MAURO LIKAR VOX VICTIS


Mauro Likar

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VOX VICTIS


Dodici modeste Requisitorie in difesa
d’una Germania Hitleriana sconfitta e denigrata.


Prima Arringa.

La Corte di Giustizia Internazionale, assisa a Norimberga ha gettato l’intera responsabilità del secondo conflitto mondiale sul popolo tedesco e sul suo capo: Adolf Hitler. Essa ha innovato, in materia di diritto internazionale, istituzionalizzando il cosiddetto “Crimine di Guerra”, il che ha permesso, ai vincitori, di impiccare senza difficoltà nè opposizioni di rilievo, una schiera di diplomatici, ufficiali, giuristi, ammiragli, scrittori, ed economisti del Terzo Reich Germanico.


Questo Processo ha rivelato più un acuto desiderio di vendetta Ebraica, che una ardente sete di giustizia Alleata. A che serve mai il Diritto giuridico, elaborato nei secoli, se poi si agisce ancora secondo il “Guai ai Vinti” di Giulio Cesare? Questo cupo punto interrogativo pesa anche sulle cosiddette “Corti di Giustizia”, che, in ogni paese occidentale, hanno trattato i legali rappresentanti del Popolo Tedesco e i cosiddetti “Collaboratori della Germania”: funzionari e personaggi politici, come se fossero dei volgari criminali del diritto comune. Il grande interrogativo resta comunque Adolf Hitler.

65 anni dopo la sua scomparsa, sono stati pubblicati, su di lui, più libri che su Napoleone; senza parlare degli articoli, delle riviste, dei film, prodotti, per denigrarlo, a centinaia di migliaia.

Prima osservazione curiosa: com’è possibile che il giudizio espresso su di lui, sia così uniformemente negativo? Come mai nessuno ha osato prendere in contro piede la cosiddetta “verità ufficiale”, pronunciando l’Elogio di un Hitler, che ha sollevato in pochi anni la Germania dalla situazione di sfacelo sociale e politico in cui l’avevano ridotta la sconfitta del 1918, e il vergognoso diktat di Versailles, impostole dai vincitori ?


Certo, esistono, dal 1945, delle Leggi “negazioniste” che proibiscono precisamente la libertà d’espressione su questo spinoso argomento, e il fare l’Elogio del Führer, “ Capo di un Partito Politico regolarmente eletto dal popolo Tedesco, che però i vincitori della Germania hanno stigmatizzato come una Associazione di malfattori” cadrebbe sicuramente sotto i loro rigori.

Corollario della prima questione, se ne pone una seconda riguardante i pesanti giudizi di valore espressi dai vincitori, e poi dai vinti “denazificati”, su quest’Uomo Fatale che, nel periodo fra il 1933 e il 1939, i liberi Tedeschi hanno vissuto come un vero e proprio Salvatore della Patria. I giovani, nati dopo la Seconda Guerra Mondiale, hanno letto, quando è stato loro possibile farlo, che Hitler era paranoico, debole di spirito, schizofrenico, impotente, di costumi dissoluti, pederasta, puttaniere. Era luciferino, ma di mente ristretta; analfabeta, ma dotato di
un eloquio carismatico e di una memoria prodigiosi.

Dicono poi che avesse una nonna ebrea, ma che, nonostante le ottime torte Sacher di lei, fosse anche ferocemente antisemita. C’è perciò da chiedersi, seriamente, quanto possano mai valere simili giudizi unilaterali,
fantasiosi quanto contraddittori.

Quelli che non hanno dimenticato del tutto il proprio Corso scolastico di Storia, ricorderanno che l’Orco Napoleone, al momento della sua caduta, possedeva anche lui tutti i difetti oggi attribuiti ad Adolf Hitler; e poi, invece, ebbe d’improvviso le più alte virtù: nell’ora del suo ritorno dalle ferree ceneri dell’Elba. Allora? Cosa bisogna mai pensare di Hitler? È concesso di pensare su di lui qualcosa di diverso dalla “Vulgata Postbellica”, o siamo diventati schiavi, più o meno consapevoli, di un Pensiero Unico, impartitoci come un obbligo morale da uno stuolo di scribacchini che fanno i soli interessi dei Vincitori?


Come ha fatto il misero figlio d’un manesco doganiere austriaco, che ci viene sempre presentato da angolazioni psicologicamente e caratterialmente negative, a partirsene da una condizione di solitudine esistenziale, come senzatetto privo di danaro e d’amici, a farsi plebiscitare da 60 milioni d’anime, rimettendo in piedi un Paese distrutto
e diventando, alla testa delle sue temutissime armate, il padrone di quasi
tutta l’Europa? Si tratta forse d’un increscioso Miracolo Germanico?

Bisogna forse essere sifilitici, paranoici, od impotenti, per ottenere un simile destino di successo, e tali folgoranti risultati? In tal caso, bisognerebbe rivedere attentamente l’eziologia di queste patologie, e rivalutarne gli effetti innegabilmente positivi.

Nell’album Immaginale della Seconda Guerra Mondiale, accanto al ritratto del Diavolo Hitler, si trovano sempre le figure tifoidi e macilente dei 6 milioni di martiri Ebrei: e le immagini dei lugubri campi di concentramento in cui essi sarebbero stati sterminati. L’attualità editoriale, per lo più ebraica o filoebraica, trascura sbadatamente tutto il resto: Gli 80 milioni di morti causati dalla Guerra, i 20 milioni di vittime dei Russi, le 16 Città tedesche, rase completamente al suolo dall’aviazione anglo-americana, i 300.000 arsi vivi a Dresda, in un paio di notti di baldoria al fosforo, gli 800.000 atomizzati giapponesi, inceneriti nei forni crematorî di Hiroshima e Nagasaki, la devastazione pro-slava di Prussia , Pomerania, e Macklemburgo, saccheggiati e messi a ferro e fuoco dai soldati dell’armata russa, istigati all’omicidio dal propagandista ebreo stalinista Ilya Ehremburg.


Sfuggito all’attenzione dei relatori della Storia, Alleati, anche il Piano di sterminio genetico dei tedeschi, proposto dall’ebreo americano Morghentau, o quello dell’altro ebreo: Theodore. N. Kaufmann, diffuso con il suo opuscolo distribuito alle truppe alleate già nel 1942: Germany must Perish! Esclusi dalla Memoria Storica anche i milioni di deportati tedeschi del 1945 e 1946, con 2 milioni e mezzo di vittime accertate. Piccole sviste dei vincitori sui propri eroici “Crimini di guerra”?


Nulla che riguardi l’effettivo Olocausto dei 6 milioni di Tedeschi rientra nella giostra dialettica del ricordo ebraico. La propaganda e la Storia dei vincitori se ne sono assai opportunamente dimenticate. Ci si può quindi chiedere, dato che questa “Storia ufficiale è stata ormai resa legalmente indiscutibile”, e non lascia filtrare che due sole Icone della Seconda Guerra Mondiale: Hitler il mostro, e l’Ebreo martire, se una simile, squilibrata semplificazione dei fatti realmente accaduti, non rappresenti, per caso, con l’ uso volontario di testmonianze affatturate, false, inattendibili, od incomplete, una Colossale Menzogna: accreditata e resa “Verità Ufficiale” dalla continua ripetizione della propaganda mediatica dei vincitori.


Il Colpo d’inizio, che determina tutto il resto del match bellico Hitler contro Giuda, non dipende forse, fondamentalmente, dallo scontro fra due Weltalgschauung o concezioni dell’uomo e della vita, diametralmente opposte? Hitler attacca l’Ebreo apertamente, e questi usa, ben prima che il conflitto scoppi evidente, le armi e le forze segrete, e formidabili, di cui dispone, per distruggere implacabilmente, fin dall’inizio, un lucido e pericoloso avversario.

Domanda retorica: Come mai la Storia Ufficiale non si spinge mai davvero al fondo delle cose? Adolf Hitler, ammutolito in un Bunker dal cianuro, e da un colpo di pistola alla testa, non ha avuto nessuna ulteriore possibilità di perorare la propria causa, ma già aveva esposto tutto il nucleo del suo programma politico e sociale nel Mein Kampf; professione di fede e d’intenti, da cui, nei suoi dodici anni al Potere, non ha mai derogato.


Giuda preferisce tacere, o sorvola, deplorando soltanto le proprie enormi quanto inaccertabili perdite, senza mai tentare di spiegare davvero i fatti:
la loro causa, ed i motivi reali di simili luttuosi eventi. Avrebbe la possibilità di farlo, attraverso tutti i suoi libri, tutte le sue riviste, i suoi giornali, ed il suo Cinema Universale. Ma sceglie di tacere, o di mentire spudoratamente, e tacitando ogni voce contraria, ripete, fino allo sfinimento cerebrale la facile lezioncina dell’Olocausto immotivato.

Perché mai?
Forse perché il sindacato mafioso dei vincitori, riunitosi a Norimberga nel 1946, non era affatto un vero Tribunale, ma il luogo in cui una cricca ebraica al potere negli Stati Uniti e in Inghilterra, voleva stabilire una nuova e per sé più proficua scala di presunti “valori morali”, che giustificassero la sua passata politica, ed anche quella a venire: delle Nazioni Occidentali assoggettate, ovvero, dell’America e dell’Inghilterra ebraicizzate, e delle loro Nuove Colonie Europee.


Il Processo di Norimberga ha avuto un irrefutabile vizio di base: è stato stabilito da dei vincitori, che hanno preteso ed ottenuto di poter giudicare, condannare, ed eliminare fisicamente, senza possibili appelli, i vinti indifesi, resi colà legalmente indifendibili. Si è trattato di una vergognosa caricatura della Legge, e di un’aperta irrisione della vera Giustizia.

I vincitori della guerra, si sono poi ufficialmente “riconciliati” con la Germania Occupata, ma, di fatto, hanno creato arbitrariamente una “Germania fasulla”, privata d’ogni libertà politica, ed hanno posto al proprio servizio la massa di grandi inventori e lavoratori, che la componevano, per trarne un inesauribile quanto lucroso profitto. Il Tribunale di Norimberga si è fondato sul diritto del più forte: il solo a non venire mai insegnato nelle facoltà di giurisprudenza, facendolo diventare, da allora, la fonte basilare dell’attuale e più che risibile, “Diritto dei Popoli”.


Seconda Arringa


Dagli studi compiuti dagli storici del Dopoguerra, risulterebbe che i cosiddetti crimini, perpetrati da Adolf Hitler contro l’umanità, si sono riversati principalmente sul Popolo Ebraico. Poco importa che la cifra dei 6 milioni di vittime che gli ebrei dichiarano d’aver subito, sia stata ovunque contestata, in quanto chiaramente fittizia. Oggi, una legge ad Hoc impedisce di discuterne, od anche di dubitarne. De hoc cave loqui !

Quello che non è chiaro, negli studi di questi storici, è perché un ragazzo
austriaco d’umile estrazione sociale, ma evidentemente favorito dalla fortuna, giunto alle vette d’un potere esorbitante, abbia dato libero corso,
12 anni, al suo Odio immotivato contro un popolo che non gli aveva mai fatto nulla di male. Quando, come, e perché mai il caporale Adolf Hitler è diventato un accanito antisemita?


L’Antiebraismo non è una tara genetica ereditaria, come la sifilide o l’emofilia, e tuttavia esso esiste, allo stato permanente, nelle società che degli obblighi geopolitici pongono e mantengono in stretto contatto con le comunità ebraiche. In Ukraina, nei Paesi Baltici, in Polonia, in Romania, nell’Africa del Nord, in Alsazia, e nel Medio Oriente, esiste un “Antisemitismo” che si potrebbe definire “ereditario”. Ma Hitler non si trovava certo in questa situazione, e sappiamo che ci ha messo ben 15 anni per diventare un consapevole antisemita; egli stesso lo afferma chiaramente nel suo Mein Kampf.

Questo Libro, poco letto e ancor meno compreso, possiede un merito incontestato ed incontestabile: Adolf Hitler, ancora ben lontano dal potere, vi ha esposto le sue concezioni politiche, le sue riflessioni sociali, ed in seguito, quando il potere gliene ha dato i mezzi, le ha rigorosamente applicate, spingendole fino alle loro ovvie conseguenze.

