MAURO LIKAR LA PSEUDO GUERRA DEL “DIRITTO”

 

 

MAURO LIKAR

Viking-army-small.jpg

La Pseudo guerra del diritto.

 

Nel 1914, Il “minuto divino” di Raymond Poincaré diventa un interminabile accucciarsi nel fango delle trincee; un Rannicchiarsi recalcitrante, che durerà quattro lunghi anni. I Russi non arrivano a Berlino per Ognissanti, e la piccola armata tedesca dell’Est sbaraglia Samsonov a Tannanberg, il 29 agosto 1914, ma, per l’incompetenza di von Moltke, manca la conclusione su Parigi, dopo il successo tedesco di Charleroi, e, nelle acque della Marna, sfuma la possibilità di una veloce vittoria.


L’Armata russa, male equipaggiata, è un gigante paralizzato: incapace di movimenti tattici efficaci. La guerra dei russi è, ormai, la lotta di un ubriaco in stato confusionale; più della metà dell’esercito, due milioni d’uomini, è stata messa fuori combattimento. Da questo prematuro affossarsi, e da quest’astenia del 1914, non potrà che nascere, inevitabilmente, la Rivoluzione bolscevica del 1917, di cui i bellicisti francesi, con Poincaré alla testa, hanno, materialmente, la piena responsabilità.


Fornendo le dozzine di miliardi di franchi-oro, mai rimborsati, che servono, secondo loro, all’acquisto di materiale bellico per armare i russi, hanno in realtà finanziato un’enorme truffa, ai danni della Russia zarista, portata avanti dai fabbricanti di armi, dai loro piazzisti, e da una fitta schiera di profittatori occasionali. Identiche le condizioni per i francesi, che hanno ricevuto, al fronte, armi raccattate ai quattro angoli del globo; vecchie di un quarto di secolo.

I Tedeschi sono ormai bloccati, dopo aver conquistato le più ricche provincie francesi; i Russi sono senza munizioni, i Francesi si ritrovano muniti di cannoni inutilizzabili, gli Inglesi, con il loro seguito di Indù, Neozelandesi, ed Australiani, vengono schiacciati da una pioggia di fuoco, che si abbatte implacabile sui loro caschi piatti. A Berlino si sa fin dall’inizio che, Per vincere la guerra russa, i Tedeschi devono liquidare la guerra francese in un massimo di sette settimane. La Germania non ha risolto né l’una né l’altra, e ora, nel luglio del 1914, si trova imbarcata, definitivamente, in un duplice conflitto impossibile.


Gli Austriaci vanno di male in peggio.
Stabilito ormai, che la guerra durerà a lungo, e che i cannoni degli Amstrong o dei Vichers non hanno portato a nulla, gli Alleati decidono che è bene ricorrere ormai alle armi degli impotenti: la menzogna, la deformazione dei fatti, il lavaggio dei cervelli, e, soprattutto, l’odio; motivato dall’enorme diffusione e ripetizione di quelle stesse menzogne. A partire da questo disastroso 1914, ogni appello bellicista alleato, ogni racconto orripilante, ogni riga di scribacchino provocatore, francese o Inglese, vengono farcite di esagerazioni folli, di bugie reiterate, in modo che i combattenti contro la Germania pensino, senza fiutare l’inganno, che solo grazie al loro sacrificio, i Tedeschi e il Kaiser, questa maledetta tribù di cannibali nordici, un giorno verrà trascinata in giudizio, e incatenata ai propri crimini di guerra.


L’istinto selvaggio innato, l’atavica e crudele sete di sangue e di carne umana, degli aristocratici Prussiani, la brutalità e il cinismo di una Germania, regredita allo stato selvaggio, il servilismo dei suoi intellettuali, diventano i cavalli di battaglia della propaganda antigermanica; diffusa dalla stampa alleata in tutti i paesi del mondo.

Guglielmo II, il più pacifico dei regnanti europei, diventa, sotto la penna di Clemenceau un “innominabile brandello di abiezione imperiale”, e la Germania una “mostruosa esplosione di volontà dominatrice” Sembra quasi che i politici alleati, in una “proiezione coillettiva” gareggino, per denigrare e rendere odiosi la Germania, e il Kaiser, nel prestar loro i propri specifici difetti; e le proprie non troppo velate intenzioni egemoniche. Così, anche l’inno del Reich germanico, il Deuitschlandlied, con il suo “Deutschland über alles”, che, come ognuno dovrebbe sapere, non significa affatto al disopra di tutto e di chiunque, ma al di sopra dei regionalismi, che ancora dividono i piccoli Stati tedeschi, diventa una prova dell’Alterigia e delle Barbarie Germanica.


La buona fede dei Francesi, e degli altri popoli, viene sapientemente manipolata, da una stampa pagata e pilotata dai guerrafondai e dai loro servizi di propaganda, per provocare l’indignazione e l’odio contro i Tedeschi sanguinari, imbastendo, sul loro conto, menzogne apocalittiche; pretese mostruosità, inauditi sterminî. Ogni soldato alleato, deve essere convinto di combattere non altri uomini, trascinati alla guerra loro malgrado, ma l’Orrore supremo: il Male assoluto.


La campagna antigermanica si estende velocemente all’estero, per sollevare contro il Reich l’odio universale,e, soprattutto, per provocare le adesioni militari dei futuri morti non francesi, non inglesi, e non russi. La calunnia più eclatante, sarà quella delle migliaia di mani, di bambini Belgi, tagliate ferocemente dai selvaggi tedeschi; accusa demenziale, e completamente falsa, da cui, però, non si asterrà nessun accolito di allora; incensatore ed adulatore degli Alleati, del 1914-1918, e di cui, nemmeno oggi si osa troppo fare parola; per la sua somiglianza, forse, con gli altri ulteriori sterminî fasulli, attribuiti ai teutonici, dopo il 1945.


Psicologicamente, il Grand-Guignol di questa enorme calunnia, vale, nel 1914-1915, quanto l’entrata in guerra degli Stati Uniti; nel 1917. Essa verrà creduta come molte altre, in semplice buona fede, senza che mai una prova dei fatti, possa o debba venire esibita. Questa macabra immagine, occuperà la mente di milioni di persone, suggestionandole per anni, e preparandole a ben più strepitose ed integrali menzogne.

Dopo le mani infantili tagliate, ecco apparire sulla stampa di tutto il mondo, le terribili storie delle caramelle avvelenate, dei civili massacrati, delle bambine violentate, dei preti impiccati, o degli ufficiali canadesi crocifissi. Panzane che faranno fremere d’odio, antitedesco, milioni di imbecilli troppo stupidi, troppo disonesti, o troppo ingenui, per vedervi dei trucchi della propaganda alleata.

Più la guerra continua, più il fatto che i Tedeschi siano dei mostri, deve diventare un dogma universale; bisogna che tutti credano a queste prime atrocità, artigianali, che diventano, in seguito, ecatombi attuate su scala industriale. Ecco che nel 1917, la propaganda alleata sparge, in chiave infernale e Dantesca, un’altra menzogna formidabile, a cui far fare, a mezzo stampa, il giro del mondo: i Tedeschi arrostiscono i cadaveri dei soldati morti, per distillarne il grasso, da cui traggono la glicerina degli esplosivi, dei lubrificanti, della margarina, e, dulcis in fundo, del Sapone.

Beninteso, Guglielmo II, nel 1914, non usa per lavarsi che questo sapone al grasso di soldato cadavere. Questi demoni bruciano anche le carni e le ossa dei morti, per farne mangime per polli e maiali. La storia del sapone, come sappiamo, non finirà qui.

Da allora in poi, e lo si vedrà bene dopo il 1945, si potrà credere, senza bisogno di prove, a qualsiasi delitto, ad ogni crimine commesso contro l’umanità, purché, ovviamente, siano i Tedeschi ad esserne gli accusati! Sul loro conto, si può accettare tranquillamente anche il falso madornale, l’inverosimile, l’irrazionale, il grottesco patologico; senza bisogno di soppesare o di verificare nulla. I Tedeschi, nonostante Goethe, Shiller, Dürer, Kleist, Kant, Nietzsche, Wagner, e tanti altri, restano comunque, lo si sa per verità rivelata ai popoli, dai propagandisti ebrei, degli incurabili mostri sanguinari.

Gli altri, i Francesi ad esempio, con la loro Gloriosa Rivoluzione, e con i massacri della Vandea, del 1793, possono anche aver massacrato, fucilato, strangolato, fatto calpestare dagli zoccoli dei cavalli, più di 300.000 donne, vecchi e bambini, o aver ghigliottinato migliaia di altre persone; restano comunque degli eroici campioni della Democrazia!

Napoleone il Grande, non ha mandato gli abitanti dei paesi occupati in semplici campi di lavoro, ma li ha condotti ai vasti mattatoi delle sue campagne belliche. Solo in Belgio, dei 196.000 soldati irreggimentati a forza, 50.000 sono morti sui campi di battaglia di questo imperatore straniero. In Spagna, le armate francesi hanno commesso delle atrocità orribili: impiccagioni, impalamenti, squartamenti di civili; ma in Europa nessuno odia per questo i Francesi.


Gli Inglesi hanno inflitto un martirio indicibile ai loro prigionieri di guerra napoleonici, e, in Transvaal, hanno creato i primi campi di concentramento della Storia; luoghi in cui sono morti, di miseria e di fame, migliaia di madri e di bambini Boeri. Hanno lapidato, ed attaccato alle bocche dei loro cannoni i propri schiavi Indù o negri, nel corso delle loro frequenti repressioni coloniali, ma passano, tuttora, per dei gentiluomini molto compiti. La stessa cosa vale ampiamente anche per gli Americani, che hanno sul loro conto la tratta dei Neri, lo sterminio pressoché completo dei Pellirosse, e la distruzione atomica di 500.000 civili giapponesi; genocidi per cui nessuno ha mai intentato loro un processo per “crimini contro l’umanità”.

Quando si tratta dei “Non-Tedeschi”, questi crimini non sono che le inevitabili, fastidiose conseguenze della guerra; presto li si dimentica, e poi se ne tace. Quando si tratta della Germania, però, ecco che il calderone dei crimini di guerra, veri o falsi che siano, non la smette più di ribollire. I ll Ricordo e la Memoria regnano allora incontrastati, ed incontrastabili, sulla scena del crimine presunto, ed i Tedeschi possono venire vituperati a piacere; rapinati e sfruttati, fino alla fine dei secoli. Questa costanza furibonda, nell’avversione, antigermanica, dovrebbe far riflettere sulle sue reali motivazioni, e sui suoi indiscutibili risultati.


Comunque sia, ecco che in quattro anni, dal 1914 al 1918, in nome del “Diritto” ma, lo si vedrà a Versailles nel 1919, in sola funzione di un “Profitto” da riscuotere dopo la “Vittoria”, gli Alleati, veri negrieri della carne da cannone, ordiscono una fitta trama di coinvolgimenti delle altre Nazioni; nel loro lucroso affare di sciacallaggio. Promettono a tutti i partecipanti laute ricompense territoriali, sulla Pelle dell’Austria Ungheria; della Turchia e della Germania. Il loro gioco di Borsa, al Massacro altrui, costerà ben 8 milioni di morti, e 32 milioni di mutilati ed invalidi.

 

carlo_d_asburgo-18.jpg

LA DANZA DERGLI SCIACALLI.

 

Se si produrrà un intervento italiano, contro l’Austria, una parte delle forze austriache dovrà necessariamente venire ritirata dall’Est, al nuovo campo di Battaglia occidentale: del Tirolo e del Friuli. Ciò vorrà dire un centinaio di migliaia di combattenti austriaci di meno, che i Russi e i loro satelliti Serbi non dovranno più affrontare direttamente. Con questo calcolo strategico, il “Diritto” ha ben poco a che fare.

Nel 1915, nessun pericolo minaccia gli Italiani, ma per i Russi e per i Francesi di Poincaré, la cooperazione immediata dell’Italia, e della Romania, è una necessità assoluta. Le molte offensive Alleate, difatti, non approdano a nulla, nonostante gli Inglesi usino il Gas asfissiante. Il vento, sfavorevole, li rende sprsso vittime del loro stesso crimine. Con i cadaveri dei soldati morti, si potrebbero elevare venti torri Eiffel.

Dopo che la Germania ha ricevuto l’appoggio Turco, il 29 ottobre 1914, un fronte italiano, con le sue migliaia di soldati, sarebbe un aiuto prezioso, per calamitare le forze austriache verso il Trentino e l’Adriatico. Nel frattempo, il Giappone, il 23 agosto 1914, ha dichiarato guerra alla Germania, non per aiutare gli Alleati, ma per rubare ai tedeschi i loro territori coloniali nel Pacifico; in Estremo Oriente, e in Cina, nella provincia di Chan-Ton.

Dalla formazione nel 1882 della Triplice Alleanza, fra Italia, Germania, Austria – Ungheria, tutto fa pensare che, in caso di conflitto, l’Italia entrerà in guerra a fianco dei suoi alleati austriaci, ungheresi, e tedeschi. Il 3 agosto 1914, l’Italia dichiara la propria neutralità, con la sola intenzione di stare a guardare, il più a lungo possibile, gli esiti del conflitto, per poi schierarsi, per puro interesse, dalla parte dei vincitori più probabili.

Salandra, Presidente del Consiglio Italiano, consacrato al solo interesse egoistico della sua Patria, come anche Giovanni Giolitti, pensano di poter ottenere qualcosa di “apprezzabile”; ad esempio, Il Trentino Italiano.

Da parte austriaca, Francesco Giuseppe è disposto, su pressioni dello stesso Guglielmo II, che non vuole vedersi aprire un altro fronte, a lasciare agli Italiani il Trentino, a convertire il proprio porto di Trieste in uno Stato autonomo, ed a lasciare, agli Italiani, carta bianca in Albania. Senza sparare un colpo, l’Italia potrebbe così ottenere un bottino non solo apprezzabile, ma assai considerevole.

Il 9 maggio 1915, il principe von Bülow, fiancheggiato dall’ambasciatore austriaco, presenta al governo italiano una nota confidenziale, in cui sono contenute le seguenti assicurazioni: “L’Austria Ungheria, è pronta a cedere la parte del Tirolo abitata dagli italiani, Gradisca e la riva ovest dell’Isonzo, laddove la popolazione è italiana. Trieste deve diventare città libera dell’Impero Austroungarico, con università e municipalità italiana. L’Austria riconosce la sovranità Italiana a Valona, e dichiara di non avere interessi politici in Albania.”


Senza che austriaci e tedeschi lo sappiano, l’irreparabile è però già accaduto; il 26 aprile 1915, l’Italia si è accordata con gli Alleati a Londra. I fondi alleati, francesi, soprattutto, sono stati elargiti generosamente, e gli intriganti dei giornali, lanciano una campagna bellicista. Benito Mussolini, con i fondi dei francesi ha creato il suo giornale: Il Popolo d’Italia, e diventa un acceso bellicista, come prima, squattrinato, era stato accanito fautore della neutralità.

Il Vate D’Annunzio, dà un tono lirico alle ingiunzioni mussoliniane, e tutti questi interventisti ricevono l’appoggio caloroso della Massoneria; sono pochi; ma estremamente chiassosi, come le storiche oche del Campidoglio. Il Motore di questa manovra è il Ministro degli Affari Esteri: un italiano bizzarro, chiamato Sidney Sonnino. Si tratta di un ebreo nato nel Libano, da padre israelita e madre inglese, che ne ha fatto un protestante in un paese di convinti cattolici.


Ebreo, levantino, semi-inglese, protestante, il barone Sonnino diventa il porta bandiera perfetto di un’Italia fattasi d’improvviso super-Nazionalista. I nuovi Soci Inglesi, e Francesi, hanno offerto più di quelli vecchi: Trentino Italiano, Sud Tirolo Tedesco, Trieste, l’Istria, La Dalmazia, l’Albania, le isole turche del Dodecanneso, le Sporadi del Sud, Adalia in Asia Minore; la Cilicia, il sud della Cappadocia, la regione di Smirne; un lotto di colonie africane della Germania. Queste, del “Trattato di Londra”, sono, ovviamente, promesse fra ladroni; premi che i “difensori del Diritto” alleati promettono, per poter ottenere i 496.000 futuri morti italiani, di cui hanno, al momento, un assoluto bisogno.


L’Italia s’impegna a dichiarare guerra all’Austria, e alla Germania, nello spazio di un mese; e lo fa il 21 maggio del 1915. Nel 1917, gli Italiani conosceranno, a Caporetto, uno dei maggiori disastri militari della loro storia; e a Versailles, nel 1919, vivranno, insultati a sangue da Clemenceau, la cocente disillusione di una miseria di bottino: giusto i trenta denari del loro infame tradimento. L’intervento dell’Italia non aggiusta le cose, ma è già un inizio. Dopo di essa, una ventina di paesi si aggregano agli alleati, ma ciò che ora conta è la posizione che assumerà la Bulgaria, ufficialmente neutrale, e la cui collaborazione è tatticamente essenziale sia per gli Austro-Tedeschi che per agli Alleati. Anch’essa, proprio come hanno fatto gli italiani, e come poi faranno i Rumeni, ha aspettato per giocare al rialzo, e per vedere chi offrirà di più.

Questa presunta “Guerra del Diritto” si rivela, fin dal primo giorno un gioco ipocrita, in cui ognuno intende servirsi degli altri per soddisfare i propri appetiti territoriali. Inglesi e Francesi, vogliono impedire, ad ogni costo, che si realizzi la congiunzione turco- tedesca, a cui la Bulgaria è essenziale, e che metterebbe in pericolo i loro possessi in Asia Minore.

La Bulgaria, per dare la sua adesione al clan alleato, chiede la Tracia, e la restituzione di tutte le regioni macedoni, il cui possesso le è stato promesso dal trattato serbo-bulgaro; del 13 marzo 1912. Queste restituzioni costano, alla Francia, meno di una bottiglia di champagne, ma bisogna convincere della cosa i Serbi, i Rumeni, e i Russi; il che risulterà impossibile.

L’1 Agosto del 1915, il colonnello Gantscher riceve, al Gran Quartier Generale tedesco, le proposte dei Bulgari, che passano così dall’altra sponda. I Tedeschi offrono ai Bulgari ciò che essi vogliono, ma questi ancora temporeggiano. Poi al Re Ferdinando di Bulgaria, visto l’atteggiamento intransigente dei Russi e dei Serbi, non resta altro che d’allearsi al Reich germanico.

I Russi, devono abbandonare tutta la Galizia, la Polonia, l’intera Lituania, perdendo la metà dei combattenti effettivi: 150.000 morti, 683.000 feriti, e 895.000 prigionieri. Gli anglo- francesi non stanno meglio. Oltre alle sconfitte nell’Artois e nello Champagne, le loro flotte hanno subito una solenne batosta ai Dardanelli, e a Gallipoli. Il 6 ottobre 1915 i Tedeschi attaccano, affiancati dai Bulgari, sbaragliando anche la Serbia.

Inizia allora, nell’ottobre del 1914, la razzia dei soldati di colore: un’enorme massa umana, di due milioni e trecentomila uomini uguale alla totalità delle armate franco-inglesi, che viene predata in Africa, in Asia, e in Oceania, e riversata sui campi di battaglia europei. Non sono ancora incluse, in queste truppe, le armate portate poi dall’Australia, dall’Africa del Sud, e dal Canada.

Senegalesi, Malgasci, e un milione e centomila Indù, vengono gettati in massa nell’immondo carnaio della guerra, per soddisfare degli interessi inglesi, e francesi, a loro completamente ignoti.
A questa carne nera, da cannone, seguono ancora altre masse umane di schiavi, non combattenti, che vengono rinchiusi nelle officine francesi, ed inglesi; per produrre armi e proiettili. Questi lavoratori addomesticati, vengono dalle colonie: dal Tonchino, come Ho Chi Min, o Chou-En Lai, e sono tre milioni di stranieri, per cui i conflitti europei sono del tutto estranei ed indecifrabili; quanto lo è il sanscrito per un pescatore bretone. Tutti questi uomini impareranno di persona, e per diretta esperienza, quanto l’Europeo bianco, possa e sappia essere disumano, sotto la mascherata degli ideali fasulli, delle piume, delle medaglie, e di declamate virtù; facilmente prostituibili, e tranquillamente prostituite.


A dimostrarlo, il 21 agosto del 1916, con una serie di sordidi calcoli, per entrare in possesso della Transilvania, del Banato, e di metà della Bucovina, entra nella schiera degli Eserciti Alleati anche la Romania, che finirà schiantata il 6 dicembre del 1916, quando i tedeschi, comandati dal maresciallo von Machensen, entreranno a Bucarest.

 

este_4778865_01420.jpg

L’APPELLO AGLI ARABI

 

Poi anche il Senegal, il Madagascar, il Tonchino, le Indie, la Cina, non bastano più alla bulimia necrofila degli Alleati, e, dal 1915, essi tentano di spingere nella mischia anche i popoli Arabi. Ai milioni di musulmani del Medio Oriente, Londra promette il trionfo della Mezza Luna: ovvero, la creazione di un grande Stato Arabo indipendente, dal Mar Rosso fino alla Mesopotamia; se essi si aggregheranno alle truppe britanniche.

Questi Arabi, sono pericolosi, ma tremendamente utili, perché sono soggetti all’Impero Turco, che, nel 1914, si estende dalla Tracia e dal Caucaso, fino ai confini dell’Egitto. Decine di milioni d’arabi, sono legati a Costantinopoli da una stessa Fede, e, al di là del Medio-Oriente, l’influenza spirituale dell’Islam si prolunga fin dentro le colonie dell’Impero Britannico; nelle Indie: dove vivono più di cento milioni di musulmani.

Una Guerra Santa Islamica, contro l’Inghilterra, sarebbe catastrofica, e più nociva, per gli Alleati, di centomila combattenti tedeschi. Conciliarsi l’alleanza di questi milioni d’Arabi, presenta anche un eminente interesse militare ed economico, perché l’estrazione del petrolio, il sangue putrefatto del mondo moderno, si sta sviluppando sempre più in queste contrade, e gli Inglesi vogliono farne una propria esclusiva Riserva di caccia.

A partire dal 1915, degli agenti britannici particolarmente dotati ed intriganti, tentano di attuare questa operazione di captazione degli arabi. In queste regioni, I capi arabi esercitano un potere politico e religioso, e sono, per prima cosa, dei nomadi; vivono sobriamente, e, per coinvolgerli, gli Inglesi dispongono di un loro agente geniale: Thomas Edward Lawrence, un tenace gallese di Tremadoc, dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, che vestendosi, parlando, mangiando, e amando come i beduini, diventa El Aurens, o “Lawrence d’Arabia”, ed entra nella leggenda già da vivo, dopo aver attraversato l’immensità dell’Arabia in lungo e in largo; a dorso di cammello.


Discreto, realista, accattivante, dotato dell’immaginazione di un Churchill, ma senza sigaro e senza cognac, Lawrence, che parla tutti i dialetti arabi ed è stato ad Oxford, allevato dai Gesuiti, si insinua poeticamente nel cuore dei beduini, condividendone, per anni, le tende, il semplice cibo, ed anche leros intervirile: l’omosessualità. Si dice archeologo, e s’interessa ai Castelli Crociati di Siria e Giordania, ma, in realtà, è uno spione britannico, membro dell’Intelligence Service, scelto per sobillare gli Arabi contro i Turchi, alleati della Germania.


Quando la Turchia entra in guerra a fianco della Germania, il 30 novembre del 1914, Lawrence fa le valige, e parte per il Cairo; perno assiale del mondo arabo, e luogo d’osservazione ideale. Se l’emiro Hussein che comanda ai Beduini di Hedjaz, ove si trova la Citta Santa della Mecca, si rivoltasse a Costantinopoli, il fatto cambierebbe completamente le possibilità di vittoria degli Inglesi, nella loro guerra con i Turchi; e con i Tedeschi. Lawrence fa la corte ad Hussein, e diventa l’amico intimo di uno dei suoi figli: l’emiro Faysal. Gli inglesi promettono, per iscritto, la ricostituzione di un grande Stato Arabo unificato, se i Turchi verranno vinti con la collaborazione degli arabi. Hussein avrà il potere regale, dalla Mecca a Damasco; dal Mar Rosso al Golfo Persico.

