MAURO LIKAR OLOCAUSTO NERO & CANDIDO COTONE

MAURO LIKAR

 

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OLOCAUSTO NERO
&
CANDIDO COTONE

IL VOLTO EBRAICO DELLO SCHIAVISMO.

 

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OLOCAUSTO NERO


Sull’industria cinematografica americana, ben lo sappiamo, domina la “Jewish Cabal”, o Cricca Ebraica, il cui lacrimoso impegno antirazzista ed antischiavista sono due paradigmi ferrei e categorici. L’intera produzione hollywoodiana, filmica e televisiva, si muove in questa precisa direzione. Ma del tanto biasimato traffico degli schiavi, proprio gli Ebrei sono stati per secoli gli ideatori, i promotori, ed i massimi e principali beneficiari.

Prove certe di ciò, abbiamo fin dall’epoca di Giustiniano, quando gli Ebrei di Roma, che ne detengono il monopolio, sfidando i decreti degli anni: 335, 336, 339,384, 415, 417, 423,438, e 743, fanno del commercio umano la loro principale ma non unica fonte di guadagno. Gli Ebrei dominano difatti parecchi settori dell’economia romana, compreso il traffico degli schiavi, le attività bancarie, il commercio interno ed estero. Essi hanno, all’epoca, ottenuto anche il monopolio di specifiche attività industriali, quali l’industria tessile dell’abbigliamento, quella dei prodotti vetrarî, e la vendita degli articoli di lusso.

Crollato l’Impero Romano, i commerci continuano nella Penisola Iberica, e i mercati ebrei degli schiavi mantengono il loro vivace dinamismo, e i loro serrati ritmi di “fornitura” della preziosa merce umana. Molti Ebrei sono proprietari di navi, di terre coltivate per loro da contadini gojim, e molti sono medici; ma la maggior parte di essi si dedica al fiorente commercio degli schiavi, e, ovviamente, al prestito ad interesse, comunemente noto come “Usura”.

Il Concilio di Macòn permette tuttavia ai Cristiani di riscattare dagli ebrei i loro schiavi, per 12 soldi; sia per liberarli che per prenderli al loro “servizio”.

Nella Spagna Visigota, i mercanti Ebrei sono al primo posto fra coloro che procurano schiavi da vendere: Celti o Slavi; finché nel VII secolo, l’ondata crescente di antisemitismo non ne limiterà pesantemente le attività.

Sotto Carlo Magno, che ha come medici personali gli Ebrei Abul Ferradsh, e Sabattai Ben Abraham, gli Ebrei Francesi, autorizzati da uno speciale editto imperiale, ed avendo come soci in affari i loro confratelli spagnoli, “comprano” in Europa i figli dei propri ed altrui debitori, e li piazzano sui mercati musulmani dell’Oriente. Questo Traffico vergognoso, ritenuto allora lecito, sarà vietato solo negli anni 779, 781, e 845.


Quello dei Carolingi è un regno in cui gli Ebrei possono viaggiare liberamente, intraprendere commerci locali ed internazionali, giungendo fino alla Cina, come fa il Consorzio dei Radaniti: mercanti ebrei che partono dalla prospera regione del Rodano. Essi prestano danaro ai nobili cristiani, ai vescovi, o ai monasteri, trafficano in schiavi, ed hanno estese proprietà vinicole nel Sud della Francia.


Nel VI Secolo, al seguito dell’invasione Franca, operano in Francia i mercanti “Levantini”, o “Siriani”. In realtà la maggior parte di loro sono degli ebrei che esportano pelli, legname, spade, e schiavi, ed agiscono anche come mediatori fra Cristiani ed Islamici. I biondi schiavi germanici sono difatti assai richiesti nelle città arabe, specie i giovinetti e le fanciulle.

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Con l’Ascesa ed il dilagare dell’Islam, grandi opportunità si aprono per i mercanti ebrei: fornire schiavi neri o musulmani, al mondo cristiano, e bianchi e cristiani a quello islamico. Lungi dal danneggiare gli Ebrei, l’Islam, difatti ne accresce l’importanza ed il potere, dato che a sostenere il commercio non restano che loro, che ora trafficano prevalentemente in carne umana.

Gli Ebrei bizantini acquistano regolarmente giovani Slavi a Praga, per venderli come Schiavi. Il traffico, del tutto legale, si espande sotto il figlio Ludovico il Pio, Re d’Aquitania dall’804, ed Imperatore dall’814 all’840, che vive sotto l’influsso della sua seconda moglie, la mezza ebrea Yehudith, figlia del Conte Welf, capostipite dei Guelfi, ed è “ben consigliato” dal suo Grande Cancelliere e prete: Elisachar, anch’egli ebreo.

Dall’804 capo della Cancelleria Imperiale d’Aquitania e poi anche di quella di Aquisgrana, questo “servo fedele” verrà ricompensato con le Abbazie di Saint Aubir, Saint Jacques, e Saint Jumeges, per poi passare, disinvoltamente, nell830, alle schiere dei nemici del suo amato Imperatore.

Fatto della stessa pasta, lievita nella cerchia ristretta del Pio Ludovico anche il Diacono Imperiale Bodo, che, fingendo di partire in pellegrinaggio per Roma, ripara invece a Saragozza in mano agli arabi, dove il 22 maggio 838 non solo si converte al giudaismo e si fa circoncidere, ma preso il nuovo nome di Eleazar, sposa un’ebrea e diviene capo delle forze d’attacco musulmane.

Particolarmente richiesti sono i giovanissimi schiavi evirati, adatti ai molteplici usi sessuali dell’harem, e che    malgrado    l’esplicito divieto talmudico della castrazione, gli Ebrei – gli affari sono pur sempre affari- provvedono    a    consegnare    già debitamente “effeminati”, in quanto l’operazione è severamente proibita in tutto l’Islam. La “Preparazione” avviene ad Arles, Lione, Narbona, su cui regna dal 768 al 900 la dinastia ebraica dei Natronai-Makhit-Aymer. Verdun è uno dei luoghi ove si elabora il prodotto” umano grezzo, prima di esportarlo verso i ricchi mercati d’Oriente.


Ludovico è talmente Pio e filo ebraico, che, nell’817 ordina di spostare ad un altro giorno i mercati, che usualmente si tenevano il sabato. I mercanti ebrei di Francia mantengono delle strettissime relazione con i loro correligionari di Spagna, Nord Africa, ed Egitto; ed importano spezie, profumi, pietre preziose, seta indiana e cinese. La principale città della Normandia, Rouen, diventa l’insediamento più importante dei mercanti ebrei nell’Europa settentrionale.


Con i Normanni, gli Ebrei entrano poi in Inghilterra, e nel 1125 essi sono presenti nella città di Londra, e nell’entroterra inglese: come prestatori ad usura. In Italia, l’Ebreo di Napoli, Basilius, dato il divieto qui imposto agli Ebrei, di trafficare in schiavi, fa battezzare i figli, per continuare la tratta, resa lecita dal loro nuovo nome cristiano.