Nel Mein Kampf, sono contenuti i fatti capaci di chiarire lo svolgersi di molti ulteriori avvenimenti.


All’età di 15 anni, quando ancora si trovava alla Realschule di Linz, Hitler ricorda che non esistevano che pochi Ebrei in questa città, e che egli li considerava, a tutti gli effetti, come dei normali Tedeschi. Uno dei suoi compagni di scuola era l’ebreo geniale Ludwig Wittgestein. Arrivando a Vienna, Hitler non era ancora un antisemita, ma egli non fa nessun mistero del modo, e del perché lo è diventato. Fu proprio solo il contatto fisico con gli Ebrei, che popolavano la capitale dell’Impero Austro-Ungarico, provenienti in genere dall’Est, e dai ghetti della Galizia, della Polonia, e della Ruthenia a modificarne l’atteggiamento?.


No di certo! Hitler non è diventato antisemita per delle mere ragioni di disgusto epidermico, ma per motivi ben più seri, che prescindono da ogni considerazione estetico, che potesse offendere il suo acuto senso arttistico. Senza dubbio, lui, povero artista di strada, che viveva del suo lavoro d’acquerellista, di paesaggi e vedute cittadine, venne truffato e derubato dai mercanti di quadri viennesi; tutti Ebrei, beninteso. Ma anche questo fatto, non è certo bastato a determinare la futura orientazione ideologica di quest’uomo, che non ha mai fatto dipendere la
propria condotta politica da fattori meramente personali.


L’Antisemitismo del Führer è nato, a ben vedere, dalla sua risorta coscienza di razza: da un Razzialismo ariano germanico, che non è affatto il volgare “Razzismo Talmudico ebraico” dell’Eletto indottrinato che odia qualcuno per la sua diversità di non ebreo; ma implica, invece, la capacità di saper distinguere e valutare le diverse qualità, ed il valore
intrinseco delle distinte Razze umane presenti sul pianeta Terra.

Era perciò inevitabile, che il palese ed innegabile Razzismo degli ebrei, stimolasse in lui una reazione uguale e contraria: un’apertura di consapevolezza sul fatto che due razze differenti, presenti su uno stesso territorio, e che fruiscono dello stesso spazio vitale, sono derstinate allo scontro frontale, specie se una delle due, come è il caso della Razza ebraica, vuole essere e restare la padrona assoluta del campo.


A quell’epoca, gli Ebrei, pur numericamente esigui, occupavano, a Vienna, quasi tutti i gangli sensibili del potere economico e sociale. Questi tedeschi posticci, possedevano tutti i mezzi capaci di orientare la stampa, la letteratura, l’arte, la politica, la vita sociale del legittimo Popolo Tedesco. Adolf Hitler stimava che la Razza Ebraica operasse così, consapevolmente, contro i Popoli germanici, garanti di una diversa concezione dell’uomo e del mondo, con l’intenzione di distruggerli per prenderne il posto; ed i beni.


La Razza è un gruppo biologico, la cui relativa omogeneità è un prodotto della selezione naturale, e che fornisce una base ad ogni ulteriore tentativo d’evoluzione diretta; ovvero, di selezione volontaria. Il Popolo ebraico rientra perfettamente, nel quadro di questa definizione. A partire dalla relativa originalità che esso presentava all’inizio dell’Era cristiana, lasciando il suo spazio di provenienza: del meticciato afroasiatico, esso non ha mai cessato di evolvere volontariamente, in un senso sempre più ebraico.


Oggi, nello Stato d’Israele, la Legge definisce la Nazionalità ebraica a partire dal solo ventre della madre: l’unica realmente accreditata a perpetuare una Nazione Ebraica fondata biologicamente sulla Razza. Hitler è diventato antisemita al “contatto con gli Ebrei”, ovvero, comprendendo le linee d’azione ferocemente razziste, nei confronti dei “non ebrei”, di questi pseudo “Viennesi” o “Tedeschi” tanto numerosi ed attivi nelle professioni liberali. Egli ha, per prima cosa, dissociato la nozione di “razza ebraica”, o se si preferisce di “popolo Ebraico”, da quella di “Religione ebraica”, che il mondo intero reputava ancora determinante, nel produrre il particolarismo esclusivo di questo “Popolo”.

Ciò che egli dice nel Mein Kampf, conferma le dichiarazioni sulla questione di alcune alte personalità ebraiche, a volte sincere e perfettamente documentate. In seguito, giudicando non in funzione dei propri interessi, o del gusto personale, ma in quanto Führer e condottiero della Razza ariana germanica -vocazione che già di era sviluppata in lui- egli ha condannato gli Ebrei sul piano di un Nazionalismo Sionista antigermanico, che essi sviluppavano ed estendevano a loro esclusivo profitto; e su quello dell’etica e dell’estetica degradanti, che essi imponevano all’Austria ed all’Occidente Ariano Europeo, grazie al loro dominio lobbystico sulla sua Stampa, la sua Letteratura, e le sue Arti.


L’Antisemitismo di Adolf Hitler, era perciò fondato sul diritto non negoziabile, del Popolo Tedesco e della Razza Ariana, alla legittima difesa. Mai Hitler ha manifestato l’intenzione, oggi attribiutagli dai gangster della Storia, di distruggere il popolo ebraico. Semmai, egli voleva impedire agli Ebrei di nuocere ai Tedeschi, e la sua cosiddetta “soluzione finale” del problema ebraico, prevedeva semplicemente la loro uscita definitiva dalla Nazione Germanica. Si fissassero pure su di un’altra terra, in qualche lontana Colonia africana; ma doveva loro venire impedito, una volta per tutte, di attaccarsi come dei parassiti ad altri Corpi Popolari e razziali, per succhiarne come vampiri, il sangue e le energie creative.


Hitler non ha mai concepito altra “Soluzione finale”, che non fosse l’allontanamento degli Ebrei dalle leve del potere e della finanza Gerrmanica, e se si è considerato in stato d’assedio e di autodifesa, lo ha fatto a ragion veduta, dato che conosceva l’esistenza dei piani strategici e delle tattiche di una guerra segreta, che gli Ebrei conducono da secoli contro i Non Ebrei, e contro tutti coloro che sono estranei al loro popolo ed ai suoi esclusivi interessi. Hitler aveva letto con attenzione e con un certo profitto i “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”.


Questi documenti sono noti dalla fine del XIX° secolo, ma dopo la Seconda Guerra Mondiale, di cui sono stati palesemente i soli veri vincitori, gli Ebrei si sono trovati in una posizione di forza per continuare l’operazione prevista da quel loro Vademecum, criminalizzando proprio le misure difensive prese da Hitler contro di loro. Specialisti insuperati della menzogna ideologica, gli Ebrei, la cui ambizione suprema è il loro Super Governo Internazionale, hanno operato, fin dal Medio Evo, un’attenta inversione delle responsabilità, che ha permesso loro di presentarsi agli occhi degli altri popoli, come eterni martiri d’un altrui odio insensato e sempre immotivato, e come una Nazione totalmente innocente di tutti i crimini che gli altri Popoli, “invidiosi del loro genio e delle loro fortune”, hanno imputato loro.


Da 100 anni, il popolo ebraico tenta di spiegare l’origine dei Protocolli dei Savi di Sion, come d’un apocrifo, composto dalla polizia zarista russa, per provocare un Pogrom antisemita. Ma, se questi testi non fossero che dei falsi fabbricati dall’Okrana, perché mai gli ebrei li prendono tanto sul serio, da farne discretamente raccattare e distruggere, dai loro agenti, gli esemplari che, nei vari paesi, si trovano nei mercati di libri usati o d’occasione?


L’autenticità dei Protocolli non si basa sulla loro “Trascrizione russa”, fatta su dei testi manoscritti provenienti dalla Francia, ma su un innegabile rapporto di Causa ed Effetto. Da parecchi secoli, tutte le tattiche di sovversione, definite nei Protocolli, si sono inscritte rigorosamente nella realtà politica e sociale del mondo. Oggi, l’assalto contro i Non ebrei, o Gojim, si discerne assai meglio che nel XIX° secolo. Le mosse dell’Ebreo, che sia israeliano, o membro newyorchese della Diaspora, e le fasi ultime della lotta che egli conduce contro di noi, con le armi della confusione razziale e spirituale, sono ormai visibili ad occhio nudo, ed i Protocolli non rappresentano che un semplice commentario a Leggi ebraiche ben più antiche, che rivelano la volontà segreta del Giudaismo, e che provengono direttamente dall’Antico Testamento.


Questa è la verità appresa al livello più elevato: quello della Casta dirigente e segreta del popolo ebraico; quella che stabilisce i tempi, i luoghi, ed i letali piani d’azione, muovendo le fila intricate della Cospirazione contro i non ebrei. Essa è legata sia al Super-capitalismo americano che al sedicente Socialismo della Mafia Russa insediatasi al Cremlino.


Terza Arringa


Lo stato di “Legittima difesa” giustificava quindi l’ attivo antisemitismo di Adolf Hitler. Infatti, i Protocolli dei Savi di Sion rivelavano un’aggressione permanente degli Ebrei contro gli altri popoli, e dato che questi documenti risultavano “Attendibili” nella loro sostanza, egli si ritrovava nella posizione di difensore dei diritti d’esistenza del proprio popolo, ovvero sul piedistallo destinato ai grandi uomini della Storia Germanica.

La tesi ebraica del falso documento, relativa ai Protocolli, è stata lanciata dalla propaganda ebraica stessa, ma la loro autenticità è provata dalla realtà degli attacchi previsti nel Documento, e già ampiamente realizzati. Hitler è passato alla reazione, e non è certo lui che il 3 settembre 1939 ha dichiarato la Guerra, ma l’Inghilterra, e tre ore più tardi la Francia; sotto un invito più che pressante proveniente da Londra.


Hitler è entrato in Polonia senza dichiarazione di guerra, perché non si trattava che di una spedizione punitiva, volta a scoraggiare i Polacchi dal continuare a vessare pesantemente le minoranze tedesche, e dall’occupare più a lungo il “ Corridoio di Danzica”, che dal tempo del vergognoso Trattato di Pace di Versailles, tagliava la Germania in due tronconi.

La Seconda Guerra Mondiale, che ha rovinato completamente l’Europa, lasciandola in balia degli usurai della politica Alleata, è iniziata il 3 settembre 1939, dichiarata da Inghilterra e Francia, con il falso pretesto d’assicurare la libertà della Polonia, ma, in realtà, con l’intento di eliminare Adolf Hitler: campione europeo di una nuova Rivoluzione Sociale, che smascherava le trame dela plutocrazia ebraica, minacciandone pericolosamente gli enormi interessi.

Nel 1933, Hitler diviene Cancelliere del Reich, e la sua politica antiebraica, fra il 1933 e il 1939 appare come un capolavoro di moderazione, tenuto conto che nel 1933 L’Ebraismo gli ha dichiarato apertamente guerra, dalle pagine dei giornali del mondo. Per rendersene conto, basta ricordare i fatti storicamente stabiliti. Nel confronto fra Hitler ed il popolo ebraico, è quest’ultimo che ha attuato la prima mossa apertamente ostile.

Ecco i fatti:
Hitler va al potere il 30 Gennaio del 1933, e il 13 marzo si riunisce il Comitato esecutivo del Congresso ebraico americano: la più potente Organizzazione ebraica dell’epoca. Uno dei suoi dirigenti, S. Tananbaum dichiara sul “The Yewish Daily Bullettin” del 14 marzo:

Sul piano commerciale, un grande Paese industriale come la Germania, non può isolarsi completamente dal resto del mondo.

Benché il Congresso Ebraico non dia immediatamente l’ordine formale di boicottare il commercio germanico, ciò che invece farà alcune settimane più tardi, la guerra economica ebraica contro l’Hitlerismo divampa comunque, in tutti i Paesi del mondo in cui gli ebrei possiedono una qualche influenza; vale a dire, praticamente ovunque. A Londra fiorisce la scritta: “Qui non si vendono prodotti germanici”. Nel 1933, boicottare il commercio di una Nazione come la Germania, rappresenta una vera e propria “Azione di guerra”, e, come tale, viene chiaramente recepita dai Nazionalsocialisti. Adolf Hitler deve risollevare un Paese rovinato economicamente dal Trattato di Versailles, afflitto da 8 milioni di disoccupati, minato dalle trame dei comunisti ebrei che vorrebbero regalarlo ai Soviet, e privato di tutti i crediti all’estero, nonché dell’oro e delle divise forti.