Il ricordo di un glorioso passato, in cui gli Arabi hanno posseduto l’Impero più esteso del mondo, dal Gange a Narbonne, e in cui Cordova e la Sicilia, sono stati luoghi di meravigliosa raffinatezza islamica, fluttua probabilmente nella mente di Hussein, inebriandola come il profumo di un immortale Roseto Segreto. A queste condizioni, l’alleanza militare degli Arabi con i Britannici, vale il rischio.

Sir Henry Mac Mahon, alto commissario britannico nelle Indie, e l’emiro Hussein, stabiliscono, attraverso uno scambio epistolare, in dieci lettere, la natura di questo “Grande Regno Arabo”. A partire dal 4 novembre del 1916, Hussein viene considerato, e trattato da Londra, come il Re della nuova Arabia, libera ed unificata. L’impegno britannico è formale, anche se segreto; come tutto ciò che firmano gli Inglesi.

Nel 1916, Lawrence può quindi, far scivolare la penisola araba dalla parte degli inglesi. Egli diventa il catalizzatore delle forze guerrigliere arabe, e trova i capi beduini in grado di sostenere l’insurrezione; primo fra tutti l’Emiro Feisal. Lawrence, insegna agli arabi la guerriglia eletta a sistema, organizza le truppe nella “Legione Araba”, divenendo anche il grande artefice degli accordi anglo- arabi, e il paladino della loro causa. Nel gennaio del 1917, Lawrence e i beduini sono pronti per la loro “Guerra d’ombre”, nel deserto, con uomini spietati che non fanno prigionieri, e che attaccano d’improvviso; nella bruma del mattino o nelle ombre del crepuscolo.


Ha inizio una lunga marcia su Damasco; un percorso siriano e giordano, costellato di cadaveri turchi evirati ed orrendamente mutilati; lastricato di assalti ai treni, e di orrendi massacri, di cui l’ “Eroe Inglese”, fattosi ormai apprezzato taglia-gole beduino, diviene l’acceso promotore. Il 6 luglio 1917, Lawrence entra in Aqaba, durante una tempesta di sabbia, cogliendo i turchi, che si aspettano un attacco navale inglese dalla parte del mare, completamente di sorpresa.

Gli assalti ai treni, e i massacri che li accompagnano, si susseguono con una tale ritmata intensità, che in quattro mesi diciassette convogli ferroviari, turchi vengono distrutti; con improvvisi attacchi dei beduini. La linea ferroviaria Medina- Damasco, l’unica esistente nella zona, diventa impercorribile, e l’armata turca, dislocata nel deserto giordano, e nell’Hegiaz, rimane isolata, paralizzata e priva di rifornimenti; in tutto il settore.

Lawrence avanza verso Damasco, e, nell’agosto del 1918, la guerra beduina, del deserto, muta la propria fisionomia: autocarri e autoblindo Rolls-Royce, si sostituiscono ai cammelli e ai cavalli arabi. Sotto l’urto dei ventimila cavalieri dell’Emiro Feisal, dei Beni Sakr, e di suo fratello Abdullah, figli dell’Emiro Hussein, Shaykh della Mecca e di Medina, Inizia la ritirata turca; screziata di massacri, da una parte e dall’altra.

Conquistata Damasco, il 1° ottobre 1918, Hussein, viene proclamato “Re degli Arabi”, e Lawrence viene promosso colonnello dell’esercito britannico, ma gli Alleati, Francia e Gran Bretagna, ostacolano in ogni modo la creazione di Stati indipendenti. Gli Arabi non sanno nulla, di ciò che gli Inglesi hanno promesso agli Ebrei, e di ciò che essi hanno stabilito il 9 marzo del 1916 d’accordo con i Francesi; nel patto segreto Sykes- Picot. Otto mesi prima di intronare Hussein, su un trono di cartapesta, gli Inglesi si sono attribuiti il Petrolio del Tigri e dell’Eufrate, i Francesi hanno avuto l’amministrazione del Libano e un’influenza preponderante in Siria, privando di fatto, il Regno nominale di Hussein, dei suoi territori e delle sue ricchezze più importanti.


Poi, un anno dopo, il Foreign Office, con la Dichiarazione Balfour, darà ai sionisti ebrei, in cambio dell’entrata in guerra dell’America, a fianco degli Alleati, anche la Palestina araba. L’impero britannico morirà di questi sotterfugi! Gli Arabi sono stati traditi intenzionalmente, nelle loro aspirazioni nazionali e territoriali, e Lawrence, che ha operato presso di loro, come tramite della Corona britannica, ha mancato alla parola data. Constatando che l’Inghilterra ha truffato sia lui, che i suoi protetti, il 20 ottobre 1918, a Buckingham Palace, residenza dei Reali inglesi, rifiuta sdegnosamente le onorificenze che Giorgio V, Re di Inghilterra, vorrebbe conferirgli personalmente: l’Ordine del Bagno, e l’Order of Merit; nonchè ogni altro incarico ufficiale.


Lawrence Rientra in Gran Bretagna, disgustato, e si arruola sotto falso nome nella RAF, per morire poi, a soli 45 anni, il 19 maggio 1935, sulla strada Clouds Hill-Bovington; in un misterioso incidente di motocicletta, apparentemente banale, e che forse, non lo è affatto. Hussein, Sceriffo della Mecca e di Medina, discendente diretto di Fatima, figlia del profeta Maometto, è un vecchio illuso di 71 anni, che dopo aver mandato i propri figli, Faysal ed Abdullah, a combattere per gli Inglesi e i Francesi, contro i Turchi, e i Tedeschi, crede di avere diritto al Trono dell’Arabia. Quel trono lo vuole però anche un altro capo arabo: Ibn Saud, che marcia contro Hussein, e lo sconfigge, nel 1924, nel Negged, senza che gli Inglesi, che hanno puntato su Ibn Saud facciano una piega.

Alla fine Hussein deve andarsene in esilio, dove morirà nel 1931. Perchè tolga più velocemente il disturbo, la Gran Bretagna lo paga con sette casse piene d’oro, e Hussein resterà nel suo esilio dorato, contemplando, forse, quelle inutili montagne di metallo brillante, che gli sono costate un regno, ed invocando sicuramente sugli Inglesi, fino all’ultimo respiro, la maledizione di Allah.

Ibn Saud, nel frattempo, instaura una dittatura feudale islamica assoluta, chiudendo l’Arabia a tutti gli stranieri, e allora gli inglesi corrono ai ripari, rispolverando i due figli di Hussein: Faysal ed Abdullah. A Faysal, che sembra più ingenuo e malleabile di Abdullah, essi concedono l’Iraq, dove c’è il petrolio che la Gran Bretagna vuole sfruttare, e per Abdullah non resta quindi nulla, dato che in Siria ci sono ormai i Francesi, e che la Palestina è stata promessa, con la dichiarazione Balfour, ai Sionisti Ebrei.

I Britannici inventano allora un nuovo Regno desertico: la Transgiordania, e lo danno in premio ad Abdullah. Così, Ibn Saud non potrà più espandersi verso i porti palestinesi, né verso il petrolio iracheno. Il deserto che ha visto le imprese dei beduini e di Lawrence, diviene, nel 1921, questo fasullo Stato di Transgiordania.
Abdullah non si sente affatto lusingato, per quel regalo di aridi ciottoli, privo di ogni risorsa, con cui gli Inglesi vorrebbero zittirlo, ma pone, comunque, la propria capitale ad Amman, con l’intento di creare, nel tempo, uno Stato arabo confederato, che comprenda la Palestina, la Siria, e parte dell’Arabia.


Sarà lui a creare, sull’ossatura stablita da Lawrence, la “Legione Araba”.

carlo_d_asburgo-21.jpg

Offerte di Pace e MASSACRI OVUNQUE

 

 

Nel Frattempo, in Europa Occidentale, il 21 febbraio del 1916, nella sola battaglia di Verdun, ci sono un milione di feriti, muoiono 36.0000 Tedeschi, 362.000 Francesi, e più di un milione di granate, seppelliscono vivi migliaia di soldati di entrambe gli schieramenti. Poi sarà la battaglia della Somme, in cui i Britannici perdono 419.654 uomini, i Francesi 194.451, e i Tedeschi 650.000; complessivamente, più di un milione e duecentomila vittime. Due milioni di morti e feriti, in due sole battaglie di Francia; nel 1916!

Gli Italiani, il 15 maggio 1916, perdono Asiago, e il 28 agosto conquistano Gorizia; costo: 75.000 morti italiani e ancora di più quelli austriaci. Dal dicembre 1914 per il tramite del Re di Danimarca, e poi il 10 marzo e il 25 maggio del 1915 i tedeschi propongono segretamente, ai Russi, di terminare questa guerra inutile, dando soddisfazione all’ambizione Russa di possedere Costantinopoli, e gli Stretti, proprio mentre Inglesi e Francesi vengono sconfitti ai Dardanelli.

Due tentativi andati curiosamente a vuoto, come il terzo, portato avanti l’11 agosto 1915, dal più importante fra i banchieri tedeschi: Monkiewitsch, direttore, malgrado il nome slavo, della Deutsche Bank, e che offre allo Zar, oltre a Costantinopoli, un enorme prestito di dieci miliardi di marchi oro.

Poi ancora altri tentativi, nel 1916, da parte del finanziere tedesco Fritz Warburg, e oltre, fino alla caduta della Russia zarista nelle mani dei bolscevichi. Il 9 aprile del 1917, altre carneficine in nome del Diritto, si consumano sull’Oise, e al Chemin des Dames. Hindemburg e Ludendorff hanno preparato, con estrema cura, delle enormi postazioni di cemento, inespugnabili, e contro cui gli Alleati si schiantano in massa.


Gli Italiani chiudono, il 14 ottobre, con la disfatta di Caporetto, queste festività alleate del 1917, mentre ovunque, lungo il fronte, scoppiano gli ammutinamenti. In Francia, dopo le defezioni e il pericolo di una rivoluzione, l’Assemblea, presa dal panico, conferisce a Clemenceau pieni poteri, facendone il padrone assoluto del Paese. Nel 1917 la guerra ha già causato 17 milioni di vittime; fra morti, feriti e prigionieri, e Germania ed Austria tentano diversi negoziati semi ufficiali, al fine di ristabilire la pace in Europa. Le proposte del nuovo Imperatore d’Austria – Ungheria, Carlo I, salito al trono dopo la morte di Francesco Giuseppe, avvenuta il 21 novembre 1916, comprendono la rinuncia ad ogni annessione dei territori, conquistati nel conflitto, l’autonomia a varie province dell’Impero, e la cessione all’Italia del Tirolo di lingua italiana; ovvero del Trentino.


Resa nota, la proposta di Pace Separata avanzata dall’Austria, non può che minare l’intesa fra Germania ed Austria; e divulgare l’offerta di Carlo I, è proprio quanto fa la Francia di Poincaré, tramite Ribot. Il solo scopo dei loro falsi negoziati è, per gli Alleati, quello di isolare completamente la Germania, per poi sferrarle il colpo fatale. Inoltre, senza poter dire il perché, Parigi e Londra devono avanzare delle pretese assurde, sabotando a priori ogni possibilità di intesa, dato che una dozzina di trattati segreti le obbligherà a nutrire, conclusa la Guerra, gli appetiti territoriali dei diversi “Soci” nell’affare delle spoliazioni e delle annessioni.

Solo una vittoria schiacciante sull’Austria-Ungheria, e sulla Germania, può consentire agli Alleati e ai loro burattinai ebrei e massoni, di operare quello smembramento territoriale ed etnico, che permetterà loro, di tenere più o meno fede ai loro impegni; ricavando dalla guerra quegli enormi profitti che tutti si attendono. Sono quindi escluse, per principio, tutte le soluzioni che potrebbero salvare l’Europa, mantenendo in vita l’Austria – Ungheria. Thomas Masaryk, Edward Benes, e la mafia cecoslovacca che ha ordito, assieme ai Fratelli Giacobini di Parigi, il complotto ebreo massonico contro l’Impero degli Asburgo, e quello degli Hohenzollern, vogliono la Guerra totale; fino alla definitiva disfatta degli Imperi centrali.


Gli scopi “particolari” di questi Venerabili Cecoslovacchi e dei loro confratelli, costeranno agli Europei altri 3 milioni di morti supplementari. Carlo I non riceverà, da parte di Guglielmo II, ad onta di quanto speravano gli Alleati, che delle proteste ufficiali assai blande; il Kaiser difatti, sa tutto della proposta Austriaca e spera, neppure troppo di nascosto, che l’Austria metta fine a quella guerra che sta causando la rovina del Reich. Ne farà egli stesso una, il 22 settembre 1917, portata avanti dal Cardinal Mercier, primate del Belgio, dalla Contessa de Meròde, e dal barone Evince Coppée. Anche questo tentativo verrà sistematicamente sabotato da Poincaré e Ribot, che impediranno ad Aristide Briand di partecipare alle trattative.


Tutti i tentativi di pace che seguono, vengono accantonati, perchè i piani dei tarantolati espansionisti, e dei loro mentori, devono concludersi in un implacabile massacro. La Germania deve essere annientata, estirpata, impedita in ogni ulteriore sviluppo; perché mai, altrimenti, i Poincaré e i Churchill sarebbero entrati in guerra? Per imporre una Pace iniqua, gli Alleati usano due mezzi assai efficaci: la carestia germanica pianificata, tramite il blocco totale delle merci, via mare, e, con la fame che ne consegue, l’incendio rivoluzionario; promosso dagli agitatori comunisti ebrei, con i loro continui scioperi degli Operai.


Inoltre, per rinsanguare le loro perdite, essi contano di coinvolgere i cento milioni di Americani che, finora sono rimasti neutrali. Con il loro apporto di carne fresca, tutto ridiventa possibile.

 

 

 

woodrow-wilson.jpg

Sola Salvezza: Gli Stati Uniti.

 

Gli Alleati sono ormai allo stremo delle forze; in tre anni di massacri, sui diversi fronti d’Europa, non hanno concluso un bel nulla. La vera mercanzia della guerra, la carne da cannone, è ormai pressoché scomparsa dal mercato, e i vivai umani sono stati vuotati fino alla feccia. Non restano, per rinsanguare le forze di Inglesi, Francesi, Russi, ed Italiani, che le risorse umane degli Stati Uniti d’America; che, però vogliono rimanere neutrali.

Nessuno, negli Stati Uniti, a parte una cricca di finanzieri e di mercanti di armi, per lo più ebrei, come il mentore del Presidente Wilson, il Colonnello House, ha voglia di entrare in quel conflitto che sta annientando le giovani forze d’Europa.

Per non essere proiettati immediatamente nel mattatoio europeo, e per trarne invece il massimo profitto, gli americani hanno, fin dal 1914 mostrato di voler indurre, le parti in causa, alle ragioni della pace, e a dei negoziati politici obbiettivi.

Wilson è un piccolo borghese irrancidito, ignorante e malaticcio, che confonde la Lituania con la Bosnia, e scambia le praterie, segnate sulle carte geografiche, con le nazionalità. Questo presbiteriano inibito, ed austero, che legge la Bibbia, interdice il gioco e il vino, considera il ballo come una profanazione, e pensa che il destino del mondo sia stato posto da Dio nelle sue mani, è un burattino mosso da fili altrui; un semplice paravento.


Dietro a lui, in penombra, a muoverne ogni gesto politico, sta Il rappresentante dei veri padroni degli Stati Uniti: Edward. M. House, l’emissario dei sedicenti detentori del destino universale. Costui, che al riparo dell’anonimato, ha “fabbricato” pezzo per pezzo, quest’ utile marionetta presidenziale, non occuperà mai, nel governo degli Stati Uniti alcun ruolo ufficiale.. House è il discendente di una famiglia ebrea olandese, emigrata in America, ed arricchitasi col traffico delle terre, degli schiavi, del cotone, e delle armi; durante la Guerra con il Messico, e poi in quella di Secessione.

Il Giovane giudeo-americano, futuro manager di Wilson, è l’erede di una grossa fortuna, e inizia la sua carriera politica nel Texas; scippato ai messicani. Questo colonnello House, che non ha mai passato mezz’ora in una caserma, assicura, con dei metodi disinvolti, le elezioni a Governatori e Senatori, e al loro seguito, resosi ormai indispensabile, mette piede in Campidoglio.

Il 5 Novembre del 1912, porta alla Casa Bianca Woodrow Wilson, e, fin dal primo giorno ha carta bianca; il Presidente non firmerà mai un documento, senza che House l’abbia soppesato, valutato, o riscritto.

Prima ancora dello scoppio della Guerra, europea, alla fine del 1913, House va in missione presso Guglielmo II, con questa semplice presentazione di Wilson:

“ Negli Stati Uniti, House è la Potenza dietro il Trono”

Con questo ruolo, egli viene ricevuto da Kaiser, che palesemente non vuole la guerra, e, come Potenza Suprema degli Stati Uniti, dopo aver saggiato il futuro avversario, sarà proprio lui a progettare e decidere, non solo le azioni belliche degli Stati Uniti, ma anche, con l’entrata nel conflitto dell’America, quelle dell’intera Coalizione Alleata.

House è l’uomo chiave, arbitro invisibile delle azioni altrui: il Super Presidente degli Stati Uniti, che concederà agli Alleati, nel 1917 due milioni di splendidi ragazzi, miliardi di dollari, e prodigiose quantità di materie prime, facendo loro vincere la guerra contro la Germania e l’Austria-Ungheria; per poter fare, degli Stati Uniti d’America, la roccaforte di coloro che da lungo tempo, dietro troni e Nazioni, decidono dell’avvenire del mondo.

La Guerra in Europa, dissangua gli europei e arricchisce a dismisura gli Americani, che in quei quattro anni, dal 1914 al 1918, s’ impadroniscono della metà dell’Oro mondiale, ed aumentano le loro esportazioni, e i loro profitti, quanto in tutto il corso dei 25 anni precedenti. Gli Stati Uniti approfittano della Guerra europea, anche per togliere alla Gran Bretagna i suoi clienti, e i suoi mercati migliori: nell’America del Sud. L’America Latina abbandona le Banche inglesi, e la Morgan Guaranty Trust si installa in Argentina, la Mercantile Bank in Venezuela e Perù.


La National City Bank, invece, semina le sue succursali a Caracas, Bahia, San Paolo, Rio de Janeiro, Montevideo, Buenos Aires. È una seconda, ed altrettanto proficua, Conquista delle Americhe. Dal 1915 al 1917, il Presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, sotto l’influsso di House, e dei gruppi di pressione ebraica, che dall’entrata in guerra dell’America possono ricavare, in cambio la Palestina araba, promessa loro da Lord Balfour, parteggia sempre più per i cugini britannici. Deve però ancora occultare, questo suo nuovo orientamento, che certo dispiace al 95% del suo elettorato; fautore della neutralità, e a cui egli deve chiedere, proprio alla fine del 1916, il rinnovo del proprio mandato presidenziale.


Il 18 aprile 1916, Wilson minaccia di rompere le relazioni diplomatiche con la Germania, in segno di protesta contro l’affondamento del postale francese Sussex, sulurato dai tedeschi il 24 marzo; e, pochi giorni dopo, Il 24 aprile, un lunedì di Pasqua, mentre l’esercito inglese è impegnato in Europa, dopo la sconfitta dei Dardanelli, i nazionalisti irlandesi del Sinn Fein scatenano la rivolta antibritannica.

Le artiglierie inglesi, paladine della “Guerra del Diritto”, aprono il fuoco, nella Colonia irlandese, sulla Gente di Dublino; causando 700 morti e la distruzione quasi completa della città. Gli Irlandesi d’America, certo non applaudono. L’ occulta adesione del governo House- Wilson, agli Alleati, dovrà attendere, per potersi rivelare, d’aver superato la barriera corallina delle elezioni americane. Il 7 novembre del 1916, Wilson viene rieletto come Presidente degli Stati Uniti, e, il 21 dello stesso mese, muore Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria e Re d’Ungheria, lasciando, alla successione, il nipote Carlo I, marito di Zita di Borbone- Parma. Il nuovo Imperatore si mostra favorevole ad una politica di pace, ma, le sue offerte restano disattese dagli Alleati.


Cinque mesi dopo aver ottenuto il nuovo mandato, e in violazione a tutte le formali promesse di neutralità, elargite dal candidato Wilson, durante la propria campagna elettorale, il 2 aprile 1917, dinanzi al Congresso, il neoeletto Presidente degli Stati Uniti, proclama solennemente la decisione del governo americano: di dichiarare guerra agli Imperi Centrali europei.

Le truppe americane, mettono piede in Francia alla fine di giugno. Gli Stati Uniti entrano nella Guerra Europea, a fianco degli Alleati, seguiti da una ventina d’altri paesi extraeuropei. La Grande Guerra, diventa, così, la Prima Guerra Mondiale, e l’ombelico del mondo cambia di residenza, facendo nascere una nuova dominazione Universale: quella Giudeo-Americana, tesa a diventare, ormai, la “Padrona dell’Universo”.

Un mese prima, il 2 di marzo, lo Zar Nicola II è costretto ad abdicare, e il potere viene gestito da un Governo comunista provvisorio, e dall Ministro della Guerra: Aleksandr Fiodorovic Kerenski; Sta per sorgere un nuovo mostro mondiale, e l’imperialismo americano e quello sovietico sovrappongono, ai sussulti di un’Europa agonizzante, gli spasmi uterini che preludono alla nascita del nuovo Ordine Mondiale, che vuole soppiantare duemila anni di predominio europeo.


A partire dal 1917, la storia della Prima Guerra Mondiale, è la cronaca dell’ascesa dell’Impero Ebraico-Americano, e di quello dei Soviet bolscevichi ebrei, al ruolo di Doppi Padroni del mondo. Essi in realtà servono un solo Padrone: l’Ebreo Internazionale. La Guerra d’Europa non sarà, allora, che l’estinguersi di un’ultima guerra civile, pensata e attuata, alle spalle dei miseri interessi egoistici delle varie Nazioni, e dei diversi Imperi, per mandare il Vecchio Continente, e le sue tradizioni millenarie, alla rottamazione definitiva. Le folle del 1918, noteranno appena l’enorme gravità di questa trasmutazione, che consegna alla dominazione apparentemente bicefala: russo-americana, ma in realtà ebraica, il totale dominio del pianeta.

 

decoline.png

L’IPOCRISIA AMERICANA

 

 

Nel 1914, ancora durante la propria neutralità nominale, l’America, l’occhio fisso al profitto, serve da solerte banchiere, e da fornitore di merci e materie prime; ai diversi belligeranti. L’assistenza finanziaria è, indubbiamente, il più losco dei contrabbandi, perchè influisce inesorabilmente su tutto il resto. È evidente che sottoscrivere massicciamente dei prestiti, in favore di una delle parti in guerra, significa prendere implicitamente partito contro l’altra. Investito il proprio prezioso danaro, il capitalista sosterrà, immancabilmente, il proprio debitore; difatti, se costui perdesse, svanirebbe la possibilità di recuperare il credito.


Nell’Europa in guerra, può richiedere dei prestiti, per i propri acquisti, solo chi è in grado di far viaggiare le merci attraverso l’Atlantico; ovvero, soltanto gli Alleati Wilson fa sapere alle Banche, che il governo non fa obiezioni all’apertura dei crediti bancari ai belligeranti, ben sapendo che saranno solo gli Alleati francesi, ed Inglesi, a ricevere il 95% di quei crediti. La vantata neutralità degli Americani, non è, quindi, affatto imparziale. Essi agiscono per una “salvezza della civiltà” che, ancora una volta, coincide con il loro esclusivo vantaggio.

Gli Alleati, pur nel loro dissanguare e martoriare l’Europa, diventano, per gli americani, dei clienti sempre più amabili. Pagano bene, e lo fanno col denaro che gli stessi americani hanno loro prestato; ad usura. Essi diventano, così, gli eterni ostaggi di un inestinguibile debito.

