed ordina ai suoi dirigenti di scindere la Compagnia. Nascono così 34 diverse Compagnie, di cui le maggiori, ancora esistenti sono 5: Continental Oil (ribattezzata Conoco) Standard of Indiana, (ribattezzata Amoco) Standard of California (ribattezzata Chevron) Standard of New Jersey, (ribattezzata Esso, e poi Exxon) Standard of New York, (ribattezzata Mobil).

J.D. Rockefeller rimane un azionista di tutte queste compagnie, con delle quote minoritarie. All’inizio del 1900, Rockefeller è, fra le altre cose, anche il maggiore proprietario delle miniere di carbone del Colorado. A partire dal 1910, e con un apice nel 1913- 1914, queste imprese di estrazione sono teatro di feroci lotte sindacali, promosse dagli stessi minatori, che vengono sfruttati come degli schiavi. Il momento culminante di questi eventi, che coinvolgono fino a dodicimila lavoratori e durano fino al dicembre del 1914, è il massacro di Ludlow.


Ludlow è una località ad una ventina di chilometri da Trinidad, nella contea di Las Animas, nel Colorado. Qui, il 20 aprile del 1914, a causa della feroce repressione degli scioperi dei minatori, attuata dalle guardie private della Colorado Fuel and Iron Company di cui sono proprietari I Rockefeller, vengono uccise ventuno persone, fra cui dodici fra donne e bambini. La lotta dei minatori del Colorado pur inserendosi nel più ampio contesto delle lotte operaie degli Stati Uniti, ha per causa scatenante la totale carenza di misure di sicurezza nelle Miniere di Rockefeller. Il tasso di incidenti mortali nei pozzi del Colorado è, difatti, circa il doppio della media nazionale.

I minatori protestano per il fatto che i muli della compagnia sono trattati di gran lunga meglio di loro, e fanno girare un aneddoto significativo, in cui le prime parole di angosciata preoccupazione di uno degli addetti alle miniere, dopo un crollo repentino in una di esse, sono state: « Sono salvi i muli?».

In risposta allo sciopero, le famiglie dei lavoratori sono state sloggiate dalle case dove abitavano, che sono, come tutto il resto, di proprietà della compagnia mineraria di Rockefeller, ed hanno dovuto accamparsi su un terreno pubblico. I minatori in sciopero, sono per la maggior parte greci, italiani, slavi, e messicani. Il compito assegnato dai Rockefeller alla Baldwin Felts Detective Agency, assoldata per l’occasione, è stato, nello specifico, quello di sopprimere fisicamente i minatori in sciopero. Allo scopo, si è previsto anche l’utilizzo di una speciale automobile, attrezzata con una mitragliatrice: la Death Special. Il giorno del massacro, i minatori greci stanno celebrando la Pasqua greco-ortodossa, quando, alle dieci del mattino la milizia, guidata dal comandante Karl E. Lindenfelter, circonda il campo ed inizia a sparare sulle tende.

L’attacco è stato preparato freddamente, e le guardie private, sparano sull’accampamento e poi gli danno fuoco; uccidendo, nell’impresa, venti persone; di cui una dozzina sono donne e bambini. Le Indagini successive dimostrano che gli scagnozzi del magnate del petrolio, per appiccare gli incendi hanno usato, con professionale correttezza, il kerosene. Sette delle 20 vittime hanno meno di sei anni.

Alcuni dei leader dello sciopero, saranno braccati ed arrestati nei giorni successivi, e verranno assassinati dalle guardie dei Rockefeller; padroni delle miniere. Nessuno dei responsabili del massacro verrà mai posto sotto processo o punito. Il giornalista John Reed, comunista filobolscevico, che in seguito seguirà in Russia l’ascesa di Lenin, scrivendone poi nel suo “Dieci giorni che fecero tremare il Mondo”, è l’ inviato del Metropolitan Magazine, e giunge in Colorado solo alcuni giorni dopo il massacro.

Di questa strage, e dell’eco che essa ha suscitato fra i lavoratori e la popolazione, Reed scrive nel 1914, in un suo articolo: La guerra del Colorado. Rockefeller, primo uomo al mondo ad avere un patrimonio superiore al miliardo di dollari, è il più grande capitalista ed industriale americano, ed è anche il riformatore mondiale dell’industria petrolifera; da lui portata ad un’espansione senza precedenti. La Standard Oil, con le sue tentacolari ramificazioni, è una delle più grandi e devastanti compagnie finanziarie d’ogni tempo.

Rockefeller è tuttora considerato l’uomo più ricco della storia, e la rivista Forbes nel 2007 ha calcolato il suo patrimonio, valutando sia l’inflazione che la svalutazione del dollaro, alla cifra astronomica di 305,3 miliardi di dollari. Grazie alla sua immensa fortuna J.D. Rockefeller poteva controllare, e c’è da pensare che altrettanto possano ancora fare i suoi eredi circa l’1,53 % del Prodotto Interno Lordo Americano; il che costituisce, per un uomo, o per una famiglia, un record da Guinnes dei primati davvero insuperabile.
Oltre che un efferato assassino, su scala planetaria, Rockefeller, come molti suoi simili si è destreggiato, a suon di milioni di dollari, anche nel ruolo del grande filantropo. Al suo ritiro definitivo dagli affari, egli farà il bel gesto di donare una parte irrisoria del proprio patrimonio in beneficenza; dando resto ai suoi familiari e tenendo, per sé, un misero pourboire di 20 milioni di dollari.

Lo squalo muore quando manca un mese al suo 98° compleanno, e lo seppelliscono con in bocca ancora quasi tutti i suoi denti; a Cleveland. I suoi discendenti continueranno ad occupare posizioni chiave nel mondo degli affari e della politica. Suo figlio e principale erede, John Davison Rockefeller jr. (1874-1960), oltre che raccogliere le molteplici lucrosissime attività del padre, ne rileva anche le attitudini nefaste, e si interessa anche lui di politica estera; ovvero di produrre e sfruttare, a suo esclusivo vantaggio, le guerre segrete e palesi, simpatizzando, solo idealmente, con le necessità del popolo americano e con le inette utopie wilsoniane.

Un suo nipote, Nelson Rockefeller, sarà Governatore dello Stato di New York e vice-presidente degli USA con Gerald Ford. La più grande compagnia erede della Standard Oil è attualmente la Exxon Mobil.

 

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Yale Skull& Bones
LE VIE Dell’ ORO NERO

 

Il primo brevetto per il sistema del “cracking”, che decompone il petrolio greggio trasformandolo in benzina, viene rilasciato solo nel 1910. Dopo l’invenzione del motore a scoppio, del tedesco Sigfrid Marcus, esposto a Vienna nel 1875, Karl Benz di Mannheim fa funzionare la prima automobile: venti incredibili chilometri all’ora; e poi sarà la volta del giovane Henry Ford.

Il motore trionfa. Si le caldaie vanno a nafta, e la benzina, tratta dal petrolio, diventa l’elemento essenziale della vita economica; automobili, navi da guerra, aerei, carri armati, garantiscono un continuo consumo di petrolio.

Quello che per migliaia d’anni era un liquame puzzolente e senza valore, adesso vale più dell’oro e del sangue umano.
In Persia e in Russia i fratelli Nobel, e i Rotschild, protetti e creditori dello Zar, estraggono ricchezze colossali. Si combatte per il petrolio della Cina e dell’Oriente; la Germania cerca di mettere le mani sul petrolio della Romania, l’Inghilterra, guidata da Henry Deterding, e dalla sua Royal-Dutch vuole quello Persiano.


Deterding appartiene ad una vecchia famiglia olandese che fa fortuna, a Leyda, con i tulipani azzurri. Orfano a dodici anni, questo giovane diventa impiegato di una grossa banca, la Neederlansche Handels Maatschappy, e viene mandato nelle Indie Olandesi; dove conosce August Kessler: il capo della Royal-Dutch.

Kessler intuisce le capacità di Deterding, e gli crea una posizione importante nella sua ditta, inoltre, nel proprio testamento dà ad Henry Deterding la direzione dei suoi affari, fino alla maggiore età del figlio, ancora bambino: Augusto Kesserl junior; futuro re del petrolio, e padrone di quasi tutti i giacimenti del mondo.