Egli sa che se non reagisce immediatamente al blocco commerciale, non potrà esportare una parte della produzione industriale germenica, né far sopravvivere a lungo il Popolo Tedesco. Il marasma finanziario regna già ovunque, dopo il crollo della Borsa di Wall Street, dell’ottobre del 1929. Ogni paese si difende dai propri vicini, e dappertutto trionfano gli slogans: Compra Inglese, Compra Francese. A queste difficoltà congiunturali, spesso provocate ad arte dagli speculatori levantini, il milieu ebraico aggiunge il peso della propria guerra economica, pensando che essa sarà più che sufficiente a scacciare Hitler e la sua pericolosa Weltangschauung dai luoghi alti del potere.


Va notato che, a quest’epoca, Hitler non ha ancora intrapreso nulla di serio contro gli Ebrei residenti in Germania. Ma è proprio questo boicottaggio ebraico, a sancire l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, che durerà 12 anni, per inserirsi nel quadro della nuova Guerra dei 100 anni, che il popolo ebraico ha dichiarato al germanesimo civilizzatore, dopo il 1917.


Quarta Arringa


L’offensiva ebraica contro il commercio e l’industria del Terzo Reich non risponde a nessuna aggressione tedesca, se non all’affermazione decisa della sovranità Germanica, ed al diritto dello Stato Nazionalsocialista, eletto con il 99% del voto popolare, di espellere dalla propria Nazione gli Ebrei, nemici dichiarati del nuovo Corso Politico, e quindi non più graditi ospiti.


Lo Stato d’Israele, non ha forse espulso i Palestinesi, mettendo poi nei Campi di Concentramento, od in Prigione, quelli rimasti; o i protestatari? Non ha forse fatto abbattere con le ruspe 25.000 case Palestinesi, e migliaia d’ ettari di oliveti, per costringere i legittimi proprietari di quelle terre all’esilio? Se si assolvono gli Ebrei attuali, dalla loro proscrizione dei Palestinesi, bisogna anche assolvere Adolf Hitler da quella attuata, a suo tempo, contro gli Ebrei.


Inoltre, va detto che la pretesa “Aperta persecuzione degli ebrei”, è stata, semplicemente, il danno implicito ed inevitabile arrecato ai loro affari, ed ai loro cospicui possedimenti; nel realizzarsi del programma sociale hitleriano, messo nero su bianco nel Mein Kampf.

Fin dal 1933, gli Ebrei avevano giustamente di che temere, perché Hitler rivendicava, ai soli cittadini del Reich, gli impieghi amministrativi del Nuovo Stato Tedesco. Questo provvedimento di “pulizia etnica burocratica” toccava sul vivo 4000 ebrei, 1832 insegnanti, 286 magistrati, 282 impiegati delle Poste e delle Ferrovie, e 545 altri funzionari.

La Legge sulla “ Restaurazione della Funzione pubblica”, del 7 aprile 1933, ed il decreto che definiva gli Ebrei come “Non Ariani”, dell’11 aprile 1933, mostrano chiaramente d’essere una risposta alla precedente aggressione ebraica mondiale: al loro Judea declares War to Germany; in quanto essi sono, in ordine di tempo, successivi a quella. Gli Ebrei sapevano, evidentemente, dopo l’apparizione di Adolf Hitler sulla scena politica, e l’estesa pubblicazione del Mein Kampf, che se egli fosse giunto al potere, i loro bei giorni delle vacche grasse in Germania, sarebbero finiti per sempre.


I fatti sono fatti, e l’attacco ebraico su scala mondiale, contro il commercio tedesco, e qundi contro la Nuova Germania Hitleriana, costituiva un’aperta aggressione, che costringeva Adolf Hitler ad una chiara risposta difensiva. Hitler rispose all’attacco ebraico con una moderazione esemplare, ma senza cedimenti, e non cessò, anche in seguito, di avvertire la Diaspora Ebraica Internazionale sulle inevitabili conseguenze, per gli Ebrei tedeschi, dei suoi atti d’ostilità antigermanica.

L’11 maggio del 1933, egli dichiarava all’ambasciatore della Gran Bretagna:

“ Se gli Ebrei dell’Estero mantengono il boicottaggio dei prodotti tedeschi, mi prodigherò affinché i loro correligionari di Germania ne sopportino li conseguenze”.

Due mesi più tardi,Adolf Hitler rinnoverà questo duro avvertimento al Consiglio dei Ministri:

“Bisogna prendere in considerazione il fatto che il boicottaggio organizzato dagli Ebrei, non è che un mezzo per scacciare dal potere il legittima Direttivo politico dell’attuale Germania.”

Del resto, bisogna vedere che cosa gli Ebrei pretendono di par passare per una loro “Persecuzione”. Un agitatore comunista, ebreo berlinese, che durante la lotta politica prima del 1933, si presentava ad un Comizio pubblico del NSDAP, per insultare coram populo il candidato Adolf Hitler, facendosi poi buttare fuori in malo modo dalle guardie delle SA, è da considerare forse come un perseguitato?


Gli Hitleriani, come i comunisti, possono presentare una lunga lista dei propri militanti morti nella lotta, come Horst Wessel, ma gli Ebrei possono facilmente contare sulle dita d’una sola mano, i propri simili Tedeschi “perseguitati” nelle stesse situazioni. Se però é Ebreo, ogni attivista militante anti hitleriano “molestato”, per aver usato con disilvoltura il rasoio, nelle manifestazioni di piazza, gode del titolo aureo di “perseguitato” e tale lo si proclama ancora ai quattro venti. Ma, stranamente, la Città di Norimberga, o quella di Monaco, non possiedono nessun Muro del Pianto.


Certo, dopo il plebiscito popolare, ed il conseguente avvento al potere del Partito Nazionalsocialista hitleriano, la situazione degli Ebrei in Germania, anche grazie alle azioni d’aperta ostilità degli Ebrei della Diaspora, non era più tanto confortevole. Essi apparivano agli occhi di tutti, come i grandi sconfitti della lotta politica, ma il Popolo Tedesco, moderatamente antisemita per tradizione, riservava loro più lazzi e frizzi che Chapliniani calci nelle chiappe.

In seguito agli attentati ed agli assassinii perpetrati da ebrei, si sono fracassate alcune vetrine, profanate alcune sinagoghe, ma nessun membro delle SS o delle SA ha mai assassinato un solo ebreo. In quest’epoca c’erano 70.000 Ebrei polacchi emigrati in Germania. Se l’avvento al potere di Adolf Hitler non è costata loro la vita, lo si deve al
profondo umanesimo ed al sangue freddo del Popolo Tedesco.

Il Memorandum dato a Roosevelt, con la lista delle vittime del 1933, nella Lettera di Rumbold a Simon, dell’11 maggio 1933, riguarda degli incidenti inevitabili, nel corso di una Rivoluzione gigantesca, qual’è stata l’avvento al Potere del Nazional Socialismo, ma non si è mai ottenuto il nome di un solo ebreo Americano, ferito in Germania durante questi tumultuosi eventi.


Tutte queste sedicenti “atrocità naziste” provengono e fanno parte della Propaganda Ebraica antigermanica, attiva nel mondo d’allora, quanto lo è, in quello odierno, quella ebraica e sionista anti Palestinese ed anti Araba. Per contro, i membri indisciplinati delle SA, i provocatori di disordini, ed i manigoldi psicopatici allo sbando, vennero tutti arrestati, sottoposti ad un regolare processo e, al caso, condannati a pene adeguate.

Hitler voleva ottenere una “Soluzione definitiva del problema Ebraico”, liberando per sempre la Germania da questi elementi ostili, dannosi, ed eterogenei. Questa Cacciata, simile a quella dell’Egitto Hyksos, è diventata, con l’ausilio della Propaganda bellica e post bellica alleata, efficacemente pilotata dagli ebrei, la famosa “Soluzione finale”: ovvero, lo Sterminio degli Ebrei.


Per ben 2 mesi, la diplomazia Hitleriana ha negoziato alacremente, per tentare di rompere un blocco economico, che oggi si chiamerebbe embargo totale: un atto d’aperta ostilità, ispirato e voluto dalla Nazione Ebraica Mondiale, e lo ha fatto in tutte le capitali del mondo: Londra, New York, Parigi. Lo afferma un autore ebreo, Eliahu Ben Elissar, che riguardo alla giornata del 1° Aprile 1933 dice:

“A Berlino dei manifesti enormi invitano la popolazione al boicottaggio antiebraico. Veicoli muniti d’autoparlante percorrono le strace, e ricordano ai Tedeschi che bisogna boicottare gli Ebrei che boicottano la Gemania. Le serrande dei negozi commerciali ebrei sono coperte di placcati, che denunciano al pubblico l’origine ebraica del loro proprietario. Picchetti di boicottaggio, formati da SA ed SS, e posti alle porte dei negozi, degli studi d’avvocato, dei gabinetti medici, sbarrano l’accesso. Le misure vessatorie si moltiplicano. Gli ebrei tedeschi sono posti, per l’intera giornata, al bando della società.”

Sono stati messi al bando, e non a morte, come a Gerusalemme, sotto Tito ed Adriano, o in Spagna, Polonia, e Russia. Né vengono espulsi dalla Germania, come lo sono stati dalla Francia, sotto Filippo il Bello, o dall’Inghilterra, sotto Edoardo I. La pazienza e la moderazione, dimostrate da Adolf Hitler in questa faccenda, sono tutte da lodare, dato che era il Terzo Reich ad essere stato attaccato finanziariamente dagli ebrei, e che risposte difensive ben più pesanti, sarebbero state possibili.


Le armi economiche dirette contro la Germania, non sono tuttavia riuscite ad impedire, al Führer, di compiere una Rivoluzione Sociale unica nella Storia dei Popoli. Egli ha ribadito, per la Germania, i diritti d’uno Stato Sovrano, e, come altri separano la Chiesa dallo Stato, così egli ha rivisto il fondamento della Nazionalità Tedesca, operando laseparazione del popolo d’origine ebraica, ospite minoritario, parassita, elitario, ed auto esclusivo, dalla maggioranza del Popolo tedesco d’origine Ariana. Questo era un suo pieno diritto.


Adolf Hitler voleva governare e guidare il suo Popolo, razzialmente abbasatanza omogeneo, mentre gli Ebrei volevano vogliono regnare, come Razza Padrona, su tutti gli altri Popoli della terra. Dopo aver vinto la Seconda Guerra Mondiale, il popolo ebraico, nella sua ascesa verso la Dominazione Globale Universale, o Globalismo multietnico, conferma, giorno dopo giorno, l’autenticità programmatica dei tanto denigrati, ma verosimili, Protocolli dei Savi di Sion.


Hitler, invece di abbandonarsi a facili furori antisemiti, inizia con il collaborare con il Popolo ebraico, avvicinando il Sionismo in una prospettiva del tutto ragionevole. Egli favorisce con ogni mezzo l’emigrazione degli Ebrei, ma Francia ed Inghilterra, allora padrone d’immense estensioni Coloniali non hanno alcuna intenzione d’offrire un qualsiasi loro territorio al Popolo ebraico, e restano chiuse ed ostili a tutte le soluzioni proposte loro dal Terzo Reich.

Nel 1933 il Focolare Nazionale Ebraico, sotto il mandato Inglese, può accogliere gli Ebrei di Germania. Hitler vi trova il proprio vantaggio e, fino al 1938, lo sostiene anche contro il parere della propria amministrazione interna. Quando sale al potere, Hitler trova un Paese completamente rovinato, ed il suo ministro delle finanze istituisce il controllo dei Cambi, interdicendo ogni esportazione di capitale. Non si tratta affatto, come si vorrebbe far credere, di una “Legge antisemita”, ma d’una misura di salvaguardia finanziaria che non esclude nessuno.