I Tedeschi subiscono il blocco navale, e si arrangiano come possono; poi, il 7 maggio del 1915 ecco la formidabile occasione di raggirare il pubblico americano: al largo delle coste Irlandesi, i tedeschi hanno silurano il Lusitania. Il naufragio del Lusitania, che non è nemmeno una nave americana, ma inglese, mette in subbuglio l’America, perché fra i 1198 passeggeri morti nel naufragio, 118 sono cittadini americani. Per la propaganda alleata, antigermanica, il Lusitania farà meraviglie, e la stampa potrà condurre un battage emozionale senza precedenti, per rompere, negli Stati Uniti, il muro della neutralità.


Poi, alla fine della guerra, un senatore americano rivelerà che il Lusitania era imbottito di munizioni, e che al colpo del siluro tedesco è seguita, un’esplosione interna, che ha fatto colare a picco la nave in meno d’un quarto d’ora. L’innocente vascello, registratosi come normale nave passeggeri, era una nave da guerra, travestita da transatlantico, ed usata per le operazioni belliche. Il Lusitania era, quindi, un bersaglio legittimo; consentito da tutte le norme internazionali d’ingaggio.


I Tedeschi, sapendo cosa si sta tramando per mezzo del Lusitania, inviano a tutti i giornali americani un comunicato stampa, in cui si avvisano gli eventuali passeggeri, che essi navigheranno, a loro rischio e pericolo, in zona di guerra. Il Dipartimento di Stato americano interviene immediatamente, per interdire la pubblicazione, a mezzo stampa, di questo pur salubre avviso.

Bisogna che il maggior numero di cittadini americani, ignari del pericolo, si imbarchi a bordo del Lusitania, incrociatore ausiliario della Royal Navy, armato di otto potenti cannoni da marina, da sei pollici, e carico di esplosivi, ma trasformato, per quei viaggi, in sedicente nave passeggeri.

I trafficanti d’armi e munizioni anglo-americani, spediscono le loro merci apponendovi delle etichette turistiche, e servendosi dei passeggeri civili per occultare il loro traffico; incassare i loro milioni, e provocare un disastro, di proporzioni tali, da eliminare ogni residuo di neutralità americana, spingendo il paese alla guerra.

Per due anni, l’America di House e di Wilson aspetta solo un nuovo incidente, o un’occasione per scatenare la guerra; perché per loro la sola idea della pace è diventata una mostruosità. Gli amici Britannici di House, con un intrigo interno al partito liberale, hanno tolto di mezzo il Primo ministro Asquith rimpiazzandolo con Lloyd Gorge: un convinto bellicista. Il Ministro Grey, amico intimo di House, viene sostituito dal ministro filo ebraico Balfour; il che è essenziale per l’ebreo americano. Grazie a lui, verrà difatti impiegata una nuova strategia; secondo le indicazioni del gruppo di pressione più potente del mondo: quello ebraico.


Il sionismo, fedele alla sua identità millenaria, è ben deciso ad usare, ovunque nel mondo, tutte le possibili forme di sovversione a lui utili. Ecco dei “dettagli” che all’epoca sembrano passare inosservati: Il principale assassino di Sarajevo, Gavrilo Princip, è di origine ebraica. In Italia, il ministro che porta il paese in guerra, Sidney Sonnino, è un ebreo levantino. Il ruolo del finanziere ebreo Baruch è preponderante in seno alla presidenza degli Stati Uniti, e in Francia, Clemenceau ha preso come consigliere privato Georges Mandel, che allo stato civile si chiama, in realtà Louis de Rothschild.


L’esperto finanziario più importante del governo francese, prima e durante la guerra, è un altro ebreo: il ministro delle finanze Klotz; e Maurice Paleologue, braccio destro diplomatico di Poincaré, appartiene anche lui alla razza eletta. Non è affatto un Paleologo bizantino, di Costantinopoli, ma un Pollack della Valacchia: un francese di contrabbando, emerso dai dedali di un ghetto orientale.
In Inghilterra, Balfour non è certo il solo ad avere tendenze filo ebraiche. Sir Philippe Sassooon, segretario del Primo Ministro, è ebreo. Rufus Isaacs, alias Lord Redding, è lui pure ebreo. Ebreo è anche Il Vicerè delle Indie, Lord Montagu. E lo sono anche Il Vicerè di Palestina, Sir Herbert Samuel , Sir M. Nathan e Sir Edgar Speyer.
House, tra tutti questi ebrei si sente a casa; nella sua stessa tribù.

Nel 1917, appena giunto al governo, Balfour lancia da Londra la sua famosa “Dichiarazione”, che accorda agli ebrei sparpagliati nel mondo, un “focolare” nella Palestina araba, che diventerà il “focolaio” di tutte le guerre a venire. I nuovi venuti, promette la Dichiarazione, rispetteranno i beni e le persone degli Arabi; che all’epoca sono i soli abitatori della regione. Gli Ebrei che vivono in Palestina, nel 1917, sono difatti l’8% della popolazione, sul 2% del suolo.


Balfour, che conosce bene l’immensa potenza tentacolare dell’Internazionale Ebraica, sa che ora il centro vitale del potere ebraico si è trasferito negli Stati Uniti. Per gli Ebrei Gerusalemme è allora il Grande Miraggio, e il sionismo è l’espressione sentimentale della loro ansia millenaria. Promettendo ufficialmente un “focolare”, nella Palestina dei loro Profeti, Balfour è certo di provocare una reazione viscerale: di schieramento ebraico a fianco degli Alleati.

Il suo non è solo uno slogan di propaganda, ma un mezzo per assicurarsi la simpatia e l’appoggio degli ebrei del mondo intero, e, in special modo, di quelli americani del B’nai Brith massonico, che useranno, da quel momento, la loro influenza e i loro enormi mezzi, per fare entrare l’America nel conflitto europeo; a fianco degli Alleati.

 

 

Lotta di strada a Berlino.jpg

Cosa Hanno Imbastito i sarti Ebrei?

 

 

Nel decennio 1870-1880, I gruppi Hoveve’ Zion (gli amanti di Sion), operanti sia in Russia che in Romania, promuovono i primi insediamenti agricoli in Palestina; e, dal 1882 al 1903 si ha la Prima Alià: una emigrazione su vasta scala, proveniente proprio da quei Paesi, e che comprende molti membri degli Hoveve’ Zion. La scalata del Sionismo, verso la sua Terra di Israele, ha delle tappe ben precise: Nel 1882 Viene pubblicato il libro “Autoemancipazione” di Leo Pinsker; nel quale egli lancia un appello per la formazione di uno Stato nazionale ebraico.


I membri del movimento “Bilu”, che invoca la rinascita del popolo ebraico, attraverso l’insediamento in Palestina, ormai già chiamata da costoro Terra d’Israele, arrivano nel paese arabo, diventando il primo nucleo organizzato di occupanti- terroristi-pionieri. Nel 1885, Nathan Bimbaum conia, in una rivista periodica che propaga le idee del movimento Hoveve’ Zion, il termine “Zionismo”.

Nel 1890 Eliezer Ben Yehuda, il “padre della lingua ebraica moderna”, fonda il Comitato per la Lingua Ebraica; come parte di uno sforzo per fare dell’ebraico una lingua moderna. Nel 1891 Ahad Ha’am visita la Palestina e lancia un appello perché si crei un centro culturale ebraico. Nel 1896 Theodor Herzl, il padre del Sionismo politico, scrive il suo libro: “Lo Stato Ebraico”, asserendo che il problema dell’antisemitismo può essere risolto solo con la formazione di uno Stato ebraico di Israele.

Il 29 agosto 1897, viene convocato il Primo Congresso Sionistico; si ha l’adozione del programma di Basilea, nel quale si fa appello alla fondazione di una Patria Nazionale per gli Ebrei; nella Terra d’Israele, in Palestina. Theodor Herzl, scrive nel suo giornale: “A Basilea ho fondato lo Stato Ebraico; fra cinquant’ anni tutti se ne renderanno conto.” Viene fondata l’Organizzazione Sionistica, di cui Herzl diviene presidente. Nel 1898 si ha il Secondo Congresso Sionistico, in cui vengono poste le basi per la fondazione del Fondo Ebraico Coloniale, che diventera’ in seguito la Banca Anglo Palestinese.


L’imperatore Guglielmo II di Germania, visita la Palestina, e si incontra proprio con Teodoro Herzl; anch’egli in visita nel Paese. Nel 1899, Il Terzo Congresso Sionistico adotta uno statuto completo. Nel 1900, durante il Quarto Congresso Sionistico, si discute della “Persecuzione dell’Ebraismo Rumeno”, e dei problemi dei lavoratori Ebrei in Palestina. Nel 1901, si ha il Quinto Congresso Sionistico, e l’Organizzazione Sionistica istituisce il Fondo Nazionale Ebraico (Keren Kayemet Le Israel); con lo scopo di acquistare terreni nella Palestina ebraica (ormai definita spudoratamente Terra d’Israele), perché siano “eterno possesso del popolo ebraico”.

Nel 1902 Viene aperto a Gerusalemme l’ambulatorio Sha’are’ Zedek, per fornire servizi sanitari gratuiti alla popolazione ebraica della citta’. Nel Sesto Congresso Sionistico; viene discussa l’offerta, del governo britannico, di un territorio in Uganda, per l’insediamento ebraico. La proposta provoca una grande divisione nel movimento, e, nonostante venga approvata dalla maggioranza dei delegati, sarà poi abbandonata. Evidentemente, qualcuno ha ben altri progetti.


Nel 1903 Viene fondata la Banca Anglo-Palestinese (oggi Bank Leumi’) che diviene il principale istituto finanziario dell’Yishuv (La Comunita’ Ebraica della Palestina). Viene fondata l’Associazione degli Insegnanti della Lingua Ebraica. Nel 1904 Muore Teodoro Herzl, padre del Sionismo politico, e, dal 1904 al 1914, a seguito delle azioni di destabilizzazione, attuate dalla Wall Street sionista, nei Regni e nelle monarchie europee, e dei relativi pogrom di reazione, iniziano a giungere gli immigrati della seconda Alia’; principalmente dalla Russia e dalla Polonia. I nuovi arrivati fondano numerosi insediamenti agricoli in Palestina.


Nel 1905, al Settimo Congresso Sionistico, David Wolfson viene eletto presidente dell’Organizzazione Sionistica. Nel 1906 Viene aperta a Gerusalemme l’Accademia delle Arti di Bezalel, diretta da Boris Schatz, con lo scopo dichiarato, di incoraggiare giovani Ebrei di talento a studiare arte; ma, con l’intento reale, di far arrivare, in Palestina, quanta più giovane forza ebraica possibile. Nel 1907, all’Ottavo Congresso Sionistico, viene presa la decisione di spingere allo scoperto l’azione del Sionismo politico, ( con chiari sforzi internazionali per ottenere, dall’Inghilterra, un documento ufficiale per gli Ebrei di Palestina) e con il Sionismo pratico; ovvero con l’insediamento diretto di ebrei nelle terre arabe.


Si prende atto del fatto che ambedue le azioni sono necessarie, e che, insieme, esse formano un intero. Nel 1908 Inizia la pubblicazione, a Gerusalemme, di Hazvi’, il primo quotidiano in ebraico. A Giaffa, viene aperta una prima filiale della Organizzazione Sionistica. Nel 1909 Viene costituita l’organizzazione Hashomer, che si assume la responsabilità della sicurezza degli insediamenti ebraici. Si tratta, di un primo nucleo di terroristi bene addestrati. Nel Nono Congresso Sionistico, per la prima volta, si ha una rappresentanza dei Coloni Ebrei in Palestina. Nelle vicinanze di Giaffa viene fondata Tel-Aviv, la prima citta’ completamente ebraica dell’era moderna.


A Degania, sulle rive del Lago Kinnere (Mare della Galilea o di Tiberiade), viene fondato dai giovani pionieri Ebrei, il primo Kibbutz; combinando l’insediamento agricolo con un regime di vita collettivo. Nel 1911 al Decimo Congresso Sionistico, Otto Warburg viene eletto presidente della Organizzazione Sionistica. Nel 1913, all’Undicesimo Congresso Sionistico, viene presa la decisione di fondare l’Università Ebraica di Gerusalemme. Gli anni che precedono la Prima Guerra Mondiale, sono, quindi, anche quelli del più intenso operato sionista, nella sua preparazione degli eventi decisivi, che porteranno allo sconvolgimento dell’Europa; e al possesso formale, ebraico, della Palestina araba.


Bisogna, per poter comprendere appieno gli avvenimenti europei, del periodo dal 1914, al 1940, fare una breve ma utilissima disgressione su alcuni fatti che, in quel periodo, accadono oltre Oceano; negli Stati Uniti d’America.

 

iv345_19990041_badge_bnaibr.jpg

B’NAÏ B’RÏTH

 

Per rendersi conto dell’enorme ampiezza e della capacità d’azione, del sionismo ebraico americano, sia all’interno dell’apparato governativo, che ai vertici della Casa Bianca, basta ricordare le accoppiate Consigliere-Presidente, nelle quali almeno uno dei due, se non entrambe, appartengono al Popolo Elettosi Superiore, e Predestinato al dominio del mondo.

Gli Ambi presidenziali, usciti sulla ruota di Washington: House-Wilson, del 1914, Morgenthau-Roosevelt, del 1940, e Rahm Emanuel, Barack Obama, del 2008, simostrano che, a dispetto del tempo, la Tombola presidenziale americana è stata, è, e rimane, una Lotteria tipicamente ebraica. Per capire come possa venire condotto, un simile gioco, bisogna dare notizia di una delle più potenti organizzazioni ebraiche americane ed Internazionale: Il B’naï B’rïth, che costituisce la più antica, e la più numerosa organizzazione giudaica di mutuo soccorso, organizzata in Logge e in Capitoli di tipo massonico, e presente in 58 nazioni. Il numero totale dei suoi membri, è molto superiore ai 500.000.


Il B’naï B’rith viene fondato al Caffè Sinsheimer, nel quartiere di Wall Street, a New York; il 13 ottobre 1843. Allora lo si chiama “Bundes-Brueder” o “Lega dei fratelli”, con un nome tedesco, data la provenienza dei fondatori, che essendo ebrei-tedeschi, parlano soltanto la lingua germanica e, ovviamente, l’Yiddish.

Il “B’naï B’rith ” è una delle più antiche associazioni ebraiche americane esistenti, se si escludono le Sinagoghe, presenti in America din dal XVII secolo. Il fondatore, Henry Jones, cerca e trova dei soci co-fondatori, reclutandoli presso la locale Sinagoga, di cui è uno dei principali responsabili. Il “B’naï B’rith” stesso, riconosce che almeno quattro dei suoi fondatori sono massoni. L’Ordine del “B’naï B’rith”, per libera scelta dei fondatori, è riservato esclusivamente agli ebrei, dato che essi vogliono creare, fin dal principio, un Ordine selettivo, e un organismo lobbystico ebraico, che diventi il mezzo per riunire gli ebrei d’America, ed “illuminare” così, “come un faro il mondo intero”.


Un mese dopo la creazione dell’Ordine, si decide che la sede sarà la Nuova Gerusalemme americana: New York. Il locale, scelto per fondare la prima Loggia di New York, non è una sala della Sinagoga, troppo eloquentemente ebraica, ma il tempio massonico situato all’angolo, fra Oliver Street ed Henry Street; scelto proprio per evidenziare i caratteri esteriori, massonici, del movimento ebraico. I fondatori, decidono poi di cambiare nome all’associazione, stimando che un Ordine esclusivamente    ebraico,    debba    avere    anch’esso, necessariamente, un nome squisitamente israelita.


Forse per risparmiare sulla carta intestata, conservano le iniziali B. B. ma cambiano il nome dell’Ordine: da “Bundes-Brueder ” (Lega dei Fratelli) a “B’naï B’rith” (Figli dell’Alleanza). Il motto dell’Ordine è un piccolo capolavoro di umorismo involontario: “Benevolenza, Amore fraterno ed Armonia”. Si sceglie perciò, come simbolo dell’Ordine la “menorah”, il candelabro a sette braccia, tipicamente ebraico.

Henry Jones caldeggia la necessità di una stretta coesione, della comunità ebraica americana, in vista del suo futuro, prevedibile incremento, conseguente ad un crescente afflusso di immigranti europei. Egli crea, quindi, un’organizzazione che provvede alla loro sistemazione, ed al loro sostentamento iniziale. Occulta così, i principi religiosi del Giudaismo Talmudico, di rapace spoliazione e sfruttamento dei popoli non ebrei, sotto la scorza, falsamente filantropica, della Massoneria “Illuminata”.


Lo scopo implicito, nell’organismo di “mutuo soccorso” di Jones, è quello di selezionare, tra gli immigrati ebrei, gli elementi migliori con cui costituire i “quadri”, e le élites necessarie al governo del Kahal ebraico newyorchese, e alla gestione progressiva del Giudaismo americano, che si appresta, fin da allora, ad infiltrare ed esautorare, metodicamente, il Governo Americano non ebraico; inserendosi, come un virus opportunistico, in tutti i gangli nevralgici della vita politica, sociale, intellettuale, e culturale della Nazione ospitante.


Dall’America, assoggettata ai capitali ebraici, gli Ebrei potranno ordire e tessere la loro trama; per la conquista e la sottomissione iniziale dell’Europa, e poi del Mondo Intero. Gli Ebrei, ultra ortodossi o sionisti che siano, hanno, comunque, una tenace ossessione, relativa alla loro fede religiosa: essere i soli sacerdoti dell’umanità: un Popolo di sacrificatori, e, implicitamente, di macellai.


Per ottenere questo bel risultato, essi devono perciò conservare il carattere razziale e selettivo del Giudaismo; evitando, allo stesso tempo, ogni implicazione teologica dissociante. La Sinagoga, che in America è allora profondamente divisa, non può compiere quest’opera di penetrazione: le Logge devono quindi interporsi, nelle dispute interne, ed unificare ciò che i contrasti settari hanno diviso.


Il “B’naï B’rith” vuole essere il grande educatore: il supremo programmatore degli ebrei e della loro mentalità; un veicolo condizionante, capace di innalzarli al rango che, secondo il Patto d’elezione con Jahvé, il Dio della vendetta e degli eserciti, compete loro: d’ essere le guide e i Padroni dell’umanità! L’Ordine ha quindi una duplice funzione: essere una roccaforte, contro la secolarizzazione e la perdita dell’identità ebraica, e, nello stesso tempo, evitare ogni divisione interna; causata da inutili dispute teologiche.

Per favorire questa coesione d’intenti, degli ebrei, l’Ordine, rifacendosi ai principi della Massoneria, si pone al di sopra dei partiti, e delle correnti teologiche ebraiche: esso costituisce il “Potere”: il “Kahal”, diventando così, il centro di tutti gli affari del mondo ebraico americano, ed il punto d’incontro degli ebrei liberali e pre-sionisti; e di quelli ortodossi anti sionisti. Grazie alla sua caratteristica pluralista, il “B’naï B’rith” riesce ad unire ciò che la Sinagoga ha, fino ad allora, diviso. Inoltre, per mantenere intatta la propria capacità d’azione, filo ebraica, esso mostrerà sempre una capacità proteiforme, di cambiamento apparente, e di adattamento alle circostanze contingenti.


Nell’ambito dei suoi compiti: di tutela delle minoranze ebraiche, l’Ordine “B’naï B’rith” eserciterà, tramite il canale della Diplomazia Americana, quasi completamente in mano sua, enormi pressioni in favore degli ebrei, “ingiustamente perseguitati” in Russia, in Romania, in Germania; e negli altri luoghi. Nel 1903, per esempio, il presidente Franklin Delano Roosevelt, anch’egli ebreo e membro dell’Ordine, prepara, insieme al “B’naï B’rith” una lettera di protesta, da inviare allo Zar di Russia, per condannare i più che giustificati pogrom russi. Le richieste contenute nella lettera, trasmessa dal Segretario di Stato americano, non vengono, ovviamente, accolte dallo Zar, il quale anzi, vedendo che gli ebrei capeggiano in misura preponderante le schiere dei rivoluzionari bolscevichi russi, decide di sottomettere gli ebrei, considerati stranieri e sovversivi, ad un regime speciale di permessi e di passaporti, per poterli meglio sorvegliare.

L’America fa nuovamente delle pressioni diplomatiche sullo Zar, ma Nicola II rifiuta, ancora una volta, di ricevere le assurde proteste ebree americane. Il Gran Presidente del “B’naï B’rith” di quel tempo, Krans, scrive che uno dei membri dell’ordine ha dichiarato in quella ‘occasione:

“Se lo Zar non vuole dare al nostro popolo la libertà che esso desidera, allora una Rivoluzione installerà una Repubblica in Russia, mediante la quale otterremo i nostri diritti”.

Così accadrà puntualmente, con l’aiuto dei Rothschild e dei banchieri ebrei di Wall Street, che finanzieranno e tuteleranno la Rivoluzione Bolscevica, traendone, con il massacro della famiglia Imperiale Russa, che lascia i suoi depositi nelle loro banche, enormi profitti finanziari.

Il B’naï B’rith ha attualmente, in 58 nazioni il mondo, delle Logge maschili, dei Capitoli femminili, e una Organizzazione giovanile molto attiva. I suoi scopi dichiarati o presunti, sono quelli di difendere i diritti umani, specie quelli degli ebrei, tramite dei collegi Ebraici collegati alla Fondazione Hillel; promuovere dei programmi di sponsorizzazione educativa, per gruppi di adulti e di giovani; aiutare le vittime ebree di disastri naturali; sostenere ospedali ed iniziative filantropiche che promuovano il benessere di Israele.


Nel 1913 il B’naï B’rith fonda la Anti-Defamation League, o Lega anti diffamazione, per combattere efficacemente quello che essi chiamano antisemitismo, ma, in realtà, per annientare e perseguire ogni iniziativa ed ogni voce contraria all’azione degli Ebrei e di Israele nel mondo. L’Ufficio Nazionale Americano, situato a Washington, D.C. pubblica il giornale The International Jewish Monthly, ed altri periodici di nicchia. Attualmente, Negli USA le campagne presidenziali passano, inevitabilmente, attraverso il filtro delle assemblee, o tornate massoniche del “B’naï B’rith”, dove i candidati, sia democratici che repubblicani, per ottenere voti e sponsorizzazioni, vengono a porgere i loro messaggi di sostegno; all’Ebraismo Internazionale e ad Israele.

Per esempio, nel 1953 il vice presidente Richard Nixon fu il principale oratore politico al banchetto della Convenzione, ed il presidente Dwight Eisenhower inviò un caloroso messaggio d’incoraggiamento alla Loggia. Eisenhower prese poi parte al banchetto per il 40° anniversario dell’A.D.L. Anti-Diffamation League of “B’naï B’rith”: il “braccio armato” del “B’naï B’rith”. Mentre nel 1963, per i 50 anni dell’A.D.L., l’invitato d’onore fu il presidente John Fidgerald Kennedy. Alcuni mesi più tardi, anche il nuovo presidente Lyndon Johnson fu invitato dall’Ordine. Per finire, il presidente del “B’naï B’rith”, Label Katz, incontrò in udienza privata Giovanni XXIII, nel gennaio 1960. Tramite Jules Isaac l’Ordine ha così giocato un ruolo di primo piano nella preparazione del documento: Nostra Ætate del Concilio Vaticano II.


L’Organizzazione ha creato così tre Istituzioni che hanno svolto un ruolo chiave nella vita mondiale degli Ebrei, e non solo nella loro: La Anti-Defamation League (1913); Hillel (1923), la più grande organizzazione di Campus universitari ebraica, e il B’nai B’rith Youth Organization (1924), organizzazione giovanile, impegnata nel risolvere i problemi posti dall’Assimilazione dei giovani Ebrei della diaspora, e che opera con una rete di campi estivi per giovani. Logge del B’nai B’rith sono state stabilite in Medio Oriente, iniziando con la Loggia Maimonides, al Cairo, nel 1887. e con la Loggia Eliahu Hanabi , ad    Alexandria (1891), seguite dalle Logge di Istanbul, Edirne, e Beirut (1911).