Prima di iniziare la sua inevitabile lotta contro Rockefeller e la Standard Oil, Deterding si associa con Marcus Samuel, l’ebreo di Withechapel che diverrà Lord e visconte di Bearsted; e con i suoi piroscafi. Sarà una lotta fatta di Oleodotti, di vagoni, e di navi cisterna; ma sarà soprattutto una guerra mondiale dei prezzi.

Nel 1911, con una pace di compromesso, Rockefeller e Deterding si dividono i mercati della Cina e del Giappone, ma gli americani aumentano il prezzo del petrolio in Europa. In America il petrolio costa il doppio di quanto lo pagano i Cinesi, e ciò consente a Dieterding di vincere la partita definitiva, vendendo il suo petrolio agli americani.

Deterding piazza in America le azioni della Royal-Dutch, acquisisce terreni petroliferi, e apre delle consociate; come la Shell Union Oil. Fortunatamente per lei, la Standard Oil non possiede solo un gran numero di politicanti, ma ha anche solidi interessi nella Stampa ebraica americana; Rockefeller finanzia 84 giornali, con 104 milioni di dollari.

Ivy Lee, giornalista onnipotente, che ha più influenza di qualunque ministro o uomo politico, e che è naturalmente un agente di Rockefeller, si mette all’opera, e inventa un fiume di notizie tendenziose; inventate così bene che vengono riportate dagli stessi avversari della Standard Oil. Dati i suoi contatti con i Guggenheim, gli Schwab della Bethlehem Steel, i Chrysler, e gli Armours, con il Partito Democratico e la Pensylvania Railroad, Ivy Lee, è un ottimo uomo di collegamento, ed ha scritto un libro favorevole alla Russia sovietica solo perché la Standard Oil ha concluso, con essa, dei lucrosi contratti per la vendita del petrolio russo.

Deterding e gli Inglesi, sfruttano i ricchissimi giacimenti delle Indie Olandesi, a Djambi, nell’Isola di Sumatra, e Ivy scrive:

“ L’Olanda non potrà conservare le sue colonie in India, che fino a quando gli Stati Uniti lo permetteranno”

Egli ricorda anche, di passaggio, la guerra, nel corso della quale l’America ha tolto alla Spagna le Filippine. Dall’articolo si comprende che la Standard controlla anche la flotta americana. La reazione Olandese e quella interna americana eviteranno il peggio, ma Nel 1913, Il Presidente Wilson avverte che ogni cattivo trattamento usato verso cittadini o interessi americani, porrà la questione di un immediato intervento.


Dove c’è il petrolio le guerre non si fanno attendere a lungo. Persia, Mosul, Russia, Messico, Colombia, Costarica, Nicaragua, Chaco, Bolivia, non sono che esempi di una politica legata non agli sbandierati interessi democratici o umanitari, ma a quelli di una sparuta e potente lobby di petrolieri, plutocratica ed egoistica. Nel 1917 la campagna d’odio contro Deterding e la Royal Dutch Shell raggiunge il culmine. Ma poi l’America, spinta daller lobby ebraiche, entra in guerra con gli Alleati e, per ordine diretto di Washington, la propaganda contro Deterding, e gli Inglesi, diviene assai più blanda. Ora gli americani vendono l’80% del petrolio necessario agli Alleati, e, grazie a quel fiume d’oro, lo stesso Hearst, diventa un po’ più anglofilo. La Dichiarazione Balfour farà il resto.


Alla fine del 1918, per due miliardi in contanti, Dieterding acquista la “Mexican Eagle”, che ha concessioni enormi in Sud America. Washington reagisce con tutti i mezzi a sua disposizione, e negli Stati dell’America Centrale, dove Deterding ha i propri interessi, scoppiano a catena le rivoluzioni. Del resto, la Standard Oil ha sempre finanziato le Rivoluzioni Messicane a lei più utili. Ora ci si mettono anche gli Inglesi.

I Presidenti Madero, Huerta, Carranza, prendono di volta in volta il potere e una sequenza di guerre civili viene prodotta ad arte, solo perché i petroilieri Inglesi e quelli Americani vogliono strapparsi a vicenda il petrolio del Messico, e dell’America Latina.

 

 

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IL PETROLIO CONTRO L’UOMO.

 

La guerra più brutale è più corta, ed è dunque anche la più umana. Questo sembra essere il motto di tutti i magnati del petrolio. In Nessun posto ciò si avvera come in Messico, dove questi “Padreterni della putrefazione” devono ricorrere all’astuzia, all’assassinio, all’internamento dei proprietari nei manicomi, per potersi impadronire dei terreni e delle Haciendas in cui si trovano i giacimenti; terre acquistate sempre per mezzo di intermediari locali.

Da quando gli Inglesi sono penetrati in Messico, c’è stato un ininterrotto susseguirsi di torbidi e di rivoluzioni. Agenti segreti, Patrioti sinceri, Generali venduti, Governi, Banditi, si sono fatti la guerra, spargendo sangue umano dappertutto, e facendo ogni settimana delle nuove leggi, peggiori di quelle della settimana precedente.Approfittando delle guerre civili, sui campi abbandonati è iniziato un lavoro febbrile, di trivellazione dei pozzi, mentre i messicani sono occupati a scannarsi fra loro e a farsi rubare le risorse minerarie; ad un ritmo sempre più forsennato.

Certo, quelli che lavorano come schiavi, vengono pagati profumatamente dalle Compagnie petrolifere; cinque pesos al giorno sono una bella cifra, per quei piccoli uomini bruni. Fatto curioso, ma perfettamente comprensibile, la guerra civile messicana infierisce ovunque, tranne che presso i campi petroliferi; salvo che a Tampico, che tuttavia gli insorti potrebbero occupare e devastare senza ripensamenti; come hanno fatto a Vera Cruz.

Tampico è il più importante porto petrolifero del Messico, e deve quindi restare pacifica. Quasi a suggerire con estrema chiarezza, ad un mondo distratto, che i Messicani che si scannano fra loro, non lo fanno per la Libertà, l’Uguaglianza, o che altro, ma per assicurare il petrolio a Dieterding e a Rockefeller; i due Shylock miliardari: Inglese ed Americano.


La Standard Oil partecipa alla fondazione della “American International Corporation”; una gigantesca organizzazione che ottiene ciò che nessun trattato commerciale può dare: la “Peaceful Penetration”, ovvero la conquista di interi continenti per mezzo di corruzioni, sottoscrizioni e monopoli. Si tratta di un dominio dissimulato, che si estende come una malattia epidemica in tutte le Repubbliche dell’America Centrale e Meridionale.


Mattew C. Brush è a capo dell’American International, e lui e il suo trust dirigono un fiume d’oro in America Latina, per acquisire il controllo in Colombia, Nicaragua, e Costarica. Poi l’America fa il suo colpo grosso, e il 28 giugno del 1902 la Francia abbandona agli Stati Uniti, con lo “Spooner Act”, il Canale di Panama: miliardi di lavori eseguiti, materiali, concessioni, azioni, terre, e le chiavi del Pacifico.

Gli USA organizzano una rivoluzione in Colombia, per strapparle il territorio e, il 20 dicembre del 1914, il Canale di Panama viene aperto. L’America già si crede la prima potenza navale, ma l’Inghilterra, che da quelle parti soffia sul fuoco dell’odio antiamericano, ha in mano tutti i giacimenti intorno al Canale, e possiede molte basi strategiche nel Mar dei Carabi; in Venezuela, in Paraguay, e in Bolivia. Questi sono i “Balcani del petrolio” in America Latina.

 

 

 

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IL PETROLIO D’ORIENTE

 

Nel 1912 Tedeschi ed Inglesi formano la Turkish Petroleum Company, di cui l’Anglo Persian compra il 50% delle azioni. Il Trust germanico rompe poi ogni legame con la Royal Dutch e rimane l’unico padrone del Petrolio nell’Europa Centrale. I diplomatici della Willhelmstrasse aiutano efficacemente banchieri ed industriali, padroni della “Europäische Petroleum Union”, per fondare segretamente la federazione economica della “Mitteleuropa”. Essi danno il massimo appoggio agli ingegneri tedeschi che hanno scoperto gli enormi giacimenti della Mesopotamia.