Nei Paesi Slavi, dell’Europa Orientale, il “Judaeus Mercator” o Mercante Ebreo, scambia, commercia, fa da mediatore, presta ad usura, schiavizza e vende; e diventa quindi ricchissimo. Intermediatori diplomatici ed interpreti, fra Cristiani ed Islamici, o con il Khan dei Khazari, gli ebrei sono alla Corte di Carlo Magno e poi a quella di Ottone I, nel 965. Essi parlano l’arabo, il persiano, il greco, il francese, lo spagnolo, lo slavo, e dominano totalmente la tratta ed il commercio degli schiavi.

La loro specialità è la compravendita dell’umanità non ebraica: acquistano e piazzano sul mercato ragazzi e ragazze slavi, o germanici, sia in Oriente che in Spagna, e gli Ebrei di Spagna procedono, come si è detto, anche alla loro castrazione, per fornire preziosi eunuchi e carne da letto e piacere, agli harem ed ai postriboli del mondo islamico, e dell’Oriente. A Praga, Cracovia, e Kiev, vivono perciò moltissimi mercanti ebrei, che per l’intero Medioevo, sono i principali compratori e smerciatori di schiavi. Essi mantengono questa supremazia, internazionale, anche nel 1300 e nel 1400. In questo periodo, gli Ebrei di Maiorca, mercanti di fanciulli e d’uomini, sono in stretti rapporti d’affari con i loro consimili in Nord Africa, che hanno nel mondo arabo, un’ ampia libertà di movimento.


Gli Ebrei sono orefici a Fez, ed a Ceuta, dove spesso si mescolano ai berberi ed ai negri, ed egemonizzano anche il mercato dell’oro: dall’Africa Nera al sultanato di Memcen, e poi verso l’Europa. Con la scoperta del Nuovo Mondo, gli ebrei, sub specie di convertiti e marrani: Portoghesi, Francesi, Spagnoli, Olandesi, od Inglesi, nominalmente appartenenti a questi Paesi, ma pur sempre ebrei, sono i maggiori importatori di schiavi, e i più ricchi piantatori di canna da zucchero, nelle isole di Madeira e Sao Tomé.


Dal 1492 essi introducono schiavi e piantagioni in Brasile, dove si trovano dal 1503, trasformandolo nel primo produttore mondiale di zucchero. A fine secolo gli Ebrei sono presenti in 200 insediamenti costieri, nominalmente “Portoghesi” od “Olandesi”, ma che, commercialmente e finanziariamente, sono completamente in mano loro. Ora hanno un ruolo egemonico e centrale nella tratta dei Negri dall’Africa sub sahariana, come l’avevano avuto, per tutto il Medio Evo ed il Rinascimento, in quella dei Bianchi dall’Est Europeo.

Con l’istituzione nel 1621 della Dutch West India Company, in cui gli Ebrei controllano fin dall’inizio, buona parte delle azioni, essi sono finanziatori, imprenditori, ed organizzatori commerciali di primo piano, nei vari traffici con e dalle Americhe. Il Brasile cede il suo primato alle zone caraibiche, e “portoghese” diviene allora, un sinonimo per indicare il “negriero ebreo”. Perno del traffico negriero è il porto brasiliano di Recife Pernambuco, occupato militarmente dalla Compagnia nel 1630.

Le rivolte degli schiavi e la conquista del territorio da parte dei portoghesi non ebrei, portano nel 1654 all’espulsione totale degli Ebrei “olandesi”, ed alla loro fuga verso Nord. Alla metà del 1600, gli Ebrei sono saldamente attestati:

1. Nel Surinam, la colonia ebraica per eccellenza, con per capitale Panamaribo, nota come Jöden Savane. Commercianti, piantatori, e negrieri, gli ebrei decadono con l’abolizione del commercio schiavistico, del 1819, e poi con l’emancipazione degli schiavi, del 1863. Nel 1670 e nel 1719, la popolazione ebraica è di 10.000 abitanti. Alla fine del ‘700, malaria e schiavi fuggiaschi, che minacciano di morte la popolazione ebraica, “bianca”, portano all’evacuazione della Colonia. La capitale viene invasa dai negri, che la distruggono quasi completamente.

2. In Guayana, dove nel 1662 giunge il vascello Monte del Cisne, che sbarca 152 ebrei livornesi.

3. Nelle Isole Barbados, la cui popolazione si compone quasi esclusivamente d’Ebrei.

4. A Curaçao, che nel 1648 è il maggior centro caraibico di smistamento degli schiavi.

5. A Coro, in Venezuela.

6. A Santo Domingo.

7. Nelle Isole di Giamaica e Martinica.


La prima piantagione di canna da zucchero, con annessa distilleria per il Rhum, viene fondata nel 1655 da Benjamin da Costa, proveniente dal Brasile, con altri 900 confratelli ebrei, e con 1100 schiavi, a Nevis e poi a Saint Eustatius e Saint Thomas. Per secoli, il commercio degli schiavi costituisce, quindi, la principale fonte di sussistenza e guadagno degli Ebrei, e la loro partecipazione, nella assai lucrosa “ tratta dei negri”; che avrà luogo dal 1600 al 1850, è centrale, entusiastica, e totale. Famoso resta, fra gli altri suoi simili, il negriero ebreo settecentesco Aaron Lopez.

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AARON LOPEZ

Quanto al 1700 ed al Nord America, i più operosi e ricchi negrieri sono tutti ebrei; mercanti a New York, Newport, e Rhode Island. Essi sono attivamente impegnati, nel traffico di Rhum e di schiavi; a Baltimora, Filadelfia, Boston, Norfolk, Richmond, Charleston e Savannah. Impediti nell’insediamento, ed espulsi dalla Georgia, essi si spostano nel South Carolina, in tale numero che Newport viene chiamata Jewport, e la regione di Savannah prende il nome di Jewland.

A fine ‘700, Charleston ha 500 ebrei, e nel 1775 elegge al Congresso Rivoluzionario Provinciale, a ricoprire una carica legislativa, l’Ebreo più importante d’America: il Piantatore d’indaco e proprietario-mercante di schiavi Francio Salvador. Coloni ebrei si stabiliscono in tutto il Nord America; nel Neuw Nederland, nel 1621, in Virginia e nel Massachussets nel 1624, Nel 1649, Il 22 Agosto 1654, a Niuw Amsterdam, poi New York, sbarcano 23 ebrei, che si stabiliscono nel quartiere di Manhattan. Sono i primi di una lunga serie d’arrivi, che porterà l’attuale città di New York a contare più di Tre milioni e mezzo d’ebrei.

Nelle Colonie Inglesi, la schiavitù resta proibita fino al 1661, quando cinque ricchi ebrei di Filadelfia: Sanford, Lay, Woolman, Solomon, e Benezet, riescono, ovviamente con la corruzione, a fare abrogare i divieti, impiantando poi una fitta rete di propri “corrispondenti”; sulle coste africane, in Olanda e in Inghilterra.

Nel 1761, sempre a Filadelfia, David Franks, membro di una delle più stimate famiglie negriere ebree, e padre di Rebecca, moglie del generale inglese Henry Johnson, è il primo firmatario di una petizione, per l’abolizione di una tassa sull’importazione di schiavi. In Georgia, i primi ebrei giungono nel 1733, e ripartono, in seguito al divieto di importare schiavi e liquori; poi una seconda “invasione” ebraica si verifica nel 1749, dopo l’abrogazione del divieto; nel 1761 sono negri la metà dei 30.000 Georgiani.