Oggi i membri del “B’naï B’rith” cercano di non accennare al loro intimo legame con la Massoneria non ebraica, di cui costituiscono il Livello superiore e direttivo; ma, come abbiamo già detto, almeno quattro dei fondatori del “B’naï B’rith” erano massoni, e si riunivano in templi massonici. Il “B’naï B’rith” è “il ramo ebraico della Massoneria”, e un tipo di “obbedienza massonica riservata ai soli ebrei”. Ufficialmente esso avrebbe dovuto abbandonare la regola del segreto nel 1920, ma ancora nel 1936, Paul Goldman, presidente della prima Loggia di Londra, parla, in un articolo che ne tratteggia la storia, del segreto: o silenzio sulle attività delle Logge ebraiche. Vi sono ovviamente, nel “B’naï B’rith”, delle “riunioni aperte” a cui possono assistere anche i profani; ma le “vere riunioni”, chiuse o segrete, sono riservate ai soli “fratelli ebrei”.

 

 

 

JDRd.jpg

UN’OCCHIATA

ALLA FINANZA AMERICANA.

 

 

Prima della Guerra Mondiale, del 1914-1918, la struttura affaristica e finanziaria degli Stati Uniti, è dominata da due conglomerati: la Standard Oil, o Rockefeller Enterprises, e il Complesso delle Industrie Morgan: finanza e trasporti. Il Trust Rockefeller-Morgan, domina non solo Wall Street, ma, attraverso una rete di consociate, controlla l’intera industria; e quindi l’economia degli Stati Uniti d’America. Gli Interessi dei Rockefeller, monopolizzano il petrolio e le industrie connesse, controllando il trust del rame, del tabacco, e centinaia di piccole industrie satelliti, legate al servizio pubblico: autostrade, ferrovie e istituzioni bancarie.

La National City Bank è la piu’ grande delle Banche controllata dalla Standard Oil Rockefeller, ma il controllo finanziario dei Rockefeller, si estende anche alla United States Trust Company, alla Hannover National Bank, e alle maggiori compagnie di assicurazioni: Equitable Life e Mutual of New York.    Le Grandi imprese Morgan dell’acciaio, di navigazione e dell’industria elettrica, includono la General Electric, il trust della gomma, e delle ferrovie. Come Rockefeller, anche Morgan controlla le corporazioni finanziarie: la National Bank of Commerce, e la Chase National Bank; il New York Life Insurance, e la Guaranty Trust Company.    Nella prima parte del XX secolo, la Guaranty Trust Company è dominata dagli interessi del Signor Edward Henry Harriman.


Quando il vecchio ebreo Harriman, muore nel 1909, Morgan e le associate entrano nel Trust Guaranty, nella Mutual Life, e nella New York Life. Nel 1919, Morgan prende il controllo della Equitable Life; e la Guaranty Trust Company assorbe altre sei compagnie minori. Alla fine della Prima Guerra Mondiale, il Guaranty Trust, e il Trust dei Banchieri della Bankers Trust, sono quindi, rispettivamente, il primo e il secondo dei Trust degli Stati Uniti; entrambe dominati dagli interessi dell’Ebreo Morgan.


I Finanzieri americani, associati a questi gruppi, sono tutti coinvolti nel finanziamento delle Rivoluzioni Mondiali; anche prima del 1917. L’intervento delle leggi su Wall Street, a firma di Sullivan & Cromwell, nella controversia e nello scandalo della Bancarotta fraudolenta del Canale di Panama, è registrata negli atti del Congresso del 1913. L’episodio è riassunto dal Congressista Rainey:

E’ mia opinione che la rappresentanza di questo Governo, degli Stati Uniti, abbia reso possibile la rivoluzione dell’Istmo di Panama. Io affermo che questo governo ha violato il trattato del 1846, e sono in grado di produrre le prove, per mostrare che la dichiarazione d’indipendenza, che fu promulgata a Panama, il 3 Novembre 1903, era stata stilata proprio qui a New York City; e poi portata là: preparata nell’ufficio di Wilson Nelson Cromwell.

Il Congressista Rainey ha appurato che, solo 10 o 12 dei capi rivoluzionari Panamensi, oltre agli ufficiali della Panama Railroad & Steamship Co., che sono sotto il controllo di William Nelson Cromwell, di New York, e gli ufficiali dello State Department di Washington, sapevano della rivoluzione indipendentista . Lo scopo di questa Rivoluzione posticcia è stato quello di privare la Colombia, di cui Panama era allora una Parte, di 40 milioni di dollari, acquisendo, inoltre, il controllo del Canale di Panama. Il miglior esempio documentale, sugli interventi della Wall Street ebrea, in una rivoluzione, è l’operazione di un Sindacato Newyorchese di banchieri, rispetto alla Rivoluzione Cinese del 1912.


Le intenzioni e il ruolo del gruppo finanziario di New York, sono pienamente documentati, assieme alle somme di denaro, alle informazioni su società segrete Cinesi affiliate, e alla lista di imbarco degli armamenti, e delle merci da inviare. Il sindacato di banchieri di New York, coinvolto nella Rivoluzione di Sun Yat-sen, include Charles B. Hill, un avvocato con il mandato e le firme Hunt, Hill & Betts.


Nel 1912 il suo ufficio è situato al 165 Broadway, a New York, ma nel 1917 si sposta al 120 Broadway. Là, al trentaquattresimo piano, è situato il The Bankers Club: là si trova anche il più importante Quartiere generale del Federal Reserve System; per l’area di New York . Gli uffici di molti direttori della Federal Reserve Bank di New York, e, ancor più importante, l’American International Corporation, sono anch’essi situati al 120 Broadway.

Ludwig Martens, rappresentante dei Soviet come primo ambasciatore Bolscevico negli Stati Uniti, e capo del Soviet Bureau, è, nel 1917, il vice presidente della Weinberg & Posner , che ha anch’essa I suoi uffici al numero 120 di Broadway. Charles B. Hill è il direttore di parecchie sussidiarie della Westinghouse, incluse Bryant Electric, Perkins Electric Switch, e Westinghouse Lamp: tutte affiliate alla Westinghouse Electric, il cui ufficio a New York è, anch’esso, situato al 120 Broadway.

Charles R. Crane, organizzatore delle sussidiarie di Westinghouse in Russia, ha avuto un ruolo non secondario nella seconda fase della Rivoluzione Bolscevica. Le operazioni del sindacato Hill nel 1910, in Cina, sono conservate nei Laurence Boothe Papers, all’Istituzione Hoover. Questi incartamenti contengono 110 cartelle, che includono le lettere di Sun Yat-sen ai, e dai suoi banchieri americani. In compenso, per il supporto finanziario, Sun Yat-sen promette al sundacato Hill, le ferrovie, le banche, e le concessioni commerciali in quella che sarà la Nuova Cina Rivoluzionaria.


Un altro caso di rivoluzione sostenuta dalle istituzioni finanziarie della New York giudaico sionista, riguarda la Rivoluzione Messicana del 1915-16. Von Rintelen, un agente dello spionaggio Germanico negli Stati Uniti, viene accusato nel maggio 1917, di voler coinvolgere gli Stati Uniti con il Messico e il Giappone, per provocare ammutinamenti delle truppe alleate in Europa. I Pagamenti per gli ammutinamenti, sono stati, invece, pagati dagli Stati Uniti a Pancho Villa, il Messicano rivoluzionario, e sono stati erogati, attraverso la Guaranty Trust Company.


Von Rintelen Sommerfeld, ha pagato 380,000 dollari via Guaranty Trust e Mississippi Valley Trust Company, alla Western Cartridge Company di Alton, Illinois, per l’ammutinamento avvenuto ad El Paso; come compenso a Villa. Ciò accade alla metà del 1915. Il 10 Gennaio 1916, Pancho Villa uccide 70 minatori Americani, a Santa Isabel, e, il 9 Marzo 1916, fa un raid a Columbus, nel New Mexico, uccidendo altri 18 Americani. Il coinvolgimento dei banchieri ebrei di Wall Street, in questi disordini di frontiera Messicani, è il soggetto di una lettera, del 6 ottobre 1916, di Lincoln Steffens, un comunista americano, al “colonnello” ebreo House, eminenza grigia a Woodrow Wilson:

“ Mio caro Colonnello House, giusto dopo aver lasciato New York, l’altro Lunedì, mi sono convinto che Wall Street ha fatto delle manovre per un altro raid dei banditi messicani negli Stati Uniti: questo è assai atroce, ma cade a tempo debito, scelto proprio in vista delle elezioni “.


Una volta al potere in Messico, il Governo Carranza ordinerà altre armi agli Stati Uniti. La American Gun Company fa contratti per 5.000 Mauser, e viene rilasciata una licenza di produzione alla War Trade Board per 15.000 pistole e 15.000,000 confezioni di munizioni. L’Ambasciatore Americano in Messico, Fletcher, ” rifiuta di far arrivare armi e munizioni a Carranza, tuttavia, l’intervento del Segretario di Stato Robert Lansing, riduce la cosa ad una dilazione temporanea, permettendo quindi, alla American Gun Company, di portare a buon fine i suoi affari.


I Raids negli Stati Uniti, da parte di Villa e Carranza, sono riportati nel New York Times, come la “Texas Revolution”: una specie di prova generale per la Rivoluzione Bolscevica, in cui si accomunano Tedeschi e Bolscevichi. La testimonianza di John A. Walls, avvocato distrettuale di Brownsville, nel Texas, nel 1919, dinanzi al Fall Committee, mostra, con evidenza documentabile, i legami fra gli interessi Ebreo Bolscevichi negli Stati Uniti, le attività comuniste in Germania, e le forze di Carranza in Messico.

Di conseguenza, il governo Carranza, il primo al mondo con una costituzione di tipo Sovietico, scritta dai Trotzskysti, è, agli occhi del mondo intero, un governo messo in piedi e sostenuto dagli Ebrei di Wall Street.
La rivoluzione di Carranza, non avrebbe alcun esito, senza le munizioni americane, e Carranza stesso, non potrebbe restare al potere molto a lungo, senza l’aiuto di questi pseudo Americani, che sono, di fatto, gli Ebrei più potenti di Wall Street.

Un intervento simile, da parte dei soliti Banchieri di Wall Street, si avrà anche con la Rivoluzione Bolscevica di Russia, che ha, come emissari, i Banchieri Svedesi, collegati ai Rotschild, e, come intermediario, Olof Aschberg. Ovviamente, la storia inizia con i legami fra gli zaristi pre rivoluzionari, e il sindacato delle banche di Wall Street.

 

 

decoline.png

BANCHIERI AMERICANI

E CONNESSIONI ZARISTE.

 

Nell’Agosto 1914, l’Europa entra in guerra. Per le leggi Internazionali, i paesi neutrali come l’America, che resta tale fino all’Aprile 1917, non possono fare affari con le nazioni belligeranti. Si tratta di una questione sia legale che morale. Mentre la Casa Morgan provvede, illegalmente, alle necessità belliche dell’ Inghilterra e della Francia, nel 1915, J.P. Morgan capisce che queste non sono soltanto esportazioni di guerra, ma un modo assai semplice, e proficuo, per facilitare e incrementare i propri traffici internazionali.

Se si rende necessaria una distinzione sottile, che permetta questo traffico, ecco che a farla, nell’Ottobre del 1914, è proprio il Presidente Wilson. Egli spiega che la vendita di armi e di derrate degli U.S.A, ai governi stranieri, è, in effetti, un mezzo per salvare i governi belligeranti, e non un modo subdolo per finanziare la guerra.

D’altro canto, le note del Tesoro, e le altre evidenze di debito, in pagamento dei vari beni venduti, sono, per lui, solo un modo per facilitare il commercio, e non un mezzo degli sciacalli di Wall Street per finanziare lo sforzo bellico, e di incrementare, quindi, i propri enormi profitti. Documenti nel Dipartimernto di Stato, dimostrano che la National City Bank, controllata dagli interessi di Stillman e Rockefeller, e il Guaranty Trust, controllato dagli interessi di Morgan, forniscono armi e merci, alla Russia belligerante, ben prima che gli Stati Uniti entrino in guerra; ed evidenziano che queste merci, vengono esportate con la collusione del Dipartimento di Stato, che dovrebbe, invece, far rispettare le leggi internazionali; contrarie a questo traffico.


Degli ulteriori negoziati, per gli scambi commerciali, vengono attuati tramite gli uffici di comunicazione governativi; sotto la copertura del top-level di segretezza “Green Cipher”, del Dipartimento di Stato. Ecco gli estratti di alcuni cablo, mandati dal Dipartimento di Stato, e riguardanti il caso. Il 9 Maggio 1916, l’Ambasciatore americano David. R. Francis, a Petrograd, manda questo cablo al Dipartimento di Stato di Washington, per inoltrarlo a Frank Arthur Vanderlip, direttore della National City Bank a New York. Il messaggio, viene mandato in Green Cipher, e viene cifrato e decifrato dagli ufficiali del Dipartimento di Stato, alle imposte delle tasse degli U.S. A. Sia a Petrograd che a Washington. (file 861.51/110).

563, Maggio 94, 1 p.m. Per Vanderlip National City Bank New York. Cinque. Nostra precedente opinione credito rafforzata. Noi invieremo piano cablato come investimento di Sicurezza (safe investment) e, inoltre, una speculazione assai attraente in rubli. Per garantire lo scambio di valuta, abbiamo messo dei soldi ovunque, nel presente mercato. Contrariamente alle opinioni sfavorevoli, create da un lungo ritardo nei nostri introiti, farsene pienamente responsabili offre la possibilità di prendere venticinque milioni di dollari.

Pensiamo che la maggior parte di tutto l’affare, dovrebbe essere sostenuta dalla Banca e dalle istituzioni alleate. Rispettando le clausola per le cauzioni doganali, queste si trasformano in un pratico legato, su più di cento cinquanta milioni di dollari all’anno, di dogana; il che ci dà la sicurezza assoluta, e ci assicura completamente il mercato, anche se in difetto. Consideriamo tre (anni?) Le opzioni sui fondi vincolati sono notevoli, e, per questa ragione, l’importo di accreditamento del rublo dovrebbe essere esteso ad un dato gruppo, o tramite la distribuzione di amici molto intimi. L’Internazionale Americana dovrebbe assumere il blocco, e dovremmo informare il Governo.


Il Gruppo Pensante dovrebbe essere formato immediatamente, per prendere e dare i beni vincolati…… Bisogna assicurarsi la piena e garantita cooperazione. Suggerisco che vediate Jack, personalmente, usate ogni mezzo per ottenere il loro lavoro effettivo, altrimenti cooperate per formare un nuovo gruppo di garanzia. Occasioni molto grandi, qui durante i dieci anni futuri, per la condizione del finanziamento statale e industriale, se questa transazione viene portata a termine senza incertezze e viene ben stabilita. Nel rispondere, tenga a mente la situazione per quanto riguarda il Cablo. Mac Roberts Rich.

DAVID. R. FRANCIS, AMERICAN AMBASSADOR

 

Ci sono parecchi punti, riguardanti questo Cablogramma, che servono a capire la storia che segue. Per prima cosa, notiamo il riferimento alla American International Corporation, a firma Morgan: un nome che appare continuamente in questa storia. Secondo, “guarantee”, garantita, si riferisce al Guaranty Trust Company. Terzo, “Mac Roberts” è Samuel Mac Roberts, il vice presidente e l’executive manager della National City Bank.

Il 24 Maggio 1916, l’Ambasciatore Francis cabla un messaggio da Rolph Marsh, del Guaranty Trust, a Petrograd, al Guaranty Trust a New York; di nuovo nello speciale Green Cipher, e ancora una volta usando i mezzi del Dipartimento di Stato. Questo cablo dice quanto segue :

565, Maggio 24, 6 p.m. per la Guaranty Trust Company New York: Tre. Olof considera la nuova proposizione attentamente. Olof aiutera’ piuttosto che ferire il vostro prestigio. Una situazione di cooperazione è necessaria, se grandi cose devono essere compiute. É fortemente necessario che vi accordiate, con City, nel considerare ed agire congiuntamente in tutte le attuali grandi proposizioni. Decidete i vantaggi per entrambe, e prevenite i giochi uno contro l’altro. La rappresentanza City, qui, desidera (scritto a mano) una simile cooperazione. Considerate concluse le premesse, e pensate anche al nostro credito nominale. Consideriamo le opzioni del credito, del rublo, con le opzioni vincolate in proposizione. Il secondo paragrafo offre splendide opportunità di profitto, ma urge una vostra accettazione. Per favore, cablatemi la piena autorità di agire in connessione con la City. Considerate la nostra proposta d’ incontro, una situazione soddisfacente per noi, e permetteteci di fare grandi cose. Ancora, è assai necessario che voi prendiate 25 milioni di credito in rubli. Non vi è possibilità di perdita, e solo enormi vantaggi speculativi. Ancora, è urgente avere il Vice Presidente sul terreno. L’Effetto qui sarebbe decisamente buono. Gli Avvocati residenti, non badano a prestigio e doveri. Questo va tramite Ambasciata, per una risposta in codice; rispondete in ogni modo. Vedere il cablo per le possibilità.

ROLPH MARSH. FRANCIS, AMERICAN AMBASSADOR Nota:— L’Intero Messaggio in Green Cipher.


“Olof” nel cablo e’ Olof Aschberg, banchiere Svedese e canale, nel 1915, per conferire con la casa Morgan; su questi mercati Russi. Ora, nel 1916, egli è a Petrograd con Rolph Marsh, del Guaranty Trust, Samuel Mac Roberts e Rich, della National City Bank (“City” in cable) per svolgere affari per il consorzio Morgan-Rockefeller.
L’anno seguente, Aschberg, come vedremo in seguito, sarà conosciuto come il “Bolshevik Banker,” il banchiere dei Bolscevichi, e le sue memorie attestano questo fatto; fino nel titolo.

Il Dipartimento di Stato possiede una serie di Cablo, fra l’Ambasciatore Francis, l’Acting Secretary Frank Polk, e il Segretario di Stato del Presidente Wilson: Robert Lansing, riguardanti la legalità, e la correttezza, nel trasmettere i cablo della National City Bank, e del Guaranty Trust, a spese pubbliche. Il 25 Maggio 1916, l’Ambasciatore Francis cabla a Washington quanto segue, in riferimento ai suoi cablo precedenti:

569, Maggio 25, Una p.m. I miei telegrammi 563 e 565 Maggio 24, sono stati inviati come rappresentante d’istituzioni tendenti a fare affari, con un grande incremento del traffico internazionale, e un grande beneficio [relazioni diplomatiche?]. Prospetto il successo promesso. Le rappresentanze di Petrograd, considerano le clausole poste molto soddisfacenti, ma temono che il modo in cui si rappresentano le loro Istituzioni pregiudichi l’esito completo dell’affare; se il Governo qui accetta simili punti di vista.
FRANCIS, AMERICAN AMBASSADOR.

 

La Ragione di base, citata da Francis per facilitare i Cablo è la “Speranza di incrementare ampiamente il traffico internazionale” La Trasmissione di messaggi commerciali, usando il Dipartimento di Stato, viene proibita, e l’ 1 Giugno 1916, Polk cabla a Francis: 842 In vista della regolamentazione del Dipartimento, contenuta nella sua circolare telegrafica, del 15 Marzo, (divieto di inoltrare messaggi Commerciali) 1915, per favore, spiega quali messaggi nei tuoi 563, 565 e 575, possono essere comunicati. Poi, per piacere, segui strettamente le istruzioni del Dipartimento. Agisci.    Polk 861.51/112/110

Poi, l’8 Giugno 1916, il Segretario di Stato Lansing estende la proibizione, e stabilisce chiaramente che gli affari trattati sono illegali: 860 I vostri 563, 565, Maggio 24, g: 569 Maggio 25.1 pm. Prima di inoltrare messaggi a Vanderlip, e Guaranty Trust Company, Io devo investigare quanto essi si riferiscano agli affari del Governo Russo, in ogni loro descrizione. Se essi lo fanno, io nego che il Dipartimento possa prendere parte alla loro trasmissione; dato che questa azione lo sottoporrebbe e critiche giustificate; a causa di una partecipazione del Governo nella transazione commerciale con paesi belligeranti, con il proposito di svolgere delle operazioni ostili. Questa partecipazione è contraria alle regole, accettate dalle leggi internazionali, per il fatto che un Governo neutrale non può fornire assistenza né mezzi commerciali ai belligeranti.


L’ultima linea del cablo di Lansing, così come e stata scritta, non viene trasmessa a Petrograd. La linea dice: ” Non si potrebbero svolgere delle trattative per mandare questi messaggi attraverso i canali Russi?” Come possiamo giustificare questi cablo e le parti coinvolte? Chiaramente, gli interessi Morgan-Rockefeller non sono certo rispettosi delle leggi internazionali. E’ ovvio l’intento, in questi cablo, di offrire merci ai belligeranti. Non vi è alcuna esitazione, da parte di queste Industrie, nell’usare i canali del Dipartimento di Stato per i propri negoziati , e inoltre, a dispetto delle proteste, il Dipartimento di Stato lascerà che i messaggi continuino.


Alla fine, cosa assai interessante per gli eventi che seguiranno, Olof Aschberg, il banchiere Svedese, diviene un intermediario di spicco nei negoziati; intrapresi dal Guaranty Trust. Diamo quindi un’occhiata a questo signore, così attivo a New York, nel 1916.

Olof Aschberg, Il Banchiere dei Bolscevichi, o il “Bankier der Weltrevolution,” come viene chiamato dalla stampa Germanica, è il padrone della Nya Banken, fondata nel 1912 a Stoccolma. I suoi co-direttori, sono membri eminenti delle cooperative Svedesi: socialisti Svedesi, inclusi G.W. Dahl, K. G. Rosling, e C. Gerhard Magnusson.

Nel 1918, la Nya Banken viene posta nella lista nera degli Alleati, per le sue operazioni finanziarie in aiuto alla Germania. In risposta alla lista nera, la Nya Banken cambia il suo nome in Svensk Ekonomiebolaget. La Banca resta sotto il controllo di Aschberg, ed è sempre diretta da lui. L’agente della Banca a Londra è la British Bank of North Commerce, il cui direttore è Earl Grey, associato di Cecil Rhodes.


Altri associati nel giro d’ affari di Aschberg, sono Krassin, che, fino alla Rivoluzione Russa , quando cambia colore e diviene un attivo bolscevico, è il Russian manager della Siemens- Schukert a Petrograd; Carl Furstenberg, ministro della finanza nel primo governo Bolscevico; e Max May, vice presidente in carica, per le operazioni all’estero, del Guaranty Trust di New York. Olof Aschberg pensa così bene di Max May che ne include una fotografia nel proprio libro. Nell’Estate del 1916, Olof Aschberg è a New York, in rappresentanza sia della Nya Banken che di Pierre Bark: il ministro zarista delle finanze. Il primo affare di Aschberg a New York, secondo il New York Times (Agosto 4, 1916), è di negoziare 50 milioni di dollari in merci per la Russia, con un sindacato di Banche americane, capeggiato dalla Stillman’s National City Bank.


Questo affare, viene concluso il 5 Giugno 1916; il risultato è un credito della Russia di 50 milioni di dollari a New York, al tasso bancario del 7 -1/2 per cento all’ anno, e un corrispondente credito di 150-milioni- in rubli per il sindacato NCB in Russia. Il sindacato di New York poi ribalta la cosa, e ottiene il 6 e1/2 per cento, certificato a suo proprio nome, sul mercato degli Stati Unit; per un ammontare di 50 millioni di dollari. Così il sindacato della NCB ricava un profitto sui 50 milioni di dollari dati alla Russia, stornandoli sul mercato americano, per un profitto ulteriore; e ottiene un credito di 150-millioni di rubli in Russia.