La compagnia tedesca che ha costruito la Ferrovia di Bagdad, sta per collegarsi con i campi petroliferi in questione, e manovrando abilmente, i tedeschi riescono ad inserirsi fra la Rockefeller e Deterding, diventando molto potenti. La Deutsche Bank, coiinteressata in tutte le industrie petrolifere d’Europa, inizia a comprare in blocco ditte sud americane, e pozzi di petrolio posti in zone controllate dagli Inglesi.


Il Territorio di Mosul, allora turco, e i giacimenti di petrolio della Mesopotamia sono così importanti, da innescare quel conflitto di interessi anglo-tedesco che porterà alla Prima Guerra Mondiale. Quando nel 1912 viene costituita la Turkish Petroleum Co., l’accordo fra l’Anatolian Railway controllata dalla Deutsche Bank, l’Anglo Persian dell’Ammiragliato britannico, e l’Anglo- Saxon Petroleum di Deterding, viene completato da una lettera privata che evidenzia la disparità d’impmortanza fra i gruppi.


In questa lettera, ciascuno si obbliga a non trattare petrolio al di fuori della Turkish Petroleum; in tutto l’Impero Turco d’Europa e d’Asia, esclusa la parte posta sotto amministrazione del governo egiziano. Si farà la Guerra contro i Turchi, per esautorarli completamente dai territori Europei e per razziare loro i pozzi di Mosul.

Le dispute continuano, gli agenti segreti e i terroristi stipendiati dalle compagnie petrolifere inglesi lavorano a pieno ritmo, e le linee costruite dai Tedeschi saltano per aria. Nel marzo del 1914, viene firmata un’altra convenzione al Foreign Office, che attribuisce il 50% del petrolio di Mosul e della Mesopotamia alla Anglo Persian, il 25% alla Deutsche Bank, e il 25% alla Anglo Saxon; più un 5% a Gulbenkian. L’atto viene firmato non solo dai singoli interessati, ma fatto ben più eclatante, anche dai rispettivi governi.


Con questo colpo spettacolare, Londra riduce ad un quarto la partecipazione dei Tedeschi, che prima erano i padroni quasi assoluti del campo; esclude completamente i Turchi padroni dei territori, i Curdi, proprietari dei campi, e gli Americani, che in quindici anni hanno speso milioni, per strappare al sultano una misera concessione.


La Guerra mondiale del 1914 servirà ad eliminare, automaticamente, la terza grande potenza petrolifera mondiale: la Germania. Essa annienterà anche il debole ostacolo rappresentato dai Russi, rimandando le vendette del caso ad un’altra ulteriore scadenza. Durante la Guerra del 1914, Rockefeller e Deterding dimenticano ufficialmente la loro battaglia, e si stringe un patto d’alleanza che crea la “Conferenza interalleata del petrolio”. Le navi da guerra alleate vanno a nafta, e si costruiscono migliaia di aerei e centinaia di migliaia di automezzi. La guerra motorizzata è la migliore alleata dei petrolieri.

Nella sola Francia, Deterding guadagna col suo petrolio una cifra maggiore di quella che i tedeschi dovranno pagare con le riparazioni di Guerra, nel 1919. Lui stesso presta alla Francia 300 milioni oro per permetterle di comprare il suo petrolio. I torrenti di petrolio di Deterding e Rockefeller, si tramutano in fiumi d’oro.

Nella guerra il petrolio ha la stessa importanza delle armi, delle polveri, e degli esplosivi. “Una goccia di petrolio vale una goccia di sangue”, dirà Clemenceau. Non desta dunque nessuna meraviglia, il fatto che i grandi mercanti di cannoni, come Sir Basil Zaharoff, e il suo allievo spagnolo March- Ordinas, abbiano dei solidi interessi nelle industrie petrolifere, e che acquisiscano tutte le azioni della Royal Duch, della Standard Oil, e della Shell delle quali riescono ad impadronirsi.

Nel 1913 la Royal Dutch paga 27 milioni di fiorini in dividendi, ai suoi azionisti; nel 1919 ne paga 96 milioni. Quanti guadagni durante la Prima Grande Guerra! E che meravigliose prospettive per la prossima! Frutto già previsto, che le inique condizioni del “Trattato di Pace” di Versailles non mancheranno di produrre. Gli Alleati sono stati portati alla vittoria su fiumi di petrolio.


Nel corso della guerra, è essenziale per l’Inghilterra di cacciare i Turchi dal vicino Oriente, di conquistare definitivamente il petrolio di Mosul e della Mesopotamia, e di impedire che i Tedeschi si riforniscano di petrolio a Baku e nell’Asia Minore. Bisogna anche trovare nuovi giacimenti di petrolio nel Vicino Oriente, non distanti ai campi di battaglia.

Per prima cosa bisogna guadagnarsi la fiducia degli sceicchi. Lo si Tenta dal 1916 ed è stato questo il vero lavoro di T.E.Lawrence, che però non ha potuto, o voluto, fare tutto ciò che si voleva facesse.
Rientra allora in azione l’Intelligence Service, e, questa volta, chi vince la partita è una donna: Gertrude Bell, figlia unica di sir Hug Bell. È lei che fa dello sceicco Feisal il Re dell’Irak. Lei è l’unica donna al mondo che conosca, parli, e scriva correttamente l’arabo, conoscendone anche tutti i dialetti.

Archeologa, come Lawrence, Gertrude lavora nel suo stesso ufficio al Cairo, e questi le consiglia di studiare la ripartizione degli oli pesanti per il paese, e di tralasciare per un po’ l’archeologia. Nell’ottobre del 1913, l’Inghilterra ha difatti varato la Queen Elizabeth, la prima delle sue corazzate a nafta; l’ammiragliato ha ormai le sue esigenze prioritarie, e in Mesopotamia non cerca certo le rovine di Ninive. Ninive oggi si chiama Mosul.

Conquistata Bagdad, l’Alto Commissariato Britannico, una volta richiamato Lawrernce, divenuto troppo ingombrante, non conosce nessuno degli sceicchi arabi con cui si dovrebbe trattare. Appare Gertrude Bell, che raduna a banchetto i quaranta invitati arabi e si esprime con ognuno di loro nel suo proprio dialetto. Prima di lei a nessuno era mai riuscito di fare una cosa simile.

Gli sceicchi, entusiasti della donna, sono disposti a trattare con gli inglesi e accettano anche la proposta fatta da miss Bell, di proclamare Re dell’Irak il giovane sceicco Feisal, figlio di Hussein, Re dell’Heggiaz. Il nuovo re mette tutto il Paese sotto il protettorato inglese ed attribuisce all’Inghilterra le maggiori concessioni di petrolio. Fiabe del nostro tempo.

 

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SIR BASIL ZAHAROFF

E IL PETROLIO INGLESE

 

Guadagnato il re dell’Irak Feisal, alla loro causa, gli inglesi ne fanno il gerente del “loro petrolio”, con uno stipendio di 800.000 sterline al mese, e si si preparano ad estrarre l’oro nero dal vecchio suolo di Babilonia. Purtroppo si possiedono tutte le concessioni, ma non ancora tutti i terreni, e i proprietari Turchi non pensano ad arrendersi.
Quando il trattato di Versailles ha assegnato alla Francia il 25% del petrolio della Mesopotamia, bisogna riconquistare i terreni una seconda volta. Il figlio di un doganiere di Salonicco, un misero ragazzo che pascolava montoni sulle montagne della Macedonia, è diventato il “Ghazi”: il Capo della Turchia. Un piccolo ufficiale è diventato Mustafà Kemal Pascià, che non ha paura dei petrolieri, né degli eserciti inglesi, e tanto meno dei Greci. Scoppia una seconda guerra, e gli inglesi non riescono a cavare una goccia di petrolio dai pozzi della Mesopotamia.