Nessuno può lasciare il Terzo Reich esportando più di 30 marchi. Nel 1933, la Palestina, sotto mandato Inglese, esige che tutti gli Ebrei che vogliono stabilirsi nel Focolare Nazionale, dispongano d’un capitale di almeno 1000 lire sterline. Hitler fa quindi accordare agli Ebrei di Germania, che vogliono lasciare il paese, il diritto di esportare questa considerevole somma; privilegio esorbitante, in rapporto a quanto viene invece concesso agli stessi hitleriani.

Il vero problema, è che gli Ebrei poveri non possiedono una simile somma, e che quelli ricchi dovrebbero, invece, abbandonare in Germania capitali ben più cospicui. Ecco quindi farsi strada l’utilissima favola della “Spoliazione dei beni ebraici”, che ancora consente agli Ebrei attuali di taglieggiare con le loro richieste di risarcimento il Popolo Tedesco.

Si attua allora l’Accordo dello HAAVARA, accettato dal Führer per liberare il Grande Capitale ebraico congelato in Germania. Nell’aprile 1933, l’ebreo Sam Cohen, direttore d’una Compagnia di Colonizzazione attiva in Palestina, si presenta al console tedesco di Gerusalemme, esponendo un proprio progetto. Egli offre alla Germania, le commesse e le ordinazioni del materiale d’equipaggiamento, che essa, acquistava precedentemente in Cecoslovacchia. I movimenti delle merci saranno finanziati dai capitali ebrei bloccati in Germania.


Quando i loro proprietari emigreranno in Palestina, raggiungendo la loro agognata Terra Promessa, riceveranno in Lire Palestinesi il contro valore dei loro Marchi, versati nei conti bancari bloccati da Berlino. Ci guadagneranno tutti. Gli emigranti non perderanno il loro Capitale, il Terzo Reich non lascierà uscire la valuta, ed il sistema attuato spingera gli ebrei verso l’Eldorado di Tel Aviv, come i sionisti ed Hitler desiderano.

Inoltre, dopo aver vinta la guerra, molti ebrei potranno richiedere alla Germania, battuta e redenta, il risarcimento per un capitale confiscato dai nazisti, di cui essi hanno invece già beneficiato altrove. Doppio Guadagno!

Questi accordi di Haavara, vengono firmati a Berlino il 7 agosto del 1933. Essi consentono un primo movimento di 3 milioni di marchi, che viene ripetuto il 13 febbraio del 1934, ed ulteriormente accresciuto. Va notato, che il Popolo ebraico si rivela ben più razzista di Adolf Hitler, e che il 18° Congresso sionista, svoltosi a Praga il 21 agosto 1933, discute sull’accordo di Haavara, che secondo loro mina la lotta degli ebrei contro la “Politica razzista” del Reich.

Muoiano pure gli ebrei di Germania, purché si riesca a vincere Hitler, che sbarra agli ebrei il cammino verso la dominazione del Pianeta. Mantenuti fino al 1939, gli accordi di Haavara permettono a 50.000 ricchissimi ebrei, di lasciare, indenni, la Germania per la Palestina, trasferendovi 14 milioni di marchi. Almeno questi signori, non potranno finire sul pallottoliere dello sterminio nazista; ma forse ci finiranno lo stesso.


Adolf Hitler non recederà mai dalla sua decisione di separare la Comunità Germanica dalla minoranza aliena ebraica, il che rientra perfettamente nei diritti di un legittimo Capo di Stato. La Regina d’inghilterra, pretende ancor oggi di conservare l’Ulster, il Re di Spagna non molla i Paesi Baschi, la Francia non libera la Bretagna, l’Alsazia, la Corsica, la Savoia; ma nessuno si è mai sognato di farne dei “Criminali”, o di processarli per “Delitti contro l’umanità” Pesi e misure diversi, evidentemente!

Adolf Hitler non ha affatto espulso gli Ebrei: li ha Liberati dalla Cattività Germanica, con mezzi molto umani e in un tempo in cui i Comunisti ebrei del Cremlino, mandavano milioni di Russi innocenti a morire in Siberia, quando non preferivano assassinarli direttamente, sul posto, con una spranga di ferro: per non sprecare delle preziose pallottole.

Ecco allora che il “Numero Chiuso” negli albi professionali germanici, diventa una intollerabile sevizia, se la si applica a dei medici, degli avvocati, dei giornalisti, dei professori ebrei, che saturano queste professioni fino al 70%, pur rappresentando appena il 2% della popolazione Tedesca. Nessun serio Capo di Stato, che non sia il burattino di una lobby ebraica, può, o dovrebbe tollerare, una simile devastante colonizzazione interna; e Hitler non è certo legato al filo di simili Mangiafuoco.


L’Equivoco ebraico della “persecuzione subita”, si chiarisce di botto, quando la trama dell’infiltrazione massiccia degli ebrei, in tutti i gangli sensibili dell’organismo statale e sociale germanico ed europeo, viene messa allo scoperto. A sbugiardare le pretese oppressioni subite dagli ebrei, il fatto riportato dalla Circolare Brunner, che dimostra come Himmler ed Heydrich, che avevano interdetto l’emigrazione ebraica germanica, dal 13 aprile del 1935, permettevano quella della gioventù sionista, che collaborava con il Terzo Reich preparandosi felicemente a lasciarlo.


Fra il 1933 e il 1938 200.000 ebrei evacuano dalla Germania, perdendo ovviamente, nonostante gli accordi di Haavara, una parte delle loro “immense fortune”. 135.750 ebrei possiedono Sette miliardi e cinquanta milioni di marchi, e 9567 ebrei hanno beni per 415 milioni di marchi. Poveri Ebrei?

Già prima di Hitler, nel 1931, la legge dell’8 dicembre promulgata dal Governo Brüning della Repubblica di Weimar, scoraggiava l’emigrazione del capitale ebraico e non. Del resto, la Repubblica di Weimar era stata invasa da 700.000 ebrei provenienti dall’Est. Ebbene, nel 1938, dopo 5 anni di cosiddetti “Efferati Crimini Nazisti”, ne restavano in Germania ancora ben 50.000. 3.300.000 ebrei abitavano in Polonia nel 1938, rappresentando il 10% della popolazione, ma dal 1938 al 1939 non si parlò mai del problema ebraico Polacco; si batteva la grancassa solo sul Problema ebraico sotto Adolf Hitler.


La Stampa d’anteguerra organizzò in Europa, ed in Occidente, la cospirazione del silenzio su tutti i problemi posti dagli ebrei in Polonia, Ungheria, Romania, Russia, Stati Baltici, affinché risaltasse, nella piena luce dei loro riflettori truccati, il solo problema ebraico tedesco. In questo modo, si voleva attuare quella Coalizione mondiale di cui i plutocrati Ebraici avevano bisogno, per poter abbattere Adolf Hitler, ed il suo pericoloso esempio di Rivoluzione Sociale efficace e ben riuscita.

Il “Numero Chiuso” nell’insegnamento e nelle professioni liberali, che la Stampa Internazionale maneggiata dagli ebrei, rimproverava al solo Adolf Hitler, era già vigente in Polonia dal 1933, e in quel Paese, nel 1937, si ebbe l’interdizione totale. Per eliminare gli ebrei dal circuito economico, a partire dal 1938, il Popolo Polacco organizzò dei Pogroms. Fra il 1934 e il 1935, più di 500 ebrei vi trovarono la morte, ma, nel periodo corrispondente, nessun ebreo restò ucciso nella Germania hitleriana.


Nè la Diaspora Ebraica, né le grandi Nazioni ricche di spazio, come Inghilterra, Francia, Australia, Canada, e Stati Uniti, fecero un qualche serio tentativo per dare asilo ai rifugiati ebrei, provenienti dalla Germania, e soprattutto dai Paesi dell’Est europeo. Del resto, negli anni fra il 1933 e il 1937, più di 10.000 ebrei emigrarono verso la Germania, fra cui un centinaio che tornavano dalla Palestina. Se nel 1937, 1200 Ebrei potevano e volevano tornare nel Reich Hitleriano, è evidente che esso presentava per loro ancora qualche attrattiva, e che vi si trovavano meglio che altrove.


Fino alla dichiarazione della Seconda Guerra Mondiale, Adolf Hitler cercò, con il Comitato di Evian, una soluzione ragionevole del problema ebraico. Il 2 febbrraio del 1939, gli accordi con il Reich prevedevano che un primo contingente di 600.000 ebrei potesse andarsene senza tassa d’emigrazione, portando con sé i beni personali e gli strumenti professionali necessari.

Gli ebrei detenuti nei Campi di Lavoro furono rilasciati, ed un sistema di cambio salvò il loro Capitale bloccato in Germania, tranne un miliardo di marchi, percepiti dallo Stato a titolo di “Contributo espiatorio”, per l’assassinio del diplomatico Von Rath, ed un altro miliardo e mezzo bloccato nelle banche tedesche come fondo di garanzia.

Queste proposte, accettate da Hitler non si realizzeranno mai, perché tutte le “Democrazie” chiusero le proprie frontiere ad un’emigrazione che avrebbe risolto la questione ebraica in Germania. Gli Ebrei della Diaspora preferivano sacrificare gli Ebrei tedeschi ed Europei dell’Est, piuttosto che rinunciare al loro piano di dominio planetario, che esigeva la sparizione, per mezzo di una Nuova Guerra Mondiale, di un Adolf Hitler e di un’Europa Nazionalsocialista, che intralciavano loro il cammino. Gli Ebrei Americani, Inglesi, e Francesi, Principi e Burattinai della Diaspora ebraica, volevano la guerra, e perciò rigettarono ogni proposta avanzata dal Comitato di Evian.


Nel gennaio del 1939, il Comitato direttivo del Congresso Ebraico Mondiale tenutosi a New York, proclamava:

“Il Popolo ebraico non sottoscriverà una soluzione del problema dei rifugiati tedeschi, che gratificherebbe il regime nazista con vantaggi economici, in risposta alla politica di espropriazione e di espulsione che esso attua contro gli Ebrei”.


Quinta Arringa.


Esiste un’evoluzione del “Problema Ebraico”, che, nel corso dei secoli è stata sempre ed ovunque la stessa.

Prima Tappa: Installazione.

Gli Ebrei giungono in un Paese o in una Contrada, la cui popolazione non nutre alcun pregiudizio contro di loro. Vengono perciò accolti.

Seconda Tappa: Affermazione.

Gli Ebrei sono tollerati, e godono di un trattamento di favore grazie al quale la loro situazione si consolida.

Terza Tappa: Apogeo.

Gli Ebrei si segnalano per le loro enormi ricchezze, il loro credito presso i Potenti, ed il loro sapere. In alcune classi popolari nasce il sospetto verso i loro metodi per far così velocemente fortuna: l’invidia e l’odio si manifestano.

Quarta Tappa: Resistenza.

Si entra in un periodo in cui le sollevazioni, le lotte, gli attacchi, si alternano a dei periodi di calma. L’rritazione popolare, viene solitamente mitigata dal Clero e da Governi che sono debitori finanziari degli ebrei.

Quinta tappa: Ostilità aperta.

Il popolo, esasperato per le vessazioni di questi Usurai legalizzati, rompe ogni diga di contenimento e massacra gli Ebrei, oppure, l’Autorità costituita li caccia dal Paese per salvare sé stessa, ed il ciclo ebraico ricomincia con l’Esodo in un altro Paese.

Quando Adolf Hitler giunge al potere, nel 1933, la Germania si trova già alla Quarta Tappa di questo processo: la Resistenza. Egli perciò intraprende il percorso del 5° Stadio: l’aperta ostilità. Se il Führer, così facendo, ha commesso un crimine contro l’umanità ebraica, ovvero contro la sola che per gli ebrei abbia un qualche valore, egli si trova in ottima compagnia.


Tutti i grandi Capi di Stato dell’intera Storia umana, stanno al suo fianco: Il Faraone Meremptah, Nabucodonosor, Tito, Elio Adriano Imperatore, Il Vescovo Cirillo, Maometto, Federico II, Giovanni senza terra, Enrico III, Edoardo I, Ferdinando e Isabella, Pio V Papa, Sisto V, Clemente VIII, i Re di Napoli, e poi Genova, Milano, Filippo Augusto di Francia, San Luigi, e così via; fino a Maria Theresa d’Austria e a Luigi XVI, ghigliottinato a profitto degli Ebrei, dalla Rivoluzione che essi stessi hanno finanziata e prodotta. È per questa via che si giunge fino ad Adolf Hitler.


