MAURO LIKAR un Libro Proibito di FERDINAND CÈLINE

MAURO LIKAR

presenta

 

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PASSI SCELTI DA

 

BAGATELLE PER UN MASSACRO

 

Un LIBRO PROIBITO

di

Ferdinand Céline

 

Nel 1937, nel suo Bagattelles pour un Massacre, tirato in 573 copie a  Parigi. per Les Editions Denöel, ed oggi reso praticamente introvabile da una accorta politica della sparizione editoriale, Ferdinand Céline, uno dei più grandi scrittori del ‘900, esponeva a proposito degli Ebrei, la propria fondamentale riflessione di ariano colonizzato: opinione divenuta tabù, e che oggi, in regime di ebraismo globale, mi sembra più che mai giusto riproporre nelle sue linee essenziali. Céline ha pagato con l’ostracismo quasi totale, con la denigrazione e la miseria il suo nonnulla anti ebraico; una quisquilia che gli ebrei, evidentemente, non  hanno ritenuto poi così insignificante.


Non è certo da oggi che gli Ebrei del Patto Jahveico sono all’opera; essi sono in costante progresso da millenni. Buttati fuori dai loro ghetti, nel 70 d.C., hanno prosperato dapprima con la seduzione degli altri popoli, per poi piazzarsi lentamente nei posti giusti; specialmente in America, in Russia e nell’Est Europeo. La miseria Russa creata dagli ebrei, è un inferno difficilmente immaginabile: asiatica, dostojewskiana; fatta di aringa salata, di cocomeri, e di delazione.


Il Russo è un carceriere nato: un Cinese fallito, pigro; un tipo che l’Ebreo, ciarpame d’Asia e d’Africa, inquadra perfettamente. Essi sono fatti per stare assieme e per sposarsi. E’ la più bella accoppiata che sia uscita dagli Inferi. Ebrei e Russi sono ugualmente atroci, ma quelli che tornano dalla Russia, rientrando pieni di dettagli oggettivi e inoffensivi, evitano di menzionare l’essenziale: non parlano mai degli Ebrei. Gli Ebrei sono tabù, e, in tutti i libri di storia occidentale, ci si accosta soltanto alla verità degli eventi, evitando il nucleo reale i ogni problema: L’Ebreo.


La sola cosa grave, al giorno d’oggi, per un grand’uomo, sapiente, scrittore, cineasta, finanziere, industriale, artista o politico che sia, è di mettersi contro gli Ebrei. Gli Ebrei sono i nostri padroni, in Russia, in Inghilterra, In Francia, in America, dappertutto!. Potete fare il clown, l’insorto, l’intrepido, l’anti  borghese, il raddrizzatore di torti ; l’Ebreo se ne infischia! Non sono che divertimenti, stupidaggini!  Ma se toccate la questione ebraica vi manderanno dritto al rogo; rapidi come un proiettile sarete fatti precipitare, in un modo o nell’altro.


L’Ebreo è il re dell’oro, della Banca e della Giustizia…Attraverso uomini di paglia, o inquadrati, Possiede tutto:…Stampa…Teatro…. Radio… Camera…. Senato… Polizia…qui o altrove. I grandi scopritori della tirannide bolscevica lanciano mille grida d’aquila marina, si intende! Eppure mai e poi mai svelano il pullulare ebraico, né rimontano al complotto mondiale…. Strana cecità..


E anche setacciando Hollywood, i suoi segreti, le sue intenzioni, i suoi padroni, il suo battage cosmico, il suo fantastico bazar internazionale mozzafiato, nessuno scopre, da nessuna parte, l’opera essenziale e capitale dell’imperialismo ebraico. Stalin non è che un boia, di enorme levatura, certo, tutto gocciolante di frattaglie di congiurati; un barba-blu per marescialli, uno spaventapasseri formidabile, indispensabile al folklore russo….


Ma dopo tutto, nient’altro che un boia idiota, un dinosauro umano per masse russe, che non strisciano che a questo  prezzo. Ma Stalin non è che un esecutore di laide operazioni, molto docile, come Roosevelt, o Lebrun. La rivoluzione bolscevica è un’altra storia! Infinitamente più complessa, per abissi e tortuosità! E in questi meandri ci sono gli Ebrei che comandano: Padroni assoluti.


Stalin non è che polvere negli occhi, un falso bersaglio, come Roosevelt, come Clemenceau.


Il trionfo della rivoluzione bolscevica, non si comprende, per la sua lunga portata, che tramite gli Ebrei, con gli Ebrei, e per gli Ebrei. Kérensky prepara splendidamente Trotzky, che prepara il Comintern (ebraico ), Ebreo come Setta e razza; Ebreo razzista ( lo sono tutti ): rivendicatore circonciso armato di passione giudea, di vendetta ebraica, di dispotismo levita .


Gli Ebrei hanno addestrato i dannati della terra, gli abbrutiti della glèba di turno, all’assalto della cittadella Romanoff… come hanno lanciato gli schiavi all’assalto di tutto ciò che desideravano, ovunque lo desiderassero. L’armatura brucia, crolla, e i degenerati della glèba, della falce e del martello, per un istante ubriachi di iattanza, ricadono ben presto sotto altri padroni, altri funzionari; in altre schiavitù, sempre più ebraiche.

Ciò che in effetti caratterizza il “progresso” delle società nel corso dei secoli, è la scalata dell’Ebreo al potere, a tutti i poteri… Tutte le rivoluzioni gli danno sempre più spazio. L’Ebreo era meno che nulla ai tempi di Nerone, ora è a un passo da diventare tutto.

In Russia e in America questo miracolo si è già compiuto, in Francia quasi.

Come si recluta e si forma un Soviet in U.R.S.S.? con degli operai, dei lavoratori manuali, ben addestrati, stakhanovisti, e poi con degli intellettuali e dei burocrati strettamente ebrei. Ecco l’ordine maggiore  implicito di ogni rivoluzione comunista. Il potere non può restare agli Ebrei che a patto che tutti gli intellettuali del partito siano ebrei, o per lo meno furiosamente ebraicizzati…sposati a degli ebrei, ebrei di stamattina, ebrei per un quarto, gli uni più integralisti degli altri. Per la forma e per la parata esterna, sono tollerati alcuni figuranti ariani ben ammaestrati… sul genere di Tolstoj, ma tenuti in perfetta sottomissione con il favore e la pecunia.

Tutti gli intellettuali non ebrei, vale a dire quelli che potrebbero non esserecomunisti, ebrei e comunisti sono per me sinonimi, sono stati tutti tranciati a morte; vanno al   Baika, o a Sakhalin, a vedere se le fragole sono mature. Esiste evidentemente qualche cattivo Ebreo nel gruppo, dei Radek, qualche ritratto per la galleria… dei Serge Victor: Giuda di una nuova varietà.

Li si maltratta un po’, Se ne fucilano un paio di dozzine, li si esilia per la forma, ma la feroce intesa del sangue permane, credetemi… Litvinoff, Trotzky, Braunstein, non si odiano che di fronte a noi… I rari Ariani sopravvissuti, degli antichi quadri ufficiali, delle antiche famiglie del luogo, i rari scampati alle grandi ecatombi, che vegetano ancora un po’ negli uffici…nelle ambasciate…. devono dare prova quotidiana della sottomissione più assoluta, più rampante; quella più immersa nell’ideale ebraico: vale a dire nell’idea dell’assoluta supremazia della razza ebraica in tutti i settori: culturali, materiali, politici. L’Ebreo è dittatore nell’anima, venticinque volte più di un Mussolini. La democrazia, dappertutto e sempre, non è che un paravento per la dittatura ebraica.

In Unione Sovietica non vi è nemmeno più bisogno di fantocci politici “ liberali “. Stalin è sufficiente. Francamente giudeo, sarebbe potuto facilmente diventare il facile bersaglio degli anticomunisti o del mondo intero, dei ribelli all’imperialismo ebraico. Con Stalin alla loro testa, gli Ebrei sono al riparo: chi è che governa la Russia? Chi massacra? Chi decima?

Chi è quest’abbietto assassino, questo boia super Borgesco? Chi è che ruba? Ma in nome di Dio ! E’ Stalin ; lui è il capro espiatorio per la Russia intera, per tutti gli Ebrei! Far avvizzire il sistema comunista… maledire, folgorare! Gli Ebrei se ne infischiano fantasticamente! Il loro affare è bell’e fatto. La Russia è solo in preludio di uno spettacolo completamente ebraico!


Del grande trionfo di Israele! Potete imbrattare tonnellate di carta sugli orrori Sovietici, potete scavare e scrivere pagine piene di indignazione; ciò li farà piuttosto divertire… vi troveranno ancora più cieco e coglione.

Rumore che non serve a nulla. Ma farà loro assai meno piacere se direte che sono gli Ebrei i nuovi diavoli di questo Inferno Russo, e che i gojim sono i dannati. Ma tuttavia tutto si rappezza, siatene certi, con la propaganda Colossale …. E le miniere degli Urali sono ancora poco sfruttate… E’ un po’ più complicato quando si vende la miccia, la miccia ebraica.

Infine è solo un po’ più costoso, ecco tutto.