L’America, diventata il banchiere, e il creditore usuraio del mondo, si fa sempre più esigente e la situazione dell’Anglo Persian diventa davvero difficile; allora gli inglesi si alleano con l’uomo più misterioso e controverso d’Europa: il magnate della morte Sir Basil Zaharoff. Nato a Monghia, piccolo villaggio dell’Asia Minore, il 6 ottobre 1849, Zacharias Basileos Zaharoff impara a leggere in una scuola inglese di Costantinopoli. Conosce la miseria dal primo giorno della sua vita, fino al moment o in cui entra da suo zio Savastopulos, mercante di stoffe a Galata. Da qui fugge in Inghilterra, con il denaro della cassa.

Zacharias sbarca a Londra, ma la denuncia dello zio l’ha preceduto, ed egli viene arrestato per furto. L’abilità che in seguito gli consentirà la sua scalata sociale, gli frutta l’assoluzione per insufficienza di prove; ma non può rimanere in Inghilterra. Torna ad Atene. È il 1875, e Zaharoff è straordinariamente bello, spregiudicato e poliglotta. Trova protezioni, e riesce a farsi mandare a Londra, come agente della fabbrica di armi Nordenfeld.
A Londra, entra come agente nel Servizio Segreto Inglese. Viaggia ovunque in Oriente e nei paesi Balcanici: Montenegro, Serbia, Bulgaria. Vende cannoni e informazioni.

Vende un sottomarino alla Grecia, due alla Turchia, e munizioni per dieci milioni di sterline. Vende la morte e guadagna i suoi primi milioni. Nel 1885 è socio del suo padrone. Nel 1888 fa entrare nella società Maxim Hiram, l’inventore della mitragliatrice, e, dopo la guerra balcanica ci sono sbocchi ancora più redditizi: guerra cino-giapponese, e guerra ispano-americana.

Aiutato dalla vedova del duca di Marchesa, che egli sposerà molti anni dopo, nel 1924, Zaharoff riesce a vendere il suo materiale di guerra agli Spagnoli. Il suo socio Maxim lo vende agli Americani. Guadagnano miliardi. Nella Guerra dei Boeri, Zaharoff, agente inglese, vende munizioni ai nemici dell’Impero. Con la pace, avviene la fusione della Maxim con la Vichers, unica rivale pericolosa per Zaharoff. L’affare è stato finanziato da Sir Ernest Cassel, il finanziere anglo tedesco, che è l’uomo d’affari di re Edoardo VII.

Zaharoff si stabilisce a Parigi, ed è ambasciatore segreto, molto più potente di quello ufficiale, dell’Inghilterra in Francia. Nel 1908 è nominato cavaliere della Legion d’Onore, nel 1914 è commendatore della Legion d’Onore. Nel 1915 si allea con Lloyd George, e aiutato da lui rende Venizelos padrone assoluto di tutta la Grecia. Nel 1918 compra la Banca della Senna. Il 26 luglio è nominato Gran Croce della Legion d’Onore.


Si saprà nel 1923 che ha fornito per tre anni il carburante ai sottomarini tedeschi del Mediterraneo. Poincaré vorrebbe farlo radiare dai ruoli della Legion d’Onore, ma Zaharoff è troppo potente, e resta l’eminenza grigia dei gabinetti di governo europei.
Terminata la guerra mondiale, Zaharoff diventa uno dei magnati del petrolio. Quando la battaglia fra la Standard Oil e Deterding si fa pericolosa per gli ,Inglesi, Zaharoff interviene. E induce Venizelos a scatenare la guerra Greco Turca, per assicurarsi una volta per tutte i giacimenti di petrolio dell’Asia Minore. I petroli d’Oriente andranno all’Inghilterra.

La Banca della Senna, la Società parigina delle Banche ed altre ancora, aiutano Zaharoff a diventare comproprietario della Società Generale dei Derivati del Petrolio, in condivisione con l’Anglo Persian. A Zaharoff vengono offerte azioni della Royal Dutch.

La Banca dell’Unione Parigina e la Banca nazionale di credito lavorano per lui. Contro di lui, si muovono la Banca dei Paesi Bassi e di Parigi e Rockefeller. Quando la coalizione finanziaria è ormai un fatto compiuto, 300.000 soldati greci attaccano impetuosamente i Turchi; in Asia Minore. Il Re Feisal insorge contro i Francesi, e Zaharoff, Gran Croce della Legion d’Onore, fa di tutto per far cacciare i Francesi dagli Inglesi e dai Greci. Errore madornale!


La Francia si avvicina ai Turchi, con la missione Franklin- Bouillon e gli inglesi non osano più aiutare apertamente i Greci, che vengono schiacciati dal “lupo grigio” Kemal Pascià. Trecentomila soldati greci muoiono, e i Turchi spazzano via tutto ciò che di greco e di ellenistico c’è in Asia Minore. Tremila anni di una delle più belle culture e civiltà del mondo, vengono distrutti, perché una cricca di avidi petrolieri ha voluto e promosso una guerra.


In questo affare sbagliato, Zaharoff perde un miliardo, ma ora possiede milioni di azioni in tutti i trust petroliferi inglesi. Vive a Monte Carlo, da dove ha cacciato il principe Radzwill. Col Casinò che ora gli appartiene, guadagna altri milioni. La battaglia del petrolio non è stata che un episodio della sua carriera, e l’Anglo Persian deve ricorrere ad altri mezzi. Si fa la pace con i Turchi e, per accontentare le pressanti richieste degli Americani, si sacrificano gli interessi della Francia in Oriente.

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Georges Clemenceau
LA FRANCIA IN LOTTA PER L’ORIENTE

 

Americani, Inglesi, Tedeschi e Francesi si disputano il Petrolio dell’Oriente, e i Francesi conquistano l’olio minerale della Siria Il 20 Aprile 1920, la Francia e l’Inghilterra firmano a San Remo un patto che inizia con queste parole:

“ Il presente accordo è basato sul principio della cooperazione cordiale di tutti i paesi ove gli interessi petroliferi delle due nazioni possono, praticamente, conciliarsi. Il presente memorandum avrà forza negli Stati Uniti, e nei seguenti paesi: Romania, Asia Minore, Territori dell’antico Impero Russo, Galizia, Colonie francesi e Colonie britanniche della Corona”.

Si tratta dell’alleanza della Francia, che non ha giacimenti di petrolio, con il paese più ricco di pozzi petroliferi. L’America si allarma, e Rockefeller fa agire il segretario di Stato Colby; Washington manda a Lord Curzon una nota risentita, nella quale protesta contro l’accordo di San Remo. Pilotata a dovere dalla Standard Oil, la stampa americana reclama un vasto programma navale, che viene subito votato dal Congresso; per togliere alla Gran Bretagna la supremazia sui mari, e strapparle, al più presto, i possedimenti petroliferi.

Con gioia dei mercanti d’armi, Inizia una nuova corsa agli armamenti, e si costruiscono incrociatori ed aereoplani. L’Inghilterra, rispondendo sullo stesso tono, vota anch’essa un programma navale, e, appena tre anni dopo l’armistizio del 1919, sorge la minaccia di un nuovo sanguinoso conflitto; stavolta fra gli ex Alleati.

La Standard Oil, manda in Turchia un suo agente: Mr. Bock, con la missione di ottenere delle concessioni petrolifere a qualunque prezzo. Londra sostiene la Grecia contro la Turchia, e l’America aiuta Mustafa Kemal Pascià, promettendogli ogni aiuto possibile. I Soci della Standard Oil, appoggiati dall’ambasciatore americano ad Angora, sollecitano la costruzione di una vasta rete di strade ferrate che, partendo dal Taurus, finiranno a Mosul, attraversando tutte le regioni petrolifere. La Turchia parla apertamente di Guerra.


La situazione si aggrava e sopravvengono gli “incidenti” di Panama, e del Costarica; la lotta per il petrolio delle Isole della Sonda. E’ la Guerra del petrolio; per il petrolio, ma è ancora troppo presto per scatenare un altro macello mondiale, perchè le popolazioni non hanno ancora dimenticato gli orrori di quello appena finito. Certo non si può dire apertamente che è del petrolio che si tratta, e si dà quindi ad intendere che la grande Conferenza decisa per Washington, è una conferenza per il disarmo navale. Il vero lavoro avviene dietro le quinte, mentre sul palcoscenico, i burattini politici del momento pronunciano frasi eleganti, per fare applaudire il pubblico.