Grazie al traffico negriero e schiavistico, anche Nieuw Amsterdam, caduta sotto il dominio inglese nel 1664, e ribattezzata New York, diviene, a partire dal 1730, la più ricca città coloniale d’America, pur essendo politicamente meno importante di Boston e di Filadelfia. La fortuna degli Ebrei portoghesi, come Aaron Lopez viene soprattutto dal traffico negriero del ventennio 1756-1774. Difatti, gran parte del commercio di schiavi e del traffico negriero del 1500 e 1600 a Lisbona, è finanziato da Ebrei convertiti, o Marrani: i Nuovi Cristiani, o Conversos.

I Marrani vanno considerati come Ebrei a tutti gli effetti, dato che le conversioni sono per lo più un mezzo fittizio ed opportunistico per aggirare le leggi, che impediscono agli Ebrei il traffico negriero ed altri “affari”.

Diego Caballero di Sanlucar de Barrameda e di Siviglia, la famiglia Jorge, Fernaò Narbonha, Antonio Fernandes Elwas, sono tutti marrani ed ebrei trafficanti di schiavi, assieme ai loro familiari e parenti. Gli Ebrei sono, nei secoli del traffico umano degli schiavi, i maggiori commercianti al dettaglio nel Brasile olandese.

 

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Quanto ai profitti, nel maggio del 1752 Aaron Lopez sbarca, con un unico viaggio, 217 individui pagati 4300 dollari, viaggio compreso, rivendendoli poi a 41.438 dollari, con un ricavato lordo di 37.138 dollari. Anche calcolando le perdite, ovvero i morti durante il tragitto, che spesso sono più della metà del carico sbarcato e venduto, si tratta pur sempre di un affare assai lucroso, che moltiplica praticamente per 10 l’investimento iniziale.

La Nave negriera Abigail, lascia Newport carica di 9000 galloni di Rhum, ferro, polvere da sparo, pistole, cianfrusaglie ornamentali, e catene; che scambia in Africa con merce umana. Ogni schiavo, il cui prezzo dipende dal sesso, dall’età, dalla bellezza, e dallo stato generale di salute, costa da 18 a 20 dollari di merce varia, e viene poi rivenduto, sul mercato americano, per ben 2000 dollari.

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Si hanno “perdite in mare” e decessi che vanno dal 20 al 50% della merce umana, e, nel 1700, secolo d’oro dei negrieri e della tratta, si calcola che annualmente vengano rapiti in Africa Centinaia di migliaia di Africani. Nei Tre secoli della lucrosa Tratta ebraica dei negri, vengono deportati oltre oceano fra i 50 e i 90 milioni di negri, il che, stimata la quota minima delle perdite previste, porta ad un Olocausto degli africani, attuato dagli ebrei, e quantificabile fra i 20 ed i 45 milioni di vittime.

Aaron Lopez richiama in America le famiglie, ebree e marrane, e queste danno vita ad una propria Comunità Giudaica. Lopez possiede una catena di 17 stabilimenti industriali, e il commercio del pesce, la fabbricazione di candele, dell sapone, e le bevande alcooliche, con ben 17 distillerie sono, a Newport, un monopolio esclusivamente ebraico. Nel 1759, viene posta la prima pietra della Sinagoga Jeshuat Israel, che viene inaugurata nel 1763.


A New York, una Sinagoga è presente, fin dal 1682, ed attive sono anche le Logge giudeo-massoniche. La Prima, del 1749, conta 12 ebrei su 14 affiliati, e la seconda, la King David, viene fondata nel 1769 con affiliati tutti ebrei. Fitti sono i legami commerciali, ed i vincoli familiari, che si intrecciano e stabiliscono fra questi Confratelli.

Partecipe della ribellione contro la Corona Britannica, Aaron Lopez, assieme ai suoi consimili, arma navi corsare contro i traffici inglesi, mentre Haym Solomon e Benjamin Jacobs, di New York, e Aaron e Simon Levy di Lancaster; Benjamin Levy e Isaac Moses di Filadelfia, e molti altri Hart, Levy, Lewis, Minis e Gratz, salvano il Congresso dalla bancarotta, elargendo ai Rivoluzionari, a condizioni estremamente favorevoli per i prestatori, centinaia di migliaia di dollari.

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Sono Ebrei 9 firmatari del Non Importation Act, e la rivolta vede un centinaio di ebrei nelle file di Washington, ma gli ebrei giocano, come al solito, su entrambe i fronti. L’Esercito Rivoluzionario consente, primo nella storia, che gli ebrei si astengano da ogni servizio il sabato, ed inoltre, essi si defilano evidentemente in mansioni di intendenza, dato che, durante la “Rivoluzione Americana” non risulta esservi stato nessun caduto ebreo.

La metà degli ebrei vengono fatti ufficiali all’atto dell’arruolamento, ed il ruolo di ufficiali pagatori, che essi assumono quasi automaticamente, permette loro non solo guadagni elevatissimi, ma regala loro anche un ampio spettro di future entrature politiche, e una miriade di proficui contatti d’affari.

L’ebreo Robert Morris, è il vero genio finanziario della Rivoluzione Americana, ed il suo “disinteressato” socio, l’ex polacco Haym Solomon è, tramite il console francese di Filadfelfia, il finanziatore dei Ribelli. I due fanno una fortuna, assieme agli altri confratelli ebrei, trafficando azioni e buoni del tesoro: francesi, spagnoli, ed olandesi. Oltre agli schiavisti noti, appartengono alla cricca ebraica anche Philip Mines, i Cohen, i Pollock, ed i Franks.

Certo,    allo    scoppio    della    sommossa,    determinata dall’introduzione di tasse sul tè, lo zucchero, e la melassa, gli ebrei sono i commercianti più colpiti, ed i protestatori più accesi ed attivi. Essi giocano comunque da ambo le parti in causa, e la rete del regio spionaggio inglese, diretta dal Nuovo Intelligence Office, diviene presto universalmente nota, come un feudo ed un “Affare eminentemente Ebraico”.

Del resto, l’Ebraismo Internazionale aveva, già con Carlo I, costituito un proprio essenziale tramite spionistico, nella persona del “Grande Ebreo” Abraham Israel: il Marrano portoghese Antonio Fernando de Carvajal, immigrato negli anni ’30 del 1600, e procuratore di granaglie per l’esercito di Oliver Cromwell, e poi per Guglielmo d’Orange.

Con Solomon Medina, egli è il fondatore della Banca di Inghilterra, e informatore del nemico francese, per la Regina Anna, e per Lord Churchill di Marlborough.

Come fornitori delle truppe britanniche, in tutte le guerre, da quella dei 7 anni, alla Rivolta del Tè, passando per quella con gli Indiani, compreso il conflitto del 1763, condotto dal massone Sir Jeffrey Amherst, con la geniale strategia delle coperte infette dal vaiolo, ci sono anche altri ebrei: Joseph Bueno, Jacob Franks e figlio, Uriah Hendricks, Samuel Jacobs, Damuel Judazh, Gershom Levy, Benjamin Lyon, e una sfilza infinita d’altri Levy, Myers, Simon, Simson, e Solomon.