Loro li conoscono, dai loro nascondigli, i segreti dell’opinione pubblica, i giudei che dirigono l’universo; ne tengono in mano tutte le fila. Propaganda, o pubblicità, radio, stampa, piccola corrispondenza, cinema. Da Hollywood l’ebrea, a Mosca la giudea, stessa bottega, stesso telefono, stesse agenzie, stessi giudei all’ascolto, alla cassa, agli affari, e poi in basso, rampante al sole, la stessa massa malleabile, imbecille: l’ariano atterrato da brutali meschinità, credulone, spaccato in due, dietro, davanti, intorno, dappertutto. Come abbagliare e tenere in catene tutte queste carni intristite?

Oltre ai discorsi e all’alcool? Ma con la radio ed il cinema! Così essi fabbricano i nuovi Dei, e idoli nuovi ogni mese! I Mr. Fairbank, i Mr. Powell, e tutte le Star prefabbricate che popolano i sogni delle odierne generazioni.

Come il più infimo cretino, o l’oca più ributtante, o la più disperante donnetta, possono mai mutarsi in Dei e Dee, raccogliendo in un giorno più anime che non Gesù Cristo in duemila anni ? E’ presto detto: Pubblicità!

Cosa chiede la folla moderna? Di mettersi in ginocchio dinanzi all’oro e alla merda. Essa ha il gusto del falso, del bidone, della coglioneria completa, come nessuna folla l’ha mai avuto nell’antichità. Più nullo e insignificante è l’idolo scelto in partenza, più ha delle possibilità di trionfare nel cuore delle folle. Si fabbrica un Giuseppe Stalin come una Joan Crawford: stesso procedimento, stesse mutande, stessa truffa, stessi Ebrei occupati a tirare i fili. Fra Hollywood, Parigi, New York e Mosca è un circuito di continue imbottiture. Anche Charlie Chaplin lavora, magnificamente, per la causa, ed è un grande pioniere dell’Imperialismo ebraico!

Egli fa parte del gran segreto! Viva la pernacchia ebraica! Viva il piagnisteo che la spunta! Viva l’immensa lamentazione giudea! Essa cattura tutti quelli che hanno buon cuore. Fa cadere con l’oro tutte le barriere che si presentano. Egli rende tutti questi sciocchi gojm ancora più friabili, molli, malleabili; anti pregiudizio qui, anti pregiudizio là. «Umanitari » internazionali, il che è tutto dire…io li conosco bene! Nel substrato sentimentale l’Ebreo taglia, scontorna, rode, sgretola, avvelena, e prospera. Delle disgrazie del povero sfruttato, dello strofinaccio di questi Bader, del forzato di questi Citroën, Mr. Chaplin non può che infischiarsene, lui, pieno di miliardi… Comunque, Viva l’eccellente geremiade! Vivano i Tempi Moderni, vivano i buoni Sovietici: eccellenti ebrei.

Nulla resiste alla propaganda, tutto sta nel mettere assieme dell’oro, e gli Ebrei possiedono tutto l’oro del mondo… dai Monti Urali all’Alaska! Dalla California fino alla Persia; dal Klondyke al Municipio di Lyone. Botteghini in cui si riuniscono, a piagnucolare, questi zuccheri di palma d’Ariano! Il botteghino delle lamentazioni, L’armata delle schiene curve!

La strada delle morbidezze prese a prestito, che porta all’oro!

Piangere nutre! Piangere fa sciogliere i cordoni delle borse! Piangere è il trionfo dell’Ebreo! Gli riesce ammirevolmente! Il mondo a noi, attraverso le lacrime! Venti milioni di martiri ebrei ben addestrati sono una vera forza!

Questi perseguitati risorgono, pallidi e smunti, dalla notte dei tempi, da secoli di immane tortura… Ecco i fantasmi che fluttuano come rimorsi.. sospesi al nostro fianco…Léon Blum,…Hayez,… Zuckor,.. Litvinoff… Levitan… Brunschwig… Bernstein,…Bader,… Karensky,… Cento mila Levi,…Chaplin, il crocifisso…I tragici Fratelli Marx.

Noi abbiamo fatto troppi martiri…Come espiare tutti i nostri crimini?

Li abbiamo fatti davvero soffrire troppo… Presto, lasciamo che ci prendano tutti i nostri lavori, tutte le nostre piccole cosucce.  Bisogna che ci si insegni ancora a fondo, la lezione ebraica, con due tre, dieci guerre atroci. Bisogna che si abbattano tutte le frontiere con in mezzo, come diaframma di difesa, la nostra carne di bianche vacche ariane…

Troppo giusti, al presente, i pogroms…per noi, per Dio! Tutto per noi ! Troppo giusto che essi li organizzino. E’ una benedizione del Cielo! Io per farmi perdonare mi farò tatuare il Golgotha.

Il Signore tiene le sue assise in mezzo alle nazioni piene di cadaveri, egli taglia le teste nelle terre tutt’intorno. ( Bibbia. Salmo 110)

Popoli, state attenti, perché l’indignazione del Signore si riversa su tutte le Nazioni, furoreggia su tutte le armate. Esse moriranno di morte sanguinaria, e quelli che saranno stati uccisi, verranno abbandonati e un fetore orribile si leverà dai loro corpi, e le montagne gronderanno sangue. ( Isaia).

Jéhovah ha creato le nazioni affinché siano immolate come altrettante vittime Umane in espiazione dei peccati di Israele.

L’Ebreo internazionale ci farà rimpiangere Schneider, Thiers, Wendel e Gengis Khan… l’Ebreo sarà il peggiore dei padroni; più informato, più bilioso, più minuzioso, e ve lo garantisco, completamente sterile, «monroviano», per quel che riguarda la costruzione; incapace di edificare nulla, salvo che delle prigioni, come in Russia. Non vi è nessuno che gli stia alla pari, nell’abbagliare l’Ariano, nel fargli ingoiare dei rospi, nel farlo rimbalzare, come vuole, dalla galera al macello, senza alcuna seria resistenza, da parte di questo primate occidentale, bottinato, ubriaco, grullo e rimbozzolito.

L’Ariano è uno schiavo nato per gli Ebrei: già cotto, sfiancato dalla scuola primaria, dalle sentenze, e poi dall’alcool. In seguito lo si devirilizza con l’istruzione obbligatoria…Per essere sicuri che non si rialzerà mai più, che non avrà più musica, che non canterà mai più la sua piccola aria personale, non- ebrea.

Gli si incide l’anima, come si cavano gli occhi ai piccioni, perché la smettano di fare cose inverosimili, e lo si stronca e finisce con l’avvinazzamento. Cosa potrà mai diventare, al meglio?  Un bastonatore, una guardia mobile, manodopera…Cane, più o meno. Vale a dire cane degli Ebrei. Nessun satrapo ariano dura, né può durare. Essi non si agitano che per esaltare le loro truppe di bufali, o di mistici mediocri, regionali, retrogradi, difensivi. Vedremo cosa farà Hitler!

La misura del mondo attuale, sono delle mistiche mondiali in cui bisogna prevalere o sparire…Napoleone l’aveva compreso. Il grande segreto della Giungla, di tutte le giungle, la sola verità degli uomini, delle bestie e delle cose. Essere Conquistatori o Conquistati, solo dilemma, ultima verità.

Tutto il resto non è che un’impostura, una falsificazione truffaldina, o un trucchetto elettorale. Napoleone ha fatto tutto il possibile: dei prodigi, affinché i bianchi non cedessero l’Europa ai negri e agli asiatici. Gli Ebrei lo hanno vinto con i soldi dei Rotschild.

Dopo Waterloo la sorte è stata tratta. Attualmente il colpo non è più lo stesso, non sono più gli Ebrei ad essere in mezzo a noi, ma noi in mezzo a loro. Dopo l’avvenimento della Banca Rothschild, gli ebrei hanno ripreso ovunque la loro idea principale, e pisciano anch’essi sulle parole: essere dappertutto, vendere tutto, possedere tutto, distruggere tutto, e, per prima cosa, l’uomo ariano! Ecco un programma consistente. Più tardi si faranno ben altri progressi, ben più ammirevoli. Ci si passerà dell’oro, degli ordini precisi saranno sufficienti per la massa degli schiavi bianchi. Gli Ebrei non pubblicizzano affatto i loro capi… essi tessono le loro trame nell’ombra. Essi non esibiscono che i loro fantocci…i loro intrattenitori, le loro “ Vedettes ”…

La passione ebraica, così unanime, così ottenebrante, è una passione da termitaio. Nella progressione verminosa delle termiti, tutti gli ostacoli sono sfilacciati, diluiti, inglobati poco a poco, fino alle fibre…. Dissolti ignobilmente nel peggiore, fetido magma di succhi imputriditi e di mandibole…. Fino alle calamità totali, al crollo definitivo, al Vuoto Ebraico.

Ci si può chiedere: Perché i giornali di destra, di sinistra, o di centro, non raccontano mai nulla degli Ebrei? In quanto ebrei, voglio dire attivamente ebrei, attentamente ebrei, specificatamente ebrei e razzisti?…

Quando si decidono a parlarci degli Ebrei, o vi si trovano costretti, lo fanno con infinite cautele, con un lusso inaudito di precauzioni, di abbaglianti preamboli, con diecimila adulazioni e gonfiature:

« questo grandissimo artista Israelita ci ha ricevuti assai bene… una bella ascendenza semitica…. Il grande, geniale e filantropico finanziere della nobile razza dei Rotschild… L’idealismo sparso, la fiamma confusa, questo fuoco nero che si sorprende nelle susine di macchia, a fior d’anima, in questo giovane poeta…che l’ardore messianico consuma ».