Sesta Arringa.


Denunciare l’impostura, che consiste nel presentare Adolf Hitler come il responsabile esclusivo della Guerra 1939-1945, significa mettere sotto accusa il Sindacato Mafioso-Ebraico dei vincitori, riunitisi a Norimberga nel 1946 per inscenarvi uno spettacolo vergognoso, che è stato una parodia di Processo, ed un’irrisione esemplare della Giustizia. Bisogna illuminare il volto nascosto della Seconda Guerra Mondiale, che è stata senza alcun dubbio una delle più importanti dell’intera Storia Umana.

I presupposti del conflitto fra Hitler e gli Ebrei, sono stati posti 3500 anni fa, a partire dal momento in cui questi ultimi, hanno stretto con il loro Dio tribale Jahvé, un Patto d’Alleanza che prometteva loro l’eterno possesso del Pianeta Terra.

Questo è, anche attualmente, lo scopo reale d’Israele, ma esso non potrà raggiungerlo se dei Popoli più potenti gli sbarreranno la strada. Ecco allora, che gli Ebrei si son fatti maestri di menzogna e veicoli di discordia, fra gli altri popoli, ed hanno agito in ogni modo loro possibile, per minarne le radici fisiche, razziali, e spirituali; per poterli indebolire e meglio annientare. In questa strategia, di lenta corrosione delle coscienze e dei corpi non ebrei, rientrano non solo i mezzi ovvi, come il nutrimento avvelenato, l’inquinamento ambientale, le droghe, l’alcool, il pattume immaginale spacciato per Arte, o per Intrattenimento culturale; ma anche le armi, tipicamente ebraiche, della persuasione ideologica.


Ecco un Esempio: Quando l’Imperatore Vespasiano prese coscienza, come da ultimo fece anche Hitler, del Pericolo che gli Ebrei costituivano per l’Impero, inviò contro di loro le sue Legioni. Gli Ebrei si batterono allora a volto scoperto, attuando dei terribili massacri. Furono vinti dal Generale Tito e dall’Imperatore Adriano, e Gerusalemme venne distrutta e riedificata con il nome di Aelia Capitolina. Ma poco importava agli ebrei la sconfitta militare, perché il Cristianesimo giudaico già prendeva ovunque il sopravvento. Questa creazione ebraica venne introdotta, da Paolo di Tarso, alias Saulo il Fariseo, nell’Impero Romano, come un’infezione psichica devirilizzante, destinata a distruggere le Gnosi e le Filosofie che sostenevano le morali individuali e sociali dell’ Ellenismo Romano.


Con la sua Nuova Morale da schiavi, il Cristianesimo legittimerà la presenza, a Roma, di un’orda di Popoli inferiori per evoluzione mentale e per cultura, ed annegherà nel meticciato e nell’ignoranza di sé i veri Romani, che prima costituivano un Popolo razzialmente e culturalmente omogeneo. Ma, dopo Costantino, il Cristianesimo stesso si farà infiltrare dal preesistente “Paganesimo Europeo”, ed inizierà a tenere a distanza gli
Ebrei, espellendoli dalle città cristiane. A partire dal 1750 Giuda s’introdurrà nella compagine dei Maestri della Pietra, o Liberi Muratori, ed infonderà in quella cerchia di Costruttori di Cattedrali, i propri concetti devastanti, divenendo la Frammassoneria giudaizzata, che, nel 1789, permetterà agli Ebrei di entrare vittoriosamente, e da padroni, nella Società dei Gojim: bestie sub umane e figli della serva, delizioso epiteto con cui gli ebrei apostrofano i non ebrei.


Reintegrato a pieno diritto nella società occidentale, l’Ebreo ha da allora ripreso con arroganza la sua marcia di conquista dell’intero Pianeta, prevista dai Profeti dell’Antico Testamento, dal Talmud, e riaffermata anche dai tanto esecrati, e fastidiosissimi, Protocolli dei Savi di Sion. Giuda è a buon punto nei suoi progetti, dopo la Rivoluzione Americana, quella Russa, e la Prima Guerra Mondiale, che ha cancellato l’Impero Ottomano e gli Imperi Centrali: Austria Ungheria, e Secondo Reich Germanico.

Ma ecco che d’improvviso, a sconquassarne i loro progetti, appare un anonimo Signor Nessuno, che andrebbe considerato come uno dei grandi Geni dell’Umanità, e che invece, nell’attuale regime di dominazione ebraica delle coscienze, viene additato come il peggiore criminale della Storia, il Male Assoluto: Adolf Hitler. Il destino di questo “Qualcuno”, è già fissato dalle profezie apocalittiche di Baruch:

“Gli uomini di tutte le Nazioni, saranno asserviti ad Israele, ma quelli che vi hanno dominati, saranno sterminati dalla spada.”

Per la prima volta, da quando il “Problema Ebraico” si è imposto al mondo, Adolf Hitler definisce l’Homo Judaicus non in funzione della sua appartenenza religiosa, facile a mascherare ed eludere, come dimostra il comportamento dei Marrani e dei Covertiti ebrei di Spagna e Portogallo, ma sul puro piano biologico e psicologico.

Nessun Ebreo potrà più sfuggire al proprio radicale ebraismo, né potrà rientrare in una clandestinità razziale di comodo, che gli permette di restare Ebreo, e di fare gli interessi dell’Ebraismo, ma di dirsi anche Tedesco, Americano, Inglese, Francese, pur agendo contro gli interessi dei popoli che lo ospitano.

Adolf Hitler ha cancellato con un colpo di spugna il Piano Criminale dei Profeti, e lo ha fatto in una maniera davvero irreversibile. Doveva quindi necessariamente essere abbattuto, non per essersi presentato al mondo come “Grande Dittatore” o Führer dei Tedeschi, ma in quanto pericoloso interprete del ruolo basilare di “Liberatore degli Ariani”, e di tutti gli altri Non-ebrei.

La Relazione esclusiva degli Ebrei con il Loro Dio, è, fin dall’inizio, un contratto More uxorio: Jahvè promette agli ebrei circoncisi che gli sono fedeli e gli obbediscono come “Spose”, il dominio della Terra, ed essi costituiscono il “braccio armato” ed i Mezzani di questo Demone desertico delle Tempeste. Gli Ebrei sono, secondo il Patto d’alleanza da loro stipulato con questa larva egregorica divenuta un Dio, gli Eletti pronti ad ogni Guerra, pur di raggiungere il Suo e il loro scopo.


Il Popolo ebraico, nel 1933 non possedeva armate militari con cui dichiarare guerra ad Adolf Hitler, ma aveva potentissime armi finanziarie e di pressione economico politica, e così ha potuto usare gli eserciti dell’Inghilterra, della Francia, dell’America, e della Russia, per condurre una battaglia utile soltanto a lui. Del resto, i Savi di Sion hanno sempre agito, ed ancoraoperano, per interposta persona. Essi hanno sempre usato le Società segrete ed i Clubs elitari che avevano creato od infiltrato, per farne delle centrali di pensiero ed azione eminentemente ebraici.


Lo ammettono gli stessi scrittori ebrei, come fa Bernard Lazare nel suo “L’antisemitismo, la sua storia e le sue cause”. Lo spirito della Frammassoneria è quello dell’Ebraismo, nelle sue convinzioni più importanti, ed è lo stesso che sostiene ed anima l’attuale Israele. Ogni Loggia è un simbolo del Tempio ebraico, ogni Maestro Venerabile è un rappresentante del Re Ebreo, ed ogni Massone è, di fatto, lo sappia o meno, un operaio ebreo. Le tre Parole: Libertà, Uguaglianza, Fraternità, hanno distrutto la prosperità del mondo, la vera libertà individuale, e sono la negazione palese delle Leggi di Natura.

L’Uguaglianza non esiste in Natura, ma c’è un’infinita diversità di spiriti, di temperamenti, e di capacità. Il Progresso è una falsa concezione, che serve a nascondere la verità del Predominio ebraico: che solo gli Eletti dal loro Dio devono conoscere, perché ne sono i custodi.

Accettando le false e distorte concezioni del mondo, diffuse dalle “Società di Pensiero” del XVIII° Secolo, le Nazioni Inglese, Francese, ed Americana, hanno sposato, senza saperlo, una causa puramente ebraica, e quindi adotteranno acriticamente e senza sforzo, l’Immagine di Adolf Hitler e della Germania Nazionalsocialista, che Giuda impone ad un mondo ariano che ormai pensa “ all’ ebraica”.

A morte il nuovo Anticristo, portatore dell’orribile peccato di razzismo! Ammirevole e sottile gioco, questo dell’Ebreo, che fin dall’inizio dei suoi tempi accusa di razzismo ed antisemitismo chi lo smaschera quale egli è: il solo, vero, immutabile razzista planetario.

In realtà, con Hitler, per la prima volta nella Storia Moderna, un uomo non ebreo è giunto ad un livello di Lucidità geniale capace di smascherare e contrastare il progetto di predominio razziale ebraico. Come I Savi di Sion, anche Hitler situa il divenire del suo Popolo ariano nella prospettiva terrestre, e non in quella di un ipotetico Reame sovraceleste. Egli oppone decisamente, la propria Coscienza di Razza, al Razzismo degli Ebrei, sapendo che la conservazione genetica della Stipe è la sola garante della sopravvivenza ereditaria, delle qualità, e delle virtù d’un popolo che voglia restare sé stesso.


Per il Popolo Ebreo, oltre che un acerrimo nemico Adolf Hitler è un pericoloso concorrente, e la guerra che gli viene lanciata contro è una Guerra di Religione ebraica: crudele ed assoluta. La Crociata di Jahvé e dei suoi Alleati contro Hitler, si dissimulerà, con l’ausilio di una propaganda menzognera, lanciata con tutti i mezzi di “informazione”, sotto la maschera di una Guerra Giusta delle Democrazie, contro la tirannide Nazista. Dato che la Germania con i suoi trattati commerciali con Yugoslavia e Turchia, sfugge all’economia del profitto, di cui vivono gli Ebrei della Finanza Internazionale, questa sarà una guerra condotta vigorosamente, proprio con i soldi della City e di Wall Street; ovvero, con il Capitale Ebraico.


La Stampa ebraicizzata promuove allora una campagna d’odio anti hitleriana in grande stile, usando una dialettica menzognera ma efficace, fatta di rendiconti ultra segreti, di critiche inverificabili, di documenti mai pubblicati o falsificati; di false carte geografiche di rettifica delle frontiere, di accuse di tradimento rivolte ai pacifisti, e così via. Il 4 febbraio 1936, il Landesgruppenleiter Wilhelm Gustloff, capo dei tedeschi residenti in Svizzera, viene assassinato da un giovane ebreo: David Frankfurter.

Siamo a due giorni dall’apertura dei Giochi Olimpici di Berlino, a cui Hitler tiene moltissimo; per cui ordina che nessuna rappresaglia abbia luogo contro gli Ebrei. Il gesto omicida del giovane Frankfurter è stato evidentemente ordinato da una qualche alta autorità della Diaspora ebraica, che vorrebbe sabotare od impedire ad ogni costo le Olimpiadi di Berlino, e che ha già accusato Hitler di preparare una manovra di discriminazione razziale. Menzogna, questa, denunciata dal Presidente del Comitato Olimpico, de Baillet Latour, il 5 ottobre 1935. La provocazione ebraica risulta perciò evidente.


Settima Arringa


Il Comunismo è notoriamente un parto del pensiero Ebraico, e il suo impianto in Russia è l’opera, assai meno nota, della Diaspora Ebraica; la sua espansione nel mondo è il frutto dell’azione dell’America ebraica associatasi con i Bolscevichi. La Russia, con il suo regime dei Soviet, che ricalca il Kahal ebraico e i suoi “Saggi” è un pericolo incombente su tutta l’Europa Occidentale, che potrebbe cadere sotto una dominazione feroce e sanguinaria, come hanno dimostrato i fatti di Ekaterinemburg, con l’assassinio dell’intera famiglia imperiale Russa. Hitler sa quindi cosa bisogna aspettarsi dall Est.