Aaron Lopez muore cadendo da cavallo, in una pozza di sabbie mobili, e alla sua morte per altro assai emblematica, Newport decade economicamente, al punto che gli Ebrei sciamano in pochi anni come locuste affamate, calando su New York. Tutti questi Ebrei commerciano in terre, in Immobili, e in schiavi; e se serve, si fanno senza ripensamenti ferventi Cristiani, Protestanti, Puritani, o Quaccheri, pur di poter monopolizzare, senza troppi fastidi, il commercio dei negri, delle candele, e dell’Oro Bianco: il cotone.

 

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Il Traffico Negriero, condotto cinicamente degli Ebrei, che nominalmente sono Portoghesi, Olandesi, Francesi, ed Inglesi, è l’elemento essenziale di un disegno d’ampio respiro, che consente l’accumulazione, in mani ebree, delle immense ricchezze che verranno poi abilmenteusate per lo sviluppo del loro sistema Bancario, Economico, e Finanziario.

L’Olocausto Nero degli Africani, simultaneo a quello Rosso dei Pellerosse, con gli enormi profitti che essi ne ricavano, sono alla base del loro attuale Impero Capitalistico Mondiale.

 

 

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Sulle 128 navi negriere, registrate nel 1707, 120 hanno per proprietari degli Ebrei, ed ebrei sono anche i trafficanti d’alcool, e i negrieri Nicholas Low, Benjamin Isaacs, Jacob Tutk, e Abraham Pereira Mendez, che vendono ragazzi e ragazze neri: Black Ivory, o Black Gold; Avorio Nero ed Oro Nero. Gli All, gli Asher, i Barnett, i Lafitte, i Bonave, i Simon, i Cohen, i Pardo, i Dias, i Fonseca, sono finanziatori, usurai, trafficanti d’armi, armatori e proprietari di navi negriere.

Il Pirata massone Jean Lafitte, ebreo di Port au Prince, ad Haiti, è il più grande trafficante di carne nera dell’intero West. Nel 1847, questo fabbricante di polvere da cannoni, è a Bruxelles, dove conosce e frequenta Karl Marx e Friedrich Engels, cointeressandoli finanziariamente alla peculiare Istituzione del “Black Gold”; ovvero coinvolgendo questi due apostoli del proletariato, nel traffico degli schiavi neri.

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Negli Stati del Sud, i Mercanti ebrei, i banditori d’asta, e gli agenti, anch’essi ebrei, continuano a comprare ed a vendere schiavi, fino al termine della Guerra Civile. Iniziato il declino dell’”Affaire”, già nel primo ‘800, l’Ebraismo nordista sposa la causa antischiavista, con i rabbini David Einhorn, Lierbman, Adler, e Bernard Bernhard Falsenthal; con il livornese Sabuto Morais, e Gustav Gettheil, poi rabbino newyorchese del Temple Emanu-El.


L’Industria e la Grande Finanza delle metropoli del Nord, si schierano compatte contro il Sud. I puritani, o Neo Ebrei del New-England, intendono la schiavitù e la tratta dei negri proprio come i loro antesignani ebrei: come una speciale benedizione riservata da Dio ai suoi Eletti, per arricchirli. La scomparsa della schiavitù, nel Nord, non ferma certo il traffico degli schiavi.

Ora si fanno ottimi affari con le Indie Occidentali, scambiando Rhum, zucchero, e melassa, con schiavi: in ragione di un barile di rhum da quattro dollari, per ogni schiavo negro. I Negri vengono scaricati nei porti del Sud, in modo che la tratta, abolita ufficialmente il 10 gennaio 1808, resti virtualmente “invisibile”. Un atto del Congresso Americano, del 1820, la dichiara “Pirateria”, e la punisce come tale.

Allarmati per gli sforzi che il Governo Sudista sta compiendo, per abolire gradualmente una schiavitù ormai antieconomica e socialmente devastante, e per rendersi autosufficienti contro le tariffe imposte ed i ricatti economici, avviando una propria industrializzazione autarchica del cotone, i Finanzieri Ebrei, che sono anche i negrieri di maggiore spicco, e i detentori del monopolio inglese dell’Oro Bianco, non vogliono lasciarsi sfuggire quell’ampio mercato. Essi vogliono impedire agli Stati del Sud, l’organizzazione autonoma dell’esportazione diretta del cotone.

L’Industria Nordista, e la Grande Finanza, “Tedesca” di nome, ed “Ebraica di fatto”, composta dagli “immigrati”: Bache, Belmont,    Goldman,    Guggenheim,    Kuhn,    Lehmann, Lewisohn, Löeb, Sachs, Schiff, Scholle, Seligman, Speyer, Straus, e Vertheim, che già domina l’industria tessile, e va sviluppando tramite legami finanziari e matrimoniali, un’Economia Ebraica Globale, che già nel 1872 è fatta di Catene di vendita, o Departiment Stores, antesignane dei Grandi magazzini; e di Mail Orders, o Vendite Postali.

Nel 1940 apriranno i primi “Shopping Centers”, ideati dall’ebreo “austriaco” Victor Grün. Questa economia globale, quasi completamente in mani ebraiche, è completamente asservita al Capitale Ebraico Cosmopolita, e sbandiera i più elevati ideali, democratici, umanitari e sociali, ma, di fatto si è fondata, e si fonda, sull’annientamento programmato di intere Nazioni, Popoli, Razze, e Culture.

Questi filantropi, vogliono imporre al mondo:

1. L’Industrialismo come scelta di vita;

2. Il Liberismo, come arma dei più forti;

3. la Democrazia Parlamentare e personalistica, come strumento politico, atto all’eliminazione di ogni civiltà, popolo, o tradizione non conforme agli interessi ebraici;

4. L’Universalismo, come obbiettivo finale del Regno Ebraico Mondiale.

In America, l’annientamento della Confederazione degli Stati del Sud, costata la vita a 700.000 uomini, e ferite e mutilazioni ad altri 650.000, costituisce un’altra tappa del percorso apparentemente “laico”, ma in realtà confessionale ebraico, che ha visto la Rivoluzione di Cromwell, La Rivoluzione Americana, La Rivoluzione Francese, e la Sconfitta Napoleonica, come sue tappe precedenti.

Il passo ulteriore è stato il compiere la distruzione degli Imperi dell’Europa Centrale, con la Rivoluzione Russa, e con la Prima Guerra Mondiale. Poi si è avuta la Crociata Ebraica contro l’Europa ariana, e contro la Germania Nazionalsocialista, ed i vari fascismi europei: ultimi baluardi di un sistema di valori non ebraici.

Oggi, uniti in quella Hollywood Connection, che è di fatto una Congrega Ebraica, e che è stata determinante nel portare alla Casa Bianca dei Presidenti Kasher, gli Ebrei formano una cricca feroce e battagliera, di usurai mondiali senza scrupoli, e di bugiardi compulsivi, che ha costituito ovunque, nel mondo, delle strutture di potere parafeudale, completamente interdette ai non ebrei.