Tutte le circon-locu-evoluzioni, tutte queste servilità canine, vogliono dire in termini diretti: Attenzione, mio piccolo gazzettiere, mio piccolo fragile riecheggiatore! Attenzione! Questi individui, che stanno di fronte a te, sono altrettanti Ebrei! Non far dunque passi falsi! Essi appartengono, terribili, alla razza più potente dell’universo…dunque tu non sei, per nascita, che uno dei loro domestici…Essi possono, per una tua sola parola di traverso, farti perdere il posto…Farti crepare di fame senza possibile appello…»

Pensateci un po’, in ogni occasione la stessa fanfara… Rodomontate dalla destra, balbettamenti confusi dalla sinistra, fiera al centro, gonfiature ovunque, e il tutto ammirevolmente ben giocato. Ma, se arrischiate una piccola parola contro la grande invasione giudaica, contro la colonizzazione delle vostre Chiappe, voi tutti, che siete giornalisti! Smargiassi putrefatti, comprati fino all’ultima goccia d’inchiostro, fino all’ultimo carattere, vi si strangolerà così di netto che in otto ore ci si dimenticherà anche il nome che portavate! Anche del colore delle vostre pagine…Più neanche un annuncio! Nemmeno un teatro! In cinque minuti, più nessun credito, non un permesso, una carta, una Novella ; neanche uno squillo di telefono: il vuoto!…

L’Ebreo può fare il deserto attorno a non importa quale affare, banca, industria, teatro, o giornale. Henry Ford che li ha in orrore, ha dovuto cucirsi la bocca, per altro ben potente. Ha dovuto saltare dal dire al tacere in otto giorni! L’ebreo sparge o non sparge! Con l’oro! Con quello spinge o non spinge più, e se non spinge l’uomo crepa, per bravo e stoico che lo si possa immaginare.

Finti compagni, furibondi compromessi! Tartuferie necessitanti,! Giurate, Anatemizzate, Maledite, che importa! Non conta Nulla! Tutti i padroni assoluti del mondo, sono assolutamente degli ebrei; giudei di  New York, di Hollywood, di Milano, di Praga, di Berlino, o di Mosca. E’ sempre lo stesso ebreo, a dispetto di ogni apparenza; la stessa comparsa nella stessa comica farsa.

Per gli ebrei una Costituzione legale vale un’altra, Le leggi servono solo a temperare un po’ meglio la loro ferraglia di catene e manette; Il comunismo? Va benissimo anche quello! Gli Ebrei saranno tutti Commissari. Le Borse, che pure sono nelle loro mani, prima o poi crolleranno, perché sono faticose e hanno delle crepe.…Vi sono, difatti, dei gojm che si servono ancora delle libertà…che possono ancora vivere di rendita.

Bisognerà proprio che questo scempio cessi, che si riporti finalmente l’ordine: vale a dire che anch’essi mangino il pattume con gli altri cani ariani. L’oro è solo degli Ebrei, solo Il giudeo è d’oro.

Il nuovo trucco è già pronto: il meccanismo della denutrizione, Terrificante!

Assolutamente, interamente ebraico ottenuto con la transazione politico finanziaria, e con guardie mongole. Tutti gli editti sono pronti, basta promulgarli. Del resto, circolano già nelle logge, e li si ammira giustamente:

1. Tutto l’oro delle vere democrazie, dei veri governi di Popolo, viene riservato ormai strettamente agli scambi internazionali.

2. I valori in assegni, in biglietti, non hanno più corso all’estero; queste

“Vignette” sono riservate agli usi del cambio interno.

Ecco cosa diranno gli editti dell’avvenire, e questo in un linguaggio esplicito significa: a partire dal giorno d’oggi, solo gli ebrei possono viaggiare, soli o con la loro famiglia, o con i loro piccoli indigeni succosi, piccoli ostaggi intimi, da alcova e da letto; lievi spigolature di erotismo coloniale…

L’oro diventa, con questo andirivieni, proprietà assoluta degli Ebrei, dei politici, dei commissari ebrei, dei quadri ebrei, degli artisti ebrei…

Capite? Gli indigeni non ricevono da questo istante, per il loro lavoro,  che degli stipendi totalmente fittizi…dei piccoli salari in « moneta da scimmie»,

dei «buoni punto» assolutamente dipendenti dall’arbitrio dei padroni ebrei. E una moneta per l’interno, la moneta pallida, detta nazionale, per l’acquisto del chilo di pane, della bara, o di qualche biglia di vetro.

I signori ebrei, sempre ansiosi, sempre perseguitati, saranno in viaggio perpetuo da un capo all’altro del pianeta, il loro pianeta….non si fermeranno più. Da New York a Yokoama, da un’instabilità ad un’angoscia, andranno a siglare accordi e ad aprire mercati, o a preparare lucrose deportazioni: l’invio di nuovi schiavi, o il rinforzo degli stakhanovisti. Ecco la libertà di cui ci parlano continuamente.

80.000 luoghi sono già sotto gli Ebrei. Gli indigeni zittiti, schiacciati dalla fame, dal freddo, dalla guerra, dalla follia, addomesticati fino nel sangue, fino nelle midolla, fino alla radice del cocomero, non avranno certo diritto al benché minimo passaporto! Staranno all’interno delle frontiere, nei loro canili formidabili: ogni muta chiusa nelle sue inferriate, e sfileranno sotto le bandiere, in musica e lenti corali, portatori di manifesti magici, di effigi dei loro ciurmatori; di sentenze enormi, slogan ebrei. Non c’è bisogno di inventare nulla. Basta andare a vedere in Russia, come funzioni la bella Avventura. Il nostro avvenire è già là, tutto intero e si mostra ai nostri sguardi. Ma gli Ariani non sono curiosi di vedere, restano fra loro, fanno la bella vita, si abbronzano sulle dune, sbevazzano, si accoppiano nei boschetti.

Mentre gli Ebrei, loro, si spostano e vanno in Russia a rendersi conto del nostro futuro, e a fare soldi. Il 98% dei turisti che vanno in Russia ogni anno da tutti i paesi del mondo, sono ebrei….Ministri, agitatori, marchesi, ingegneri, spioni, commercianti in diamanti, banchieri, grandi autori, critici d’arte, commedianti, tutti ebrei.

Vanno ad annusare il vento dell’Asia a respirare l’ammirabile rivincita.

Quelli che non sono ebrei, sono almeno frammassoni, grandi democratici, grandi demagoghi, propagandisti, e partecipanti ai grandi raduni per la Pace.

Con gli occhi chiusi, bacati, venduti, costoro assorbono tutto ciò che viene loro detto: questi invertebrati, ghiottoni, cupidi, tornano pieni come otri.

Quanto al piccolo clan refrattario, i rospi ringhianti di sempre, essi si associano giusto il necessario…..bisogna pur farlo! Essi provocano, e poi giustificano certe nuove misure, certi rigori….certi arresti esemplari:

“ Tutti i propositi antisemiti saranno passibili da ora in poi della pena di morte “. Ecco un editto molto conveniente. Vi parlo di cose che, ben presto, vedremo affisse a tutti i nostri muri…. Io faccio solo  il necessario.

Gli Ebrei non sono affatto intelligenti, sono solo razzisti, hanno l’oro, e tutte le leve di comando. E’ questa la loro intelligenza? Vi è poco di che brillare. Essi si filano abilmente i propri mezzi, eliminano, disgustano, perseguitano, tranciano tutto ciò che può rivaleggiare, o portare loro la più piccola ombra. E’ la loro Crociata contro di noi, la crociata a morte.

E’ questa la loro Intelligenza! Si accaparrano e ricercano tutti i lavori interessanti, e ne espellono di netto o a fuoco lento tutto ciò che non è propriamente ebraico, espressamente giudeo, ebraicizzato, pro-giudeo,  inculato dall’ebreo… E’ la grande tecnica del cuculo. Per parlare del massimo, ed illustrare bene il caso, se Einstein non fosse stato ebreo, se Bergson non fosse stato scappellato, se Proust non fosse stato che bretone, se Freud non avesse avuto il marchio al pene, non si parlerebbe né degli uni né degli altri; non si saprebbe nulla di questi geni che fanno sorgere il sole. La più piccola scoreggia di un ebreo viene oggi chiamata un tuono!

Che sia la pittura di Picasso, di Cezanne, di Modigliani e di tutti gli altri : un films di Mr. Benhur, la musica di Tartinoswzky: tutto diviene subito un avvenimento. L’enorme pregiudizio favorevole, mondiale, precede, e prelude ad ogni intenzione ebraica. Ebrei tutti i critici dell’universo, tutti i cenacoli, tutte le informazioni! Tutte le agenzie ebraiche del mondo si mettono, al minimo frinire di produzione ebraica, a produrre tuoni e fulmini… e la pubblicità parlata, razzista, ebraica, fa un’eco ammirabile. Tutte le trombe risuonano da un punto all’altro dei continenti, salutano, intonano, frastornano con dei meravigliosi Osanna! Al sublime inviato del cielo! Ancora un Ebreo incomparabile! Della Tavolozza, dello Schermo, dell’Archetto! Della Politica! Infinitamente più geniale, più innovatore incontestabile di qualsiasi genio del passato(evidentemente erano tutti ariani).