Il 7 novembre del 1938, avviene un altro crimine di mano ebraica, che avrà delle pesanti conseguenze. Gli Ebrei cercano di provocare un Pogrom antiebraico in Germania, per poter poi accusare il Nazionalsocialismo di commettere contro di loro delle atrocità inaudite, e, per farlo, armano la mano di un altro giovane ebreo: Herschel Feibel Grynszpan, nato il 28 marzo 1921 ad Hannover. Il giovane diciassettenne si presenta all’Ambasciata di Parigi, e si fa ricevere dal terzo segretario: M. Ernst von Rath, scaricandogli addosso il revolver che aveva con sé. Due proiettili su cinque colpiscono il diplomatico, che morirà due giorni più tardi, il 9 novembre.


Interrogato, Grynszpan, che ha un passaporto polacco e non è quindi ufficialmente cittadino tedesco, di religione ebraica, dichiara, assai poco credibilmente, di aver voluto vendicare i suoi correligionari polacchi espulsi dalla Germania. Il motivo del crimine resterà segreto. Forse si tratta dell’epilogo di una trappola omosessuale, preparata dai servizi segreti ebraici. Ciò spiegherebbe l’accesso senza controlli dato dall’Ambasciatore tedesco al giovanissimo assassino. Il gesto omicida, raggiunge comunque lo scopo previsto, perché l’8 novembre una potente
reazione antiebraica esplode a Karsel, ed il 9 ad Hersfeld nella Hesse.


Nella notte fra il 9 e il 10 novembre, dopo la morte di von Rath, essa dilaga a Berlino, Norimberga, Monaco, Amburgo, Francoforte, Colonia, Augsburg, Donau, e Postdam. Vengono prese di mira soprattutto le vetrine dei negozi ebrei, che faranno di questa spontanea reazione popolare, non organizzata dall’alto, la celebre “Notte dei Cristalli”. l’11 novembre Goebbels dichiara che ogni manifestazione antiebraica deve cessare immediatamente, e che la risposta del Terzo Reich all’attentato di Parigi deve essere data attraverso le vie legali.

Nei disordini della Notte dei Cristalli vengono devastati 815 negozi, 171 case, 276 sinagoghe, ed arrestati 20.000 ebrei, 7 ariani e 3 stranieri. Il bilancio delle vittime sarà di 36 morti e d’una quarantina di feriti. Si tratterà quindi di una reazione popolare e niente affatto d’un Pogrom, come quello della Polonia, avvenuto circa nello stesso periodo di tempo, in cui ben 500 ebrei saranno sgozzati, senza che i colpevoli siano mai citati al Processo di Norimberga.


La “Notte dei Cristalli” permette agli Ebrei di scagliarsi contro l’Eresia Hitleriana con tutte le forze della loro Stampa, presentando il Nazionalsocialismo come una minaccia, tale da richiedere una Guerra Mondiale dei non ebrei contro di esso. Le conseguenze dell’assassinio di von Rath sono importanti, a livello internazionale, quanto quelle dell’attentato di Sarajevo, compiuto il 28 giugno 1914 da un altro studente ebreo, Gavrilo Princip, e che costò la vita all’Arciduca Ferdinando ed a sua moglie Sofia Chotek.

Entrambe i fatti di sangue sono stati il punto di partenza d’una devastante Guerra Mondiale. Inoltre, non a caso, l’assassinio von Rath coincide con l’Accordo Franco-Tedesco, e vi è certo un legame fra l’atto diplomatico e il gesto criminale del giovane ebreo Herschel Feibel Grynszpan. Il gesto, e la conseguente reazione del popolo tedesco, rimette in discussione gli accordi di Monaco, che regolavano la spinosa situazione dei Sudeti. La Notte dei Cristalli, provocata ad arte da quell’attentato, permette ai gruppi di pressione politica ebraici, di persuadere i Popoli non ebrei che il Trattato diMonaco tradisce le democrazie, e che non è possibile concludere nessuna forma di Patto con un Paese di barbari criminali come quelli che regnano sulla Germania Hitleriana.


L’affaruccio ebraico, del loro conflitto a morte con Adolf Hitler, finirà automaticamente sulle spalle dei non ebrei, che se ne faranno stupidamente carico, e sfocerà in una Guerra da cui l’Europa ariana non trarrà nessun beneficio, ma soltanto le ceneri d’una completa Rovina. Agli Ebrei, invece, essa porterà il massimo profitto, ed essi soli ne usciranno vittoriosi: con la patente di Popolo Martire, un pò più vicini al Dominio Universale, con uno Stato riconosciuto – Israele- ed una capitale, Gerusalemme, dove il Re dei Giudei si installerà dopo la Terza Guerra Mondiale: quella prevista ed oggi già in atto contro il Mondo Arabo.


Adolf Hitler è quindi la vittima principale dell’attentato del 7 novembre, perché la Notte dei Cristalli serve come argomento e capo d’accusa per rifiutare ogni sua successiva proposta di pace. Dato che egli è un condottiero coraggioso, risponderà alla Guerra con la Guerra, ma lo farà solo dopo otto mesi, dacché Inghilterra e Francia glie l’hanno dichiarata.

Gli Ebrei risultano essere i soli colpevoli e responsabili della Seconda Guerra Mondiale, come sono i fautori, nemmeno troppo discreti, della Terza, che sta ormai per giungere, e che dovrebbe consentire loro di mettere le mani sulle terre e sul petrolio dell’Iran, e di assoggettare completamente i Paesi Arabi.

Nel Daily Express del 24 marzo 1933, che è uno degli autorevoli porta parola dell’Ebraismo Internazionale, appare a caratteri cubitali questa lugubre provocazione: JUDAEA DECLARES WAR TO GERMANY; un articolo dove si scrive:

“Il Popolo Israelita del mondo intero, dichiara alla Germania la guerra economico-finanziaria. 14 milioni di Ebrei si levano, come un solo uomo, per dichiarare guerra alla Germania. L’Ebreo negoziante all’ingrosso lascerà la sua azienda, il Banchiere la Borsa, il commerciante il negozio, il mendicante la sua soffitta, per unirsi alla Guerra Santa contro la gente di Hitler”.


Il Daily Herald sottolinea il rinforzo di questa “Crociata” nel 1939, nel suo numero 7450: “ Gli Ebrei nel loro insieme considerano questa Guerra come una Guerra Santa.”
L’8 Maggio del 1942 ci sarà l’importante confessione del Jewish
Cronicle:
“ Noi siamo in guerra con Adolf Hitler dal primo giorno in cui è salito al potere.”

Una Dichiarazione decisiva appare sul The Jewish Sentinel, dell’8 Ottobre 1942:
“La Seconda Guerra Mondiale è stata scatenata per la difesa dei principî fondamentali del giudaismo”.

Marcus Elie Ravage, nel Century Magazine del gennaio 1928, aveva già affermlato con estrema sicurezza:

“ Noi siamo stati dietro non solo all’ultima Guerra, ma dietro quasi tutte le vostre Guerre ”.

M. Samuel Landman, nel suo “Great Britain, the Jews and Palestine“, del 1936 dice:

“ Dimenticate che la Palestina non è stata un regalo disinteressato, che ci avete fatto con la Dichiarazione Balfour. Si è trattato di un mercato concluso segretamente fra noi. Noi abbiamo fatto scrupolosamente la parte che ci toccava, facendo entrare l’America in guerra al vostro fianco. Voi vedete il potere che noi abbiamo negli Stati Uniti. Allora guardatevi bene dall’attirarvi l’ostilità di Israele, se non volete trovarvi in gravi difficoltà Internazionali.”

Una conferma di ciò viene anche da M.H. Templesley:

“ I Sionisti hanno fatto la loro parte, ed aiutato a far entrare l’America in questa Guerra. La Dichiarazione Balfour non era un semplice gesto volontario, da parte degli Inglesi, ma un preciso contratto fra il gogerno britannico ed il Popolo Ebraico.”

Ecco data, proprio da fonti ebraiche, l’implicita spiegazione d’un antisemitismo Germanico più che legittimo. Il fatto che sia stata l’azione politica ebraica, ad aver coinvolto gli Stati Uniti nella Prima guerra Mondiale, come pure nella Seconda, certo non è stato digerito bene dalla Germania, ed in special modo dai Nazionalsocialisti. Ciò ha contribuito, in maniera determinante, all’importanza che l’anti ebrfaismo ha avuto nel Programma Politico, Educativo e Sociale del Terzo Reich.

Neville Chamberlain ha detto a Joseph Kennedy, allora ambasciatore a Londra:

“Sono l’America e gli Ebrei del mondo intero che hanno spinto a forza l’Inghilterra nella Guerra.”

Il rabbino Stephen S. Wise, che non è nato a Berlino, ma a Budapest, e che parla da New York, dirà nel giugno del 1940:

“ Questa guerra è un nostro affare”.


Adolf Hitler non vuola la Guerra, ma gli Ebrei sono implacabilmente decisi ad averla. Emil Ludwig Cohen scrive nel suo libro “La Santa Alleanza”:

“ Hitler non vuole la guerra, ma sarà obbligato a farla, non quest’anno, ma l’anno prossimo.”

L’ebreo Bernard Lacee nel suo “ Il diritto di vivere” del 18 Novembre 1938, conferma:

“ Sarà affar nostro, d’organizzare il blocco navale ed economico della Germania, e tagliare in 4 questa nazione. È affar nostro constringerla, infine, in una guerra senza pietà.”

Un altro ebreo, Pierre Greange, nell’Epistola agli Ebrei, un telegramma inviato da Tolosa il 31 Marzo del 1936, dice:

“ La nostra azione contro la Germania deve spingersi fino all’estremo limite possibile, e rivendicare tutte le nostre forze. Noi andiamo ad opporre ad una Germania che si sveglia, un Israele resuscitato, e il mondo ci difenderà.”

Si fa sentire anche Heinrich Mann:

“ Il modo di soccorrere il Popolo Tedesco? Liberarlo da Adolf Hitler e dal suo Regime. Per ottenerlo, non varrà forse la pena di rinunciare, per qualche tempo, ad un principio ormai desueto ed impraticabile? Si tratta del preconcetto di non ingerirsi negli affari interni d’un altro Paese. I Democratici desiderosi di salvaguardare la civiltà, non hanno scelta: Hitler deve sparire!


Ottava Arringa


La menzogna per omissione,
ed il trasferire al “nemico” le proprie segrete intenzioni, hanno sempre avuto un’ampio spazio nelle dinamiche della Propaganda Ebraica. Esse hanno permesso, attraverso centinaia d’eventi estranei gli uni agli altri, di riportare tutto ciò che proveniva dalla Germania al monotono Leit Motiv ebraico: Hitler è un abominevole razzista, che sogna di strangolare tutti i popoli non tedeschi.

Un piccolo esempio. Nel 1936, i Giochi Olimpici si tengono a Berlino, nonostante la terribile pressione degli Ebrei perché si svolgano altrove. Subito dilaga una favola su trutti i giornali del mondo: Adolf Hitler ha rifiutato di stringere la mano a Jessie Owens, vincitore dei 100 metri, a causa del colore della sua pelle. Ci si scorda di dire, opportunamente, che il Protocollo Olimpico obbliga il Capo di Stato a pronunciare il discorso d’Apertura e Chiusura dei Giochi, e a non sanzionare le prestazioni degli atleti.


Così, un Hitler del tutto innocente, viene presentato come un odioso razzista, e solo nel 1974 Jessie Owens rimetterà, un bel pò in ritardo, le cose a posto, chiarendo la menzogna lanciata contro il Führer. Il 12 settembre 1938, Hitler dichiara al Congresso di Norimberga:

“ È il governo Cecoslovacco che deve spiegarsi con i rappresentanti qualificati dei Tedeschi dei Sudeti, e giungere, in un modo o in un altro ad un accordo”.


In una edizione speciale del 12, datata 13 settembre, il giornale Ce Soir sopprime il passaggio, per far ignorare ai propri lettori che Hitler non intende intervenire, durante i negoziati fra il governo Hozda ed il Leader Sudeto Henlein.