Durante la sua visita a New York, per conto del governo zarista, Aschberg fa alcuni commenti davvero profetici, riguardanti il futuro dell’America in Russia. L’apertura per il capitale Americano e l’iniziativa Americana, con il risveglio portato dalla guerra, farà della Russia terra di nessuno, quando la battaglia sarà finita. Ci sono oggi molti americani a Petrograd, in rappresentanza delle maggiori firme del Business, essi hanno il polso della situazione, e presto, quando il cambiamento sarà avvenuto, sorgerà un grande traffico mercantile Americano con la Russia.

 

 

decoline.png

OLOF ASCHEMBERG

NELLA RIVOLUZIONE BOLSCEVICA.

 

 

C’è quindi un’operazione commerciale in atto a New York: Nya Banken e Olof Aschberg, stanno stornando fondi: dal governo germanico, ai rivoluzionari Russi; fondi che servono a stabilire il Comitato Kerensky, e, quindi, il regime Bolscevico. L’evidenza del coinvolgimento di Olof Aschberg, e le sue intime connessioni con la Rivoluzione Bolscevica, provengono da parecchie fonti: alcune più valide di altre.

La Nya Banken e Olof Aschberg, sono citati nei Sisson papers; tuttavia, George Kennan ha sistematicamente analizzato queste carte, mostrandone le manchevolezze, anche se sono certamente basate su materiali autentici. Un’altra evidenza, provieniente dal Colonnello B. V. Nikitine, in forza al controspionaggio nel governo Kerensky, consiste in 29 telegrammi, trasmessi da Stoccolma a Petrograd, e vice versa; ed attinenti al finanziamento dei Bolscevichi.

Tre di questi telegrammi, riferiti alle banche – telegrammi 10 e 11- si riferiscono alla Nya Banken, e il telegramma 14 si riferisce alla Russo-Asiatic Bank; a Petrograd. Il Telegramma 10 è il seguente:
Gisa Furstenberg Saltsjobaden.    Fondi molto scarsi, non possono bastare. Se reale urgenza, date 500 come ultimo pagamento, partita matite, perdute in origine, senza speranza. Istruite Nya Banken, cablo prossimo 100 mila Sumenson.
Il Telegramma 11 dice:

Kozlovsky Sergievskaya 81. Prima lettera ricevuta. Nya Banken telegrafa cablo in cui Solomon offre all’agenzia dei telegrafi locali, riferiti a Bronck Savelievich Avilov.

Fürstenberg è l’intermediario fra Parvus (Alexander I. Helphand) e il governo germanico. Circa questi trasferimenti, Michael Futrell conclude: Si è scoperto che durante gli ultimi pochi mesi, essa [Evegeniya Sumenson] ha ricevuto circa un milione di rubli da Furstenberg, attraverso la Nya Banken di Stockholm, e che questo denaro proviene da fonti Germaniche.

Il Telegramma 14 della serie di Nikitine dice:

“Furstenberg Saltsjöbaden. Numero 90 periodo 100.000 nella Russo-Asiatic Sumenson.” Il rappresentante U.S. per la Russo-Asiatic è la MacGregor Grant Company al 120 Broadway, New York City, e la banca è finanziata dal Guaranty Trust negli U.S. e dalla Nya Banken in Svezia.


Un’ altra menzione alla Nya Banken, si trova nel materiale “The Charges Against the Bolsheviks”, pubblicato nel priodo Kerensky. Particolarmente notevole, in questo materiale, è un documento firmato da Gregory Alexinsky, un membro formatore della Seconda Duma di Stato, in relazione ai trasferimenti valutari fatti ai Bolscevichi. Il documento parziale dice quanto segue:

Conformemente alle informazioni, appena ricevute, queste persone di fiducia a Stoccolma erano: il Bolscevico Jacob Furstenberg, meglio noto con lo pseudonimo “di Hanecki” (Ganetskii) e di Parvus (Dott. Helfand). A Petrograd: l’avvocato dei Bolsheviki, M. U. Kozlovsky, un parente della donna di Hanecki — Sumenson, coinvolta nella speculazione insieme a Hanecki e ad altri. Kozlovsky è la principale ricevente dei soldi tedeschi, che sono trasferiti da Berlino con “la Disconto-Gesellschaft” a Stoccolma “Via Banca,” e, di là, alla Banca siberiana di Petrograd, dove il suo cliente attualmente ha un bilancio di oltre di 2.000.000 di rubli. La censura militare ha intercettato uno scambio ininterrotto di telegrammi, di natura politica e finanziaria, fra gli agenti Tedeschi e i Leaders Bolscevichi [ Stockholm-Petrograd].22


Inoltre, c’è nelle cartelle del Dipartimento di Stato, un messaggio cifrato in Green Cipher dalla Ambasciata degli U.S.A. a Cristiania (chiamata Oslo, nel 1925), in Norvegia, e datata 21 Febbraio 1918, che dice:

” Sono informato che i fondi Bolsheviki soono depositati in Nya Banken, a Stockholm, Legazione Stockholm avvisata. Schmedeman.”


Michael Furtell, che ha intervistato Olof Aschberg appena prima la sua morte, conclude che i fondi monetari dei Bolscevichi sono stati, effettivamente, trasferiti dalla Germania tramite la Nya Banken e Jacob Furstenberg, sotto la copertura di un apparente pagamento per le merci spedite. Secondo Futrell, Aschberg gli ha confermato che Furstenberg ha condotto un business commerciale con la Nya Banken, e che, inoltre, Furstenberg ha trasmesso i fondi monetari a Petrograd.


Queste dichiarazioni sono autenticate nelle memorie di Aschberg, (vedi pagina 70). Insomma, Aschberg, con la sua Nya Banken, è stato, indubbiamente, un Canale per i fondi monetari usati nella rivoluzione Bolscevica; e la Guaranty Trust è direttamente coinvolta; tramite la sua associazione con Aschberg, e i suoi interessi nella MacGregor Grant Co., di New York: agente della Banca Russo-Asiatica, e ulteriore veicolo di trasferimento dei fondi.

Parecchi anni più tardi, nell’autunno di 1922, i Soviet formano la loro prima Banca internazionale. Essa è basata su un sindacato che coinvolge i principali banchieri privati Russi, e alcuni nuovi investitori; dalla Germania, dalla Svezia, dall’Inghilterra, e dall’America. Conosciuta come Ruskombank ( Banca commerciale straniera, o Banca del commercio estero), essa ha a capo Olof Aschberg, e il suo cartello consiste nei banchieri privati zaristi, nei rappresentanti delle banche germaniche, svedesi, e americane, e, naturalmente, nei rappresentanti dell’Unione Sovietica. La legazione degli Stati Uniti a Stoccolma riferisce a Washington su questo problema, e nota, in un riferimento ad Aschberg, che “la sua reputazione è assai scarsa”.


Ciò viene riportato nel documento 54, dei documenti di Sisson, e nel Dispaccio no. 138 del 4 gennaio 1921 dalla legazione di Copenhagen.”

Il consorzio straniero di operazioni bancarie, coinvolto nella Ruskombank, rappresenta principalmente il capitale britannico. Esso include la Russo-Asiatic Consolidated Limited, che è uno di più grandi creditori privati della Russia, e a cui è stato assegnato un compenso di 3 milione di sterline, dai Soviet, per compensare il danneggiamento delle sue proprietà nell’Unione Sovietica, a causa della nazionalizzazione. Il governo Britannico stesso, ha ricevuto e acquisito notevoli interessi nelle Banche private russe; secondo un rapporto del Dipartimento di Stato.


“il governo britannico è pesantemente coinvolto con forti investimenti nel consorzio in questione.” Il Consorzio si è garantite vaste concessioni in Russia, e la Banca ha accumulato, nell’affare, un capitale di dieci milioni di rubli oro. Un rapporto nel giornale Danese National Titende ha dichiarato che ” sono state create le possibilità per la cooperazione con il governo sovietico, mentre questa, sarebbe stata impossibile tramite le solite trattative politiche.”

In altre parole, il giornale sembra dire che i politici hanno fallito, nel tentativo di instaurare una cooperazione con i Sovietici, ma viene garantito che lo sfruttamento capitalistico della Russia comincia, fin da ora, ad assumere delle forme più definite. All’inizio dell’ ottobre 1922, Olof Aschberg si incontra a Berlino con Emil Wittenberg, direttore della Nationalbnk fur Deutschland e con Scheinmann, capo della Banca di Stato Russa. Dopo alcune discussioni, riguardo alla partecipazione tedesca alla Ruskombank, i tre banchieri vanno a Stoccolma e incontrano Max May, vice presidente della Guaranty Trust Company.


Max May    è stato designato quale direttore della Divisione Estera della Ruskombank, in aggiunta a Schlesinger, direttore capo della Banca Mercantile di Mosca; a Kalaschkin, direttore precedente della Junker Bank; e a Ternoffsky, direttore capo della Banca Siberiana. L’ultima Banca è stata comprata, parzialmente, dal Governo Britannico nel 1918. Il professore svedese Gustav Cassell acconsente a fungere da consigliere alla Ruskombank. Cassell è stato citato in un giornale svedese, lo Svenskadagbladet del 17 ottobre 1922, in questi termini:

Che una Banca abbia ora iniziato in Russia, ad interessarsi di materie puramente bancarie, è un grande passo avanti, e mi sembra che questa Banca sia stata fondata per creare una nuova vita economica in Russia. Ciò di cui la Russia ha bisogno, è di creare il commercio interno ed esterno. Se non ci fossero affari, fra la Russia e gli altri paesi, ci vorrebbe una Banca per porvi mano. Questo passo avanti, deve essere sostenuto in ogni modo dagli altri paesi, e se si vuole il mio consiglio, io sono pronto a darlo. Non sono a favore di una politica negativa, e credo che ogni opportunità debba essere scelta, per aiutare una ricostruzione positiva. La Grande questione, è come portare lo scambio Russo alla normalità. Si tratta di una questione complicata, e sarebbe necessaria un’indagine approfondita. Per risolvere questo problema, io voglio naturalmente qualcosa di più che prendere parte a questo lavoro. Lasciare la Russia alle sue proprie risorse, significa abbandonarla ad un destino di follia.


L’edificio della Siberian Bank a Petrograd viene usato come ufficio principale della Ruskombank, il cui obbiettivo era di aprire, a breve termine, delle filiali nei paesi stranieri; per introdurre capitale straniero nell’Unione Sovietica, e, generalmente, per facilitare le esportazioni Russe oltre Oceano. Essa apre l’1 Dicembre 1922, a Mosca e impiega circa 300 persone. In Svezia la Ruskombank è rappresentata dalla Svenska Ekonomibolaget di Stockholm, ovvero dalla Nya Banken di Olof Aschberg, sotto un nuovo nome, e, in Germania, dalla Garantie und Creditbank fur Den Osten di Berlino.


Negli Stati Uniti, la Banca viene rappresentata dalla Guaranty Trust Company di New York. All’apertura della Banca, Olof Aschberg commenta:
La nuova Banca, andrà oltre l’acquisto di macchinari e materie grezze dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti, e garantirà il completamento dei contratti. La questione di comprare in Svezia, non è ancora sorta, ma si spera che ciò avverrà al più presto.

Accogliendo la Ruskombank, Max May della Guaranty Trust fa una affermazione assai simile:

Gli Stati Uniti, essendo un paese ricco, con industrie ben sviluppate, non hanno bisogno di importare nulla dai paesi stranieri, ma…. Hanno un grande interesse nell’esportare prodotti negli altri paesi, e considerano la Russia il mercato piu’ adatto a questo proposito; prendendo in considerazione le vaste richieste della Russia, in tutti i settori della vita economica.


Ciò indica perché la Russian Commercial Bank sia “very important” e che si vogliono finanziare ampiamente tutti i Settori dell’industria Russa.

La preponderanza degli Ebrei nel Sancta Sanctorum della Rivoluzione Russa, al tempo della rivoluzione stessa, è un fatto ben noto; sarà solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, che questa notizia verrà occultata e soppressa “storicamente”. Un esempio della consapevolezza che all’epoca si ha, della natura ebraica del Comunismo Russo, si trova negli scritti del giovane Winston Churchill, che nel 1920 scrive, come giornalista, un articolo per l’Illustrated Sunday Herald dell’8 Febbraio 1920, dettagliando il coinvolgimento degli Ebrei nella Rivoluzione Russa.


Churchill discute, in questo suo articolo, la differenza fra ebrei: alcuni sono Comunisti, altri sono Nazionalisti Ebrei, ovvero Sionisti, che egli sostiene, e che chiama”loyal Jews” o Ebrei leali, assicurando che gli Ebrei comunisti non lo sono affatto. Churchill va anche più in là, accusando gli Ebrei per “every subversive movement during the Nineteenth Century”; ogni movimento sovversivo che ha avuto luogo nel Diciannovesimo Secolo, scrivendo:

“Questo movimento fra gli Ebrei (la Rivoluzione Russa) non è una cosa nuova. Dai giorni di Spartacus Weishaupt a quelli di Karl Marx, e giù, fino a Trotsky in Russia, Bela Kuhn in Ungheria, Rosa Luxembourg in Germania, ed Emma Goldman negli Stati Uniti, questa cospirazione mondiale, per il ribaltamento della civiltà e la ricostruzione della società, sulla base di uno sviluppo bloccato, di una invidiosa malevolenza, e di una impossibile uguaglianza, è andata costantemente crescendo. Essa ha giocato, come la scrittrice moderna Mrs. Nesta Webster, ha così abilmente evidenziato, una parte innegabilmente riconoscibile, nella tragedia della Rivoluzione Francese. Essa, è stata l’origine di ogni movimento sovversivo, durante il Diciannovesimo Secolo; e ora, da ultimo, questa banda di straordinarie personalità, ha afferrato il popolo Russo per I capelli, ed è diventata, in pratica, la padrona indiscussa di questo enorme Impero. Non c’è bisogno di esagerare la parte giocata, nella creazione del Bolscevismo, e dell’attuale Rivoluzione Russa, da questi ebrei internazionali, e per la maggior parte atei. Difatti, l’ispirazione principale e l’orientamento del potere, vengono da questi Leaders Ebrei”.

Nel suo articolo, Churchill accusa anche Leon Trotsky (Bronstein) di voler stabilire “a world wide Communistic State under Jewish domination”; uno Stato Comunista Mondiale sotto la dominazione ebraica.

Winston Churchill non è il solo giornalista a notare il ruolo degli Ebrei nella Rivoluzione Russa: Robert Wilton, il corrispondente capo per il London Times, che al tempo è dislocato in Russia, scrive nel suo libro: The Last Days of the Romanovs (Hornton Butterworth, London, 1920, pag. 147, 22-28, 81,118, 199, 127, 139-148) che il “90 per cento” del nuovo governo dei Soviet è composto da Ebrei. Il corrispondente per il London Morning Post, Victor Marsden, fa anche di più, compilando una lista di nomi dei 545 Bolscevichi più importanti; di questi, dice Marsden, 454 sono Ebrei, e solo 23 sono Non-Ebrei, e in parte Russi.

 

zion_rothschild lionel de.jpg

IL RUOLO DEGLI EBREI

NELLA RIVOLUZIONE RUSSA.

 

Benché ufficialmente gli Ebrei, non abbiano mai rappresentato più del 5% della Popolazione totale, dell’Impero Russo, essi hanno sostenuto e giocato un ruolo spropositato e decisivo nel successo del regime bolscevico, grazie al loro predominio all’interno di ogni Nuovo Governo Sovietico. Il fatto è innegabile, anche se, per decenni, gli storici sovietici, come pure la maggior parte dei loro omologhi, occidentali, hanno conservato un silenzio imbarazzato su questi aspetti della vicenda.

Lenin, ovvero Vladimir Ulianov, è d’ascendenza kalmucca, ma il suo nonno materno è Israel Alexandre Blank, un ebreo convertitosi poi all’Ortodossia, e quindi Lenin e ebreo per parte di madre, ovvero, per il Talmud, un Ebreo accettabile come tale; a tutti gli effetti. Ebrei puri sono, invece la maggior parte dei dirigenti comunisti saliti al potere nel 1917- 1920.

I profughi russi, sfuggiti alla Rivoluzione Bolscevica, finanziata e voluta dai Rothschild, oltre al loro patrimonio di conoscenze esoteriche ed occulte, legate all’Oriente, riportano nel mondo occidentale anche un’altra conoscenza: la Consapevolezza di un Complotto segreto degli Ebrei, per conquistare il mondo. Sono proprio i Russi a portare, nell’Europa Occidentale e Centrale i Protocolli dei Savi Anziani di Sion: un libro che avrà poi un ruolo centrale nella lotta    ariana    all’ebraismo    internazionale,    e,    inoltre, l’informazione inconfutabile, che la Rivoluzione Russa è, in realtà, capitanata da ebrei; e sovvenzionata con i capitali della finanza ebraica Internazionale.

A conferma di ciò, esiste un documento dei servizi segreti americani: Secret Services Documentation, che reca la dicitura: Parigi, 6 Marzo 1920. Da questo documento risulta che:
1.
Nel febbraio 1916 si seppe per la prima volta che una Rivoluzione era stata fomentata in Russia; si scoprì che le persone e Ditte commerciali qui sotto riferite, tutte appartenenti ad ebrei, e collegate ai Rothschild, erano impegnate e coinvolte in tale operazione rivoluzionaria: ROTSCHILD, JAKOB SCHIFF, BANCA KUHN LOEB &CO., JEROME I. HANAUER, MAX WARBURG, GUGGHENHEIM, MAX BREITUNG.

Non vi è dubbio quindi che la Rivoluzione Russa, scoppiata dopo un anno da tale formazione, è stata lanciata e fomentata da ebrei sionisti; per altro, nell’Aprile 1918, Jakob Shift ebbe a dichiarare pubblicamente, che, grazie al suo appoggio finanziario,    la    Rivoluzione    Russa    Bolscevica    era perfettamente riuscita.
2.
Nella primavera del 1917, Jakob Shiff cominciò a finanziare l’ebreo Trotzkj, il cui vero nome era Braunstein, per fare in Russia la Rivoluzione Sociale, e il giornale di New York “Forward”, gazzetta quotidiana ebreo-bolscevica, versò anch’esso un contributo a questo scopo. Contemporaneamente, a Stoccolma, l’ebreo Max Warburg, accomanditava la Ditta Trozky & Co, e tale Casa ebraica era, ugualmente, foraggiata anche dal Sindacato Westfaliano- Renano, impresa anch’essa ebraica; nonché da un altro sionista: Olaf Aschberg, della Nya Bamken di Stoccolma, e dal suo correligionario Givotosky, la cui figlia aveva sposato Trozkj. Così, furono stabilite le relazioni, e i legami di sangue , fra i multimiliardari ebrei, europei e americani, e gli ebrei “Proletari” di Russia.

3.
Nell’ottobre 1917, ebbe luogo in Russia la Rivoluzione Sociale, in virtù della quale, le Organizzazioni dei Soviet presero la direzione e il controllo completo del popolo russo. In quei Soviet emergono i seguenti personaggi, tutti ebrei, compreso Lenin, che lo è per parte di madre. Ecco i loro Nomi di Battaglia e, fra parentesi, quelli della famiglia ebraica a cui realmente appartengono:

LENIN (ULIANOV) – Leader del Movimento JAKOV SVERDLOV (SOLOMON) – Segretario Esecutivo del Partito Bolscevico e Capo del Governo Sovietico TROZKY (BRAUNSTEIN) – Comandante dell’Armata Rossa e Capo degli Affari Esteri. ZINOVIEV – (APFELBRAUM) – Dirige l’Internazionale Comunista, il COMINTERN, l’agenzia centrale per l’esportazione della Rivoluzione nei paesi Stranieri. KARL RADEK (SOBELSOHN) – Commissario della Stampa. MAXIM LITVINOV (WALLACH) Commissario agli Affari Esteri KAMENEV (ROSENFELD) – STEKLOV (NAKHAMES) – LARIN (LURGE) – MARTINOV (ZIBAR) – ZWIESDIN (WEINSTEIN) – LAPINSKY (LOWENSOHN) – ARTOV (ZEDERBAUM) – BOHRIN (NATHANSOHN) – SUCHANIOV (GIMEL) – SAGERSKY (KROHMANN) – SOINTZEV (BELICHMANN) – GARIN (GARFELD) – KAMMEV (KATZ) – GOREV (GOLDMANN) – AXELROD (ORTHODOX) – TSCERNOMORSKY (TSCHERNOMORDKIN) – MUKLAKOWSKY (GOLDBERG) – ABRAMOVITSH (REIN) – MOISSEI SALOMONOVICH OURISKY (RODOMISLSKY) – GANETZKY (FURTENBERG) – BOGDANOV (SILBERSTEIN) – RIAZANOV (GOLDENBACH) – PIATNITZKY (ZIWIN) – GLASUNOV (SCHULTZE) – DAN (GUREWITSCH) – PARVUS (GOLFANDT, detto anche HELPHAND).

4.
Nello stesso tempo, l’ebreo Paul Warburg, che era in stretta relazione con il Federal Reserve Board, fu notato per le sue attive connessioni con personalità bolsceviche degli Stati Uniti; questa circostanza, unita ad altre informazioni, determinò il suo scacco nella rielezione nel Board suddetto.
5.
Fra gli uomini della cerchia di Jakob Shiff, vi è il rabbino Judas Magnes; suo amico intimo ed agente devoto. Il rabbino Magnes è un vigoroso propagandista del giudaismo internazionale, ritenuto un profeta da molti dei suoi. All’inizio del 1917, questo Profeta lanciò la prima vera associazione Bolscevica in questo paese, sotto il nome di Consiglio del Popolo; il 24 ottobre 1918, Judas Magnes dichiarava di essere bolscevico, e in completo accordo con la dottrina e l’ideale dei bolscevichi.

Questa dichiarazione fu fatta da Magnes in una riunione del Comitato Ebraico d’America a New York. Jakob Shiff, per ingannare l’opinione pubblica, condannò le idee di Magnes, e costui si dimise da membro del Comitato Ebraico Americano. Per altro, Magnes e Shiff restarono invece in ottimi rapporti e in perfetta armonia, come membri di amministrazione della Kahillah ebraica.
6.
Judas Magnes, sostenuto finanziariamente da Jakob Schiff è, d’altra parte, in relazioni strette con l’Organizzazione Sionista Universale Poale(Zion), di cui è, di fatto, il direttore. Il suo scopo finale è di stabilire la supremazia internazionale del partito laburista ebreo. Anche lì si precisa il legame fra gli ebrei, multimiliardari, e gli ebrei pseudo proletari.
7.
Appena la Rivoluzione scoppiò in Germania, l’ebrea Rosa Luxemburg ne prese automaticamente la direzione politica, ed uno dei capi del bolscevismo internazionale era l’ebreo Haase; in quel momento, la rivoluzione sociale in Germania si svolse secondo le stesse direttive ebraiche della Rivoluzione Sociale in Russia. Ora noi osserviamo che la Ditta Kuhn Loeb & Co. è in stretta relazione con il sindacato ebraico westfaliano – renano, con i fratelli Lazares, ditta ebrea di Parigi, e con la banca ebrea Ginzburg di Pietrogrado, Tokio e Parigi. Se poi notiamo che i suddetti affari ebraici sono in stretta relazione con le Ditte ebraiche Spoyer &Co. di Londra, New York e Francoforte sul Meno, nonché con la Nya Banken di Stoccolma, si delinea chiaramente il contorno dell’Affare Ebraico- Bolscevico, e si comprende che il Movimento Bolscevico, come tale, è l’espressione di un movimento generale ebraico, e che, alcune Banche a capitale ebraico sono interessate all’organizzazione, su scala mondiale, di questo movimento di destabilizzazione degli Stati Sovrani.