L’epilessia si insegna soprattutto a dei gojm grotteschi, che esultano in coro, questi idioti, gridando con tutta la forza della loro coglioneria, per il trionfo del nuovo idolo ebraico! E’ sufficiente per soddisfarli, che gli si offra ancora un po’ di merda ebrea per satollarsi. Non sono affatto difficili. Hanno perso ogni istinto. Non san più fare la differenza fra morto e vivente… l’organico e il velleitario, la cartapesta e il puro succo, il falso e l’autentico.



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Hanno succhiato troppe schifezze, per dei secoli e delle ere, per poi ritrovarsi nell’autentico. Si regalano sempre maggiori falsificazioni… Prendono il riflusso della fogna per acqua di fonte e la trovano anche assai preferibile! Infinitamente superiore! Sono accordati sul ritmo dell’impostura.

Evidentemente, di conseguenza, disgrazia e casino, sull’indigeno che dovesse farsi notare per qualche suo dono originale, per una piccola musica propria, per un piccolo soffio di tentativo talentato Diventerà subito sospetto, detestato, vituperato anche dai suoi fratelli di razza. E’ la legge dei paesi conquistati, che nulla debba mai scuotere il torpore dell’orda ridotta in schiavitù. Tutto deve piuttosto risolversi in una ruminazione da ubriachi. Sono loro, i fratelli di razza, che si incaricano, nel modo più stretto, di ostacolare metodicamente, di denigrare e di svilire il genio della loro stessa razza. Da ché un indigeno si rivela, agli altri della stessa razza, come dotato di una qualche qualità eccezionale, quelli insorgono, e il linciaggio non è certo lontano.

Nelle galere, le peggiori sevizie sono esercitate dagli stessi forzati, fra di loro, ed essi sono mille volte più crudeli del più atroce dei carcerieri.

I fratelli di razza sono sempre ben indirizzati… Per l’alcolista abituale, l’acqua di fonte diventa un veleno, ed egli la odia con tutta la sua anima.

Vuole e pretende solo dello sterco in bottiglia… letame nei film, in libri in perorazioni, in canzoni d’amore. Piscia su tutto il resto e non comprende più che l’Ebreo, tutto ciò che scaturisce dal gusto ebraico. Gli Ariani non esistono più, non vivono, non respirano più che sotto il segno dell’invidia dell’odio reciproco e totale, della maldicenza fanatica, del ringhio forsennato, più meschino, del cancan delirante, dell’alienazione denigratoria, del basso giudizio, vile e laido.

Schiavi perfetti, agenti provocatori entusiasti, montoni diligenti, Veggenti da taverna, perfettamente condizionati dalla polizia ebrea, dalla stampa ebrea, dalla psicologia ebrea, dai comitati del grande potere ebraico.

Non possiedono più nessun senso di solidarietà razziale, nessuna mistica comune. Gli Ebrei nuotano adorabilmente in queste acque putride.

Questa enorme mascherata permanente, questo reciproco tradimento di tutti contro tutti, li incanta e li appaga. La colonizzazione diventa un penetrare nel burro. Su questa venalità meschina, assoluta, del fondo paesano mediterraneo, gli ebrei si destreggiano, approfittano, pronti a ghermire. Piombano nel mezzo di questa carogneria abracadabrante come la iena sulle ventraglie avanzate. Questa putredine è il loro festino, il loro elemento provvidenziale; difatti, essi non possono trionfare che in piena e dilagante cancrena.

Diligenti, ondeggianti, ossequiosi, informati, orientali, vischiosi, segreti, sempre pronti a trafficare, a spingere verso una putredine sempre maggiore, più spugnosa, ancora più intima. Essi hanno vita facile, magnifica! Corrompere più ampiamente, più intimamente. Non hanno mai incontrato sulle strade del proprio trionfo delle orde più servili, meglio ingozzate di odio reciproco, sfiancate da secoli d’alcool e di polemiche mediocri.

Incidere, sforbiciare in questa turba francese estrarne tutto il succo, tutto l’oro, il profitto, la potenza, è per un ebreo un gioco principesco.

Lo schiavo gli si presenta titubante, rinserrato nei ferri; è sufficiente disporlo sulle proprie orme. Il bianco, il Francese soprattutto, odia tutto ciò che gli ricorda la sua razza; non lo vuole, a nessun costo. Ciò che non ha il timbro Ebraico, ciò che non puzza di giudeo, non ha più attualmente, per l’Ariano, nessun sapore, né realtà o gusto. Ne sente la mancanza, ed esige il suo inganno: il rossetto Giudeo, l’appariscenza ebraica, la ruberia giudea, l’impostura ebraica, il livellamento semita, in tutto ciò che egli chiama il progresso; progresso ebraico. Tutto ciò che è semplice, diretto, come la sua propria natura occidentale, lo porta al sospetto, all’odio immediato.

La verità e la semplicità lo insultano e agogna ad una totale inversione degli  Istinti estetici. Si è giunti, per mezzo della propaganda e della pubblicità, a fargli rinnegare, al presente, il suo proprio ritmo. Ciò che egli ora cerca, il più delle volte al cinema, nei libri, nella musica, nella pittura, è la smorfia, l’artificioso, il lambiccato, la contorsione afro-asiatica. Bisogna andare ancora più lontano nella via capitolare. Supponete che io, piccolo gojm, mi metta in testa un giorno di pubblicare, Dio scampi! un piccolo romanzo,di pennellare un lieve ritratto, di modulare un qualche canto, di redigere una breve memoria. Se io non sono che un semplice autoctono, e neanche frammassone di terz’ordine, chi mai vorrà leggermi? Ascoltarmi? Certo non i miei fratelli di razza! Essi venerano troppo la loro ignoranza, il loro far nulla,

la loro ebetitudine portentosa. Ma certamente tutti gli ebrei che si trovano nei paraggi. Se la mia piccola o grande rapa contiene qualche autentica sostanza, emotiva, lirica, essa sarà prontamente scorticata e inghiottita.

Gli Ebrei sono biologicamente e dal profondo della loro natura, piuttosto mal dotati per le arti, e cercano di farle, almeno in Europa, in maniera trasversale.

Bisogna che supplicano, che trucchino, che rubino e saccheggino senza tregua, che succhino i vicini per potersi sostenere. Gli Ebrei mancano disastrosamente di emozione diretta, spontanea ; parlano invece di provare, ragionano prima di sentire. Alle corte, non provano nulla e se ne vantano.

Come in tutti gli Afro-asiatici, il loro sistema nervoso, è atavicamente di zinco e lo rimane, rozzo, volgare, e assai ordinario per dirla giusta, a dispetto degli sforzi enormi e della altrettanto enormi pretese. Precoci e frusti, ma senza echi, essi sono condannati, se si sviluppano sotto i nostri climi, a prodursi in smorfie, in tam-tam, in imitazioni. Come i negri e come tutte le Scimmie. Non provano nulla direttamente, e assimilano ben poche cose in Profondità. Da cui questo infinito inculare le mosche, questo ricerca molteplice e fittizia, queste didattiche forsennate, questi analismi sfrenati, tutta questa pomposa masturbazione dottrinale, al posto dell’umanità diretta, di vera ispirazione. Sarebbero da compiangere se non fossero così merdosi. Sono piuttosto ciocco che violino, malgrado tutta questo andirivieni frenetico, che cerca sempre di imbrogliarci ancora, e di dimostrarci tutto il contrario.

Come tutti i grandi insensibili, al loro spirito non giungono spontaneamente che degli errori, e degli orrori.


Tutti i popoli della Terra finiranno incatenati al trono di Israele, dopo una guerra mondiale atroce, in cui i tre quarti della popolazione saranno decimati. Serviranno trecento asine per portare le chiavi del tesoro.   ( Talmud)

Io non ho nulla di speciale contro gli Ebrei in quanto ebrei, cioè come bipedi in cerca del loro cibo, essi non mi infastidiscono per niente. Ma è contro il razzismo ebraico che io mi ribello fin dalle fondamenta. Essi pure gridano sempre contro i razzisti, e non la finiscono mai con i loro abominevoli pogrom, e le loro persecuzioni secolari! E’ il loro alibi gigantesco, la grande Torta di crema alla giudea.

Niente mi leva dalla testa che le loro belle persecuzioni se le sono proprio andate a cercare! Se avessero fatto meno gli zuavi sull’intera distesa del pianeta, non sarebbero certo stati srotolati; quelli che li hanno appesi un po’ dovevano ben avere le loro ragioni. Avrebbero dovuto mettere in guardia questi ebrei! Fare gli usurai, abbiate pazienza, non può che portarvi al pogrom!