Gli Ebrei controllano il nuovo Establishment, ed il loro portavoce ufficiale è il New York Times. Essi gestiscono tutte le maggiori Case Cinematografiche, e pilotano la maggior parte dei Mass-media mondiali; hanno quindi, un potere ed un impatto enormi, a livello planetario, sulla genesi e sui mutamenti delle culture popolari.

Risulta attualmente impossibile, discutere apertamente sugli ebrei ed il loro essere tali, senza venire immediatamente accusati di fomentare l’ odio razziale, di antisemitismo, o di un qualche altro fantasioso delitto d’opinione, dalle attente scolte delle varie Leghe di pressione Ebraiche, pronte a portare in tribunale, a caro prezzo, chiunque urti la loro acutissima sensibilità nervosa: di vittime professionali della profanazione.

Il silenzio discrezionale, ampiamente concesso agli Ebrei ed ai loro loschi affari, è di fatto una vera e propria congiura razziale: una cospirazione degli Ebrei contro i non ebrei. Attualmente, i capi politici e culturali degli Stati Uniti sono individui la cui qualità di ebrei, con tutte le conseguenze che l’essere ebrei comporta, resta però completamente esclusa dal dibattito pubblico, e ben presto, forse, lo sarà anche da quello privato.

Il Dio dell’America è stato, è, e rimane, il Dio Danaro: e “In Gold we Trust” dovrebbe essere il suo motto reale. I suoi sacerdoti, ieri erano i negrieri ebrei, autori e profittatori dell’Olocausto Nero degli Africani, e in buona parte anche di quello Rosso dei Nativi Americani, ed oggi sono i Grandi Rabbini “Laici” delle Banche Internazionali, capaci di compiere, senza un palpiti d’orrore, ulteriori vantaggiosi Genocidi di Animali Antropomorfi o Gojim: Neri, Bianchi, o di un qualsiasi altro possibile Colore

 

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CANDIDO COTONE
la guarra segreta per l’ORO Bianco

 

 

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LA GUERRA SEGRETA PER IL COTONE.

 

In India, indumenti di cotone sono stati trovati in vasi d’argento a Mohenjo Daro ed Harappa, città della valle dell’Indo abitate 6000 anni fa. Gli Indiani tenevano per sè, come un geloso segreto, l’arte di tessere il cotone, ed il loro monopolio durò 2000anni, perché la prima stoffa tessuta a Ninive risale solo al 1160 A.C.

Babilonia importa cotone dall’India, seta dalla Cina, Lino dall’Egitto, dalla Persia e dall’Arabia; ha monopolizzato il commercio dei tessuti, ed è la sola a vestire le classi ricche ed abbienti del “Mondo civilizzato”. Ninive decide allora di rubare ai preti di Marduk il monopolio dei tessuti, perché a Babilonia, come in Egitto, i Templi funzionano da sempre come Banche e centri commerciali.

I Cinesi conoscono la seta, prodotta in un tenue filo di bava dal Bombax Mori, il piccolo baco dono dei loro Dei, e si guardano bene dallo svelare i sacri metodi di produzione dello splendido tessuto. Si-Lung, moglie dell’Imperatore Huang-Ti, scrive, mille anni prima della nascita di Mosé, un trattato scientifico sull’allevamento dei bachi da seta, ma nessuno al di fuori dalla Cina, ne sa nulla.

Il monopolio cinese della seta è perduto solo nel 500 d. C., quando una principessa Cinese, evidentemente non bellissima, porta in dote ad un principe indiano anche alcuni preziosissimi bachi da seta. Poi i Giapponesi rubano alcuni bachi ai Cinesi, e nel 552 due missionari bizantini portano i preziosi insetti in Europa, nascosti in una canna di bambù. Lo sviluppo del cotone inizia quando cade il monopolio della seta.

Per battere la concorrenza e ridurre i costi di produzione delle materie prime, i Cinesi trovano nella combinazione della set con il cotone, il mezzo per rifarsi della perdita del monopolio della seta. Certo il cotone cresce anche in Persia ed in India, ma prima dei Cinesi, nessun popolo ha mai migliorato le qualità del cotone, studiandone le esigenze vitali, e selezionando le qualità importate dall’India.

I Cinesi ottengono fili morbidi come la seta, e certo ringraziano i loro Dei, per quest’Oro Bianco che è possibile mescolare alla seta, ottenendo tessuti di tale magnificenza e di così “buon prezzo”, da ritrovarsi nuovamente padroni del Mercato. Questi tessuti giungono in Europa attraverso Bisanzio, dove il commercio di schiavi, stoffe, e spezie, in mano agli ebrei, è nel IX secolo pari a 2 miliardi e mezzo di dollari annui.

È ovvio che i Maomettani tentino da tempo di conquistare Costantinopoli, e che gli Stati Italiani, con in testa la Serenissima Repubblica di Venezia, vogliano, nel 1096 avere per sé quella preda, arraffandola con la scusa e sotto le mentite spoglie d’una Crociata: per la liberazione del Santo Sepolcro. I mercanti ebrei di stoffe preparano spedizioni per raggiungere le terre dell’Oro Bianco: l’India e la Cina.

 

 

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MARCO POLO

 

Marco Polo inizia a 17 anni, nel 1271, il suo viaggio, e sono i mercanti ebrei “veneziani” di seta e cotone a sovvenzionarlo. Le notizie che Marco Polo riporta dal suo viaggio, tolgono il sonno ai commercianti. Nel 1325 i tessitori di Manchester tentano di lavorare i fili giunti dall’India, e nasce l’industria inglese del cotone. L’Europa continua a comprare a Costantinopoli la porpora dei Fenici e della Palestina, ed i mercanti arabi ed ebrei portano seterie e cotonate asiatiche. A Cordova 130.000 uomini lavorano sotto la ferrea direzione dei Mori, alla tessitura della seta.

Firenze, Milano, e Barcellona, importano il cotone grezzo dall’India, mentre Venezia e Genova, s’annientano a vicenda sul mare, per ottenere il monopolio esclusivo dei tessuti. Milano sviluppa un anche un fiorente traffico con i tessitori della Germania e, a partire dalla metà del XIV° secolo, Francoforte, Costanza, Ulm, ed Augusta, fabbricano col cotone indiano dell’ottimo fustagno.

Basilea produce con il cotone il suo Schülitz; il lino e la lana hanno trovato un concorrente, e fiorisce la speculazione. La marcia vittoriosa dell’Oro Bianco inizia all’Epoca delle Scoperte. Alla fine del XV° secolo Vasco de Gama approda in India, trovando la via diretta alle terre di produzione, e Lisbona, Siviglia ed Antwerpen sostituiscono allora Costantinopoli, Venezia, Firenze e Genova.

Quando Cristoforo Colombo, figlio d’un tessitore ebreo genovese, prepara il suo viaggio, viene sovvenzionato dal mercante di stoffe Pinzòn da Palos de Moguer. Colombo non trova gli artisti del cotone e della seta orientali, ma trova il cotone stesso, e prende possesso di quella terra che fornisce l’Oro Bianco, ed anche quello metallico, assieme ad un fiume d’argento.