– QUESTO DOCUMENTO DEL SECRET SERVICE AMERICANO È STATO TRASMESSO ALL’ALTO COMANDO DELLA REPUBBLICA FRANCESE IL 6 MARZO 1920.-

Ecco ad ulteriore riprova, una dichiarazione dell’ organo ufficiale bolscevico della città di Kharkov: “Il Comunista”, che all’epoca pubblica questo manifesto dell’ebreo Kohan, intitolato: “I meriti dell’ebraismo verso gli operai”:

Noi possiamo dire, senza alcuna esagerazione, che la Grande Rivoluzione Sociale in Russia è stata organizzata e compiuta dagli Ebrei; Essi hanno condotto il proletariato russo verso l’aurora dell’internazionalismo, e continuano a farlo, perché tutte le organizzazioni sovietiche sono in nostra mano. Così noi possiamo essere tranquilli, finché la direzione suprema dell’esercito russo appartiene al compagno Trotzky. È vero che non vi sono ebrei fra i soldati, ma essi sono nei comitati e nei Soviets in qualità di commissari; quindi, nelle organizzazioni sovietiche, la maggioranza dei voti è espressa dagli ebrei, e il popolo russo si è scelto come capo il compagno ebreo Trotzky.
(Cfr. Vieille France.N° 169. 22-29 Aprile 1920) .


Le testimonianze del coinvolgimento dell’alta finanza ebraica e degli ebrei nel movimento bolscevico internazionale, sono numerosissime, e ve ne sono anche di parte ebraica. Il Jewish Chronicle di Londra, riportato dalla Morning Post, del 5 febbraio 1920,afferma:

E’ molto importante per il bolscevismo stesso, che tanti ebrei siano bolscevichi, e che gli ideali del bolscevismo concordino, in tutto, con i più begli ideali del giudaismo. Su un totale di 556 funzionari della Russia Bolscevica, 17 sono russi, 458 sono ebrei, e gli altri sono Lettoni, Tedeschi, Armeni e non Russi dell’ex impero.

Una fonte autorevole per questi accertamenti è la Collezione Ufficiale dei rapporti sul bolscevismo in Russia, pubblicata dal Governo Britannico: Foreign Office, N° 1.1919. Eccone alcuni estratti.

1. RAPPORTO DEL CONSOLE BRITANNICO DI EKATERINENBURG DEL 6 FEBBRAIO 1919: I capi bolscevichi non rappresentano i lavoratori di Russia, ma sono, per la maggior parte, Ebrei.

2. SIR E.HOWARD a M.BALFOUR, 20 AGOSTO 1918:
La maggior parte dei mestatori sono dei fanatici ebrei avventurieri, come Trotzky e Radek.

3. M.ALSTON a LORD CURZON, 23 GENNAIO 1919:

I Bolscevichi formano una casta privilegiata, che terrorizza il resto della popolazione….gli ebrei sono numerosi soprattutto nelle posizioni elevate.

4. IL GENERALE KNOX al WAR OFFICE, 5 FEBBRAIO 1919:
Quanto al massacro della Famiglia Imperiale ad Ekaterinenburg, si ha la prova che esistevano nel Soviet locale due fazioni: una voleva salvare assolutamente la Famiglia Imperiale, l’altro era condotto da 5 Ebrei e due di questi erano irremovibili, e risoluti all’assassinio. Questi due ebrei, chiamati Vainen e Safaroff, accompagnarono Lenin nel suo viaggio attraverso la Germania. La guardia della prigione della Famiglia imperiale non comprendeva Russi, ma 10 Lettoni e 3 ebrei. La sentenza di morte fu letta, alla Famiglia Imperiale dall’Ebreo Yurofsky.


Il Times, Giornale notoriamente ebraico, appartenente a Lord Astor, manda espressamente sul luogo dell’eccidio della famiglia Imperiale Russa, un proprio corrispondente, il quale viene in possesso di tutti i documenti legali relativi all’eccidio e raccolti dal magistrato Sokoloff. La versione data dal Times, nell’Agosto 1920, non è stata mai smentita dai sovietici, né da alcun altro; eccone due brani:

Quello che stiamo per narrare è basato sulle prove e sulle investigazioni legali. Ad Ekaterinenburg, in Siberia, nella notte del 16 luglio 1918, la Famiglia Imperiale e i suoi familiari, 11 persone in tutto, furono portati in una piccola stanza della casa in cui erano tenuti prigionieri, e là furono uccisi a colpi di revolver; non vi fu processo di sorta contro nessuno degli assassini. Prima della loro morte, i prigionieri furono sottoposti a violenze tali da costituire una vera e propria tortura morale e fisica. Dopo la loro morte, i loro corpi furono portati in un bosco e completamente distrutti; tutti questi atti furono premeditati, e preparati con attenzione elaborata dagli assassini. La preparazione del delitto, iniziò molte settimane prima d’ogni avvento di anti-bolscevismo, quindi, né la reazione dei Russi Bianchi, né alcun complotto per liberare i prigionieri, può essere addotto a scusa per giustificare la strage. La notizia, data dal governo di Mosca il 20 luglio, quattro giorni dopo, parla della fucilazione dello Zar come di un atto di necessità, ma afferma, categoricamente, che l’ex Imperatrice e i fanciulli, erano stati portati fuori città; il che è deliberatamente falso, e fu detto per stornare ogni altra investigazione in merito. I veri autori di questo delitto, vanno ricercati nella stretta cerchia del Tsuk e della Oktana Rossa. Molti di loro sono ignoti al gran pubblico, e una buona percentuale dei cento ebrei che vennero dalla Germania in Russia, al seguito di Lenin, e di quell’altro centinaio che vennero da Chicago, possono essere messi in questa galleria di personggi, perché tennero, senza dubbio alcuno, la Russia sotto il proprio dominio. Quelli che ebbero una parte principale nel dramma imperiale di Ekaterinenburg, furono Saronoff e Voikoff, potenti bolscevichi che occupano un’alta posizione nella polizia e nel Potere; Goloshscekin e l’assassino capo Yurofsky.”

Lo storico israeliano Louis Rapoport scrive:

“Immediatamente dopo la Rivoluzione Bolscevica, molti ebrei si rallegrarono della loro forte presenza nel nuovo Governo. Il primo Politburo di Lenin, era completamente dominato da uomini di origine ebraica. All’epoca di Lenin, gli Ebrei si coinvolsero e s’infiltrarono in tutti i settori della Rivoluzione, compresi i più oscuri. Contrariamente alla volontà espressa dai comunisti, l’ostilità verso gli Ebrei si diffuse assai rapidamente; sia a causa della loro massiccia presenza nell’Amministrazione, sia perché la sovietizzazione del paese, operata principalmente dagli ebrei, fu particolarmente traumatizzante ed inumana”

Un numero assolutamente enorme di ebrei si impiega nella Polizia Segreta Bolscevica: la Tcheka, che ha per capo l’Ebreo Zinoviev:

“Un Adone dai capelli stirati, loquace e di spirito mediocre, la cui vanità era senza limiti. Chiunque avesse la disgrazia di cadere nelle mani della Tcheka, aveva ogni probabilità di trovarsi di fronte ad un Ebreo, e di essere accoppato da lui.”

In Ucraina, gli Ebrei costituiscono l’80% degli Agenti di base della Tcheka, o Uetcheka, la polizia segreta sovietica, che ha poi assunto i nomi di: GPU. OGPU, NKUD. MUD, e, finalmente, di KGB. Alla luce di quanto precede, non sorprende che Jakov. M. Yourovski, capo del comando bolscevico che ha assassinato lo Zar, e l’intera Famiglia Imperiale, sia un Ebreo, come Sverdlov, l’uomo che ha controfirmato l’ordine del mezzo ebreo Lenin.


Nel 1919, i tre quarti della Tcheka di Kiev sono ebrei, e si prendono una gran cura nel risparmiare i propri correligionari. La Tcheka ha, difatti, l’ordine di limitare il numero degli arresti di compagni e cittadini ebrei. E’ inoltre evidente, che all’assassinio dei Romanov è stata data la manifesta impronta rituale, ebraica, di un Purim di vendetta. Si tratta di un atto rituale con cui si vogliono cancellare secoli di Storia Russa.

Vi sono, a questo proposito, i precedenti storici di due altri monarchi europei, uccisi in seguito ad una sollevazione rivoluzionaria: l’esecuzione di Carlo I di Inghilterra, ucciso nel 1649 da Cromwell, e quella di Luigi XVI, Re di Francia, ghigliottinato nel 1793. In entrambe i casi, il Re viene messo a morte, dopo un lungo processo pubblico, che è solo una tragica farsa dal finale scontato; nel corso del quale egli ha, però, la possibilità virtuale di presentare delle argomentazioni; a propria eventuale difesa. Nicola II, invece, non viene né accusato né sottoposto a Giudizio. Viene semplicemente fatto fuori di notte, assieme a tutta la sua famiglia; segretamente, e con le modalità di un crimite efferato.


La famiglia Imperiale viene assassinata, per porre il popolo di fronte al fatto compiuto, e per provare al mondo che i Bolscevichi, ebrei, sono determinati ed implacabili: capaci di un atti di terrorismo orrendo; e per ribadire, anche ai propri sostenitori, che non vi sono più altre alternative: o la completa vittoria, o la totale rovina.

Il Bolscevismo in Russia reca il segno evidente di un’invasione straniera, estranea al popolo Russo: un’invasione ebraica, per l’esattezza. L’assassinio dello Zar, deliberatamente preparato dall’Ebreo Sverdlov, che si reca in Russia in qualità di Agente al soldo della Germania, viene attuato da altri ebrei: Golochiokin, Syromolotov, Safarov, Vioikov, e Yurovsky. E’ un atto che non proviene dal Popolo Russo, come certa storiografia-spazzatura pretenderebbe di far credere, ma da questo invasore letale; ostile al popolo russo e alla sua Storia.


Il Capo del Plotone ebraico di esecuzione dei Romanov, è Jakov Yurovsky. Il Presidente del Soviet locale è l’ebreo Bieloborodov (Weisbach), mentre la città di Ekaterinemburg, in quel momento, è sotto l’autorità di Chaya Golochiokin. I Versi di Heine sul Re Balthasar, incisi sul muro della stanza in cui si è svolto l’eccidio, si riferiscono, ovviamente, al Re che è stato folgorato, per aver insultato e misconosciuto il terribile Dio ebraico: Jahvé.


Durante gli anni precedenti la Rivoluzione del 1917, gli Ebrei sono massicciamente presenti in tutti i partiti sovversivi della Russia. L’odio degli ebrei per il regime Zarista, si basa sul fatto oggettivo che la Russia Imperiale è, istituzionalmente la più conservatrice fra le Potenze Europee, e, quindi, la più autenticamente antiebraica.

Gli ebrei sono costretti a risiedere in zone di residenza fissa, situate ad Ovest dell’Impero, ovvero verso la Polonia, la Romania, e l’Austria Ungheria. A dispetto di questa interdizione, nel 1897, 315.000 ebrei vivono illegalmente fuori da queste zone, nel 1900 20.000 ebrei vivono a S. Pietroburgo, e 9000 a Mosca; e, nel 1907, i Capi rivoluzionari appartengono, quasi esclusivamente, alla stirpe ebraica. La loro agenzia rivoluzionaria più efficace, è il Bund Ebreo tedesco, a cui si appoggiano i Bolscevichi, per organizzare la rivoluzione in Russia.

 

 

scan1The Poison Mushrom.jpg

LA RIVOLUZIONE

EBREO BOLSCEVICA IN RUSSIA.

 

 

Con la Guerra del 1914, continua la Grande Opera Ebraica di distruzione degli Imperi Centrali, e,in quell’anno, l’Europa è ancora prevalentemente Monarchica. Per contare gli Stati Repubblicani, o le cosiddette Democrazie Parlamentari, le dita di una mano sono già troppe. Infatti, ad eccezione di Francia, Portogallo, e Svizzera, tutti gli altri Capi di Stato sono delle teste coronate.

Senza contare l’Impero Ottomano, che dopo la guerra del 1912 possiede ormai in Europa solo un lembo di terra, vi sono ben quattro Grandi Imperi, di cui due inter-continentali: Gran Bretagna e Russia. La Prima Guerra Mondiale ha, come abbiamo visto, i suoi artefici nei finanzieri ebrei di Wall Street, i quali hanno tutto l’interesse, a far sparire le dinastie regnanti; per sostituirle con le proprie Dinastie Occulte: del Denaro, delle Armi, e del Business.

Il Sionismo continua la sua opera di devastazione degli Imperi e, dal 1914 al 1917, l’organizzazione ebraica segreta di spionaggio NILI, che opera per conto degli Inglesi contro l’Impero Ottomano, continua ad agire, fino al momento in cui i suoi membri vengono scoperti, e catturati dalle autorità ottomane. I motivi di una tale azione ebraica risultano evidenti, dato che, per l’Ebraismo Internazionale, far crollare l’impero Ottomano, significa un grande passo avanti, nella possibile acquisizione delle terre di Palestina, che ormai da anni gli Ebrei hanno ribattezzato Terra di Israele.


Nel 1917, in concomitanza con la rivoluzione Russa, 400 anni di dominio Ottomano giungono al termine; con la conquista britannica di Gerusalemme. Il generale inglese Allemby fa la sua entrata nella Città, e, il 2 Novembre, viene resa pubblica la Dichiarazione Balfour, in cui il Governo Britannico di Sua Maestà, tradendo le promesse fatte gli alleati Arabi, che hanno lottato contro gli Ottomani, al fianco di Lawrence d’Arabia, si impegna a dare il proprio supporto per stabilire una Patria Nazionale Ebraica; nella Palestina araba. Sparito l’Impero Ottomano, bisogna ora occuparsi, a fondo, della Russia Zarista, in cui fin dal 1905 il Sionismo opera attivamente. A Corte già opera il personaggio piu’ inquietante e misterioso dell’epoca: Grigorij Efimovic Rasputin.

 

 

 

391px-rasputin_pt.jpg

RASPUTIN

 

Grigorij Efimovic Rasputin, nasce in un piccolo villaggio della Siberia occidentale, Pokrovskoe presso Tobol’sk, probabilmente intorno al 1871: da una famiglia di contadini di umile condizione. Compiuta la maggiore età, preso da un’improvvisa vocazione per la vita mistica, Grigorij nel 1904, abbandonata la moglie e i tre figli, segue la setta eretica dei Chlysty, e veste l’abito monacale. La setta dei Chlysty sintetizza, estremizzandole, due diverse tendenze, la prima delle quali è quella delle tradizioni orgiastiche, di derivazione greca, tra cui spiccano i culti dionisiaci, che si connettono al divino tramite l’abbandono totale ai piaceri sensuali, e che assume connotazioni di rituale sessuale, prevalentemente intervirile.

A causa di questa loro valenza d’inversione, questi riti vengono proibiti sia nella Roma Imperiale, che dalla Chiesa Medioevale; ma vengono conservati, e perpetuati, da molte comunità dell’Europa Orientale e dell’Anatolia. La seconda tendenza è quella nata dai movimenti eretici dei Flagellanti, o Disciplinanti medioevali, che individuano nella mortificazione del corpo, visto come prigione dell’anima, il mezzo per elevarsi a Dio, espiando il peccato originale, e tutte le colpe dell’umanità.

La setta dei Chlysty sorge nel XVII secolo, nella Russia meridionale, per poi diffondersi a macchia d’olio in tutto l’Impero. I primi adepti fanno parte delle classi più umili, e sono spesso guidati da chierici espulsi dai monasteri; ma, ben presto, essa si diffonde come una moda tra l’alta aristocrazia del regno, dato che prevede la Purificazione attraverso il peccato della carne. Nonostante le persecuzioni del XVIII secolo, la setta, che ha il suo centro maggiore a Mosca, si diffonde nelle regioni del Kazan’, di Saratov, Orenburg e Tobol’sk; raggiungendo, all’inizio del XX secolo, i 120 mila adepti.


Benché rozzo ed illetterato, grazie alla sua personalità carismatica -si ritiene possegga straordinari poteri ipnotici, e taumaturgici-, Rasputin acquista la fama di Starez e di guaritore, suscitando l’interesse di alcuni alti prelati ortodossi, che, vedendo in lui un possibile strumento per acquistare influenza presso lo Zar, lo prendono sotto la propria protezione. Rasputin, pur brigando politicamente, si presenta come Monaco e Mistico.

Nel 1907, durante il suo soggiorno a Pietroburgo, egli viene introdotto a Corte; dall’Archimandrita Theofan, confessore dell’imperatrice Alessandra Feodovna, col pretesto di vegliare sulla cagionevole salute dello zarevic Alessio, affetto da emofilia. Le ripetute guarigioni di Alessio, a cui Rasputin riesce a bloccare le frequenti emorragie, e ancor più il forte ascendente da lui esercitato sull’imperatrice, gli guadagnano la pressoché illimitata fiducia dello Zar, Nicola II, che, tramite la moglie, prende l’abitudine di consultarlo nelle sue più importanti decisioni.


Per un individuo carismatico come Rasputin, “controllare” la famiglia reale diviene molto semplice, dato il carattere debole e titubante dello zar, che vede in lui il simbolo della fede del contadino nella monarchia, e l’appoggio della Chiesa Ortodossa, subordinata alla Corona, che spera, manovrandolo, di recuperare il prestigio e il potere perduti.

Con Rasputin la setta dei Chylyasti fa un salto di qualità: lo straordinario potere accumulato dal Monaco, fa sì che alcuni suoi esponenti entrino a far parte dell’Alto Clero. Rasputin amplia, inoltre, un concetto fondamentale per gli aderenti alla setta, affermando che solo con un peccato si può scacciarne un altro. L’influenza di Rasputin, inizialmente si limita alle questioni ecclesiastiche: nel 1911 impone la nomina di un suo seguace a vescovo di Tobol’sk, giungendo poi a dominare la politica religiosa del Santo Sinodo.


Essa poi si estende, gradualmente, agli affari di Stato, attraverso le sue numerose relazioni con nobildonne, e dame dello seguito dell’imperatrice; come la Vyrubova, amica intima della zarina Alessandra, e sua intermediaria con la famiglia reale. Queste intriganti di rango, lo mettono in contatto con gli ambienti aristocratici, ultrareazionari della capitale. Rasputin subisce un primo attentato nel 1914, poi, misteriosamente, Il suo potere raggiunge il culmine, durante la prima guerra mondiale, allorché, nel 1915, dopo aver ottenuto la destituzione del comandante supremo dell’esercito, il Granduca Nicola Nicolaevic Romanov, impone alla guida del governo Russo, nel febbraio del 1916, le proprie ambigue creature: il presidente del consiglio Strumer, e il ministro degli interni Protopopov, che instaurano un regime d’arbitrio e di corruzione, che getta il discredito sulla già vacillante monarchia dei Romanov.


Le sue dissolutezze, e le orge scandalose, finiscono col turbare l’opinione pubblica, che dopo il 1914, lo accusa apertamente di essere un agente della Germania e degli Ebrei sionisti. La situazione critica, in cui la Russia viene a trovarsi alla fine del 1916, rende sempre meno tollerabile l’ingerenza di Rasputin negli affari di governo, suscitando crescenti pressioni sullo Zar, perché lo allontani dalla Corte.

Rimasta vana ogni protesta, per l’opposizione decisa della Zarina, un gruppo di congiurati, composto dal principe Felix Jusupov, dal Granduca Dimitrij, e dal deputato monarchico della Duma V.M. Puriškevi, nell’estremo tentativo di salvare il prestigio della Corona, sottraendo Nicola II all’influenza di Rasputin, attirano quest’ultimo ad un’orgia tranello. Dopo essere scampato a moltissimi attentati, la notte fra il 16 e il 17 dicembre 1916, gli si prepara una fine che nemmeno lui potrà evitare. I congiurati, tutti membri dell’alta aristocrazia, grazie alla propria influenza e prestigio, riescono ad allontanare il monaco dall’auto isolamento al quale si e’ votato, per paura di altri attentati.


Il piano e’ stato studiato con ogni cura, e il monaco viene attirato, nelle residenza sulla Neva, dal giovane principe Felix Jusupov. Rasputin accetta senza riserve, quello che sembra l’invito per una serata di orgia e bagordi. Dopo averlo avvelenarlo con dolci “farciti” alla stricnina, e aver constatato quanto egli sia resistente al veleno, I congiurati estraggono le pistole e fanno fuoco su di lui: all’impazzata. Dopo averlo finito a colpi di pistola e pugnale, gettano il suo corpo (secondo alcuni ancora cosciente) nelle fredda acque della Neva. Il suo corpo viene ripescato nel fiume alcuni giorni dopo, e fatto tumulare dalla zarina a Tzarskoe Selo, con tutti gli onori.


Nel 1917, con la caduta della Dinastia Imperiale, e la presa di Pietroburgo, la tomba di Rasputin subirà la furia delle truppe bolschevike che la violano, disperdendo le sue ceneri in segno di disprezzo. Finisce così la parabola di Rasputin, che ha dominato per anni la scena politica e religiosa della Russia, e che viene visto da molti, come il vero responsabile di quella disgregazione politica e sociale che ha facilitato i piani dei Rivoluzionari Bolscevichi, nel porre fine alla Dinastia Imperiale. Con la scomparsa di Rasputin, la Russia rimane alla mercè di quelle truppe antimonarchiche, che avrebbero meritato il suo rigore e la sua inflessibilità.

Rasputin, contribuisce comunque, ad indebolire fino al paradosso la già scarsa consistenza della monarchia zarista, lasciandola in preda agli sciacalli ebrei della Rivoluzione d’Ottobre, che vogliono, ovunque, soppiantare il misticismo con il loro razionalismo predatorio, basato sul profitto, e non certo sul carisma spirituale o mistico.

Resta aperto il quesito del perché il Principe Felix Youssoupov uccida Rasputin proprio nel suo Palazzo di San Pietroburgo. Si sa che Rasputin non è il vero nome del veggente, e che egli appartiene ad una famiglia di contadini, i Novykh, cultori di segreti mistici, che profetizzano, da tempo, la fine dei Romanov. Essi affermano che il sangue degli Zar è malato, perché non è più quello dei Kabulin Koskin, gli Avril de Saint Genis, detti Grifoni, o Koska in russo. Lo stemma dei veri Romanov, è un Grifone che regge l’Aquila Sveva, ed è lo stesso della dinastia Graalica dei Principi Grifone, Aprilis di Lanslebourg, detti Beinstein Hohenstaufen Veiblinghen.

La dinastia si chiama Romanov, da Roman, un Koskin; ma il loro sangue è diventato, in Nicola II, quello del Conte Orlov. Difatti lo Zar, nipote di Elisabetta Petrovna, ferito ai genitali, è diventato sterile, e la futura Zarina, Caterina la Grande , non è una Romanov, ma una tedesca-svedese, della famiglia Anahlt.

Caterina Anhalt è stata scelta da Elisabetta Petrovna, come moglie del futuro Zar Pietro, e concepisce i suoi primi figli da due cortigiani, e Aleksis, l’erede al trono, dal ciambellano Orlov, che poi guiderà la congiura mortale contro lo Zar Romanov, marito di Caterina; portando la vedova sul trono di tutte le Russie. Donna di eccezionali doti, aperta alle novità europee, cinica e spregiudicata, Caterina si libera presto anche di Orlov, preferendogli il famoso Generale Potemkin. Tuttavia, la Dinastia continua a chiamarsi Romanov, benché la stessa Zarina, Elisabetta Petrovna, sappia per certo, che gli eredi al trono non sono i figli del nipote, prescelto alla successione; in quanto quest’ultimo è diventato sterile.


La Granduchessa Maria Pavlovna Romanova Putiatina, ed il fatello, Granduca Dimitri, cugini del Principe Felix Yussupov, ostacolano con fermezza l’influenza di Rasputin, sulla Zarina, come dimostrano i documenti degli Archivi del Gran Magistero della Chiesa Ortodossa di San Michele, dato che è stata proprio la profezia della madre di Rasputin, sulla fine degli Orlov, pseudo Romanov, ad indurre lo Zar Alessandro II nonno di Nicola II, a far uccidere nel sonno il cugino di Felix Yussupov, il Principe Aymar von Hohenstaufen Buren, il Curlandese, che è il vero – Zar della linea dinastica Imperiale Anglo Svevo Lituana, dei Koskin – Kabulin.


L’omicidio, avvenuto nel Palazzo di San Pietroburgo, degli Yussupov, è stato attuato dal Capo dei servizi segreti, Suvolov, Forse la morte di Rasputin, in quello stesso palazzo, non è quindi una coincidenza, ma l’avverarsi di una precisa vendetta di sangue, che mira anche alla fine di quei falsi Zar, che sono gli Orlov, che hanno usurpato il sangue e i poteri della dinastia dei Koskin Kabulin: i veri Romanov.