Bisogna osservare che in Francia nessuno ha mai fatto loro del male; essi hanno prosperato alla grande, e tengono ben alta la propria bandiera. Con loro si è stati liberali, fino alle mutandine, e tuttavia guardate come si comportano! Una banda di ratti vociferanti e feroci, intrattabili, e implacabili nemici. E’ un bidone fenomenale questo grande martirio della razza ebraica, questa Shoah che si agita sopra i cristiani, sempre turlupinati e scampanati, etichettatori entusiasti … due milioni di martiri solo in Francia, fanno una forza considerevole, invincibile, a dire il vero. Una volta bel aggrappati alle nostre ossa, una volta rammollito il nostro buon cuore, una volta sicuri di possederci fino all’ultimo leucoblasto, allora essi si trasformeranno in despoti, i più arroganti che si siano mai visti nella Storia.

Napoleone diceva sempre: La neutralità per me è il disarmo degli altri.

Il principio è eccellente e gli Ebrei possono dire allo stesso modo: Il comunismo per noi, è l’asservimento di tutti gli altri.

In fatto di vittime, osservate dunque gli Ebrei attraverso le loro età, le loro tante guerre, ( una così piccola popolazione ); essi non se la sono mai cavata troppo male, e non hanno mai patito quanto queste biglie di Ariani.

Non volano certo al combattimento, gli ebrei,; preferiscono le Borse d’Affari! Ecatombi? Corrispondenze, Trasferimenti.

In Russia, ovunque abbiano comandato, non hanno messo tempo in mezzo per decimare gli Ariani: milioni in 17 anni. Gli Ebrei non amano vedere il colore del sangue? Non del loro, sicuramente, ma con quello degli altri si mostrano assai più generosi, se si presenta l’occasione. Per un Ebreo, ricordatelo ogni non ebreo è un animale; può essere al massimo piacevole, utile, pericoloso o pittoresco; nient’altro.

La razza eletta nelle nostre regioni non è ancora passata alle esecuzioni di massa; si è dedicata solo a qualche piccola morte sporadica. Ma quelle non tarderanno. In attesa del grande spettacolo, si lavora dolcemente la bestia, secondo spaventi ben architettati, in modo che si dissangui nella segatura e nella Borsa. Gli Ebrei si sprecano, si regalano e, quando l’animale sarà sulle ginocchia, allora lo metteranno a morte, senza alcuna possibile resistenza.

Sciacalli in persona! I giorni dei capitalisti indigeni sono finiti, essi ingombrano e, comunque non sono che degli animali! Bisognerà che dimentichino. Gli Ebrei, invece, non dimenticano mai e, la veglia della festa faranno fuori i bianchi ariani, come i maiali per le nozze. Nessuno sfuggirà al suo destino.


Diceva Fourier: L’Ebreo è la piaga dell’Umanità, il nemico di tutte le altre Razze e Nazioni, e Bakunin aggiungeva: Considerati come Nazione, gli Ebrei sono, per eccellenza, gli sfruttatori del lavoro degli altri uomini.

Ciò che oggi si chiama comunismo, negli ambienti più evoluti, è il grande Torrone assicurativo, il parassitismo più perfetto inventato nella Storia, ammirevolmente garantito dal servaggio assoluto del proletariato mondiale. L’Universale degli Schiavi, per mezzo del sistema bolscevico, superfascista, internazionale: la più grande cassaforte blindata eretta alla gloria di Israele, come difesa suprema delle eterne spoliazioni e ruberie ebraiche, per l’apoteosi tirannica di questi pseudo semiti. Nel perdere questo comunismo criminale, da Moloch, non ci si risentirà  certo; quanto al vero comunismo, della condivisione di tutti i beni del mondo, nella più giusta uguaglianza, ben venga! Ma senza gli Ebrei, mai con gli Ebrei!.

Jehovah è sempre stato il Dio amante l’odore della carne bruciata

( Esodo, 29-25) di cui gli uomini devono perpetuamente calmare la collera offrendogli del sangue. Se essi lo privano di carne umana, gli sacrificano degli animali con una tale abbondanza che il Tempio di Gerusalemme si può dire sia Il più colossale macello che sia mai esistito.

La guerra per il borghese è già un buon concime, ma quella attuale per l’Ebreo è una gioia senza possibili aggettivi. Cosa vogliono gli Ebrei e i loro lacchè socialistico comunisti? Il loro Carnevale demagogico di ruberie infernali; altre guerre. Da quella del 14-18 essi sono usciti come i Grandi Vincitori. Si è massacrata la metà più giovane d’Europa, la più virile, per rinvigorire le basse midolla di questi scimpanzé e macachi   ebrei; per la loro gloria! Tutti i grandi vampiri durano 100 anni, e la prossima sarà anche migliore, più implacabile e torrenziale: la fine del capitolo. L’odio degli Ebrei per gli animali che noi siamo è, a questo punto, così virulento, di un tale ardore contenuto, concentrato, che noi saremo proiettati, sparsi e sparpagliati dalla mitraglia, in un batter d’occhio.

I popoli idolatrano sempre la merda, che sia in musica, in pittura, in frasi, alla guerra o sotto il cavalletto. L’impostura è la dea delle folle.

La prossima guerra, è facile prevederlo, avrà tre frontiere per volta e dei passaggi immensi: fanciulli figli degli Eroi! Figli dei Galli: Germania,

Spagna, Italia. Chi sa scavare scaverà, e mai trincee saranno state più profonde, capaci di inghiottire tanti uomini alla volta, per l’immensa gloria di Israele! Per l’Ideale massonico, per la vendetta dei piccoli ebrei tolti dai loro ottimi posti germanici! Per la gloria delle Borse Valori e di Commercio.

L’internazionale, certo, ma solo con i Russi, i giudeo- mongoli, e niente rammarichi. Gli ebrei regnano a Parigi, a Londra, a Mosca e a Wall Street, non dimentichiamolo!. Per la corrida cosmica saremo comunque sempre noi a fornire la cassa; noi regoleremo i conti, con la nostra carne di gojm. Bisognerebbe sbatterli tutti in prima linea, loro, gli Ebrei, e per tutta  la durata della guerra, per legge, senza alcun possibile privilegio; e senza mai togliere i feriti dalla zona della battaglia. Bisogna sempre diffidare degli ebrei, anche se sembrano morti.

Dato che gli Ebrei sono i nostri Padroni, dato che rappresentano il Sale della Terra, la Luce del Mondo, dato che sono loro che devono rendere la terra abitabile, allora è il momento per incominciare! Tutti in prima linea, per Dio!

E nessuna scappatoia. Così se come dice l’ebreo Disraeli, Primo Ministro Inglese, le guerre e le rivoluzioni sono la missione elettiva del popolo ebraico, almeno che essi ne paghino sulla propria carne le conseguenze devastanti!


Il Mondo intero è governato da 300 israeliti che io conosco, diceva Rathenau, ebreo e ministro tedesco. Il mondo è una Società Anonima, un Trust di cui gli Ebrei possiedono tutte le azioni; Trust con filiali: quella Comunista, quella Realista, quella Democratica e anche quella Fascista. Per essi, la menzogna non è solo un mezzo che è permesso impiegare, ma è il mezzo che è stato meglio sperimentato dalla loro lotta bolscevica; i cinque milioni di Ebrei inculeranno i cinquecento milioni di Ariani.

Bisogna comprendere, a rischio di restare stolti, più opachi e creduli di un vitello da latte alla sua prima settimana, la traccia, l’impresa e l’iniziativa degli Ebrei, in tutti i cambiamenti del mondo, ovunque essi si verifichino; in Europa, in America, in Asia: in qualsiasi luogo ove essi stanno preparando l’ecatombe, la distruzione sistematica, accanita, degli spiriti e delle carni ariane. Bisogna imparare a svelare, nella pratica quotidiana, il colore, il tono, la iattanza dell’imperialismo ebraico, della propaganda giudaica o frammassonica. Bisogna imparare a percepire, determinare, in fondo a tutte le ombre e i fraseggi labirintici, la menzogna universale, l’implacabile megalomania della conquista ebraica; il suo razzismo, le sue tartuferie, anche larvato, sempre arrogante, e comunque delirante. La sua impostura, l’enorme armamentario di questa apocalisse cosmica permanente.

Bisogna annusare il diavolo molto da lontano, in tutti gli angoli, attraverso il Mondo, nei minimi paragrafi di non importa quale apparentemente innocuo Quotidiano, di destra o di sinistra. Questo piccolo colpo di pollice, furtivo, discreto, segnaletico ; l’epiteto favorevole, laudativo, la valorizzazione francamente pubblicitaria… la denigrazione sedicente imparziale.

Nulla è indifferente al Trionfo Ebraico! L’addizione inopportuna e a sproposito di un decigrammo, di una mezza tinta di lode, per il successo della minima “ presentazione” ebraica, conta. Le facezie di non importa quale ebreo, del più insignificante pittore, pianista, banchiere, vedette, o autore Ebrei, o del libro, dello spettacolo, della canzone ebrea più banali, vengono ad aggiungere una piccola pietra: un atomo vibrante, all’edificazione della nostra prigione per ariani, diretta dagli ebrei. Alla perfezione della tirannia ebraica  tutto serve, tutto fa gioco, tutto è pro giudeo.

Questa colonizzazione interna si fa con dolcezza o per forza, a seconda degli interessi, dell’ambiente e dei ritmi ebraici del momento.