Dopo l’approccio Anglo-Americano, nella Conferenza di Washington, in completa violazione dell’accordo di San Remo, la Francia viene esclusa, e, nel luglio del 1922, viene concluso un accordo anglo americano sui petroli di Mosul, preparato dal presidente della Standard Oil: Walter Teagle. Nell’ottobre del 1922, le truppe di Feisal vengono guidate da ufficiali inglesi nel disputato territorio di Mosul. La Francia vuole occupare la Ruhr, ed ha bisogno del consenso dell’Inghilterra; non può dunque reagire a questa offensiva, anzi, deve inghiottire il rospo, e promettere agli Inglesi il suo appoggio per la Conferenza con la Turchia, che si tiene a Losanna nel novembre del 1922. Una volta uniti, Deterding, Teagle e Cadman credono di tenere in pugno il Petrolio del Vicino Oriente; ma si sbagliano, e se Feisal è un re fantoccio degli inglesi, un altro Re arabo non lo imita affatto. Ibn Saud, re dei Wahabiti e padrone dell’Arabia, pensa che l’oro e il petrolio vengano dopo la sua religione e il governo del suo Paese, e, quindi, si ribella ai petrolieri.

 

Ci sarà un’altra guerra, lunga e costosa fra Feisal e Ibn Saud; poi i petrolieri avranno ancora bisogno della pace, e gli agenti americani, che un’ora prima piazzavano mitragliatrici e cannoni, si trasmutano, come per miracolo, in apostoli dell’amore fraterno. La Pace del petrolio viene conclusa nel Golfo Persico, a bordo di una nave posa-cavi, al largo di Ras Tanourah, e a nord di Bahrein.

Accondiscendendo a partecipare alla ricchezza data dal petrolio, Ibn Saud dimenticherà il suo odio per i cristiani e il suo fanatismo di credente. Adesso i Wahabiti lasciano in pace i campi di petrolio della Mesopotamia, e i Turchi hanno perduto ogni speranza di riconquistare Mosul. Squadriglie della Air Force soggiornano in permanenza sul territorio.


Il Petrolio di Kirkuk, che l’Inghilterra possiede, fluisce a tonnellate, e questo è l’essenziale. La Francia e l’America hanno speso milioni per farlo scorrere. Re Feisal flirta parecchio, con i petrolieri americani, e, forse per questo, muore misteriosamente a Berna, il 7 settembre 1933, appena cinquantenne; per un ”embolia”. Viene immediatamente imbalsamato, forse perché una legge svizzera stabilisce che i corpi imbalsamati non sono soggetti ad autopsia. Fra tanti morti ignoti, finalmente un morto illustre, nella guerra per il petrolio.

 

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Winston Churchill
IL PETROLIO PERSIANO

 

Da quando è stato trovato il petrolio in Persia, Russia ed Inghilterra si battono per il regno degli Scià. Nel 1910 i Russi occupano Tauris, ed avanzano fino a Kazwin; gli Inglesi si installano a Bouchir, a Shiraz, e ad Isphahan. L’Okrana Russa, in perfetta sintonia con l’Intelligence Service riesce a cacciare tutti gli Americani. Con la Grande Guerra del 1914, la Persia diventa una colonia britannica; poi, la Rivoluzione bolscevica del 1917, cancella la Russia dall’Asia.

Batum, grande porto del petrolio sul Mar nero, viene costituita Città Libera sotto la protezione britannica, e un petroliere di Manchester viene nominato governatore civile. Gli Inglesi organizzano lo Stato indipendente dell’Azerbeidjan. Alla fine del 1917, Baku e tutta questa provincia russa, favolosamente ricca di petrolio, sono nelle mani dei petrolieri inglesi.

Alla fine della guerra, l’Anglo Persian è diventata un Trust gigantesco, e può ottenere tutto ciò che vuole. Nel 1919 spinge il governo inglese ad imporre alla Persia un trattato che, di fatto, pone il paese sotto il protettorato britannico.

A.M. Khochtaria, un Georgiano che possiede dal 1916 concessioni nel Nord della Persia, è obbligato a concedere i suoi terreni agli Inglesi. Eliminati gli Americani, Lord Curzon, il grande Petroliere inglese, pensa che il crollo russo farà finalmente trionfare il suo gigantesco piano: di unire il Golfo Persico al Caspio, sotto il dominio britannico. Nel 1920 I Russi entrano a Baku, cacciano gli inglesi da Enzeli, porto persiano sul Mar Nero, e nel 1921 al parlamento pesiano il colonnello Rhiza Khan inizia a sostenere la sua parte.


Fino al 1917 la Russia occupa il secondo posto fra i paesi produttori. Avvantaggiata nel trasporto, fino al 1914, domina quasi interamente i mercati dell’India e della Cina. Ma nel 1914 la lotta contro la Standard Oil è impossibile, e centinaia di piccoli produttori, senza interessi comuni e senza organizzazione commerciale si ammazzano fra loro, e non possono nulla contro ,il Trust americano.

La Rivoluzione bolscevica ha rimescolato le carte e cambiato il gioco; i Soviet ora sono organizzati meglio della stessa America e, per di più, hanno trovato giacimenti straordinariamente ricchi nelle loro repubbliche asiatiche; negli Urali, sul circolo Polare Artico ,e vicino alla frontiera afgana. Tutta la sponda nord est del lago Baikal, per una lunghezza di 200 chilometri e una profondità di cento metri, non è che un solo lago di petrolio; di una ricchezza incalcolabile.

Essi soli ne hanno la concessione, perchè, a partire dal 1917, hanno sbarrato il passo a Inglesi, Americani e Francesi. Gli Americani sanno che nell’antico Oxus, fra il Sir Daria e l’Anu Daria, ci devono essere giacimenti immensi. Nel frattempo i Russi hanno costituito le Repubbliche di Bukharia, del Tadschikistan, e del Turkestan e mettono le mani sui loro tesori.

La Germania, rovinata dalla sconfitta e dal Trattato di Versailles, che le ha tolto, fra le altre cose, le sue concessioni di Romania e Mesopotamia, sequestrandone gli interessi in Galizia e nell’America del Sud, ha concluso con i Soviet un patto per avere il petrolio di Baku: il Patto di Rapallo, del 1922.

Al principio del 1934, la Russia è nuovamente il secondo paese produttore del mondo. Poi Einhorn, il “colonnello Lawrence” dei russi gioca agli inglesi un tiro mancino, con l’Accordo di Wall Street, che fra il 1927 e il 1933, farà perdere a Deterding e ai magnati del petrolio britannici l’intera Persia. Nel 1928, difatti, Rhiza Khan sopprime, con un decreto del Parlamento, tutti i privilegi degli stranieri in Persia, e nel 1932 sopprime il monopolio inglese del petrolio.

Il momento di questo attacco è ben scelto: dopo la Conferenza di Ottawa, l’Inghilterra ha rotto il suo accordo commerciale con la Russia, ed ha anche abbandonato la partita aurea, causando perdite di miliardi a persone che hanno depositato il loro denaro in Banche Inglesi; al governo persiano e alla classe dirigente dell’Irak e dell’India. Un lavoro di intrighi inglesi in Oriente, durato trent’anni, sembra perduto.

Il 5 dicembre 1932, la Persia dichiara nullo il “firman” d’Arcy, e Deterding e gli inglesi vengono cacciati, perdendo gran parte del loro prestigio in tutto l’Oriente; anche grazie all’azione di un Armeno diventato miliardario al servizio della Shell: Calust Sarkis Gulbenkian. Per delle ragioni strettamente personali Gulbenkian ha organizzao la campagna contro l’Anglo Persian, la Shelle e la Royal Dutch; ovvero un lotta senza quartiere contro Henry Deterding.