La Rivoluzione Russa del 1917, si manifesta allo stesso modo, e con gli stessi schemi operativi della Rivoluzione Francese. L’Internazionale finanziaria ebraica crea una crisi economica, e lo Zar asseconda il gioco, rifiutando di introdurre una Democrazia, che conferisca il potere nominale al popolo, e il potere reale ai suoi caporioni ebrei; e ai loro manipolatori occulti. Nel 1905, lo Zar viene finanziato dai Rothschild, nella guerra contro il Giappone, pensata dagli stessi Rotschild, e dai loro alleati, per indebolire l’economia russa e gettare i semi del malcontento e della rivoluzione; fra la popolazione.


I Rothschild, promettono allo Zar che finanzieranno la guerra, mentre, negli Stati Uniti, la loro compagnia di copertura, la Kuhn, Loeb & Co., sta segretamente armando e sostenendo i giapponesi, e i rivoluzionari russi. Poi, nel 1914, scoppiata la guerra con la Germania, l’esercito russo viene costantemente indebolito: da disservizi mirati nei rifornimenti bellici. Per meglio controllare le gurra, Zaharoff & Vichers., che rifornisce entrambe gli schieramenti in campo, manda, allo schieramento che ha già deciso di far perdere, armi meno potenti, ritardandone, per di più, a dismisura, la consegna.

Nel 1915, il Cancelliere dello Scacchiere britannico, e futuro Primo Ministro, Lloyd George, afferma che gli armamenti, ordinati dall’esercito russo, sono in ritardo di ben cinque mesi. I russi hanno a disposizione un fucile ogni sei soldati. Questo combattere senza armi, attizza, ovviamente, il fuoco della Rivoluzione; proprio come i banchieri sionisti hanno pianificato. Essi, vogliono, difatti, demoralizzare i soldati russi, per spingerli all’ammutinamento. La    compagnia    responsabile    dei    ritardi,    e    quindi dell’ammutinamento, è la Vickers Maxim, di Basilio Zaharoff controllata da Sir Ernest Cassel, socio in affari di Kuhn, Loeb & Co.. Il Maggior azionista della Vickers è quindi, ancora una volta, la Casa Rothschild.

Il governo britannico manda Lord Kitchener in Russia, a riorganizzare l’esercito, ma egli, per una strana coincidenza, annega durante il viaggio, nel misterioso affondamento dello Hampshire, la nave di Sua maestà; la notte del 16 giugno 1916. La Germania ha ritardato il più possibile l’entrata in guerra degli Stati Uniti, ma ora, nel 1917, l’anno peggiore, per gli Alleati, i Tedeschi devono assolutamente eliminare il fronte Russo dell’Est, e riportare in massa le proprie truppe, verso il Fronte dell’Ovest, dove certo avverrà lo scontro decisivo, una volta che l’America sarà entrata in guerra.


Lo Zar ha dovuto, malgrado la sua incompetenza, prendere il posto del Granduca Nicola, ma avanza come un cieco, fra le complicazioni di un percorso ignoto, e molti dei suoi generali sono degli inetti. L’opposizione a Nicola II è formata, in primo luogo, in questo inizio del 1917, dai membri stessi della famiglia imperiale, e dai banchieri. Una volta che Rasputin è finito sotto il ghiaccio, viene per tutti costoro, il momento tanto atteso per un colpo di stato, e per un cambiamento radicale nella guida dell’Impero Russo. Viene fomentato in ogni modo il dissenso interno, e il generale Denikine si dichiara disposto ad “arrestare il treno dello Zar e ad esigere l’abdicazione” In caso di resistenza, il monarca verrà soppresso fisicamente.

Questi penosi imbecilli pernsano ancora di poter salvare i loro titoli nobiliari, la terra e la Russia Nazionale, e non sanno cosa si è preparato per loro. Alla mezzanotte del 2 marzo 1917, il 15 marzo del calendario occidentale, lo Zar è costretto a firmare l’abdicazione a favore del fratello Michele, ma questi non sarà zar che per poche ore. La Dinastia degli Orlov, pseudo Romanov, viene liquidata come una banca fallita.

Lenin, nel marzo del 1917, è, per gli Alleati Occidentali un perfetto sconosciuto, mentre è ben noto ai Tedeschi, che, alleandoselo e finanziandolo, ne hanno fatto una delle loro armi migliori; nella lotta contro la Russia zarista. Lenin, pagato dai Tedeschi, deve portare la Rivoluzione Bolscevica in Russia, scardinare lo Stato zarista, produrre il caos poolitico e sociale. Trotsky è ancora rifugiato negli Stati Uniti.

La prima e più moderata rivoluzione, dopo quella repubblicana del pacifico Principe Lvov, prende l’avvio da un massone installatosi al ministero della Guerra: Alexander Féodorovitch Kerensky. Poi, la notte del 6 novembre (24 ottobre), Lenin inizia la sua fulminea azione per la conquista del potere, e la attua, da perfetto tecnico del Colpo di Stato. Salgono al potere Trotsky e Lenin, introducendo il dispotico regime noto come Marxismo- Leninismo. Non si tratta affatto di una rivoluzione russa, ma di un colpo di mano, realizzato dal braccio finanziario statunitense dell’élite sionista, controllato dai Rothschild.

 

 

decoline.png

LENIN AL POTERE

 

Leon Trotsky, che si è stabilito a New York, dopo essere stato espulso dalla Germania, si imbarca per Pietrogrado, il 26 marzo del 1917, sul piroscafo Kristianiafjord, portando con sé i 10.000 dollari che gli hanno dato i Rockefeller; ha un passaporto statunitense, fornitogli dal Presidente Woodrow Wilson. Fermato in Canada, Trotsky viene subito rilasciato; lui non è affatto un russo, ma un ebreo tedesco: Braunstein. Molti dei suoi sedicenti Rivoluzionari Russi, che sono stati reclutati da lui negli Stati Uniti, sono anch’essi ebrei Tedeschi o ebrei Austriaci, che si fanno passare per Russi. Maclean, nel 1918, scrive un articolo che appare sul suo MacLean’s Magazine, in cui dice:

Dapprima gli Inglesi scoprirono attraverso gli alleati russi che Kerensky, Lenin e altri leaders minori erano praticamente al soldo dei tedeschi fin dal 1915, e nel 1916 svelarono i legami con Trotsky, che allora viveva a New York. I servizi segreti inglesi scoprirono che Il suo vero nome era Braunstein, e che era un ebreo tedesco, e non un Russo.


Una volta che Trotsky giunge in Russia, lo raggiunge Lenin, che è stato fatto viaggiare in Germania su un treno blindato, ed ha raggiunto la Russia passando attraverso la Svizzera e la Svezia, nell’aprile del 1917, in compagnia di altri Trentadue Rivoluzionari bolscheviki. Il viaggio è stato approvato e finanziato dallo Stato maggiore tedesco, su ordine del Comando Supremo. I Tedeschi, stanno spendendo grosse somme, anche per finanziare la propaganda bolscevica all’interno della Russia.

Nel 1917, Von Kuhmann, il Ministro degli Affari Esteri, anche lui ebreo, dice al Kaiser:

Solo dopo aver ricevuto da noi un flusso costante di finanziamenti, attraverso vari canali e sotto varie denominazioni, i Bolscevichi sono stati in grado di fondare il loro organo di Stampa e propaganda, la Pravda, per realizzare un’efficace disinformazione e per estendere notevolmente, da allora, la limitata base del loro Partito.


Secondo i piani, la nuova Rivoluzione causerà il ritiro della Russia dalla Prima Guerra Mondiale, e la sua Pacificazione con la Germania. Ciò è precisamente quel che accade. Ancora una volta siamo di fronte a degli eventi multi-dimensionali. I Rivoluzionari Russi, come Lenin e Trotsky, vengono usati per far ritirare la Russia dal Conflitto, a tutto beneficio della Germania, che è già in mano ai banchieri ebrei. L’Elite ebraica, inoltre, crea, così facendo, lo spauracchio del comunismo, per stimolare quel contrasto fra comunismo e capitalismo che si dimostrerà, in seguito, essenziale nell’asservimento dell’Europa.


Trotzky, Lenin, e i loro sostenitori, che in pubblico denunciano i capitalisti, in segreto ricevevano i finanziamenti dai banchieri ebrei di Berlino, Londra, e New York, che, da sempre, finanziano, indifferentemente, tutte le guerre e le tutte le parti in gioco; perché l’elite sionista non ha alcuna ideologia politica, ma ne ha una, ben precisa, di predominio Economico e Razziale Mondiale. La loro lotta al capitalismo è rivolta esclusivamente contro il Capitale non- ebreo. Trotzky viene finanziato, difatti, da Lord Millner e da Michael Gruzenberg, bolscevico, e fidato consulente della Chase National Bank di New York, di proprietà di J.P.Morgan.

Quella russa è, insomma, una Rivoluzione Ebrea Londinese- Newyorkese, in cui il popolo russo, Zar compreso, non sono che le vittime designate. Nel 1915, per finanziare la Rivoluzione Russa, viene fondata l’American International Corporation, i cui dirigenti rappresentano gli interessi dei Rockefeller, dei Rothschild, dei Dupont, della Kuhn-Loeb, degli Harriman, e della Riserva Federale. che è una istituzione privata voluta dai Rothschild. Fra loro figuravano anche Frank Vanderlip, che, con il Jekil Island Group, crea la Riserva Federale, e George Herbert Walker, il nonno del presidente George Bush.


Anche i Rothschild sono direttamente coinvolti nei finanziamenti alla Rivoluzione, tramite la Khun-Loeb & Co., di New York. Banchieri internazionali inglesi, americani, russi, tedeschi, e francesi, si incontrano in Svezia, nell’estate del 1917, e decidono che la Kuhn-Loeb depositerà una somma di 50 milioni di dollari sul conto di una banca svedese, ad uso di Trotsky e di Lenin.

In un articolo apparso sul New York American Journal, del 3 febbraio 1949, il nipote di Jacob Schiff, afferma che suo nonno ha pagato ai due “rivoluzionari” altri 20 milioni di dollari. Il pagamento ai bolscevichi di 20 milioni di dollari, tramite Elihu Root, avvocato della Kuhn-Loeb, ed ex Segretario di Stato, attraverso uno speciale fondo di guerra, viene riportato nel verbale del Congresso del 2 settembre 1919.


Si tratta di un bell’investimento, dato che fra il 1918 e il 1922, Lenin rimborsa alla Kuhn-Loeb & Co. l’equivalente in rubli di 450 milioni di dollari. Questo non è nulla, se paragonato a ciò che i banchieri, che hanno montato l’ intero affare, ricavano sfruttando la terra, l’economia, e il popolo della Russia; rubando l’oro dello Zar, ucciso assieme a tutta la famiglia, in modo che non vi siano eredi che ne possano, in seguito, reclamare i vasti patrimoni, depositati all’estero, proprio in quelle loro banche che hanno finanziato la Rivoluzione bolscevica; e, tramite questa, il massacro degli Orlov-Romanov.

Nel Gennaio 1918, l’Ambasciatore degli Stati Uniti in Russia, David R.Francis, in un dispaccio indirizzato a Washington, lancia questo avvertimento:

“I dirigenti Bolscevichi, che sono generalmente ebrei, e per il 90% rientrati dal’esilio, fanno poco caso alla Russia, o ad ogni altro Paese: Essi sono degli Internazionalisti, decisi a provocare una rivoluzione sociale mondiale.”

Qualche mese più tardi, Oudendyke, ambasciatore dei Paesi Bassi in Russia, fa questa stessa constatazione:

“Se non lo si spegne immediatamente sul nascere, il bolscevismo si espanderà, in una forma o in un’altra, in Europa e nel mondo intero, perché è organizzato e messo in opera dagli Ebrei, che non hanno Nazione, e il cui unico obbiettivo è di distruggere, a loro profitto, l’ordine esistente.”

Nell’aprile del 1919, il Ministero degli Esteri britannico pubblica un rapporto ufficiale, sulla Russia, che rivela che la Rivoluzione è stata organizzata e finanziata da banchieri internazionali ebrei. Esso spiega, inoltre, come dei criminali cinesi siano stati importati, nel paese degli Zar, per essere arruolati al comando ufficiale dei bolscevichi, in una campagna di terrore contro il popolo russo. Questo documento, viene velocemente ritirato, e sostituito con una versione priva di queste informazioni così dettagliate. Fatta scoppiare la rivoluzione in Russia, l’elite ebraica può impadronirsi del paese, facendo edificare, a Lenin e a Trotzky, un sistema di oppressione dittatoriale, che porterà poi alla Dittatura omicida di Stalin, alle sue carestie pianificate, alle eliminazioni di massa, e ai suoi famigerati campi di concentramento.


L’American Hebrew di New York, nel Settembre del 1920, dichiara che: “La Rivoluzione Bolscevica è stata in gran parte il prodotto del pensiero ebraico, del malcontento ebraico, e dello sforzo ebraico di “Ricostruire”.”

Dopo qualche mese dalla presa del Potere, il nuovo Governo Sovietico manifesta il proprio radicale antinazionalismo, con un decreto che assimila l’antigiudaismo ad un crimine. Esso è il primo Governo al mondo, a sanzionare, pesantemente, ogni tipo di ostilità verso gli Ebrei.

I responsabili sovietici, giudicano, evidentemente, queste misure “pro-semite”, come indispensabili alla propria sicurezza fisica. A causa del numero spropositato di ebrei, presenti fra i dirigenti sovietici, e delle loro azioni criminose, è invece ovvio che l’antisemitismo guadagna, in Russia, un bel po’ di terreno. Giunti al potere, gli Ebrei bolscevichi iniziano, difatti, una distruzione sistematica delle Chiese Ortodosse Russe, ma non toccano le Sinagoghe ebraiche. La frenesia omicida, con cui costoro attuano e partecipano alla distruzione della Russia, e delle sue Tradizioni religiose, è una colpa che prima o poi verrà vendicata.

 

 

ZarNicolaII_Alexandra_figli.jpg

LA STRAGE Degli Orlov-Romanov

 

 

A seguito della Prima Guerra Mondiale, e durante la stessa, perdono la corona alcune tra le più illustri Dinastie Regnanti d’Europa, come gli Asburgo (Austria-Ungheria), gli Hohenzollern (Germania) e gli Orlov-Romanov: in Russia. Gli Asburgo e gli Hohenzollern se la cavano con l’esilio, Invece, Nicola II, ultimo Zar di “tutte le Russie”, finisce massacrato con l’intera famiglia, nonostante, con l’abdicazione, abbia già rinunciato al trono.

Nicola II (1868-1918), primogenito di Alessandro III e di Maria Feodorovna, figlia di Cristiano IX di Danimarca, è salito al trono nel Novembre 1894, ed ha sposato la nipote prediletta della Regina Vittoria di Inghilterra: Alix d’Assia, che assumerà come Zarina, il nome di Alessandra Feodorovna.

Viene costretto ad abdicare il 15 marzo 1917. In tutto l’esercito, non un reggimento, non una sola Brigata, si batterà per lo Zar. I marinai di Kronstadt meditano di massacrare i loro ufficiali, e di andare fino a Petrograd, e poiché si prevede che il Principe Michele non accetterà la corona, o se anche l’accettasse, avrà ben poco tempo per portarla, i deputati della Duma si preparano a nominare il Governo Provvisorio.

Subito dopo l’abdicazione, Nicola torna al Quartier Generale di Monilev. Gli hanno assicurato che lui e la famiglia andranno in esilio: suo cugino, il Re d’Inghilterra si dice disposto ad ospitarli. Le notizie dalla reggia di Tsarskoe-Selo non sono buone. Lo zarevic Alessio, e due delle granduchesse sue sorelle, hanno il morbillo. Nicola prende congedo dai suoi ufficiali e si mette in viaggio; è il pomeriggio dell’ 8 di Marzo.

Lo Zar passa il tempo leggendo, mentre il Treno viaggia verso Petrograd, ed è notte, quando il generale Lukensky lo sveglia per informarlo che alcuni deputati della Duma vogliono parlargli; hanno una comunicazione urgente. Lo informano che, da quel momento, viene privato della libertà, per decisione del Governo Provvisorio. Tutti i suoi documenti, vengono posti sotto sequestro, e deve recarsi nel Palazzo di Tsarskoe-Selo. Qui, il giorno dopo, ad Alessandra che assiste i figli malati, viene detto che anche lei deve considerarsi in stato di arresto, come pure l’intera famiglia. I cortigiani che vogliono restare a palazzo, devono anch’essi considerarsi come dei prigionieri.


Nicola arriva nel Palazzo, che si trasforma in una Prigione, con imprevedibile rapidità. Alexander Féodorovic Kerensky, Ministro della Giustizia e poi della Guerra, ha dato istruzioni precise: I Romanov devono essere costantemente sorvegliati, ed isolati assolutamente dal mondo esterno; non possono ricevere visite, e la loro corrispondenza deve vienire sottoposta ad un’accurata censura.


Nel frattempo, la rivoluzione bolscevica segue il suo corso, e le trattative con l’Inghilterra, per l’Esilio della Casa Imperiale Russa, falliscono; forse la Francia, o qualche altro Pese li accoglierà. I Romanov devono venire trasferiti. Kerenski, che è nel frattempo diventato Capo del Governo, non ha dubbi in proposito: La loro presenza a Petrograd è una continua provocazione per le masse, che potrebbero rivoltarsi alla cricca al potere. Bisogna affrettarsi a toglierli di mezzo.


In seduta segreta, il governo decide di mandarli a Tobol’sk, curiosamente vicino al luogo natale di Rasputin; in un luogo, cioè, completamente isolato. Mentono allo Zar, dicendo che la famiglia andrà al Sud, in Crimea, forse nel Castello di Livadia, dove il clima è mite, e la gente, ancora fedele alla Monarchia, è assai più affidabile.

Un paio di settimane dopo salta fuori la verità: non la Crimea, ma la Siberia; non il castello estivo di Livadia, ma Tobol’sk. Inutile recriminare, bisogna scegliere le persone del seguito. Seguono lo Zar il Principe Dolgoruki, il Conte Tatiscev, il medico dottor Botkin, e il professor Gilliard: il precettore di Alessio. Verranno anche Mademoiselle Schneider, lettrice della Zarina, la Contessa Gendrikova, e qualcuno della servitù: una parrucchiera per le ragazze, e qualche staffiere. In tutto 39 persone. Kerensky non fa obiezioni.

All’alba del 1° Agosto 1917, i Romanov partono con due treni speciali, ad uno dei quali, viene agganciata una carrozza ristorante delle ferrovie cinesi. Il viaggio è lungo e monotono. I Romanov sono sorvegliati da 330 soldati di scorta. Il 26 Agosto giungono a Tobol’sk, e vengono ospitati nell’Ex Palazzo del Governatore. In Settembre, iniziano le vessazioni e le angherie dei militari, alla famiglia Imperiale.

Il 25 Ottobre, i marinai della nave Aurora, danno il segnale dell’assalto alla fortezza di Pietro e Paolo, che apre il fuoco contro il Palazzo d’Inverno, sede del governo, da cui Kerensky è già fuggito, sotto la protezione della bandiera Americana. Inizia così il nuovo governo ebraico dei Soviet, ovvero del Kahal russo, con alla testa Ulianov-Lenin.

Nicola II apprende della presa del Potere da parte di Lenin e di Trotzky, che considera due volgari ebrei, agenti dei tedeschi, prezzolati per far uscire la Russia dalla Guerra. Giunge, da Mosca, l’ordine di ridurre la razione di cibo ai prigionieri imperiali, cessando di fornire loro zucchero e caffé. I Romanov, disporranno di soli 600 rubli al mese. Molti cortigiani sono costretti ad andarsene.

La notizia della Pace di Brest-Litovsk, firmata il 7 Marzo 1918, fa sperare ai Romanov di poter uscire dalla prigionia. Il problema dei Romanov in catene, sembra, stranamente, non interessare nessuno; e proprio nessuno viene a salvare la Famiglia Imperiale, che resta sola, abbandonata nelle mani dei bolscevichi, per cui, ormai, costituisce un grosso problema politico.

I Romanov vengono trasferiti nella cittadina bolscevica di Ekaterinemburg, nella regione montagnosa degli Urali, dove giungono alle 8.40 del 30 Aprile 1918. Inizia per loro il periodo della detenzione nella Casa Ipatiev, che l’ingegnere Nicola Ipatiev ha dovuto lasciare in tutta fretta. Si tratta di una palazzina borghese, a due piani, in Vicolo Voznessenski, che dispone di un giardinetto modesto, con pochi alberi, e di 28 locali arredati con buon gusto. I Romanov sono presi in consegna dalle guardie e perquisiti; poi, vengono condotti nella camera loro assegnata. Chiuso l’uscio, la zarina Alessandra traccia su una parete il suo segno prediletto: la Swastika, e la data: 30 Aprile 1918.


Alessio, Tatiana, Olga ed Anastasia giungono con il secondo convoglio: il mattino del 23 Maggio. Alessio, che soffre d’emofilia, ed ha avuto un piccolo incidente, veste alla marinara, ed è portato in braccio dal fedele Nagorny, il marinaio addetto al suo servizio. Nella Casa Ipatiev entrano anche il cuoco, Karitonov, il cameriere Trupp, il piccolo sguattero Leonid, e due servitori: Chenodurov e Siődnev. Questi due e Nagorny vengono trasferiti in una prigione, e di lì a poco, fucilati.


Mosca decide di processare Nicola, e la Ceka, la polizia segreta ebreo bolscevica, afferma di avere le prove che si sta progettando un colpo di mano per liberare lo Zar da Casa Ipatiev; situata nelle immediate retrovie del fronte, da cui avanzano i Cecoslovacchi e i Russi Bianchi che li affiancano. Ai primi di Luglio del 1918, il Soviet Regionale degli Urali, fa pervenire a Mosca la seguente delibera:

“ Il Soviet degli Urali rifiuta categoricamente di assumersi la responsabilità di trasferire Nicola Romanov a Mosca. Ritiene invece assolutamente necessario eliminarlo. C’è il pericolo non indifferente che il cittadino Romanov venga utilizzato dai Cecoslovacchi e dai Contro rivoluzionari. La Famiglia dell’ex Zar, e coloro che hanno di propria volontà scelto di restare ai suoi ordini, devono essere liquidati contemporaneamente. Se i Compagni del Comitato Centrale ritengono che considerazioni di politica estera richiedono l’assoluta segretezza, circa l’eliminazione delle Granduchesse e della ex Zarina, il Soviet regionale degli Urali dichiara di essere in grado di organizzare l’esecuzione, in modo che essa resti assolutamente segreta. “

La mozione è approvata all’unanimità, e si nomina il ristretto comitato incaricato di provvedere ai “Particolari Tecnici” dell’assassinio collettivo: Piotr Voikov, Jakov Jurovsky, e il capo della Ceka: Pierre Ermakov. Si tratta, neanche a dirlo di tre ebrei. Jurovsky deve uccidere i Romanov e distruggere i loro cadaveri, senza destare sospetti.

Giunge alla Casa Ipatiev il 4 luglio, con l’aiutante Nikulin e il Capo Distaccamento Medviedev, per compiere un’accurata ricognizione logistica. Nei giorni che seguono il “ Comitato Tecnico” si riunisce all’Hotel Amerika. Sverdlov, da Mosca, è perfettamente d’accordo sulla completa eliminazione dell’intera famiglia Romanov. Bisogna eliminare, ogni ulteriore possibilità di una rivalsa dinastica, in Russia, e, inoltre, solo se non vi sono eredi, l’immensa fortuna personale dei Romanov, depositata nelle Banche “Inglesi”, potrà restare di proprietà di quei Banchieri Ebrei che la custodiscono.