L’Oro delle Americhe, predato da Portoghesi e spagnoli, fa apparire sui mari i Pirati Inglesi. Con l’Oro portatole da Francis Drake, la Regina Elisabetta potrà pagare non solo tutto il debito pubblico, contratto con gli usurai ebrei, ma anche investire 5 milioni di sterline nella loro Compagnia del Levante, da cui nascerà poi la Compagnia delle Indie Occidentali: nucleo d’origine dell’Impero coloniale inglese.

Nell’oro giallo rubato agli spagnoli, l’Inghilterra trova il Capitale di base per fondare la propria potenza; nell’Oro Bianco americano, il mezzo per raggiungerla e consolidarla. Il Cotone viene piantato sistematicamente ovunque, nelle Colonie, secondo un piano prestabilito. Monopolizzare la lana ed il lino non è possibile, perché le pecore sono allevate ovunque in Europa, e il Lino è una pianta rustica che cresce dappertutto. La coltivazione del cotone è invece subordinata ad un determinato clima.

Le Nazione che hanno un maggiore consumo di stoffe, la Germania, la Francia, l’Olanda, e la Svizzera, non possono coltivare il cotone. Dominare le terre dove cresce la materia prima, significa implicitamente dominare quei mercati e quei paesi. L’America però non appartiene aglio Inglesi, e nel Nuovo Mondo le Colonie Spagnole, Portoghesi ed Olandesi sono molto più importanti.

Gli “Inglesi” sfruttano allora la mutazione genetica del cotone americano, saldamente attaccato alle capsule, e che necessita di una enorme pazienza per separare il fiocco bianco dalla capsula: un lavoro da schiavi negri, per l’appunto! L’Inghilterra, ovvero gli affaristi ebrei nominalmente inglesi, che ancora non possiedono le terre su cui cresce l’Oro Bianco, si creano un utile indiretto, monopolizzando il mercato degli schiavi negri.

In Virginia vengono create delle “fattorie umane” in cui con una accurata selezione, viene prodotto “materiale negro da lavoro”. I Negri vi vengono allevati come “bestiame” e gli Ebrei inglesi, con alla testa i Rothschild, organizzano per mezzo degli Arabi la “caccia agli schiavi in Africa”, per ottenere gli esemplari migliori: gli stalloni    Mandingo    adatti    alla riproduzione.

 

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Liverpool è pavimentata con i teschi dei negri, si dirà non a torto. Già nel 1562, il negriero ebreo “inglese” John Hawkins, vende 300 negri della Sierra Leone ad Hispaniola, oggi Haiti. Fra il 1680 e il 1700 i negrieri ebrei inglesi catturano in Africa 300.000 schiavi e, dopo il 1713 e la Pace di Utrecht, hanno per trent’anni il monopolio della fornitura di schiavi alle Colonie spagnole. In questi tre decenni vendono in America più di due milioni di negri.

Nel 1769 James Watt inventa la “macchina a vapore”, e se il commercio degli schiavi ha assicurato a chi domina in Inghilterra, il monopolio delle forze lavoro umane, ora la macchina di Watt regala loro quello delle energie disumane e meccaniche. Con l’Atto di Navigazione di Oliver Cromwell, l’Inghilterra ha istituito, nel 1651 il monopolio della navigazione, nel senso che le merci straniere possono essere trasportate in Inghilterra solo su navi inglesi, e che solo le navi inglesi possono commerciare con le Colonie della Corona. Le mercanzie importate, devono prima passare dall’Inghilterra, e le Colonie possono esportare direttamente solo in Inghilterra.

Tutto è quindi pronto per fare del Dominion ebraico d’Inghilterra, il centro industriale e tessile della Terra: il centro dell’industria del cotone, ma i mercanti tessili della lana e del lino, per lo più autoctoni e non ebrei, oppongono una strenua resistenza. Poi nel 1752 Richard Kirkwright, nato a Preston nel 1722 inventa il fuso meccanico, e nel 1773 apre una fabbrica che fila e tesse allo stesso tempo.

Produce stoffe assai meno belle di quelle orientali, ma molto più economiche. Nel 1776 Arkwright viene riconosciuto quale inventore della filatura meccanica e riceve nuovi brevetti, e denaro sufficiente a comprare due macchine a vapore di Watt. Ora la sua macchina fila in poco tempo la stessa quantità di cotone di 600 donne con i loro vecchi fusi, rendendo superfluo il loro lavoro. Ciò porta alla fame, alla miseria, e poi alla rivolta tutte le famiglie che vivevano della loro piccola industria di filatura e tessitura domestica.

 

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ARKWRIGHT

 

Il Lancaschire diviene una regione di fabbriche ed Arkwright, ormai ricco, viene nominato Baronetto, e può fregiarsi del titolo di Sir. Muore nel 1802, lasciando un patrimonio davvero considerevole. Il sistema di Arkwright viene poi migliorato da Edmond Cartwright (1743-1823) nato a Manham nel Nottinghamshire, che inventa un telaio perfetto e una macchina per cardare il cotone.

Una pezza di mussolina di cotone, costa nel 1793 quattro ghinee. L’Oro bianco è una fonte di ricchezza per gli industriali “Inglesi” ma causa la completa miseria e grandi disagi alla popolazione autenticamente inglese. La lana perde importanza e gli allevamenti di pecore vanno in rovina. Gli abitanti delle campagna devono migrare in città e vendersi come schiavi salariati lavorando fin o a 18 ore al giorno nelle nuove fabbriche, per poter sopravvivere.

Le masse affamate si ribellano e i soldati massacrano i “rivoltosi” che vogliono distruggere quelle dannate macchine che li hanno ridotti all’indigenza. Inizia così la Nuova Era Industriale, in cui saranno i Possessori ebrei delle macchine a dominare: nuovi Dei, sui cui altari meccanici verranno immolate molte più vittime che su quelli Aztechi.

La Produzione “Inglese” costringe i piantatori americani ad una produzione sempre maggiore di materia prima. Le piantagioni si diffondono in America, il mercato ebraico degli schiavi levita, ma il numero dei negri è insufficiente a tenere il passo con l’Industria. Finalmente un “americano” Eli Whitney, che fabbrica fucili in serie, inventa, su richiesta dei coltivatori e piantatori del Sud, la “Cotton Gin”: la sgranatrice del cotone. La macchina viene brevettata nel 1794, con un decreto firmato dallo stesso George Washington.

Le vecchie coltivazioni di tabacco, riso, ed indaco vengono ora soppiantate dal cotone. La tratta dei negri viene vietata il 10 gennaio 1808, ed ecco che il prezzo degli schiavi aumenta rapidamente, diventando un serio ostacolo alla produzione. Se anche al Sud esistesse il “moderno” sistema della mano d’opera “libera”, basterebbe investire 1⁄4 del Capitale impiegato attualmente.

Iniziata la coltivazione del cotone, il coltivatore resta difatti impigliato nella rete di un sistema economico privo di vie d’uscita: un meccanismo per cui non può licenziare i propri lavoratori negri, come fanno, con quelli bianchi immigrati dall’Europa, i manifatturieri degli Stati del Nord.