Hitler dichiara anche:

“Per noi Tedeschi la Cattedrale di Strasburgo aveva un enorme significato. Se abbiamo tirato definitivamente un tratto sulla questione, è stato per rendere un servizio alla Pace Europea. Noi abbiamo rinunciato perché è nostra volontà por fine una volta per tutte all’eterno contenzioso con la Francia.”


Il giornale “l’Humanité”, sopprime l’intero passaggio e non rettificherà mai questa curiosa svista. Un esempio di falsificazione dialettica delle testimonianze, sono gli innumerevoli e continui “Si dice”, “Si crede di sapere”, “Si prevede che”, “Downing Street afferma che”, che coprono migliaia di false notizie, elaborate per convertire i Popoli all’Idea di una necessaria guerra preventiva contro Hitler, creando ad-hoc un clima di sospetto, incertezza, e timore.

Menzogne per sollecitazione, per omissione, per totale invenzione. Bugie ebree per poter causare, contro la Germania hitleriana, una Guerra che costerà parecchie decine di milioni di vittime non ebree. Poi s’inserisce un nuovo tema, per facilitare la mobilitazione: La Germania è debole e Hitler bleffa, pronto a ritirarsi alla minima minaccia seria.

Le menzogne raggiungono l’apice del grottesco, sotto la penna di Genevieve Tabouis, che, sull’Oeure del 14 settembre scrive:

“ Defezioni si sarebbero prodotte durante la mobilitazione, e una vivace opposizione serpeggia fra i generali tedeschi.”

Quando le menzogne dialettiche risultano insufficienti, si ricorre con disinvoltura alle false notizie, come quelle sull’ entusiasmo dei giovani democratici alla prospettiva d’una Guerra imminente. L’alterazione volontaria e continuata delle dichiarazioni ufficiali, diviene per i gazzettieri pro-semiti una regola editoriale implicita.


Nona Arringa.


Adolf Hitler non ha mai avuto l’intenzione di distruggere il Popolo Russo, ma voleva eliminare il Bolscevismo ebraico che aveva assoggettato la Russia; ovvero l’arma più terribile che i Savi di Sion abbiano mai impiegato contro gli Ariani e i Non-ebrei, dopo lo scacco del Cristianesimo giudaico, che proviene dal medesimo arsenale ideologico. Questo sistema sovversivo ebraico, infiltrato da Paolo di Tarso nel mondo Ellenico Romano per distruggerlo, è riuscito a rovesciare l’Impero dei Cesari, ma, nell’Alto Medio Evo, si è rivolto contro i suoi autori ebrei, che una Nuova Classe Ecclesiale “Barbara” ha relegato nei ghetti, impedendo loro di nuocere per qualche secolo.


Poi, nel 1789, con la Rivoluzione Americana e quella Francese, gli Ebrei sono tornati alle Luci della Ribalta, e alle delizie delle Città, dopo avere eliminato e soppiantato, in modo assai netto e sbrigativo l’Aristocrazia del sangue Francese. Ebraica e Kasher è anche la Rivoluzione Bolscevica del 1917, attuata in una Russia colonizzata materialmente, ideologicamente, e politicamente, dai loro correligionari dichiaratisi opportunamente atei.

Adolf Hitler ha condotto, dal 1925 al 1945 una sola e medesima guerra: quella contro i Savi di Sion, la cui esistenza innegabile risalta secolo dopo secolo, dagli effetti del piano devastante che essi applicano ai nonebrei, celati dietro la maschera di un falso Umanesimo Liberale, o di un Comunismo Marxista che è solo una moderna estensione della Profezia Vetero Testamentaria. Hitler ha semplicemente tentato di spezzare lacospirazione sionista contro il Mondo Ariano, finanziata dai grandi plutocrati internazionali del XX° Secolo: gli Ebrei dell’Alta Finanza e delle Banche, per l’appunto!


La fonte profonda della Rivoluzione Marxista è ebraica, e la sua vocazione è ovviamente universalistica. Dopo la Russia, gli Ebrei hanno tentato di soggiogare anche la Germania, e la Costituzione di Weimar è stata l’opera dell’ebreo Hugo Preuss. Il Movimento comunista bavarese era interamente ebraico, con Kurt Eisner, Levine Nissen, Ernst Toller, Lazndauer, Ridek. I Capi del Movimento Spartachista si chiamavano con nomi ebrei: Eisner, Haase, Rosa Luxemburg, Clara Zerkin, e Karl Liebknecht. L’83% del Consiglio Esecutivo Rivoluzionario di Berlino era composto anch’esso da ebrei. Stessa situazione in Ungheria, con Bela Kun, Tibor Szamvely, Bienenstock, Weistein, Eisenstein, Weichselbaum, Grünbaum e Rosenstengel.


La Rivoluzione d’Ottobre era stata decisa da lungo tempo, e le prove di una premeditazione, in questo senso, risalgono alla Guerra di Crimea del 1854-55. Il Duca Ernest di Saxe-Couburg riporta, nelle sue memorie, che i Rothschild di Londra gli avevano assicurato che, non importa quale somma, era disponibile per finanziare delle guerre contro la Russia. Grazie agli intrighi ed al doppiogiochismo dei Rothschild, la Russia viene battuta dal Giappone nel 1905. Jacob Schift, ebreo venuto dalla Germania a New York, è Gran maestro, con Strauss e Kraus della Massoneria ebraica B’Nai Brith. Schift, fra tutti gli ebrei coalizzatisi contro lo Zar Nicola II, è il più ricco, e finanzia i menscheviki fino al 1917.


La preponderanza degli Ebrei nel Sancta Sanctorum della Rivoluzione Russa, al tempo della rivoluzione stessa, è un fatto ben noto; sarà solo dopo la Seconda Guerra Mondiale, che questa notizia verrà occultata e soppressa “storicamente”. Un esempio della consapevolezza che all’epoca si ha, della natura ebraica del Comunismo Russo, si trova negli scritti del giovane Winston Churchill, che nel 1920 scrive, come giornalista, un articolo per l’Illustrated Sunday Herald dell’8 Febbraio 1920, dettagliando il coinvolgimento degli Ebrei nella Rivoluzione Russa.


Churchill discute, in questo suo articolo, la differenza fra ebrei: alcuni sono Comunisti, altri sono Nazionalisti Ebrei, ovvero Sionisti, che egli sostiene, e che chiama”Loyal Jews” o Ebrei leali, assicurando che gli Ebrei comunisti non lo sono affatto. Churchill va anche più in là, accusando gli Ebrei per “Every subversive movement during the Nineteenth Century”; ogni movimento sovversivo che ha avuto luogo nel Diciannovesimo Secolo, scrivendo:


“Questo movimento fra gli Ebrei (la Rivoluzione Russa) non è una cosa nuova. Dai giorni di Spartacus Weishaupt a quelli di Karl Marx, e giù, fino a Trotsky in Russia, Bela Kuhn in Ungheria, Rosa Luxembourg in Germania, ed Emma Goldman negli Stati Uniti, questa cospirazione mondiale, per il ribaltamento della civiltà e laricostruzione della società, sulla base di uno sviluppo bloccato, di una invidiosa malevolenza, e di una impossibile uguaglianza, è andata costantemente crescendo. Essa ha giocato, come la scrittrice moderna Mrs. Nesta Webster ha così abilmente evidenziato, una parte innegabilmente riconoscibile, nella tragedia della Rivoluzione Francese. Essa, è stata l’origine d’ogni movimento sovversivo,
durante il Diciannovesimo Secolo; ed ora, da ultimo, questa banda di straordinarie personalità, ha afferrato il popolo Russo per I capelli, ed è diventata, in pratica, la padrona indiscussa di questo enorme Impero. Non c’è bisogno di esagerare la parte giocata, nella creazione del Bolscevismo, e dell’attuale Rivoluzione Russa, da questi Ebrei Internazionali, e per la maggior parte atei. Difatti, l’ispirazione principale e l’orientamento del potere, vengono da questi Leaders Ebrei”.


Nel suo articolo, Churchill accusa anche Leon Trotsky (Bronstein) di voler stabilire “a world wide Communistic State under Jewish domination”; uno Stato Comunista Mondiale sotto la dominazione ebraica.

Churchill non è il solo giornalista a notare il ruolo degli Ebrei nella Rivoluzione Russa: Robert Wilton, il corrispondente capo per il London Times, che al tempo è dislocato in Russia, scrive nel suo libro: The Last Days of the Romanovs (Hornton Butterworth, London, 1920, che il “90 per cento” del nuovo governo dei Soviet è composto da Ebrei. Il corrispondente per il London Morning Post, Victor Marsden, fa anche di più, compilando una lista di nomi dei 545 Bolscevichi più importanti; di questi, dice Marsden, 522 sono Ebrei, e solo 23 sono Non-Ebrei, e in parte Russi.


Sverdlov (Solomon). Lenin (Ulianov). Kamenev ( Rosenfeld) Radek (Sobelsohn). Trotzky (Braunstein). Zinoviev (Apfelbraum).

Nel 1914 la Russia entra in guerra, e quando l’ebreo Lev Trotzky alias Bronstein giunge a New York a battere cassa per conto dei bolscevichi, ma fallisce e deve accontentarsi del solo denaro Inglese e Tedesco; il primo raccolto da Georg Buckanan e da Lord Alfred Milner, che spartiscono le enormi sovvenzioni del consorzio ebraico dei Rothschild, dei Morgan, e dei Lazard, e il secondo dal governo del Kaiser Guglielmo II. Lord Milner distribuisce 21 milioni di rubli ai rivoluzionari russi, e Jacob Schiff dirà che suo nonno ha versato 20 milioni di dollari oro a Lenin, mentre quel tqccqgno di Morgan ha dato un solo milione di dollari.


Nessuno fiata sui miliardi di sterline oro, sui titoli, le proprietà, le azioni, i gioielli che la combriccola ha potuto razziare nelle proprie Banche, dai depositi dei Romanov, una volta che l’intera famiglia imperiale russa è stata assassinata, forse per suggerimento dei Rothschild, dagli scagnozzi ebrei di Lenin, ad Ekaterinemburg. L’ angosciata Germania Guglielmina verserà, a fondo perduto, ben 40 milioni di dollari oro.


Decima Arringa.


Dal 3 settembre 1939 all’11 maggio 1940, Tedeschi ed Inglesi rispettarono più o meno correttamente le convenzioni di La Haye, e non bombardarono che degli obbiettivi classificati come “militari”. L’11 maggio 1940, il Governo Inglese, e non quello Tedesco, ridefinì dei nuovi obbiettivi. Per gli Inglesi divenne “obbiettivo militare” ogni installazione che potesse servire, direttamente od indirettamente allo sforzo bellico, vale a dire, tutto ciò che esisteva all’interno del territorio germanico. La violazione delle Convenzioni di La Haye era compiuta.

Quello stesso giorno, 11 maggio 1940, 18 bombardieri della Royal Air Force attaccarono i quartieri popolari d’abitazione all’interno della Germania. Dopo una settimana di bombardamenti notturni della RAF su Berlino, Adolf Hitler avvisò i suoi nemici:


“ Durante tre mesi non ho risposto a questi attacchi, perché pensavo che una simile follia sarebbe cessata. Mr Churchill ha interpretata la mia pazienza come un segno di debolezza. Ora noi risponderemo notte dopo notte. Se l’aviazione inglese sgancerà 400 kg di bombe, noi ne lanceremo 400.000 kg.”

Lo scopo principale dei Raid aerei inglesi contro la Germania era quello di indurre i Tedeschi a fare delle rappresaglie sull’Inghilterra. Tali reazioni, presentate come proditorie dalla stampa, avrebbero sollevato una immensa indignazione della popolazione britannica, creando la psicosi di guerra necessaria. Gli attacchi aerei della Ruhr erano un modo subdolo, pensato da Churchill e dal suo entourage, per indurre i Tedeschi a bombardare Londra.