 

 

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Calust Sarkis Gulbenkian
CALUST SARKIS GULBENKIAN

 

Quando nel 1912 viene costituita la Turkish Petroleum Co., un privato, Calust Sarkis Gulbenkian, riceve il 5% delle ricchezze rappresentate dal petrolio di Mosul, ovvero la ventesima parte di tutti i miliardi sepolti nel suolo della Mesopotamia. Nel 1922, quando con 8 milioni di morti e una guerra durata 4 anni, gli Alleati hanno “liberato i popoli dal giogo del governo tedesco, conducendoli ai benefici della democrazia”, quando la Francia ha perduto tutti i vantaggi avuti a San Remo, la Turchia è stata mutilata delle sue provincia più ricche, i Greci hanno perso 300.000 uomini, e tutti hanno visto dissolversi i vantaggi di cui prima godevano, Sarkis Gulbenkian possiede una partecipazione nei giacimenti asiatici che vale 4 miliardi di dollari.


Verso la Fine del XIX secolo, un misero Armeno ha lasciato Erzerum, sua città natale, per stabilirsi a Baku, la città del petrolio russo. Lavora per il ricchissimo petroliere Mantachoff, ed intuisce delle possibilità che nessun russo ancora intravede; perciò va a visitare i dirigenti della società Mazout; un’azienda dei Rothschild di Parigi. Ma vi sono troppe difficoltà: pogrom antiebrei, rivolte; Baku e lontana e il denaro può essere perso con facilità. I Rothscild non finanziano il nostro Gulbenkian.
Lui cerca altri finanziatori, va a Londra e incontra Deterding e Marcus Samuel, che sono in lotta con Rockefeller. Li mette in rapporto con i Rothschild, che vendono loro le loro partecipazioni in Russia. Due anni dopo Gulbenkian ha tratto dall’affare del 1912 240 milioni di rubli. A partire dalla “Combinazione Rothschild” Gulbenkian e Deterding diventano collaboratori inseparabili. Ovunque siano la Shell o la Royal Dutch, compare anche Gilbenkian.

Poco prima della guerra, Gulbenkian si specializza negli affari turchi, e convince la Banca di Stato turca che le conviene vendere agli Inglesi la sua partecipazione nei petroli di Mosul. Emulo di sir Basil Zaharoff, Gulbenkian è, se possibile, ancora più misterioso: diventa l’eminenza grigia del petrolio. Fedele servitore dell’Impero Britannico fino al 1922, ne diviene un nemico feroce dopo quella data, a causa del trattamento inflitto ai suoi compatrioti Armeni, sacrificati dagli Inglesi e dagli Americani, per ottenere il petrolio turco. 3 milioni di Armeni perdono la vita, i sopravissuti scrivono ai governi lettere che non verranno mai lette.


Per amore del suo popolo, Gulbenkian parte in guerra contro gli Americani, e dato che Deterding e Rockefeller hanno fatto momentaneamente pace, abbandona l’Inghilterra e va a Parigi. Un Inviato della Standard Oil vuole comprare la sua quota del 5% nel petrolio della Mesopotamia; Gulbenkian chiede un miliardo di dollari. Lo si caccia dalle Società Inglesi. Gulbenkian conosce bene i punti deboli dell’Impero di Deterding e in quelli colpisce a fondo; richiama l’attenzione di Francia e Spagna sulle ricchezze dell’America latina.


Gulbenkian fa crollare le azioni della Shell e della Royal Dutch con abili manovre di borsa, e rovina Banche e azionisti di Deterding. Interi patrimoni si sciolgono come neve al sole. L’Impero britannico è in pericolo. Nel 1932 Gulbenkian promette immense fortune alla Persia e si allea con Einhorn e i petrolieri russi. Dopo il 1933, con l’accordo franco russo, e i colloqui Roosevelt-Litvinov, la lotta per il petrolio diverrà ancora più micidiale.

 

 

 

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LA LOTTA PER LE RICCHEZZE

DELLA RUSSIA.

 

Due Trust e due Nazioni, America ed Inghilterra si disputano il petrolio mondiale, in una serie di guerre e di armistizi segreti, a cui corrispondono delle estese guerre palesi; e delle false armonie .

Quando nel 1911, la Standard Oil e Deterding sono estenuati dalla lotta di prezzi condotta in Cina, la pace apparente regna in Europa e in America. La Grande Guerra del 1914, che porta a tutti i petrolieri un fiume d’oro, segna una pâusa nelle loro battaglie private, ma nel 1918 la lotta ricomincia, e continua fino al 1922, anno in cui si rischia una nuova Guerra mondiale; questa volta per il petrolio, invece che per la “democrazia”.

Le popolazioni sono però poco disposte ad un altro macello, e mancano i fondi; perciò, nel giugno del 1922 si giunge alla “pace del petrolio di Washington” e tutti i grandi petrolieri si riuniscono a Schveningen. Poi, in settembre si tiene all’Hotel Majestic di Parigi, la Conferenza dei Sedici padroni del petrolio mondiale. È la pace fra Rockefeller e Deterding.

Fino al 1927, Inglesi ed Americani vanno apparentemente d’accordo; gli Americani sfruttano il petrolio del mondo occidentale, e gli Inglesi quello dell’Oriente. La Francia, resta a guardare. Nel 1927 Deterding, fatto Lord dell’Impero Britannico e salutato come uno dei migliori artefici della vittoria alleata sugli Imperi Centrali, fa la sua guerra privata guerra ai Russi.

Impedirà l’ingresso del petrolio russo nei porti inglesi ed italiani, migliori clienti dei Soviet, se non gli vengono riconosciuti i pozzi di Baku, che ha comprato da emigranti russi, e se non ottiene il monopolio per la vendita del petrolio sovietico. I Russi non possono più esportare il grano, e quindi il petrolio è per loro di capitale importanza. Trattano con Deterding.

Nel bel mezzo delle trattative, interviene l’America e si unisce ai Soviet, dando il primo grave scacco all’inghilterra. La Standard Oil compra una grande quantità del petrolio russo, ne inonda le Indie, e riduce a nulla il prezzo del petrolio inglese. 15 milioni di barili di petrolio russo sono venduti annualmente da Rockefeller nelle zone di influenza inglese. La Vittoria dei petrolieri americani è quasi assicurata, ma Hoover, candidato contro Hugues, direttore della Standard Oil, viene eletto Presidente degli Stati Uniti, e si intromette.


Nel 1928 si fa la quarta grande pace del petrolio. La Russia è il punto debole di Deterding, e il suo odio viscerale contro i Soviet, gli fa tralasciare ogni precauzione. Egli è stato uno degli sponsor più potenti, delle armate contro rivoluzionarie, e, dal 1918 al 1921, ha finanziato la lotta dei generali “bianchi” contro i Soviet ebrei.

La Royal Dutch ha acquistato quasi tutti i pozzi di petrolio degli emigranti Russi; ha comprato i possedimenti di Nobel, terreni a Baku e nel Caucaso, interessi petroliferi a Groezni, nella regione di Maikop, e, nel maggio 1920 ha concluso un accordo con i fratelli Atzatouroff, emigrati a Parigi, ottenendo 100 ettari del più ricco terreno petrolifero russo.

Malgrado la guerra civile, Detereding ha progettato di far costruire un oleodotto da Groezni a Novorossik, ed ha fondato la “Anglo-Caucasian Oil”, che come la “Anglo Persian” deve lavorare come padrona assoluta del campo. Questa esigenza è un ottimo motivo per mandare degli “eserciti bianchi” in Georgia, nel Caucaso, e ovunque nei campi petroliferi russi. Così facendo, egli getta la Russia nelle braccia degli Americani.

Quando lo sfacelo degli eserciti di Wrangel, di Denikine, e di tutti gli altri generali bianchi è ormai indiscutibile, Deterding tenta con altri mezzi. Vengono falsificate grandi quantità di “tchervonetz”, i biglietti di banca russi, ed Einhorn e i suoi fiutano il pericolo imminente. A Rapallo la Russia è diventata amica della Germania, e i tedeschi trovano i falsari a Berlino: dei Georgiani.

Un avvocato scozzese naturalizzato tedesco, Gorge Bell, viene compromesso molto gravemente in questo affare, e, nonostante risulti essere a capo dell’intera organizzazione, si salva e diventa, o rimane, l’uomo di fiducia di Deterding presso la Casa Bruna nazionalsocialista di Monaco. Le somme che Deterding ed altri regalano al Partito Nazional socialista, quando il movimento di Hitler è al suo sorgere, passano per le mani di Bell. La politica di Deterding e quella di Downing Street in Germania sono identiche.