Gli “Inglesi”; che in realtà operano per la “Rivoluzione” avversano in ogni modo la produzione industriale americana, stabilendo dei monopolî di produzione, riservando sistemi di lavoro ed invenzioni tecniche alla sola Inghilterra. Gli operai non traggono alcun vantaggio da questo stato di cose, ma la classe dominante, ovvero gli Ebrei del Capitale, possono godere d’un lusso fino ad allora impensabile. I padroni di filande e delle miniere di quel carbone che fornisce energia alle macchine tessili, si permettono un lusso da satrapi orientali.

La vita degli operai e delle loro famiglie è invece assai penosa. Bambini di 7 anni lavorano nelle manifatture, e quelli di 8 scendono ogni giorno nelle miniere di carbone. Gli “Americani” cercano allora di imitare i loro confratelli “Inglesi” e vogliono tessere il loro cotone sul posto. Mancano però le macchine, che la sola Inghilterra possiede. Il Lancashire vuole assolutamente mantenere il proprio monopolio, ed ecco che i meccanici esperti non possono più emigrare liberamente negli Stati Uniti.

 

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Un fabbricante di Filadelfia, Tench Coxe, trova in Inghilterra un agente che riproduce in un modellino di stagno, simile ad un giocattolo, una macchina Arkwright, e tenta di farla contrabbandare fuori dall’inghilterra. Ma viene scoperto e finisce in galera. Gli Americani istituiscono allora generosi premi in denaro per chi inventerà o procurerà dei modelli delle macchine di Arkwright. Samuel Slater, meccanico presso un socio di Arkwright, nel Derbyshire inglese, capisce le enormi “possibilità” che l’America può offrirgli, e decide di recarvisi.

Quando nel 1789 s’imbarca per New York, i suoi bagagli vengono ispezionati minuziosamente, ma il suo vero bagaglio è tutto nella sua mente, e non ha bisogno di mettere nelle valigie che i suoi innocui effetti personali. Porta via con sé, indisturbato, il monopolio tessile dell’Industria tessile “inglese”. Samuel Slater giunge a New York senza soldi né amici, ma ha 21 anni e scrive una lettera a Moses Brown, proprietario di una fabbrica di tessuti a Rhode Island.

Con lui ben presto costituisce la “Almy Brown & Slater”, per produrre delle vere macchine Arkwright. Il 21 dicembre 1790 gli apparecchi, mossi dall’acqua sono installati: Gli inglesi che lo detenevano, hanno perso il monopolio e Slater diventa celebre e ricco da un giorno all’altro.

In Europa, passata la Rivoluzione Francese, le Guerre Napoleoniche aiutano l’industria americana, il cui cotone trova la via della Germania. Nel 1808 il “Blocco Continentale” taglia fuori gli “Inglesi” dai loro migliori clienti. 500.000 fusi lavorano in America, e vinto Napoleone, le filande americane vengono considerate come segnali di rivolta.

Bisogna rovinare completamente l’Industria americana, con ogni possibile mezzo, per poi prenderne il totale controllo. Gli Ebrei Inglesi, che fanno di fatto la politica dell’Inghilterra, e per cui la Casa Reale non rappresenta che un costoso ma utilissimo paravento, scatenano la battaglia dei prezzi. Essi mettono in moto la propria flotta mercantile di 20.000 unità, e nel 1810 portano in America le cotonate accumulate durante il Blocco. Le stoffe vengono “vendute” a prezzi ridicoli o date a credito, in aste gigantesche tenute in tutte le città marittime.


Si tratta di un “Dumping” feroce, e le fabbriche american e sono costrette a chiudere una dopo l’altra, incapaci come sono di sostenere la lotta dei prezzi. Vengono così rovinati anche i piantatori, e la miseria e la carestia assumono proporzioni allarmanti: in Georgia, nel Tennessee, e nel Nord Carolina. Nel 1820 l”Inghilterra” ha vinto e la giovane industria americana è rimasta annientata. Ma si tratta di una vittoria apparente, perché per vincere gli inglesi hanno reso impossibili le già inumane condizioni di lavoro in uso, e in casa loro assistono a scioperi e rivolte senza fine.

Temendo di subire la stessa sorte dell’America, Francia Germania e Russia, che hanno sviluppato industrie proprie, erigono ferree barriere doganali contro i prodotti inglesi. Ora i burattinai degli inglesi devono mutare politica ed inscenare una ritirata. Ma gli interessi degli Stati americani del Sud rurale e latifondista, sono diametralmente opposti a quelli del Nord industrializzato.

La guerra dei prezzi scatenata dagli ebrei inglesi dell’industria tessile, provocherà, di lì a poco, la Guerra di Secessione Americana: una guerra che si traveste da lotta per la Libertà dei Negri, mentre è, in realtà, una furibonda lizza commerciale per i profitti derivanti dal Bianco fiocco di Cotone. Lo scontro politico trae origine, anche qui, da dei fattori puramente economici.

La coltivazione dell’Oro Bianco, al Sud, impone come necessaria la schiavitù dei negri, che sono macchine da lavoro insostituibili quanto i meccanismi che il nord possiede. Le filande del Nord America dipendono sempre più dal cotone degli Stati del Sud, ma non hanno alcun bisogno di questi clienti, dato che l’Europa industrializzata chiede il cotone americano.

Il Nord inizia allora il suo predicozzo libertario, contro quella schiavitù di cui il Sud vive, e che non è per nulla più penosa od umiliante del suo “Libero lavoro salariato”, completamente sottoposto all’arbitrio del Padronato. Il Sud allora esporta in Europa, e le navi che portano il cotone, piuttosto che tornare in America senza carico, eseguono trasporti a prezzi irrisorî. Il risultato è che gli Stati del Sud vengono inondati da manufatti europei, vendibili ad un prezzo inferiore a quello praticato dalle fabbriche del Nord. Ecco che queste fabbriche del Nord, per un Sud che compra e vende direttamente in Europa, non hanno più nessuna importanza. New Orleans, Charleston, Savannah, fanno affari con le Nazioni Europee, senza intermediari.

Verso il 1840 le terre del Sud iniziano a perdere la loro fertilità produttiva, perché le piante di cotone esauriscono rapidamente il suolo, e bisogna concimarlo variando e rotando le colture. I territori Spagnoli che circondano il Golfo del Messico, ed i fertili paesi attorno al Rio Grande, sarebbero molto adatti. Abili “agenti” convincono i politicanti del Texas, che allora è una provincia del Messico, a dichiarare l’Indipendenza, e a chiedere l’annessione agli Stati dell’Unione.

Ne segue una guerra con il Messico, che gli americani vincono nel 1848, annettendo un territorio immenso ai propri Stati del Cotone. Incamerano Utah, una parte della California, e il New Mexico. Con l’annessione del Texas, nel 1845, il “regno del cotone” è più vasto che non il resto degli Stati Uniti. S’impone allora la questione degli schiavi. Gli Stati del Sud hanno bisogno di molti schiavi negri per le nuove piantagioni. Il Nord deve rinunciare alle tariffe elevate, e per di più, l’Inghilterra collabora strettamente con gli Stati del Sud.

A partire dal 1850, la Guerra di Secessione diviene un fatto ormai inevitabile.