Già per un effetto che sembra casuale, i nostri giornalisti, speakers, autori, cineasti, non trovano più nulla di ammirevole , nel presente, nel passato, nella Storia e nell’avvenire, nelle arti, nelle scienze, nelle gazzette politiche e finanziarie che non sia degli Ebrei. Gli sforzi ebraici, i, successi giudei, i progetti degli ebrei o degli abraicizzati, vedi Montaigne, Racine, Stendhal, Zola, Cezanne, Maupassant, Modigliani, Proust, e così via.

L’Esposizione del 1937 ci ha fornito a questo proposito una magnifica dimostrazione, schiacciante, di questa furia colonizzatrice ebraica, sempre meno preoccupata dei risentimenti o delle reazioni indigene; ogni giorno più reale e clamorosa, a misura che l’indigeno, sottomesso, diventa più debole e vile. Prima di lasciare il Ghetto trionfale del 1937, profittando dell’occasione, passate a dare un’occhiata agli stands letterari, tanto vantati.

Stessa insalata di soverchieria tendenziosa in salsa ebraica. Esaminate un po’ più da vicino tutti i depliant esplicativi, queste referenze precauzionali, questi schemi eclettici. Cosa vogliono dirci, farci ammettere e proclamare?

Che solo gli ebrei sanno scrivere ! Viva la Bibbia! Bordello di Dio! Il mondo è un lupanare ebreo!

La gente comune non conosce affatto gli Ebrei, non li distingue dalla massa; non sa dove si trovano, le fauci che hanno, le loro maniere.

Del resto essi sono tutti mimetizzati, travestiti, camaleontici, gli Ebrei; cambiano di nome come di frontiera, e si fanno chiamare Breton, Auvergants, Corsi, o Turandot, non importa come purché si possa cambiare e inganni bene. Nella banda vi sono i Mayer, gli Jacobs, i Levys, che sono ancora i meno pericolosi, perché i meno trattati. Per la gente comune, un Ebreo è un uomo come un altro, ciò è sufficiente come spiegazione; i caratteri fisici, morali e psichici dell’Ebreo, sono un arsenale infinito di furbizie, di cautele di adulazioni: la sua avidità delirante, la sua organizzazione prodigiosa, il suo razzismo implacabile, il suo inaudito potere di menzogna, assolutamente spontaneo, la sua mostruosa faccia tosta.

L’Ariano le prende in ogni occasione, in pieno, le subisce ci si scioglie senza domandarsi nemmeno per un breve istante da dove gli viene tutto quello che gli accade; che strana musica? Egli crepa come ha vissuto, in un totale disingannato, funzionando interamente, spirito, carne e carcassa, per la prosperità e la gloria del suo parassita più intrattabile, vorace e dissolvente: l’Ebreo. E neanche se ne accorge ; su venti che spende, quindici vanno al finanziere ebreo.

Anche la carogna dell’Ariano serve ancora alla gloria e alla propaganda dell’Ebreo. Solo fra gli uccelli esiste qualche specie simile per stupidità

All’ariano ; quelle che covano le uova del cuculo, i cui pulcini appena nati, lanciano fuori dal nido tutte le altre uova. Queste specie di uccelli sono così tonte da non riconoscere il cuculo nel loro nido, proprio come gli Ariani non riconoscono l’Ebreo, che ruba, saccheggia, dissolve il loro proprio patrimonio. Stessa grottesca noncuranza, stessa placidità infetta, stessa meninge esposta alla sporca vanità.

L’occidentale rappresenta la vittima ideale, già cotta, offerta assolutamente agli Ebrei, al prismatismo ebraico, alla dialettica borbottante e profetizzante dell’Ebreo ; alla sua verbosità socialist-oracolar-comunista.



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Ideologicamente l’Ariano è il cucco, l’immancabile allodola di tutte le imprese ebraiche; è quello che corre: ammirevolmente preparato da tutte le sue sporche abitudini ereditarie, iper meschine, da ex contadino. Tutto ciò ne fa un cucco splendido, mal fidente e credulone: un passivo orgoglioso per eccellenza ; una vittima straordinaria.

L’Ariano non viaggia mai, è un buzzurro provinciale, ciarliero per tradizione e per incurabile costituzione. Non sa nulla, non legge nulla, e parla sempre, confondendosi con i suoi propositi e le sue proprie parole. Si crede critico, ed è fatto. L’ebreo viene da lontano e mente meglio di quanto respiri!

Il popolo crede che gli Ebrei non esistano, che si tratti solo di una nuova Favola malevola, inventata dai Nazisti bevitori di sangue. Il suo giornale, la sua radio, il suo cinema non gli dicono mai nulla  dell’Ebreo, o, se affrontano questo tema scabroso, lo fanno con infinite precauzioni, in una nube di commentari infinitamente rispettosi, e assai devotamente ammirativi. La suprema intelligenza, la straordinaria prescienza politica, e tutto il meglio sono ciò che si può dire dei giudei.

Può il Francese medio far intendere che non ama gli ebrei ? parlare del razzismo ebraico?  Accennare alla gigantesca truffa ebraica ? Ciò significherebbe farsi classificare immediatamente e irrimediabilmente fra i più infrequentabili e ottusi esseri dell’universo; immobili ad ogni progresso, pieni di puzzolenti pregiudizi razziali, inguardabili, mostruosi, inascoltabili, impensabili.

Un Ebreo è composto per l’85% di faccia tosta e del 15% di vuoto!

L’Ariano non ha alcuna faccia tosta, e non è bravo che alla guerra ; timido nella vita, pecorone. Ha vergogna della sua propria razza, e gli si può far credere tutto quello che si vuole. Gli Ebrei non si vergognano affatto della propria razza giudea, né della circoncisione, al contrario!  Il loro ebraismo non è più la loro tara di ibridi, ma il loro orgoglio razzista, la loro faccia tosta suprema, la loro isteria, la loro religione, la loro ragion d’essere, la loro tirannia e tutto l’arsenale dei fantastici privilegi giudei.

Signori del mondo ebraico, essi vogliono farsi despoti anche di tutto il resto.

Il Mito delle Razze, è per noi la menzogna pregiudizievole per potercelo mettere nel culo! E’ ciò che ci allarga ben bene le chiappe, mentre ce lo ficcano dentro dandosi una regolata. Bisogna essere culo come un Ariano per non notare queste caratteristiche estremamente evidenti dell’ebraismo che ci possiede, che ci seleziona, ci schiaccia e ci fa sanguinare in tutti i modi possibili e immaginabili.

L’Ebreo possiede il goj fino alla radice delle frattaglie, fino alle vertebre, immancabilmente e senza sforzo, attraverso la vanità, la mascheratura, che fan centro ad ogni colpo. L’Ariano, così semplice, così frusto, l’Ebreo l’ha reso snob, e sedicente critico, incline alla denigrazione e al sospetto verso i suoi fratelli di razza, alla loro distruzione automatica, e mai alla critica della fantasmagoria ebraica.

L’Ariano non è più che la scimmia dell’Ebreo, e fa smorfie solo al suo comando. Al giorno d’oggi il goj  più ottuso si inalbera e si rivolta se sente  che si sospetta abbia potuto conservare nel proprio intimo qualche piccolo pregiudizio razziale. Si inquieta ed angoscia di non essere sufficientemente  moderno, liberale, internazionale, democratico, non così profondamente e tenacemente posseduto dagli ebrei in ogni sua fibra e fino all’ultima goccia di sperma, di non essere tutto dei giudei e per i giudei.

Se si mostra un po’ curioso, o sospettoso, lo si riporta velocemente all’ordine, gli si dimostra prontamente, e gli si fa velocemente comprendere, in modo che egli possa ripeterla ovunque, come quel pappagallo Ariano che è, la sua brava lezione: Non si può sognare nulla di più elevato, più eminente, più perfetto al mondo che un sapiente ebreo, un ministro ebreo, una vedette ebrea, una canzone ebrea, un pittore ebreo, un regista ebreo, un parrucchiere ebreo, un finanziere ebreo, un architetto ebreo, un medico ebreo!

Che questi Ebrei surclassano tutti! Rullo di tamburi! Razza eletta, supremamente dotata!

Se si tiene mogio, ben sottomesso, se non esce dai suoi limiti, dal fondo delle sue campagne, a questo fragile rigetto, specie di intellettuale bianco, non si farà gran danno; potrà fare la guardia campestre, il maestro di scuola, la guardia mobile e borbottare, impataccato.

Ma se diventa pretenzioso, se parla di andare in città, allora sono guai, e tanto peggio per lui! Lo schiacciamento! In un mondo ebreo, il “bianco” non può essere che manovale o soldato, niente più. L’Intellettuale, l’artista, il capo, devono essere sempre ebrei. La selezione è ben fatta e lo sbarramento funziona a meraviglia, impietosamente.  Se ancora sussistono qui e là nel fondo di qualche crepaccio, dei possibili Antisemiti, miracolosamente preservati, questi spaventapasseri devono far ridere, è il loro ruolo, con i loro incongrui propositi, le loro frecciate, il loro gesticolare perfettamente inutile. Essi dimostrano alle masse in ginocchio, con ancora maggiore evidenza, grazie alle loro farse ribelli e alle loro pseudo rivolte, tutta l’inutilità, il grottesco e la fatuità di queste sporadiche e buffe imprese. Divertire il popolo, farlo sbellicare a simili clowneries, è perfetto!