Nel 1925 è Vivian Standers, capitano inglese membro dell’Intelligence Service, e agente delle Officine Beardmore, fabbricanti di mitragliatrici legati alla Vichers-Amstrong, di Zaharoff a trovarsi fra gli intimi di Adolf Hitler. Nel 1932 è l’agente inglese Greenwall. Nel 1933 è il colonnello inglese Etterton, giornalista ed agente segreto, intimo del Führer, a ricevere confidenze che i giornali non sono i soli a pagare profumatamente.

Dal 1923 al 1931, quattro milioni di marchi passano dalle sorgenti del petrolio inglese all’organizzazione per la nuova Germania. I soldi affluiscono finché Deterding pensa che il Nazismo possa costituire un esercito germanico agli ordini dei petrolieri inglesi; contro i Russi, e finché Hitler non diventa troppo potente per accettare di assoggettarsi politicamente, come un uomo di paglia di Deterding, agli ordini dell’Inghilterra e agli interessi dei suoi petrolieri.

Per convincersi che il motivo per cui gli inglesi elargiscono dei sussidi pro hitleriani è valido, basta leggere il Mein Kampf di Hitler, laddove egli parla dell’alleanza fra la Germania e l’Inghilterra:

“ Se la Germania volesse impadronirsi di nuovi territori in Europa, ciò non potrebbe avvenire, in definitiva, che a spese della Russia; bisognerebbe che il nuovo Reich riprendesse la strada battuta dagli antichi cavalieri dell’Ordine Teutonico, per conquistare con la spada tedesca la gleba all’aratro tedesco e la pace alla nazione. Ed è solo coperti alle spalle dall’Inghilterra, che si potrebbe intraprendere la nuova emigrazione germanica. A farlo non si avrebbe minore diritto dei nostri antenati. Nessuno dei nostri pacifisti disdegna di mangiare il pane dell’Est, sebbene il primo aratro si sia chiamato Spada.”

Hitler parla spesso di questa conquista della Russia, e ancora più di frequente di una stretta alleanza con l’Inghilterra. Avere a capo dello Stato in Germania, l’autore di queste affermazioni, invece che i firmatari degli accordi di Rapallo, sembra a Deterding un ottimo affare. Perciò egli finanzia gli Hitleriani, fino al principio del 1932. Con la salita al potere di Hitler, nel 1933, e con la campagna Ebraica di boicottaggio contro di lui e la Germania, i petrolieri inglesi si defilano, e la posizione di Bell diventa precaria. Deterding non ha più bisogno di lui e lo abbandona.


Bell allora si nasconde in Austria, parla e scrive, per procurarsi degli appoggi, e rivela fatti pericolosi sia per Deterding che per i nazisti; sarà la sua condanna a morte. La notte del 3 aprile 1933, vicino a Rosenheim, all’albergo Plattl, Bell cade fulminato nella sua stanza da cinque proiettili al petto. Non parlerà più. Deterding che ha una grande proprietà in Germania, accompagna Hitler durante una campagna elettorale, e come per incanto, il 16 novembre 1933, convinti da Downing Street, i Polacchi a firmano il patto di non aggressione con una Germania che pensa al grano, al ferro, al carbone e alle Terre nere dell’Ucraina.

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L’ALLEANZA FRA WALL STREET

E MOSCA.

 

Nel 1918, la lotta anglo americana per il petrolio russo supera per importanza tutti i conflitti petroliferi d’anteguerra. Questi giacimenti sono i più grandi e i più ricchi del Vecchio Continente, e il loro ruolo è fondamentale, dato che il petrolio degli Zar ora serve ai Soviet per ottenere crediti; e il riconoscimento del loro governo.

L’Esca è allettante, e, alla fine del 1933, Washington riconosce il Governo Sovietico, mentre la Francia stipula, nel Gennaio 1934, un importante accordo commerciale. Innumerevoli conferenze segrete ed ufficiali sono state intanto organizzate; a causa del prezioso petrolio sovietico.

Le campagne militari turco-tedesche, quelle inglesi nel Caucaso, gli interventi alleati contro i Soviet, le contro rivoluzioni sponsorizzate da Deterding, quelle organizzate dagli Alleati, il riconoscimento di Mosca da parte degli Inglesi e poi la rottura, le conferenze internazionali di Genova e dell’Aja; la conferenza dei petrolieri a Schveningen, tutto questo e mille altri intrighi si fanno per il petrolio russo.

Lotte politiche e guerre dei prezzi. Per quindici anni, Deterding dichiara che il petrolio russo è petrolio rubato; però lotta comunque con gli americani, per assicurarsi i contratti di vendita di questo illecito bottino. Deterding lavora febbrilmente in Germania, e riesce ad isolare i Russi dai Tedeschi e dai Polacchi. Alla fine del 1933, la Royal Dutch Shell non compera più il petrolio russo, procurando alla Russia una perdita di almeno cinque milioni di sterline all’anno.

I Russi si difendono e inondano con il loro petrolio l’Oriente; si alleano con l’Italia e la Francia e, nel 1934 sorpassano la produzione di Venezuela e Messico; sono al secondo posto nel mondo, e presto potrebbero arrivare al primo. I terreni vicino a Baku sono così ricchi, che il petrolio ha invaso i campi e bisogna creare dighe ed argini per canalizzarlo nei serbatoi. Il Secondi piano quinquennale, 1933-1937, prevede una produzione di un miliardo e 500 milioni di tollennate; 8000 volte la produzione mondiale del 1932.

Poche le raffinerie, pochi oleodotti, per gli enormi giacimenti dell”Azerbeidjan, degli Urali, della penisola di Sakalin, di Apcheron, dell’Azneft, di Baku, di Batum, del Caspio. I Miliardi per costruire nuove raffinerie ed oleodotti vengono dall’America. Esiste, difatti, un’alleanza più importante e solida di tutti gli accordi con l’Italia, la Francia e la Turchia; l’alleanza fra Wall Street e Mosca, iniziata già prima della Rivoluzione Bolscevica, con i Bolscevichi stessi.

Gli Americani aiutano i Russi ad organizzare i loro campi petroliferi. Si costruiscono strade ferrate, e gigantesche cisterne portuali. Dal 1933 in America regna l’ebreo B’nai Brith Franklin Delano Roosevelt e nessuno può più impedire, alla Standard Oil e a Rockefeller, suo correligionario, di realizzare i suoi piani e i suoi profitti nella Russia comunista.

Poco dopo la salita al potere di Roosevelt, scoppia lo scandalo della Banca Morgan, vecchia collaboratrice dei Rockefeller, da questi abbandonata nel 1913, per creare con la Propria Chase Bank, l’Equitable Trust, e l’Interstate Trust, la Banca Mammouth, con riserve per sei miliardi di dollari. Questa Banca controlla, da sola, milleduecento miliardi di franchi.

Quando i Rockefeller diventano concorrenti pericolosi, Morgan inizia a combatterli nascostamente. In alcuni campi essi devono giocoforza collaborare. Nella politica estera Morgan e il suo gruppo di 167 persone, che occupano 2456 seggi di amministrazione, con 167 miuliardi di franchi a disposizione, hanno amici come Mellon, Morrow ed Hoover.

Morgan e Rockefeller collaborano nei grandi affari internazionali, come la guerra monetaria contro il messicano Primo de Rivera; ma solo perché vi sono obbligati. Nel 1933 però, la Standard Oil di Rockefeller coglie, con l’elezione di Roosevelt alla Casa Bianca, l’occasione propizia per colpire Morgan. Nessuno sospetta Roosevelt di essere al soldo dei grandi petrolieri, ma tutta la sua azione politica lavora per favorire gli interessi della Standard Oil, contro gli Inglesi e gli “Indipendenti”; i piccoli produttori degli Stati Uniti.

Il suo sistema di dirigere l’economia aumenta il pericolo di un conflitto con gli altri Paesi. Quando nel luglio del 1933 entra in vigore il “Codice del petrolio”, lo specialista che si affianca al Segretario di Stato agli Interni, Ickes, è James A. Moffet, vice presidente della Standard Oil of New Jersey; figlio di un socio di Rockefeller nella ditta di Pratt, Flager, Archbold e Bostwick, fondatori del trust americano del petrolio.