 

Per evitare ogni conseguenza all’estero, ed ogni problema interno, bisogna agire nel massimo segreto; ucciderli in casa, di notte, distruggendo poi completamente i corpi: nella foresta, con il fuoco.
A circa 20 kilometri a nord est di Ekaterinemburg c’è, dulle rive del Lago Isseth, nel cuore della foresta, il piccolo villaggio di Kodiaky, e, poco lontano, una miniera abbandonata, che costituisce il luogo perfetto per far sparire la Dinastia degli Orlov- Romanov.


Il 16 Luglio 1918, a mezzanotte, Jurovsky bussa alla camera dello Zar, dicendogli che, dato che si prevede un attacco alla Casa, devono scendere al pian terreno; forse verranno nuovamente trasferiti. Nicola sveglia gli altri e tutti escono, scendendo nella stanza a pian terreno. E’ circa l’Una e mezza. Jurovsky trae di tasca un biglietto e recita: Nicola Alexandrovic, per decisione del Soviet Regionale degli Urali, siete condannato a morte, e, immediatamente, spara alla testa dello Zar. Voikov spara allo zarevic Alessio; i servi cadono fulminati in un angolo.

Cadono la Zarina, le Granduchesse, il dottor Botkin, mentre la Detmova, miracolosamente scampata alle pallottole, viene massacrata a colpi di baionetta. Due o tre minuti in tutto. Jurovsky si china su Alessio, e gli spara tre revolverate nel cranio, Voikov scarica la Mauser su Nicola, i Lettoni che fanno parte del drappello d’assassini, finiscono a baionettate le granduchesse morenti.


Più tardi, nella notte, un autocarro Fiat si allontana, con a bordo i cadaveri della Famiglia Imperiale, avvolti in grigie coperte militari. Ai morti sono stati tolti gli anelli, gli orologi, i braccialetti; poi, vengono razziate anche le altre cose dei Romanov: i gioielli, le Icone, i Libri. I corpi nudi, portati in una radura della foresta, vengono fatti a pezzi con delle asce, per essere gettati nel fuoco di una catasta resinosa, Vengono cosparsi con 190 litri di Acido solforico e con 700 litri di benzina.

Il gruppo vuole distruggere completamente gli 11 cadaveri, ma la cosa si rivela più difficile del previsto, e il rogo arde per tutto il giorno del 17 Luglio, continuando anche il 18. La Distruzione quasi totale dei cadaveri termina il 19 Luglio 1918. Il giorno 21 Luglio, le Guardie Rosse abbandonano la Casa Ipatiev, dopo averla sommariamente ripulita dalle tracce dell’eccidio. Su un muro, uno degli assassini ha scritto, in tedesco, queste strane parole: gli ultimi versi di una poesia dell’Ebreo Heinrick Heine.

“ Ma Balthazar, nella stessa notte, fu dai suoi servi ucciso.”

Il 25 Luglio i Russi Bianchi entrano ad Ekaterinemburg, e viste nello scantinato della Casa Ipatief i fori delle pallottole, capiscono cosa sia successo. Guidati dalle informazioni dei contadini, cercheranno a lungo nei pressi della Miniera abbandonata, ma ritroveranno solo due falangi di un dito femminile; probabilmente quello della Zarina.
In concomitanza con l’eccidio della Famiglia Imperiale, vengono uccisi anche tutti gli altri Principi Romanov. Michele Aklexasndrovic, fratello dello Zar, viene assassinato addiritura prima; il 13 Giugno 1918.


A 24 ore dalla strage di casa Ipatief, vengono “terminati” anche gli altri Principi: Sergio Mikailovic, i Granduchi Ivan e Igor Kostantinovic, il Principe Vladimir Paulovic Palej, e la Granduchessa Elisabetta Feodorovna. Si dirà che sono fuggiti, invece sono stati scaraventati nel pozzo di una miniera, poco lontano dal luogo della loro detenzione. Durante la guerra civile russa, gli Agenti della Ceka, uccideranno tutti quelli che, in qualche grado di parentela, appartengono alla famiglia Romanov.


Le autorità Bolsceviche, dichiarano immediatamente che l’Imperatore Romanov è stato ucciso, dopo la scoperta di un complotto teso a liberarlo; ma per qualche tempo, la morte della Zarina, e dei suoi figli, viene tenuta segreta. Gli storici sovietici sosterranno per molto tempo, che gli assassini sono stati dei Bolscevichi della regione, che hanno agito di propria iniziativa, e che il fondatore dello Stato Ebraico Sovietico, Lenin, non ne sapeva nulla, e non vi ha avuto parte alcuna.

A smentire questa versione ufficiale, vi è la testimonianza della guardia del Corpo di Lenin, Alexi Akimov, che afferma di avere trasmesso personalmente, all’ufficio telegrafico, l’ordine di esecuzione firmato da Lenin stesso. Il Telegramma, controfirmato dal Capo del Governo Sovietico, l’ebreo Jakov Sverdlov, è stato conservato da Akimov, in ricordo dello storico ordine, da lui ricevuto.

Del resto, già Leon Trotzky, alias Braunstein rivela che Lenin, e Sverdlov, presero assieme la decisione di mettere a morte lo Zar, e tutta la sua famiglia, probabilmente in obbedienza ad una condizione dettata a priori, dal Trust dei Banchieri ebrei che hanno finanziato la Rivoluzione, e che vogliono impadronirsi, senza colpo ferire, dei Beni dello Zar depositati nelle loro Banche.

“Il mio ultimo viaggio a Mosca ha avuto luogo dopo la caduta di Ekaterinemburg, il 25 Luglio 1918. Durante la mia conversazione con Sverdlov, gli chiesi incidentalmente: – Sai dov’è lo Zar? Terminato, mi rispose, è stato fucilato. E la sua famiglia? La famiglia è stata uccisa con lui. Tutti? chiesi stupito, Tutti! Rispose Sverdlov, perchè? aspettava evidentemente una mia qualche reazione, ma non risposi nulla. E chi ha preso la decisione? Chiesi io, Noi, abbiamo preso la decisione, qui; Ilich ( Lenin) pensava che non bisognasse lasciare ai Bianchi uno stendardo vivente, specialmente nella situazione attuale, che è difficile. Io non argomentai oltre, e pensai che non c’era proprio altro da dire.”

Le ragioni effettive, ma storicamente poco percepite, e per nulla diffuse, del massacro dei “Romanov”, sono, evidentemente, quelle dell’enorme profitto finanziario che queste    morti,    illustri,    comportano,    per    i    mandanti dell’assassinio. In palio, ci sono 250 milioni di dollari, 20 milioni di sterline oro, e 150 milioni di rubli oro: più di 1000 miliardi attuali, che finiscono nelle tasche dei Banchieri ebrei Inglesi, e in quelle del Sindacato della New York City Bank: ovvero del Trust Rothschild.

All’autocratico Impero Zarista, si sostituisce quello, più vasto, potente e totalitario dei Soviet: longa manu dell’Ebraismo Internazionale.

Nicola II e la sua intera famiglia, non sono che i martiri più noti, fra le innumerevoli vittime dell’Olocausto degli Ariani Ortodossi, perpetrato prima dagli Ebrei Bolscevichi, e poi dai comunisti marxisti, ebraicizzati, di Stalin e del regime Sovietico. Alcune settimane dopo il massacro di Ekaterinemburg, il Giornale della Nuova Armata Rossa: la Krasnaja Gazeta del 1° Settembre 1918, dichiara:

“ Senza pietà, senza risparmiare nessuno, noi uccideremo i nostri nemici a centinaia, a migliaia; in modo che essi anneghino nel loro stesso sangue. Per il Sangue di Lenin e di Ouritsky, che vi sia un oceano di sangue borghese- ancora più sangue- più sangue possibile.”

Il Sangue borghese    a cui i bolscevichi sono invitati ad abbeverarsi, è, ovviamente, quello ariano dei non ebrei. Prendendo la parola in una riunione, nel mese di settembre 1918, l’Ebreo Grigory Zinoviev, alias Apfelbraum, sottolinea, in queste tre frasi, l’arresto e la morte di 10 milioni di esseri umani:

“ Sui cento milioni di abitanti della Russia sovietica, noi dobbiamo legarne a noi 90 milioni. Quanto al resto, non abbiamo nulla da dire. Essi devono essere ridotti al nulla”

Il tributo dei Russi al regime comunista di matrice ebraica, in termini di vite umane, e di sofferenze, si rivela, alla fine, superiore anche alle previsioni retorico-necrofile di Grigory Zinoviev. Non esiste e non è mai esistito, un altro regime al mondo, che, come quello Sovietico, sia costato la vita a tanti dei suoi compatrioti. Citando i documenti del KGB, da poco di pubblico dominio, Dimitri Volkogonov, capo di una Commissione Parlamentare straordinaria Russa, indica che, fra il 1929, e il 1952, 21,5 milioni di persone sono morte, a causa della repressione sovietica.


Alla fine del 1920, già prima dell’avvento di Stalin, la Russia Sovietica possiede ben 84 Campi di Concentramento, con 50.000 prigionieri. Nell’Ottobre 1923, i Gulag sono 315, con 70.000 detenuti. Ai 10 Milioni di vittime del 1934, si aggiungono quelle della Carestia pianificata, o della deportazione, e del massacro dei Kulaki; ovvero dei contadini. Il che, porta il numero delle vittime a 20 milioni. Altre stime, meno ufficiali, indicano il numero delle vittime, fra il 1935 e il 1953: 50 milioni. Per cui, complessivamente, fra il 1917 e il 1987, il Regime Comunista Sovietico, voluto, finanziato, sostenuto, e per buona parte, gestito da Ebrei, ha massacrato sistematicamente 62 milioni di persone; morti che vanno a loro pieno carico.

Gli Ebrei lo sanno, e, sapendolo, strombazzano ai quattro venti il loro enorme  “Terribile Olocausto dei 6 milioni di vittime della Shoah”. Dopo l’avvento al potere di Giuseppe Stalin, e durante i soli anni del “Grande Terrore”, nel 1937 e 1938, quasi un milione di persone vengono fucilate dalla Polizia Segreta, e altri 2 milioni periscono nei campi di concentramento. 14 milioni di persone muoiono durante la campagna di “Dekulakizzazione”, e per la lunga carestia forzata e pianificata; degli anni 1929-1933.

I sovietici, e la maggior parte degli occidentali, possiedono informazioni storiche assai poco obbiettive, rispetto all’Epoca della Russia zarista, sempre dipinta, da storici compiacenti, o collusi con l’ebraismo comunista, come un’Era di sanguinario dispotismo imperiale. Nulla di più falso!

La realtà, come al solito, è assai diversa da quella tratteggiata dagli scritturali prezzolati e sedicenti storici accademici. Se è vero, che il Potere dello Zar era assoluto, che una piccola minoranza gestiva la politica, e che la gran parte del popolo russo era costituita da contadini, bisogna anche notare che durante il Regno di Nicola II la libertà di stampa era garantita, come lo erano pure la libertà religiosa, il diritto di riunione e di associazione, la protezione della proprietà privata, e la libertà sindacale.

Nemici giurati del “ Sanguinario Regime”, come Lenin, erano trattati con estrema mitezza; una mansuetudine che Lenin Ulianov non ha certo riservato allo Zar, e alla sua Famiglia. A causa delle sue attività sovversive, Lenin viene condannato nel 1897, a 3 anni di esilio in Siberia. Durante la sua “pena”, può tuttavia sposarsi, scrivere 30 opere, fare largo uso di una ricca biblioteca, abbonarsi a molti periodici stranieri, e intrattenere una voluminosa corrispondenza con altri ebrei, in Europa; anch’essi partigiani della Rivoluzione Bolscevika.


Lenin va a caccia, scrive, trama la Rivoluzione mùondiale, e pattina sul ghiaccio, ricevendo dallo sciocco, ma evidentemente benevolo Stato Zarista, un trattamento di sussidio finanziario. E’ quindi evidente, che la storia ufficiale ha voluto, per 73 anni, dare un immagine falsata, e per nulla obbiettiva, dei Romanov e della Russia Imperiale.

Nel corso dei decenni precedenti allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, l’economia Russa è, difatti, in netto rialzo. Fra il 1890 e il 1913, essa ha l’indice di rialzo più elevato del mondo. La creazione di linee ferroviarie, si succede ad un ritmo doppio di quello che avrà sotto il Regime Sovietico. Fra il 1900 e il 1913, la produzione di ferro aumenta del 58%, e quella del Carbone raddoppia.

Questo ovviamente costituisce un pericolo per le industrie siderurgiche, per i petrolieri e per i mercanti di cannoni e di armi, Europei ed Americani: Rothschild, Zaharoff, Schneider, Wichers, Krupp, Rockfeller, Detreding, e così via. Le esportazioni di grano russo, nutrono tutta Europa, e la vita culturale della Corte, e del Paese, conosce un’espansione formidabile; per qualità ed ampiezza. Questo panorama, fa della Russia Zarista una preda molto allettante; ma, per impadronirsene, bisogna prima distruggerla; con l’aiuto di una Rivoluzione Interna e di una Guerra esterna.

Questi sono i semplici fatti, simili a cento altri racconti, delle atrocità, commesse in Russia dagli invasori Ebrei; eppure nessun Anatole France ha mai fatto eco, al grido angoscioso di queste vittime. A fronte dei milioni di persone messe a morte dai dirigenti sovietici negli anni post rivoluzionari, l’assassinio della Famiglia Imperiale Russa, potrebbe sembrare ininfluente. Invece, l’evento è essenziale per capire la reazione di Hitler e del Nazismo, o Rumena, e di Corneliu Codreanu, a questo eccidio, voluto dai capi ebrei del Regime Sovietico; e perpetrato come un rituale di vendetta Talmudica.

Il modo in cui il massacro è stato pensato, preparato ed attuato: prima negato, e poi malamente giustificato, è particolarmente odioso, e appone un chiaro sigillo di infamia sui suoi ideatori ed esecutori: Lenin, e la sua cricca di rivoluzionari Ebrei, al soldo della Finanza Ebraica internazionale, e in collusione con i Mercanti di cannoni e i petrolieri; ebrei e non ebrei. Le Uccisioni e il Caos della Prima Guerra Mondiale, seguiti dalle sollevazioni Rivoluzionarie comuniste, che scuotono l’Europa Occidentale nel periodo 1917-1918, mettono fine non solo alla Dinastia dei Romanov, ma anche all’intero Ordine Sociale Europeo. Asburgo, e Hohenzollern cadono anch’essi, e, con loro, si occulta una cultura spiccatamente Ariana ed Occidentale, legata, di fatto, alle Case regnanti, imparentate fra loro, e legate da vincoli di sangue.


Nicola II Romanov è, difatti, cugino germano di Re Giorgio d’Inghilterra, ed anche cugino di Guglielmo di Germania; Alessandra, la zarina, appartiene alla casa Tedesca d’Assia, ed è la nipote prediletta della Regina Vittoria. Più d’ogni altro monarca dell’Europa Occidentale, lo Zar di Russia impersona il suo Paese, assumendo il Führer Prinzip imperiale che sarà poi reinterpretato da Adolf Hitler, in versiona Nazionalsocialista; con il suo: Ein Volk, Ein Führer: un Popolo, un Capo.

Per questo, l’assassinio dell’intera Dinastia Romanov, che regna sulla Russia da 3 secoli, non è solo un annuncio dei prossimi massacri comunisti, ma segnala anche la sottesa volontà immaginale ebraica, che di quei massacri è la mandante effettiva, di annientare, nel sangue, e con ogni possibile mezzo, l’Anima e lo Spirito della Russia e dell’intero Occidente Ariano.

 

 

 

decoline.png

QUI PRODEST?

 

Sul continente europeo, l’Armata americana porta, nel 1918, un numer immenso di soldati: 2.082.000 uomini; il quadruplo di tutti gli effettivi germenici tornati dal fronte Russo. Senza questa valanga umana, e senza le immense possibilità di approvvigionamento materiale, degli americani, gli Alleati, battuti su tutti i fronti, verrebbero probabilmente liquidati. L’Apporto degli Stati Uniti, si rivela decisivo; per la Germania, ora, la pace diviene una necessità.

In tre sole settimane, nel settembre 1918, la Germania si ritrova sola a combattere; ovunque, i suoi alleati hanno capitolato a catena: Turchi, Bulgari, e poi gli Austriaci. Il 14 ottobre 1918, alla proposta di pace di Guglielmo II, il Presidente americano Wilson esige la totale distruzione della potenza militare del Reich, e la trasformazione delle istituzioni politiche tedesche; ovvero, la caduta della monarchia.


l 26 Ottobre, il governo del Principe di Bade, “in nome del popolo tedesco”, cede su tutta la linea, assicurando agli Almleati la caduta stessa del Kaiser. Il 28 ottobre 1918, Wilson esige un armistizio di tale fatta, da rendere impossibile ogni eventuale ostilità tedesca; un armistizio, negoziato con dei rappresentanti del popolo tedesco che non cdevono essere coloro che, finora ne sono stati i padroni. Di nuovo, i dirigenti di Berlino si dichiarano d’accordo.

A Ludendorff, che oltraggiato da queste spaventose concessioni, protesta vivamente in nome dell’onore, e di un esercito rimasto imbattuto, il nuovo vice cancelliere Payer, replica di non tenere, in alcun conto, l’onore dei militari. Lui è un civile: un maledetto borghese. I socialisti tedeschi, entrati nell’ultimo governo imperiale, sentono che la loroora è arrivata; essi sono ormai i padroni del gioco. Installati al potere, aspettano che Max del Bade ottenga l’abdicazione di Guglielmo II; lo minacciano di andarsene, lasciando che scoppi una Rivoluzione.

Gli Alleati sanno che possono ancora rompersi i denti sull’osso tedesco, e Wilson, essendo riuscito a fare accettare ai Tedeschi i suoi famosi 14 Punti, pone ai suoi compari alleati la domanda essenziale: Sono essi disposti a concludere la guerra, e a firmare l’armistizio, sulla base di questi stessi principi, che implicano una “pace senza annessioni”? Essi rispondono affermativamente.

Ecco i 14 punti di Wilson:

1. Delle convenzioni di pace preparate in piena luce. 2. Libertà assoluta dei mari. 3. Soppressione di tutte le barriere economiche, ed attuazione di condizioni commerciali che siano uguali per tutte le nazioni. 4. Gli armamenti d’ogni Paese saranno ridotti al minimo. 5. Nelle colonie, gli interessi delle popolazioni coinvolte, avranno lo stesso peso delle rivendicazioni coloniali. 6. Intera evacuazione delo territorio russo. 7. Il Belgio deve essere evacuato e ricostruito. 8. Il torto causato alla Francia dalla Preussia, nel 1871, per ciò che riguarda l’Alsazia-Lorena, dovrà essere riparato. 9. Si dovrà attuare una rettifica delle frontiere italiane, in conformità ai dati del Principio di nazionalità. 10. Possibilità di uno sviluppo autonomo dei Popoli dell”Austria Ungheria. 11. Garanzie internazionali per l’indipendenza di Romania, Serbia e Montenegro. 12. Riguardo agli Arabi e all’ex Impero Turco, pienoa possibilità di sviluppo autonomo, senza subire molestie. 13. Dovrà essere creato uno Stato Polacco indipendente, abitato da popolazioni indiscutibilmente polacche, a cui dovrà essere assicurato un libero accesso al mare. 14. Una Associazione Generale delle Nazioni.


I Tedeschi, in buona fede, e mancando di quel cinismo che è la materia grigia, d’ogni cervello effettivamente politico, contando sul rispetto dei “Bei Principî”, enunciati da Wilson, si fideranno dergli impegni formali presi dagli Alleati, e delle promesse dello stesso Wilson. Per gli Alleati, sottoscrivere i 14 Punti e l’Armistizio dell’11 novembre 1918, è un semplice sotterfugio; un trucco capace di mettere fuori gioco la Germania, e di dare loro un bottino enorme, al momento della redazione del Trattato di Pace di Versailles, per cui tutto è già pronto.


Non è esagerato affermare che la Seconda Guerra Mondiale inizia proprio con il Trattato che pretenderbbe di porre fine alla Prima: il vergognoso Trattato di Versailles, voluto dai Vincitori del conflitto, e che tratta assai ingiustamente la Germania, accusandola di aver scatenato una guerra, voluta invece, come abbiamo visto, proprio dagli Alleati, per distruggere gli Imperi Centrali.

La Germania vede il proprio territorio smembrato in tutte le direzioni. Ad Ovest, la provincia dell’Alsazia-Lorena viene ceduta alla Francia. Tre distretti Germanici vengono dati al Belgio. Mezzo stato dello Schleswig passa alla Danimarca. Una larga fascia di territorio Germanico, che si estende a 50 kilometro ad ovest del Reno, viene posto sotto il controllo effettivo della Francia, con la creazione di una zona “cuscinetto” smilitarizzata.

Ad Est la città di Danzig viene dicchiarata “città Aperta”, sotto il controllo di una Lega delle Nazioni appena formata; ma, in realtà, viene data alla Polonia. In aggiunta a tutto questo, un’ampia parte del territorio Germanico, inclusi i suoi abitanti, Tedeschi, viene ceduta direttamente alla Polonia; tagliando la Germania in due parti, ed isolando, di fatto, la Prussia dal Mar Baltico.

Una consistente parte della Slesia, nella Germania Centrale, viene essa pure data alla Polonia. Una parte del vicino Impero Austro-Ungarico, che è tradizionalmente, etnicamente, e linguisticamente Tedesco, viene tagliato via, e forma il nuovo stato della Czechoslovakia. I Tedeschi perdono in tutto 25,000 miglia quadrate di territorio abitato; ovvero quasi 7 milioni di tedeschi. Ciò non può che portare ad una recrudescenza del nazionalismo. L’unione di Germania ed Austria, che sarebbe la logica conseguenza della distruzione dell’Impero Austro-Ungarico, viene anch’essa proibita ferreamente, attraverso la costrizione economica dell’Austria stessa.


L’esercito Tedesco viene sottoposto a enormi restrizioni: limitato a 100.000 uomini, senza importanti unità navali, e completamente senza forze aeree. Queste misure, vengono accolte dai militari prussiani come un insulto personale. Osservatori stranieri vengono collocati nelle Fabbriche, per spiarle, ed evitare che si producano munizioni. Alla Germania, viene presentato il conto complessivo per la Guerra, secondo la falsa premessa che la sola Germania sia stata Responsabile per quel conflitto. Un primo pagamento dei danni, che si chiede di pagare ai tedeschi, ammonta a 5 miliardi di dollari dell’epoca, pari a più di mille miliardi di dollari attuali.

Non è ancora tutto: quando gli Alleati fissano l’ammontare finale delle “Riparazioni”, nel 1921, vengono aggiunti ancora 23 miliardi di dollari in valuta del tempo. Non è ovviamente possibile, per la Germania, accontentare queste richieste assurde, ma, tuttavia, il governo di Weimar, stabilito dal Partito Social Democratico, firma il trattato; guadagnandosi così l’odio imperituro della maggior parte dei Tedeschi.


Nell’ Agosto del 1921, la Germania fa un pagamento di 250 milioni di dollari, una cifra enorme, che porta al collasso l’economia del Paese, intaccando le sue riserve estere. La valuta tedesca crolla completamente: nel Gennaio del 1923, un dollaro americano vale 896 Marchi: nel Novembre 1923, un dollaro viene scambiato con 6,666,666,666,667 Marchi. Non essendo in grado di effettuare altri pagamenti, la Germania rifiuta di pagare altre riparazioni. In ritorsione a ciò, la Francia invade l’area smilitarizzata della Saar, stabilendovi leggi marziali. I Francesi usano truppe di occupazione composte da Negri Africani; il che causa un enorme risentimento in Germania. Nel 1924 il governo americano interviene con un piano stilato dal banchiere Charles Dawes, per ristrutturare l’economia Germanica; piano che non verrà mai pienamente posto in atto; almeno fino all’avvento al potere di Adolf Hitler, nel 1933.

 

Mauro Likar

bornatvers.jpg
Lettura consigliata

 

 

MAURO LIKAR LA PSEUDO GUERRA DEL “DIRITTO”ultima modifica: 2010-06-16T11:48:00+02:00da likar
Reposta per primo quest’articolo