Dopo l’affare Dreyfus, la causa è insabbiata, la Francia appartiene interamente agli Ebrei internazionali, corpi, beni ed anime. La Francia è una colonia del potere ebraico internazionale, e ogni velleità di sollevazione indigena, il minimo tentativo per espellere l’ebreo, è condannata in anticipo ad un vergognoso fallimento. La Francia materializzata, razionalizzata, perfettamente sfigurata e soggiogata dalla bassezza ebraica, alcolizzata fino alle midolla, meschinamente rabbiosa, venale, assolutamente sterilizzata da ogni lirismo, malthusiana per sovramercato, è votata alla distruzione, al massacro entusiasta dagli Ebrei.

Ogni sollevazione non può che essere rapidamente circoscritto, essere liquidata con la soppressione dei ribelli e  provocare lo scatenarsi delle peggiori rappresaglie.

I Francesi non hanno più anima, glie l’ha divorata un cancro ebreo, un cancro di rozzezza, un tumore maligno che li ha resi ancora più ottusi.

Ogni tentativo anti- ebraico ravviva istantaneamente il prurito degli ebrei, che, lui, non dorme mai. La grande propaganda ebraica “ del martirio” per la causa mai completamente coronata di una trionfante Israele. Fino alla fine dei tempi gli ebrei ci crocifiggeranno per vendicare il loro prepuzio. E’ scritto, è allegro! Ogni campagna Antiebraica giustifica, come replica immediata, il riunirsi di mille congressi ancora più ingordi di rivendicazioni ebraiche: l’invio di centomila petizioni e la sarabanda a suono d’organo dell’eterna geremiade giudea: il rigurgito di rombanti anatemi ebraici.

Nulla è così basso, così offensivo per loro, per poter illustrare al mondo indignato tutta la mostruosità di questi rarissimi affronti, questi fenomeni, questi ribelli d’animale ariano.  L’infernale battage ebraico sulla loro persecuzione, domina su tutto e schiaccia ogni verità, ogni realtà ogni tentativo di ristabilire i fatti : tutto ciò diviene automaticamente risibile!

La grande confusione di tutti i valori viene proprio da questo tam-tam

degli ebrei, ladri, perversi, vampiri, e sterili. I sentimenti più nobili. I più puri e preziosi per le società umane: pietà, amicizia affettuosa, lealtà, stima, onore, scrupolo di autenticità, verità, confidenza, sono state, nel corso dei tempi, talmente abusate, violate, saccheggiate dagli Ebrei, che le hanno tradite e vendute mille volte in centomila maniere, che hanno perso tutto il loro valore e il loro credito di scambio.

Ormai assolutamente sospetti, gli antichi  sentimenti non sono più, agli occhi del mondo, che delle penose o buffe soverchierie, che dissimulano, a colpo d’occhio, qualche immonda intenzione, qualche nuova canagliata criminale. Ma, a dispetto di tante passate esperienze, il colpo dell’Ebreo, “martire e vittima” fa ancor oggi presa immancabile su questo coglione bacucco d’un Ariano.

La piccola o grande storia lamentosa del perseguitato ebreo, la geremiade Giudaica, il “Chaplinismo“ lo fanno sempre immancabilmente rammollire e commuovere. Se i suoi propri fratelli di razza vengono a piangere un po’ sui loro problemi ben ariani, li respinge immediatamente, e li giudica nel modo più severo, ne vede la faccia tosta, gli intenti, l’astuzia! Solo le disgrazie dell’ebreo lo toccano a colpo sicuro! Il racconto di questi “ Orrori “ lo trova inerme, senza resistenza, privo di scetticismo ; avalla tutto. Le disgrazie ebraiche fanno parte della leggenda, la sola a cui l’Ariano creda ancora.

Quando ruba, l’ebreo grida Aiuto! Al ladro!   E’ per questo che gli ebrei possiedono tutto l’oro e la ricchezza del mondo: l’aggressore grida che lo si sgozza! Il trucco è vecchio quanto Mosè… e funziona sempre.

E’ certamente un Ebreo, preso con le mani nel sacco che ci è costato il Diluvio Universale, tutti i Diluvi. L’Ebreo mette a mollo il mondo intero e lo fa annegare, ma lui salta nell’Arca e salva la pelle. Il popolo non vede i suoi Ebrei, più di quanto la truppa non frequenti il generale che li manda al massacro.

Ci si riempiono da anni le orecchie con queste famose 200 o 300 famiglie ebree che governano il mondo. Ancora un passo fantastico! Non vi è che una grande famiglia, ben più potente di tutte le altre; la grande famiglia dell’Ebreo Internazionale, e dei suoi cuginetti Frammassoni.

La Francia, paese in cui ci si sa ancora distrarre, è il paese che consuma più alcool al mondo. Questo fatto assodato ci pone alla presenza di un altro Monarca, visir fedele del grande Imperatore Ebreo; un vassallo incaricato dell’abbrutimento delle masse, per mezzo dello zinco, del beveraggio e della grappa chimici.

Il Re Osteria, possiede lui pure tutti i diritti, per accordo politico assolutamente intangibile, all’immunità completa, al silenzio totale  sull’esercizio del suo formidabile traffico di avvelenamento e di assassinio popolari. Nulla può turbarlo: la stampa, la radio, i Prefetti, lo Stato intero gli sono, per il suo affare, interamente sottomessi, a suo servizio.

I Due leoni di Giuda attuali, sono il Cinema e l’avvelenamento etilico.

La Francia è interamente venduta ai grandi interessi vinicoli : il Vino, veleno nazionale! L’osteria e il Bistrot addormentano, assassinano, putrefanno la razza francese con altrettanta sicurezza con cui l’oppio ha liquidato completamente la razza cinese, l’aschisch  i Persiani, la coca gli Aztechi.

Il vino non è mai altro che inoffensivo, antirachitico, igienico, nazionale, digestivo, antisettico, carburante dell’Intelligenza ( il popolo più spirituale del mondo ), panacea e, apportatore di lunga vita. Ma malgrado tutti questi meriti, la mortalità dei francesi per alcolismo è una delle più alte del mondo.

Rendiamo però, cifre alla mano, giustizia al vino. Nulla potrebbe rimpiazzarlo nello spingere le masse al crimine e alla guerra, abbrutendole fino al grado voluto. E’ l’anestetico morale più completo, e più economico che si conosca.

Mai gli affari della Limonata sono stati così incoraggiati, mai i grandi aperitivi Analcolici  hanno avuto una simile prosperità. Osservate un po’ i loro materiali! Mai la pubblicità del vino è stata tanto debordante ed insolente; cosa rischiano?  Nulla. I 350.000 Bistrot di Francia hanno rimpiazzato tutto nella vita delle masse: la Chiesa, i canti, le danze popolari, le leggende e così via. Il popolo minuto, la folla più povera, è imbottita di zinco come la vacca all’abbeveratoio, prima che la si abbatta. Il popolo non ha più bisogno d’altro che di nuove Osterie. Le biblioteche? E chi le frequenta!

Il Centro spirituale del villaggio, il catalizzatore attrattivo, non è più la Chiesa, né il Castello né il Municipio, ma il Bistrot bello e buono.

E nelle città, l’Osteria è più frequentata del Cinema. Il Francese è consegnato, mani e piedi legati, ai grandi industriali del vino, ebrei o meno.

La Limonata è regina solo sé l’Ebreo ne è il Re. Allora ecco la Crociata, due o tre schiamazzate in provincia, in nome dell’igiene pubblica, della moralità; ma, impunemente, a fianco, si tace della follia, del crimine, del grande complotto dello zinco, e nessuno fiata!

Così il vino trionfa, La religione si discute, si rifiuta, offre mille spunti al ridicolo, ma non il vino! Fra sé e il nulla, il Francese non ha più che l’Ebreo e il Vino; entrambe trionfano in perfetto accordo.

I nostri padri, questi sempliciotti, non bevevano, in verità che della birra casalinga e dei vini “ familiari “.Questi nostri avi non avrebbero mai sospettato nemmeno l’esistenza dei veleni d’aggiunta; dei nostri Elixir Manicomio, lo zinco, che rincoglionisce il popolo sovrano, rendendolo epilettico e impedendogli qualsiasi futura  Bastiglia.

O Idra dell’ignoranza! Gli intellettuali hanno perso, lentamente, per il popolo, tutto il loro significato, ogni potere, ogni vera musica. Velleitari rinchiusi in una carne profondamente e fatalmente alcolizzata, condannati.

I Grandi Ebrei del Fronte Popolare, perfettamente al corrente, se ne fottono e stabiliscono i propri quartieri generali proprio nei grandi dipartimenti vinicoli. Essi sanno bene che una dittatura in Francia non può aver luogo, né durare che grazie alla totale demenza alcolica  ed ereditaria di tutti gli individui, bambini compresi.  In questo stesso modo, i Cinesi sono stati distrutti dall’oppio inglese, i Pellerossa  dal Brandy degli Yankees, e i negri dalla Tafia, il veleno più popolare all’epoca delle conquiste coloniali.