Tutte le società petrolifere sono contro il progetto, tranne la Standard Oil, la Sinclair Oil, e il Presidente della Independant Petroleum Association of America, Franklin, che vuole imporre un tasso doganale sul petrolio straniero. Per questa sua idea poco favorevole a Deterding, Franklin viene nominato Presidente del “Planning and Coordination Commitee”.

Il regno di Ickes, Moffet e Franklin si inaugura con un aumento dei prezzi, e con un pesante aggravio per il pubblico. Il Senatore Borah segnala l’aumento della benzina, di 486 milioni di dollari all’anno, a partire dal primo giugno del 1933; e un aggravio ai consumatori di 250 milioni annui. Egli aggiunge che il “Pooling agreement” permette ai membri del trust di rovinare i produttori indipendenti, e di vendere ai prezzi voluti; a detrimento del pubblico e delle piccole imprese.
Altri vantaggi internazionali, per la Standard Oil, si aggiungono a quelli interni. La Chase Bank, in stretti rapporti con la Russia, ha una partecipazione nella Banca di Stato, creata espressamente per favorire il commercio con i Soviet. Messo fuori combattimento Morgan, la Standard Oil e la Chase Bank fanno di tutto per svalutare il dollaro, e le altre monete, perchè per Rockefeller l’inflazione è un affare.

La Standard vende in dollari, moneta indebolita; deterding in fiorini, moneta forte. Ne segue che i prezzi americani sono inferiori a quelli anglo olandesi, e diminuiranno sempre più con la discesa del dollaro. Per difendersi, Deterding dovrà far svalutare il fiorino.
Gli Americani sono persuasi che finiranno per trionfare su tutti i mercati mondiali, dato che nessuna organizzazione commerciale di nessun paese potrà resistere al dumping creato dalla svalutazione del dollaro.

Milioni di uomini, grazie a questi giochetti dei finanzieri del petrolio, conosceranno l’inferno dell’inflazione e della miseria. Da un giorno all’altro, milioni di individui non potranno comprare la metà, o la quarta parte, di quanto compravano il giorno prima, e moriranno letteralmente di fame. Il Primo settembre 1933 il segretario della marina a Washington, Swanson, firma un contratto per la costruzione di 37 navi da guerra; grazie al Presidente Roosevelt che lucra sulle commissioni, gli americani avranno una marina potente, e i cantieri avranno lavoro.I cantieri navali e anche i loro cugini terrestri: i becchini.

Nel marzo del 1934, la Camera e il Senato USA deliberano una spesa di 580 milioni di dollari per la costruzione di 102 navi da guerra, e 1140 aeroplani in più di quelli previsti nel preventivo ordinario. Affari in vista anche per i mercanti d’armi, dunque. L’Inghilterra risponde con manovre della sua flotta nel Mar dei Carabi.
La corsa agli armamenti ricomincia più accanita e lucrosa che mai. La Standard è alleata dei Soviet, assieme ad Harry Sinclair, e tutti, ossessionati dal dall’avidità di possesso del petrolio, agiscono senza curarsi di evitare che un’altra guerra abbia luogo. Henri Beranger potrà dire:

“Il popolo che possiederà i rifornimenti di petrolio, vedrà affluire costantemente a sé i miliardi del resto dell’universo. Le navi delle altre nazioni non potranno viaggiare senza ricorrere ai suoi depositi. Basta che esso crei una flotta di navi cisterna, per diventare il padrone del commercio marittimo. Chi diventa il carrettiere dei mari, preleva a tutti gli altri popoli una decima che gli porta tutte le ricchezze del mondo.”

 

 

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PETROLIO SINTETICO


Già nel 1913 la Germania scopre il petrolio sintetico; Fredrick Bergius ha fatto brevettare il suo processo di liquefazione del carbone. Derterding e l’intelligence Service stanno in guardia, ma la vera battaglia per i brevetti di Bergius inizia dopo l’armistizio del 1918. L’Ingegnere rovinato dall’inflazione, ha accettato dei capitali britannici per costituire la “International Bergin Company” con sede all’Aja. È un’impresa di Deterding. Nel 1920, gli inglesi riescono ad infiltrarsi anche nell’Impresa tedesca di Bergius, a Rheinau-Mannheim.


Poco tempo dopo, la I.G. Farben, il più potente trust chimico del mondo, compra, non si sa come, i brevetti di Bergius. La Farben produce, dall’idrogenazione del carbone miscelato all’olio, una benzina sintetica, olio per macchine, e qualunque altro tipo d’olio. Con questo processo, il 100% del carbone secco diventa una benzina equivalente a quella tratta dal petrolio. Si ordiranno infiniti tranelli, per impedire il pieno realizzarsi di questa invenzione, che minaccia di capovolgere l’economia mondiale, dato che basta il 2% del carbone tedesco per coprire il fabbisogno di carburante della Germania, e 1/5 della produzione mondiale per inaugurare una politica pacifica dei carburanti.


In un primo tempo, la Royal Durch ha preso un’opzione sui brevetti Bergius, pagandoli 50 milioni di franchi, ed ha interessato il gruppo francese del Comitè des Forges, costituito da Schneider, Creusot, e anche l’Arbed- Louxembourg e la Banca di Bruxelles, che dopo la guerra possono contare sul carbone dell’Alsazia Lorena e della Sarre, tolte alla Germania.


Allo scopo di frenare lo sviluppo del Sistema Bergius, per la liquefazione del carbone, nel 1931 la Standard Oil ha dato alla I.G. Farben due miliardi di dollari, per calmare i chimici tedeschi,; ma non darà certo la possibilità alla Germania di diventare una pericolosa concorrente. Se la Germania comprasse esclusivamente olî minerali sintetici auto prodotti, il che sarebbe possibilissimo, il bilancio dei pagamenti delle riparazioni che il Reich deve alle potenze straniere vincitrici, diminuirebbe di almeno 100 milioni di dollari all’anno.

La Farben, negli stabilimenti “Leuna” a Merseburg producendo ammoniaca e benzina sintetiche, dà un pericoloso esempio, seguendo il quale i paesi poveri di petrolio naturale potrebbero lanciarsi nella fabbricazione di quello sintetico. I “padroni del mondo”, nel frattempo, giocano con i popoli, con i governi, con gli eserciti, e con le marine come se si trattasse di soldatini di piombo.

Alla fine del 1934, il petrolio accende un nuovo focolaio di guerra in Estremo Oriente. Il conflitto ha inizio con una legge giapponese del 27 marzo, che stabilisce un monopolio, istituisce riserve di carburante per la difesa nazionale, e dà incremento all’industria nazionale di raffinazione.
Nello stesso anno, anche il Manciukuo segue l’esempio di Tokio, ed istituisce il controllo sulla produzione, l’acquisto e la vendita del petrolio. La Manciuria è teoricamente indipendente ma, di fatto, si trova sotto la tutela giapponese. Si innesca una nuova battaglia fra i petrolieri: una lotta accanita fra ebrei di Withechapel, diventati Lord, ex impiegati di Banca, emuli di Napoleone, e droghieri americani diventati, davvero, un po’ troppo potenti.

Quando dopo il 1933 i Chimici tedeschi della Farben iniziano a detronizzare il petrolio anglo-americano con la liquefazione del carbone nazionalsocialista, e Adolf Hitler chiude i conti con la speculazione finanziaria ebraica in Germania, la guerra privata dei colossi petroliferi e bancari mondiali, non tarderà troppo a farsi mondiale, e a configurarsi dapprima come una Guerra dichiarata degli Ebrei di tutto il mondo contro la Germania Nazionalsocialista, e poi come uno sterminio globale, che costerà la vita a 60 milioni d’esseri umani.

Gli Ebrei affermeranno di avere avuto, in essa, la loro luttuosa decima; come dubitarne?


Mauro Likar

MAURO LIKAR ORO NERO: LA GUERRA PER IL PETROLIOultima modifica: 2010-06-13T15:19:30+02:00da likar
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