Il Genocidio da attuare contro la Germania, proveniva da una volontà del tutto estranea a quella del vero popolo inglese: la volontà degli Ebrei. Nel marzo del 1942, fu il professore ebreo Lindemann che sottopose al Gabinetto della Guerra Britannico un promemoria, in cui si preconizzava il bombardamento dei quartieri operai delle città tedesche, per creare, in esse, il panico ed il terrore. Questo piano di puro “Terrorismo criminale” venne adottato sotto la pressione congiunta dei capi dell’aviazione inglese e degli ebrei, allora assai potenti nel Governo di Sua Maestà.

L’Inutile massacro criminale di Dresda, rappresenta senza alcun dubbio l’azione più abominevole della Seconda Guerra Mondiale, ma, sulla pergamena umana di 500.000 vittime tedesche, morte in due sole notti, il Signor Lindermann ricevette il Titolo Nobiliare di Lord Cherwell. I morti, causati dai bombardamenti strategici suggeriti da questo nobiluomo, furono circa 4 milioni.


Undicesima Arringa.


Sull’Affare dei 6 milioni di vittime della Shoah, aleggia da tempo un atroce sospetto: che si tratti della più favolosa impostura e della più grande truffa ebraica dell’intera storia umana. Oggi negare la Shoah, e i 6 milioni di mai comprovate vittime dell’Olocausto, è un reato penale, che ha portato parecchi storici revisionisti a godere di costosissimi processi intentati loro dai Gruppi Ebraici di difesa dello sterminio, e, talvolta, anche dell’ospitalità delle carceri Europee. Quindi, la Shoah resta quello che è, e siamo esentati, per legge, dal dubitarne: Una meravigliosa certezza obbligata!


Va detto, per pura precisazione, che la frase: “Rigetto degli Ebrei dallo spazio vitale del popolo tedesco” presente nel controverso Protocollo di Wansee, è all’origine della tesi ebraica del genocidio, dato che la parola “Rigetto” o “Espulsione”, è stata volutamente tradotta con “Sterminio”. “Sradicamento ed Evacuazione” sono esse pure diventate, nelle varie traduzioni di comodo, alleate, il terribile “Olocausto degli Ebrei”.


In Realtà, la Saga Olocaustica dei 6 milioni, sembra essere stata montata come qualsiasi altra Campagna Pubblicitaria di successo, lanciata in favore d’un dato prodotto commerciale. A Norimberga, il 21 novembre del 1945, il Procuratore americano Justice Jackson dichiara:

“ Dei Nove milioni e mezzo di Ebrei che vivevano nell’Europa dominata dai Nazisti, si stima che il 60% sia perito. Cinque milioni e settecentomila ebrei mancano nei Paesi in cui prima vivevano, e più di Quattro milioni e mezzo non possono essere annoverati né nel tasso normale dei decessi, né iun quello dell’immigrazione in altri Paesi.”

Il 21 Marzo del 1946 gli ebrei massacrati sono già saliti a ben 10 milioni, senza contare quelli che, secondo le stime degli stessi israeliti, sono morti combattendo. Gli specialisti del marketing olocaustico, anch’essi ebrei, si mettono alacremente al lavoro, e fanno una banale media aritmetica, fissando le perdite ebraiche in 6 milioni: numero suggerito già anni prima dal poligrafo e propagandista stalinista ebreo Ilja Ehremburg. Nel 1960, il
KGB stimerà che il numero degli ebrei viventi in Russia sia curiosamente proprio di 6 milioni.


Sorge così un piccolo problema aritmetico di demografia spicciola: se nel 1939 gli ebrei di tutto il mondo erano 14 milioni, ed oggi ve ne sono circa 18 milioni, dati i 6 milioni di vittime dichiarate, i pochi sopravissuti, gli ebrei non più prolifici, l’inevitabile tasso di mortalità adulta ed infantile, le possibili coppie sterili, gli omosessuali, o coloro che per scelta non fanno figli, come si sono potuti produrre in soli 40 anni, da Un ipotetico milione di individui fertili ed eterosessuali ebraici, ben 10 milioni di nuovi nati? Un tale tasso di sviluppo demografico ha davvero del miracoloso!


L’ebreo apparentemente “autolesivo”, Norman G. Finkelstein, nel suo libro: “L’industria dell’Olocausto” afferma con estrema chiarezza:


“ L’Olocausto È una rappresentazione ideologica, una costruzione coerente, i cui Dogmi- cardine sono alla base di rilevanti interessi politici e di Classe. L’Olocausto ha dimostrato d’essere un’arma ideologica indispensabile, grazie alla quale una delle più formidabili potenze militari del mondo, con una fedina terrificante di crimini, relativi ai diritti umani, ha acquisito lo status di “Vittima”, e lo stesso ha fatto il gruppo etnico di maggior successo negli Stati Uniti. Da questo specioso status di “Vittima” derivano dividendi considerevoli; in particolare, l’immunità dalle critiche, per quanto fondate esse siano.

L’Industria dell’Olocausto, con le sue Memorie, i suoi Musei Yod Vashem, e i suoi risarcimenti miliardari, estorti ai Tedeschi prima, e poi agli Europei, ha corrotto moltissimi ebrei, che hanno adattato le proprie idee e i propri “ricordi” alla logica del Potere e del profitto ebraici. I racconti dei “sopravissuti dell’Olocausto” sono pieni di sciocche esagerazioni e di palesi falsità.

Il presunto genocidio, praticato dai Nazisti, e mai veramente provato, se non con “testimonianze” fasulle, e nel contesto di un Prfocesso- Farsa come quello di Norimberga, è stato usato per giustificare il genocidio pianificato e praticato davvero, sulla pelle dei tedeschi, dalle truppe d’occupazione Alleate e Russe; dal 1945 in poi.

Esso è servito anche a giustificare la politica criminale dello Stato di Israele, e il sostegno Americano a tale politica. La “Memoria della persecuzione degli Ebrei”, narrata e stabilita letteralmente dagli ebrei stessi, e l’attuale campagna dell’Industria dell’Olocausto, per estorcere danaro all’Europa, in nome delle “bisognose vittime ebree” sono in rotta di collisione; il “martirio” e la “sofferenza morale e fisica” del Popolo Ebraico si sono ridotti ad una mera faccenda di soldi, e di sporchi ricatti per ottenerli.

Lo sterminio degli ebrei, i famosi 6 milioni di vittime dell’Olocausto Nazista, ed il bottino dell’Industria Olocaustica, con i suoi 3 milioni di sopravissuti, non collimano. Questione di numeri, ed i conti non tornano. Questione di profitto, ed i numeri ridiventano miracolosamente “esatti”.

Fino al 1960, si è prestata assai poca attenzione all’”Olocausto Nazista” e alla “Soluzione finale degli Ebrei”. La spiegazione “ufficiale” è che gli Ebrei erano così traumatizzati dal genocidio che ne avevano rimosso la Memoria. Teoria, questa, poco credibile ed alquanto improbabile. La verità è che in una Guerra, voluta dagli ebrei e costata 80 milioni di vittime, a nessuno, se non ai diretti interessati, importava un bel nulla dei cosiddetti 6 milioni di vittime ebree. La Guerra aveva fatto le sue vittime, ed anche gli ebrei, che tanto l’avevano caldeggiata avevano avuto, come salario, le loro dolorose perdite; punto e basta!


Nell’America post bellica, la leadership della potentissima Comunità Ebraica Americana, aveva già dato la scalata alle posizioni chiave della Politica Interna, e, nel contesto di questa latente azione di conquista degli Stati Uniti, una sua decisa presa di posizione filoebraica, evidente quanto quella attuale, avrebbe dimostrato troppo palesemente al mondo, la “decisiva” presenza delle teste d’uovo ebree, nella Stanza dei bottoni
del Governo Americano.

In poche parole, Americani ed Europei non dovevano rendersi conto che la Seconda Guerra Mondiale era un Business determinato e messo in piedi dai Plutocrati Ebrei, per impossessarsi dell’America, e, una volta “denazificata” Ri-allineata ed occupata sine die la Germania, anche dell’Europa. I tempi per simili aperte rivelazioni non erano ancora maturi.

Già nei primi anni ’50, il Congresso Mondiale Ebraico filosionista, e la sua sezione americana, dopo avere siglato gli “Accordi di Compensazione” con una Germania impossibilitata ad opporvisi, poteva indurre altre Organizzazioni Ebraiche, come la Anti Defamation League, a collaborare con il malleabile governo di Bonn, per estendere, a partire dalla Germania, il controllo “etico” ebraico sul resto dell’Europa.

All’epoca, la “Soluzione finale” nazionalsocialista veniva equiparata all’antisemitismo russo e alle stragi Staliniane, ben più reali “riuscite” di quelle hitleriane.


Dodicesima Arringa


Dall’8 maggio del 1945, la Germania non esiste più, come Stato Sovrano; sopravvive come vassalla asservita, ma è scomparsa dal numero dei Popoli che hanno diritto all’autodeterminazione .

Il Governo Nazionalsocialista, regolarmente eletto a suffragio universale, e che non ha mai capitolato, dovrebbe esistere tuttora, se le Democrazie vincitrici avessero rispettato lo spirito e le leggi delle loro stesse Istituzioni. L’attuale Repubblica Federale, possiede, difatti, solo le libertà ed i diritti che i vincitori ebrei e filoebrei hanno voluto accordarle, e ciò non le permette di turbare i loro fragili nervi di vittime della Shoah, con la fastidiosa memoria di questi QUATTRO MILIONI di cadaveri: morti in civilissimi bombardamenti.


La Germania redenta, non può parlare nemmeno delle atrocità commesse sui Tedeschi dai Russi, dai Polacchi, dai Ceki, o dai Serbi, fra il 1944 e il 1946, con altri 2 MILIONI E MEZZO di vittime. Bonn conserva e detiene alcune tonnellate di archivi, in cui figurano, in modo assai dettagliato, i nomi delle donne bruciate vive dal Napalm degli Americani, e quelli dei bambini sgozzati dai Polacchi, o dei Pastori Luterani inchiodati alle porte dei granai dai Russi.

Questo bilancio non è una amplificazione numerica prodotta dalla letteratura Olocaustica, come i 6 milioni di vittime rivendicati dagli Ebrei, ma è l’oggetto d’un Rapporto stabilito dai Sindaci dei villaggi invasi, dagli Ufficiali della Wermacht, dai capotreni che rimpatriavano dall’est montagne di cadaveri congelati, dai giudici militari, e dai magistrati civili.

Questo non è il proficuo Bilancio al rialzo ebraico, ma quello Tedesco, redatto con puntigliosa minuzia teutonica; un computare doloroso dei vinti, di cui è interdetta non solo la pubblicazione, ma anche la Memoria.


Pochi individui, capaci di non guardare la Storia attraverso le lenti deformanti che le sono state sovrapposte forzatamente, sanno che se sono stati firmati, con le Potenze Alleate vincitrici, degli accordi capestro destinati a risollevare l’Economia Tedesca, stabilizzare il Marco, far rinascere la Wermacht, sono stati siglati anche degli Accordi segreti, che vietano di accennare pubblicamente ai milioni di morti, e agli atti di atrocità subiti dal Popolo Germanico, e perpetrati impunemente contro di esso.

Un silenzio di tomba deve cadere sui Crimini commessi contro i 10.500.000 Prigionieri di Guerra tedeschi, che hanno causato 2.250.000 vittime accertate ed un milione di dispersi. Per sopravvivere, la Germania deve subire l’obbligo del silenzio sututti i propri morti, sopportando le auto flagellazioni e gli sproloqui pilotati dei suoi reggitori politici, che si felicitano della sconfitta subita, e non chiedono che di leccare il piatto di lenticchie preparato per loro dai cucinieri ebrei.


Se la Germania rendesse improvvisamente pubblica la verità, se portasse 6 milioni di accuse testimoniali davanti ad un vero Tribunale Internazionale, dimostrando a viva voce 6 milioni di reali Crimini di guerra e contro l’umanità, commessi dai Vincitori contro il suo Popolo, essa cambierebbe il corso della Storia, rovesciando la torre babelica di menzogne, dette e ribadite contro di Lei dopo il 1945. Allora anche Adolf Hitler ne uscirebbe a testa alta, non solo riabilitato, ma elevato al rango
degli Antichi Eroi Germanici.


Mauro Likar

MAURO LIKAR VOX VICTISultima modifica: 2011-01-23T01:22:08+01:00da likar
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