Niente di più maligno. I Francesi subiranno la loro sorte e verranno messi in salsa di vino, lo sono già. Nessun errore! Il conquistatore deve essere sicuro dei suoi schiavi in tutti i luoghi, averli sempre in mano, sordidamente sottomessi ; deve essere certo di poterli lanciare, nel giorno stabilito, perfettamente ebeti, docili, contenti del loro servaggio, nel più immondo carnaio, senza nessuna loro esitazione o rammarico.

Ancora un affronto menzognero, un credo per popolazioni avvinazzate, una Copertura d’infamia: “ L’Internazionale Proletaria”.

Non esiste in tutto il mondo che una sola Internazionale, ed è quella razziale e tirannica degli ebrei ; bancaria, politica, assoluta. Questa è davvero Internazionale, senza interruzioni o mancanze, da Hollywood, da Wall Street, da Washington ( Roosevelt è un ebreo pilotato dai grandi Ebrei Morgenthau, Loeb, Schiff, Hayes, Baruch e consoci) a Mosca, da Vancouver a Milano.

Una vera internazionale, integrale, intricata, sinuosa, aurifera, criminale, angosciata, insaziabile, sempre alla conquista, mai rilassata o sonnolenta.

L’Internazionale degli operai Ariani non è che un ritornello per schiavi, un altro bidone, un altro disco ben inciso dai furfanti ebrei.

Nessuna Internazionale per i dannati della Terra, l’Internazionale degli operai è il gioco di prestigio, l’impostura socio- gigantesca del grande anziano: “ Marx Brother “, il primo con questo nome; l’Irsuto per fregare questi  coglioni degli Ariani. E’ felicemente riuscito! Agli Ebrei oro e bistecche, agli stupidi Ariani randelli e canzonette ; ad ognuno il suo genere, il suo destino.

Le patrie non esistono più, e gli standard di esistenza non sono mai esistiti. Quanti sono i Paesi tanti sono gli standard ferocemente difesi da quelli che li ottengono, e febbrilmente invidiati da coloro che non li acquisiscono.

E’ la guerra profonda, permanente, sorda, fra tutti i proletari, e non meno feroce dell’altra, fra il più basso e il più elevato degli standard.

E’ certo ben organizzata la difesa delle belle frontiere democratiche!

Nessuna pietà, nessun errore! Ogni popolo per sé e ovunque il cartello che accoglie tutti i proletari del mondo: Qui Siamo al completo!

Capitemi bene! Fa piacere agli sfruttatori ricevere delle quantità di gente con le pezze al culo da altri emisferi! Come no? Non avranno che da guadagnarci. Mano d’opera meno costosa, clienti più numerosi, ogni beneficio per la loro ingordigia.

Sono i proletari indigeni a difendere con organizzazioni, sindacati e scioperi il loro standard acquisito: la loro radio, il frigo, la macchina, i piccoli lussi; con tutte le forze della loro malafede, con l’Immigrazione, e con una Polizia intrattabile.

La farsa della fratellanza di classe naufraga proprio su questi scogli di ipocrisia  sentimental-massonica, che costituisce la più puzzolente menzogna del secolo.

Il Proletariato possessore è contro l’invasione degli affamati che vengono a premere alle sue frontiere e a metterne in forse lo standard di vita.

In Francia noi riceviamo tutti, vale a dire tutti coloro che convengono ai nostri padroni ebrei : tutti i furfanti, l’intera Africa, il Vicino Oriente, tutti i loro giannizzeri, i loro sicari, i loro uomini di fatica, tutti futuri elettori, prima o dopo.

Anche nell’Arte funziona l’ammirabile trucco ebraico dell’assenza di sentimenti, della rozzezza indecente e delle oscenità balorde, che traviano il gusto e uccidono l’anima. La droga della critica Giudea, pone in un colpo solo i suoi prescelti  al di sopra di tutti i giudizi, di tutti i ritrovati, di tutti i testi umani; rendendoli geniali tout court. Più costoro sono castrati, impotenti, sterili, pretenziosi, impostori e smerdaioli, più hanno la faccia tosta, e più li si dipingerà come geni dal fantastico successo ( pubblicità ebraica “ agli ordini “ ben inteso). Semplice, ammirevole miracolo!

La Rinascenza aveva già splendidamente preparato, con il suo fanatismo Ebraicizzato, e il suo culto pre scientifico questa evoluzione puzzolente verso tutte le bassezze. Questa promozione catastrofica di tutti i castrati del mondo alla regalità delle Arti. Il Naturalismo, questo manifesto culturale di “ ragazzi di laboratorio frammassoni “, è ancora più farcito e appesantito di Positivismo che la Rinascenza, ed ha portato lo stessa gigantesco controsenso, la stessa calamità pregiudizievole, l’ultima potenza in fatto di fandonie e  frottole. Il trucco non è certo venuto agli orecchi di un Ebreo sordo!

Gli Ebrei, sterili, cialtroni, vuoti, rabbiosi, mostruosamente megalomani, maiali, compiono al presente, in piena forma, sotto lo stesso stendardo, la loro conquista del mondo; lo schiacciamento mostruoso, l’avvilimento e l’annichilimento sistematico e totale delle nostre emozioni più naturali, di tutte le nostre arti essenziali, istintive : musica, pittura, poesia, teatro.

Il loro motto è: Rimpiazzare l’emozione Ariana con il tam-tam negro.

Il Surrealismo. Prolungamento del naturalismo, arte per robots odiosi, strumento di dispotismo truffaldino e di impostura ebraica; ferula degli eunuchi giudei, è il catasto della nostra decadenza emotiva…il campicello della nostra fossa comune di cretini idolatri Ariani, tonti e fessi cosmici.

Ed è anche splendidamente gonfiato dalle nostre stesse gole! Alla porta del surrealismo, fremono da lungo tempo di impazienza, di oggettivismo, di spoliazione, tutti i nostri scrittori, che dinnanzi a lui si sbarazzano della loro ultima sostanza.

Se si malmenano ancora un po’ e  volgono al fantastico, se si portano all’idealismo, alla poesia, eccoli finalmente nudi, privi di tutto, a furia di analizzare e di surrealizzare.

Vale  a dire, lanciati, deliranti di impunità, nella più abracadabrante impostura del secolo, per l’evangelizzazione del popolo e dei borghesi, con l’accumulazione di frenesie recessive e di simulacri parasimbolici. Dei sonagli tremanti, tutti! Non dei bordoni! Dei piccoli, vili sonagli, per piccole bestie rognose.

L’invasione surrealista è assolutamente vicina, può travolgere senza indugio, per effetto della legge del numero; non resta praticamente nulla dinanzi  all’Arte Meccanica, pronta ad avventarsi. I tenutari della Grande Cultura, i continuatori dei classici, sono a tal punto  svaccati e parvenus, a  forza di costipazioni stiliformi; giunti ad un tale grado di indebolimento, che si assimilano immediatamente a tutte pagliacciate e i sospiri del lupanare ebraico ufficiale! Essi escono tutti dallo stesso vassoio e dalla stessa risciacquatura infinita: dall’insignificante goncourtismo di un Zòla  puzzolente e decrepito; dalla stessa lisciva riusata, dalla stessa poltiglia di cose molli, opache, sornione e medusoidi. Questi contemporanei  e le loro opere sono tutti sostituibili  e  inter-simili  nel loro gabbare il pubblico.

Non c’è nulla nelle loro bubbole che possa appassionare davvero o risvegliare un’emozione vera e vivente. La causa mi sembra comprensibile.

Rinascenza, Naturalismo, Oggettivismo, Surrealismo, perfetta progressione verso il Robot. Oggi ci siamo. Non c’è di che far bollire l’acqua in un catino. Buffe mescolanze stagnanti, croste di manuale edulcorate, latinismi a bigodino, insignificanza all’ennesima potenza : un Bidone colossale fatto con le reminiscenze del liceo. Non si tratta che di altrettanti alibi : piccoli pretesti d’arrivismo, di consolidamento di carriera, di petulanti pruriti accademici. Letteratura contemporanea: un catafalco calamitoso, fatto di frasi, di acrostici, così aridi e rinsecchiti, che neanche i vermi possono farci nulla. Cadaveri senza futuro, senza vita : larvali; magma senza colore né orrore, più disperante e ripugnante della più gocciolante carogna.

Letteratura infinitamente più morta della morte, insomma.

Chi non vuole essere negrificato è un fascista da buttare, Tutto ciò che potrebbe provocare il minimo sussulto emotivo, la più furtiva rivolta, in seno a masse perfettamente avvilite, abusate, fottute in cento mila maniere, risvegliare negli individui la minima velleità, il minimo ricordo della loro autentica emozione istintiva, trova la critica in una posizione di immediata, feroce, odiosa e irriducibile opposizione. Il dibattito diventa personale. E’ la loro carne ebraica commercializzata che uno disprezza!

Ecco il perché di tanti soprassalti. Si preferisce lo straniero in tutte le sue molteplici ebraicizzazioni negroidi. L’autentico li uccide, è ben semplice da capire, e la critica lo sa innegabilmente, dato che si  auto santifica in maniera orribile, proprio perché possiede il senso del pericolo, della catastrofe, che un risveglio ariano potrebbe costituire per l’intero gioco ebraico ; proprio come i ratti presentono il naufragio.


FERDINAND CÈLINE


MAURO LIKAR un Libro Proibito di FERDINAND CÈLINEultima modifica: 2010-06-26T09:37:00+02:00da likar
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