Le tensioni diventano gesti di aperta ostilità quando, nel 1860 Abraham Lincoln, eletto presidente, riprende la sua campagna di comodo contro la schiavitù. L’Inghilterra conta molto sulla vittoria delle truppe del Sud, perché le piantagioni americane, unite alle sue fabbriche del Lancashire possono davvero vestire il mondo intero. Gli “Inglesi al governo ” concedono agli Stati cotonieri un prestito di 165 milioni di dollari sul prossimo raccolto, e poi ancora 150 milioni.

Ma la rapida vittoria che ci si attendeva, diventa una lunga guerra sanguinosa. L’esportazione di cotone americano cessa, e i centri tessili europei vanno in rovina. 250.000 operai del Lancashire restano senza lavoro, ed altri 165.000 lavorano per solo 4 ore al giorno.

Fame, miseria, sommosse, e decine di fabbriche che chiudono. Le popolazioni degli Stati cotonieri del Sud muoiono letteralmente di fame, perché non possono vendere il cotone. 6 milioni di balle dell’Oro Bianco si accumulano nel primo anno della Guerra di Secessione. Il Blocco fa morire di fame i bambini americani e quelli europei. La rivolta serpeggia fra le masse affamate. Le perdite in Borsa diventano catastrofi.

La Francia riceve cotone dall’Egitto, l’Inghilterra dal Siam, dal Brasile, dall’India e dall’Egitto. L’Europa torna alla conocchia ed al telaio: all’industria domestica che ha per protagonisti il lino e la lana. Quando gli Stati del Nord e i loro “Burattinai” vincono a Gettysburg, a Wicksburg, il Presidente Lincoln libera gli schiavi e, nella primavera del 1865 viene conclusa la pace.

 

 

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Abraham Lincoln viene assassinato in un palchetto del Teatro Ford di Washington,  da un agente dei Rothschild, e l’Industria del cotone deve ricominciare da capo. Il cotone diventa, alla fine del XIX° secolo, il più importante articolo del commercio mondiale; più del grano o del riso. Tutti i Paesi Industriali d’Europa dipendono ora dal cotone degli Stati Uniti, e coloro che in America possiedono il cotone, stabiliscono sul mercato i prezzi che vogliono. La Borsa di Liverpool perde d’importanza e quella di New York diviene la più importante.

In Germania è Bismarck ad intuire i pericoli di questo stato di cose, e a mandare i propri esperti del cotone nel Kamerun e nel Togo, allora Colonie Germaniche. I prodotti dell’industria tessile germanica, rappresentano nel 1905, un valore di 1 miliardo di marchi, ed un fastidioso inconveniente per la lobby del cotone ebraica. Bismarck appoggia il Commercio Coloniale ed il suo Comitato.

La coltivazione dell’Oro Bianco nelle Colonie tedesche mira a rendere i tedeschi liberi dalla dipendenza obbligata dai piantatori “americani” e dagli speculatori “inglesi”, le cui fila sono mosse dalle abili mani di poche famiglie di Banchieri e Finanzieri Ebrei. L’Inghilterra crea piantagioni in Egitto e Sudan. Dato che il cotone viene impiegato anche nella fabbricazione degli esplosivi, ecco che i mercanti d’armi e i ministeri della Guerra se ne interessano attivamente. In Africa, ciò costerà caro all’Egitto, al Sudan, alla Costa d’Oro, alla Nigeria, e all’Uganda.

La schiavitù è ormai legalmente interdetta? In molti posti essa resta tuttavia possibile, e si inventano tasse ed imposte, per pagare le quali bisogna lavorare duramente. Così, si acquisisce la “manodopera” fluida, per le nuove piantagioni di cotone: negri liberi, ma forzati in un lavoro da schiavi, reso ormai legale dal trucco di un miserabile salario.
Si moltiplicano le ferrovie che trasportano il cotone ai porti d’imbarco, e la “Cotton Growing Association” Diviene un organismo gigantesco, capace di controllare e dirigere la politica interna ed estera di molti Stati.

 

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Nel 1913, Usbekistan, Turkmenistan, Kirghizistan, e Tadgikistan, un territorio grande come Francia e Germania assieme, è coltivato a cotone. L’olio di cotone è usato per fare la margarina, e la Francia ci fa il sapone, ma ci si possono conservare anche le sardine, o sostituirlo all’olio di lino nella fabbricazione dei colori ad olio. Lo si usa massicciamente nella fabbricazione degli esplosivi.

Il cotone dilaga perché ormai la produzione di massa trionfa sulla qualità dei tessuti. Scoppia la Prima Guerra Mondiale e sulla scia delle ricerche sugli esplosivi, si scopre il procedimento Viscosa: la seta artificiale. Il cotone è solo una forma particolare della cellulosa, e questa, scoprono i tedeschi, può venire prodotta anche dal legname di scarto. Si scioglie della nitrocellulosa e, facendola passare in una finissima trafilatrice d’agata, la si rende nuovamente solida. Questo filato è reso non infiammabile con un lavaggio in una soluzione di solfuro alcalino.

Appena si capisce che è possibile usare il legno a fini bellici, ed anche farne dei filati che sostituiscono la seta, spuntano i finanzieri, e fioccano i capitali che permettono di allestire laboratori perfetti. Si fa a gara per assicurarsi i favolosi guadagni futuri. Boschi interi diventano calze di “Seta” vestiti scintillanti e devastanti granate.

Uomini come Riccardo Gualino che crea la Snia Viscosa e Loewenstain, figlio di un banchiere ebreo, si creano fortune enormi disboscando la Transilvania, la Romania, e la Russia. Poi Gualino vende a Sir Austin Chamberlain.

In Germania si lavora per ottenere un filo si seta artificiale: il “Vistra” della I.G.Farben, ed il “Cuprana” fabbricato nell’estate del 1914 assieme alla Bemberg, con un sistema basato sull’ammoniaca e sugli ossidi di rame.
Nel 1934 la Chimica tedesca minaccia seriamente il monopolio del Cotone, perché a Lipsia il Dottor Erhard Franz produce finalmente il filo di seta sintetico “Vistra”. L’importazione tedesca del cotone può, nel 1935, essere sostituita dalla fabbricazione di filati artificiali. I tedeschi lavorano anche al “cotone di legno”, fabbricato con cellulosa Alfa, e che risulta molto economico. Il Faggio viene usato per produrre queste fibre artificiali.

Il cotone è solo una delle tante materie prime di vitale importanza, che, con le guerre pensate e prodotte da una potente lobby finanziaria, arricchiscono smisuratamente chi ne possiede il monopolio. La Storia del Bianco Cotone, o dell’Avorio Negro, è un esempio tipico, ma le sue regole valgono anche per il Ferro, il Petrolio, il Rame, il Grano, l’Oro, lo Zinco, il Nickel, il Tungsteno, l’Alluminio, la Gomma, e per ogni le altra “risorsa” che pur essendo terrestre, non appartiene mai agli abitanti dei luoghi in cui si trova, ma risulta sempre essere una proprietà esclusiva di pochi “Eletti” speculatori, che ne traggono, per sé e per i propri traffici ogni possibile vantaggio.


Mauro Likar

MAURO LIKAR OLOCAUSTO NERO & CANDIDO COTONEultima modifica: 2010-06-19T12:13:46+02:00da likar
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